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Che tipo di giocatore sei?

Comprare biglietti della lotteria, gratta e vinci, scomettere ai cavalli, giocare il lotto, la schedina o dedicarsi ai numerosi giochi offerti dai casinos sono varie forme in cui si manifesta quella che il senso comune considera un'abitudine sociale, come il bere alcolici, fumare, guardare la televisione. Ma fino a che punto questi comportamenti rimangono socialmente accettabili e adattivi e quando tali comportamenti diventano problematici? Solitamente la differenza tra abitudine sociale e problema psicologico dipende dalla frequenza con cui questi comportamenti vengono agiti e dall'incidenza delle loro conseguenze per cui si parla di alcolismo, tabagismo, videoperstesia e, a proposito dell'abitudine disadattiva al gioco, di "gioco d'azzardo patologico".
Il gioco d'azzardo patologico è un importante problema di competenza psicoterapica, per gran parte sommerso e sottostimato, che rientra in una più vasta categoria diagnostica definita dalla più recente nosografia psichiatrica internazionale "Disturbi del controllo degli impulsi". Il giocatore patologico non percepisce il suo comportamento come una malattia, lo giustifica come un "vizio" e ritiene, erroneamente, che può smettere in qualsiasi momento. Inoltre, per quanto ho potuto osservare in diversi anni, il giocatore patologico possiede una vita di relazione insoddisfacente, specialmente dal punto di vista sessuale, sperimenta durante la giornata più emozioni spiacevoli che piacevoli e si accosta al gioco, almeno in un primo periodo, non tanto per vincere quanto per ottenere quell'eccitazione emotiva mancante; si trattiene spesso fuori casa adducendo varie scuse, ha una vita sociale ridotta, ama e ricerca nella sua vita, in misura maggiore della media, sensazioni forti e per lo più rischiose e coltiva l'illusione di poter "controllare" il loro gioco non ostante le ripetute perdite e l'oggettiva perdita di controllo, ha, a volte, difficoltà di controllare i propri impulsi reagendo in modo spropositato rispetto alla provocazione subìta o all'evento stressante, infine mente, non solo su quanto gioca o sulle perdite, ma prevalentemente anche nelle più svariate situazioni della vita. comune considera un'abitudine sociale, come il bere alcolici, fumare, guardare la televisione. Ma fino a che punto questi comportamenti rimangono socialmente accettabili e adattivi e quando tali comportamenti diventano problematici? Solitamente la differenza tra abitudine sociale e problema psicologico dipende dalla frequenza il suo comportamento come una malattia, lo giustifica come un "vizio" e ritiene, erroneamente, che può smettere in qualsiasi momento. Inoltre, per quanto ho potuto osservare in diversi anni, il giocatore patologico possiede una vita di relazione insoddisfacente, specialmente dal punto di vista sessuale, sperimenta durante la giornata più emozioni spiacevoli che piacevoli e si accosta al gioco, almeno in un primo periodo, non tanto per vincere quanto per ottenere quell'eccitazione emotiva mancante; si trattiene spesso fuori casa adducendo varie scuse, ha una vita sociale ridotta, ama e ricerca nella sua vita, in misura maggiore della media, sensazioni forti e per lo più rischiose e coltiva l'illusione di poter "controllare" il loro gioco non ostante le ripetute perdite e l'oggettiva perdita di controllo, ha, a volte, difficoltà di controllare i propri impulsi reagendo in modo spropositato rispetto alla provocazione subìta o all'evento stressante, infine mente, non solo su quanto gioca o sulle perdite, ma prevalentemente anche nelle più svariate situazioni della vita.

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