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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 16:57:08, in Lettera E, visto n. 400 volte)
Detta anche Esoforia, è una deviazione latente dell'asse visivo verso l' interno. E' spesso associata a ipermetropia. Quando si guarda un oggetto collocato a distanza finita, gli assi visivi dei due occhi sono costretti a modificare il loro assetto, da parallelo a convergente sul piano orizzontale fino a formare un angolo con il vertice sull'oggetto osservato. Quanto più vicino si trova l'oggetto osservato, tanto maggiore sarà la rotazione dei due bulbi oculari verso il naso. La rotazione dei bulbi oculari verso il naso è chiamata convergenza e si ottiene attraverso la contrazione dei muscoli estrinseci (oculomotori), in particolare dei retti mediali o interni. In situazioni normali, cioè quando la convergenza dei due assi avviene senza alcuna difficoltà, si ha ortoforia, ossia i due muscoli antagonisti di ogni singolo occhio, che controllano la rotazione dei bulbi oculari sul piano orizzontale, sono fra di loro in equilibrio. Se l' exoforia è di lieve entità e il soggetto possiede una sufficiente riserva fusionale di convergenza, è sufficiente non esagerare con i tempi di utilizzo continuativo della visione da vicino e rassegnarsi a convivere con l' exoforia. Se invece l'affaticamento è tale da non consentire una visione da vicino sufficientemente confortevole, si può ricorrere all'uso di occhiali che oltre alla compensazione del difetto refrattivo (presbiopia, ipermetropia, miopia, astigmatismo) riescono a ridurre di una determinata quantità la richiesta di convergenza, utilizzando opportunamente la correzione prismatica.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 13:55:07, in Lettera E, visto n. 424 volte)
Farmaco che fa parte della classe degli antistaminici (anti H-1). E' indicato per la terapia della rinite allergica e dell'orticaria cronica. Viene impiegato sotto forma di compressa in monosomministrazione, generalmente una compressa la sera prima di coricarsi.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 13:56:44, in Lettera E, visto n. 424 volte)
Conosciuta anche come ubriachezza, è lo stato di intossicazione alcolica acuta. si manifesta con i seguenti sintomi: incoordinazione motoria, fatuità, peggioramento dei riflessi e delle percezioni. L'intensità e la durata variano a seconda della quantità di alcol assunta e della tolleranza dell'individuo. Non diminuisce la responsabilità nei reati, ad eccezione dei seguenti casi: intossicazione cronica; ebbrezza patologica, ossia la reazione spropositata a una quantità di sostanza minima e tollerata dalla maggioranza degli individui; assunzione casuale e non voluta.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 13:59:55, in Lettera E, visto n. 500 volte)
Detta anche psicosi della giovinezza, è una forma di schizofrenia, che si manifesta in età giovanile. L'esordio è generalmente lento con svogliatezza, irritabilità, comportamenti bizzarri, talvolta aspetti nevrotici. In modo più raro, insorge con sintomi come crisi di ansia, fughe o con gaiezza immotivata. Entro qualche anno il quadro clinico diventa completo: distacco dall'ambiente, assenza di relazioni interpersonali valide, discordanza affettiva, incoerenza, stati di eccitamento talora violenti, fatuità del comportamento attraverso manierismi, sorrisi immotivati, bizzarrie, allucinazioni specialmente uditive, deliri frammentari. L'ebefrenìa evolve spesso in modo rapido verso un deterioramento mentale associato a disintegrazione della personalità. Trattamenti adeguati e condizioni ambientali favorevoli sono in grado di dare qualche risultato, ma rappresenta, comunque, una forma grave ad andamento progressivo con scarsa risposta alle cure.
