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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di dr.psico (del 17/08/2007 @ 22:58:52, in Lettera V, visto n. 1383 volte)
Canale che collega l'utero con i genitali esterni femminili. Si trova tra la vescica e l’uretra e il retto collocato posteriormente. Ha una forma cilindrica un po’ appiattita e si presenta come una cavità virtuale poiché le sue pareti combaciano, e ha una lunghezza di circa 7-12 cm e una larghezza di 2,5-3 cm: durante il rapporto sessuale le sue dimensioni si modificano, per adattarsi al pene. Si apre in basso nella vulva, dove si trova l’imene, membrana più o meno elastica che ne preserva l'accesso. Le pareti sono costituite da uno strato mucoso, da uno muscolare e da uno connettivo. In condizioni normali nella vagina è presente una flora batterica saprofita, non patogena; il pH è leggermente acido. La vagina è l’organo che riceve lo sperma al momento dell’accoppiamento; inoltre, dà anche passaggio al flusso mestruale e al feto con i suoi annessi al momento del parto.
 
Di dr.psico (del 14/08/2010 @ 23:07:15, in Lettera V, visto n. 1547 volte)
Contrazione involontaria dei muscoli costrittori della vagina, che invece di rilassarsi, nella fase di eccitazione sessuale, si contraggono rendendo così dolorosa o impossibile la penetrazione. Ha base psicogena, può coesistere con il desiderio sessuale e non esclude l'orgasmo.
Le cause organiche dei problemi sessuali per cui si richiede un intervento medico sono stimate intorno al 10-40% dei casi. Ciò non deve sorprendere, perché ovviamente perché un rapporto sessuale sia in grado di dare piacere (o almeno di non produrre dolore) i genitali devono essere sani e armonicamente sviluppati. Inoltre, devono funzionare al meglio anche i sistemi vascolare, nervoso, endocrino, ed essere assenti altre patologie urologiche, o di altro tipo. Quando, ad esempio, una donna soffre di vulvovaginiti, cisti ovariche, endometriosi ecc. è abbastanza naturale che i rapporti sessuali non producano il piacere atteso. Va anche detto comunque che le cause organiche, responsabili del dolore sessuale, possono essere a volte utilizzate da chi ne soffre per proteggersi contro rapporti sessuali non graditi o poco graditi (ad esempio se c’è conflittualità di coppia, oppure in presenza di ansia, paura, senso di colpa, nei confronti della sessualità). In genere, le donne che soffrono di vaginismo arrivano in terapia quando desiderano una gravidanza: di solito l’esito di queste terapie è positivo e il trattamento dura pochi mesi. I migliori risultati si ottengono attraverso l’uso di tecniche cognitivo comportamentali di desensibilizzazione sintomatica, cioè facendo in modo che la donna apprenda il modo per controllare sia le sue emozioni, sia le contrazioni muscolari. I consigli da dare alle donne che soffrono di questo problema sono i seguenti e vanno messi in pratica in modo progressivo (passando allo stadio successivo solo quando si è riusciti a realizzare pienamente quello precedente): - Studiare l’anatomia femminile e osservare attentamente le tavole illustrative che riproducono i genitali. Le donne vaginismiche infatti difficilmente conoscono questa zona del loro corpo, spesso non si sono mai masturbate e dunque il primo problema da risolvere è quello della scarsa informazione. - Esercizi di Kegel: imparare a controllare i muscoli perineali attraverso contrazioni e rilassamenti volontari, distinguendo nettamente lo stato di contrazione da quello di rilassamento. - Esplorazione dei genitali: è importante imparare a toccarsi i genitali e ad osservarli tramite uno specchio, per mettere a confronto le proprie fantasie con la realtà. In un secondo momento l’osservazione può essere fatta insieme agli esercizi di Kegel. - Esplorazione dei genitali insieme al partner: la donna a questo punto potrà guidare la mano del partner nell’esplorazione. - Coito. La posizione da favorire è quella in cui la donna è sopra l’uomo, perché in questo modo può controllare l’introduzione del pene. I primi rapporti sessuali devono essere graduali e inoltre l’uomo dovrebbe essere “inesigente“, nel senso che dovrebbe mettersi, per così dire, al servizio della partner, senza accompagnare la penetrazione con dei movimenti che possano portare all’eiaculazione.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 15:31:54, in Lettera V, visto n. 1446 volte)
Vaginite è un termine generico per identificare un'infiammazione acuta o cronica della vagina causata da vari microorganismi. Si ha una vaginite primaria quando l'infiammazione ha origine nella vagina e secondaria quando l'infiammazione prende corpo altrove. L'infiammazione coinvolge spesso anche la vulva; in questo caso si parla più correttamente di vulvovaginite. I microorganismi che conducono con più frequenza alla vaginite sono: 1) funghi come la Candida albicans (candidosi); 2) batteri come la Gardnerella vaginalis (vaginosi); 3) protozoi come il Trichomonas vaginalis (tricomoniasi).
 
Di Admin (del 03/06/2011 @ 13:36:22, in Lettera V, visto n. 3391 volte)
Il vallo ungueale è la ripiegatura cutanea che ricopre la base e i lati dell’unghia. La cuticola, il solco periungueale e il vallo ungueale svolgono una funzione protettiva.
 
Di Viola Sinismagli (del 29/03/2011 @ 16:57:52, in Lettera V, visto n. 965 volte)
Il profilo di rischio cardiovascolare globale per un individuo, tenendo conto sia dei suoi fattori di rischio modificabili e quelli non modificabili.
 
Di dr.psico (del 21/07/2007 @ 17:20:51, in Lettera V, visto n. 1890 volte)
Valvola del cuore che mette in comunicazione l'atrio e il ventricolo sinistro, regolando il flusso del sangue dall'atrio al ventricolo.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 13:59:28, in Lettera V, visto n. 1118 volte)
Alterazione della funzionalità delle valvole cardiache che, per malattie congenite o acquisite, o non si chiudono completamente, per cui il sangue ritorna nella camera da cui proviene (insufficienza); o non si aprono completamente, per cui il sangue è impedito nel deflusso (stenosi); o presentano entrambi questi inconvenienti (stenoinsufficienza).
 
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