 
Di medicina (del 16/09/2007 @ 11:49:15, in Lettera E, visto n. 1080 volte)
L'Ebola è un virus in grado di provocare gravi febbri emorragiche. Più precisamente si tratta di un filovirus, dalla caratteristica forma allungata, che deve il suo nome al fiume della Repubblica Democratica del Congo dove fu isolato per la prima volta nel 1976. Dei quattro ceppi del virus isolati fino a ora, tre sono letali per gli esseri umani. Probabilmente il contagio alla nostra specie è avvenuto dalle scimmie e da qualche altro mammifero della foresta africana, ma l'origine e la modalità di trasmissione rimangono un mistero. A oggi si sono registrate quattro epidemie di Ebola: nello Zaire, nel Sudan, nel Gabon e nella Costa d'Avorio. La mortalità ha raggiunto l'88% dei casi rilevati. Il contagio avviene con il contatto diretto con il sangue (spesso tramite siringhe infette), il seme, le secrezioni e il vomito di chi è già infetto, di norma circa 4-16 giorni dopo l'esposizione all'agente virale. I primi sintomi sono febbre, vomito ed eruzioni cutanee: il virus attacca preferibilmente i reni, il fegato e la milza, sedi di emorragie interne. Le perdite emorragiche dopo pochi giorni sono generalizzate a tutti i vasi arteriosi e il sangue fuoriesce da occhi, naso e orecchie. La disgregazione dei tessuti interna provoca l'ultimo terribile sintomo, la fuoriuscita di liquido nero. Sembra che alla base del meccanismo biochimico della disgregazione dei capillari e dei tessuti sia la presenza di una glicoproteina sulla superficie esterna del virus in grado di danneggiare i vasi sanguigni. Il virus si riproduce all'interno della cellula infetta provocandone poi l'esplosione. La morte sopraggiunge dopo circa 72 ore dall'insorgenza dei primi sintomi. Attualmente non si conosce una cura all'infezione di Ebola, né un vaccino. Gli studi si concentrano sui meccanismi biochimici del virus e sulla presenza di alcuni anticorpi di Ebola osservati in alcune popolazioni di pigmei. L'Ebola è stata elencata dalla NATO tra i 31 agenti potenzialmente utilizzabili nelle azioni di bioterrorismo.
 
Di Admin (del 05/01/2012 @ 15:27:17, in Lettera E, visto n. 1102 volte)
Versamento di sangue nel tessuto sottocutaneo dovuto a rottura, per traumi (contusioni, fratture, lussazioni) o alterazioni patologiche, dei vasi in esso contenuti. Il colore dell’ecchimosi varia in base all’emoglobina contenuta nei globuli rossi che in assenza di ossigenazione polmonare, si trasforma in metaemoglobina e quindi in ematina (verde-brunastra) e in emosiderna (verde-giallastra) e infine si forma la ematoidina (gialla). Generalmente l’ecchimosi si riassorbe entro 15-20 giorni. I sintomi consistono in un iniziale pizzicore seguito da una tensione della parte interessata. La terapia più indicata è l’applicazione, in un primo momento, di freddo che determinando una vasocostrizione limita lo stravaso di sangue e successivamente, di caldo che favorisce il riassorbimento delle sostanze travasate.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 16:30:42, in Lettera E, visto n. 939 volte)
L'eccipiente è una sostanza ausiliaria nella produzione di una forma farmaceutica e per definizione include qualsiasi materiale si trovi nel farmaco finito che non costituisca principio attivo ma alcuni materiali usati nella preparazione dei farmaci possono modificare il rilascio del principio attivo dalla forma farmaceutica. Gli eccipienti vengono elencati nelle Farmacopee Ufficiali, in seguito a controlli sulla sicurezza. Gli eccipienti non possiedono azione terapeutica, e vengono unite ai farmaci in varie forme farmaceutiche (ad esempio compresse, pastiglie, polveri, unguenti, suppositori, sciroppi ecc.) con il fine sia di renderle meglio accette al paziente, sia di favorire la preparazione del prodotto. Gli eccipienti possono essere classificati in diversi modi è molto pratico suddividerli in base al ruolo svolto nella preparazione della forma farmaceutica finita: i diluenti,ad esempio sono sostanze che vengono aggiunte quando la massa del principio attivo non basta alla preparazione del farmaco; gli assorbenti costituiscono materiali aggiunti alle preparazioni con lo scopo di assorbire l'umidità prevenendo il deterioramento del principio attivo; gli adsorbenti sono sostanze capaci di trattenere notevoli quantità di liquidi, destinati ad essere inseriti in formulazioni solide (per esempio compresse); lubrificanti, suddivisi in: lubrificanti veri e propri, capaci di impedire alle polveri di aderire a parti meccaniche nel corso del processo produttivo, antiaderenti, glidanti che migliorano le proprietà di flusso delle polveri;leganti, ossia sostanze che aumentano la coesione delle polveri; disgreganti, materiali che facilitano la disgregazione delle forme farmaceutiche solide, accrescendo la superficie di contatto con i liquidi biologici; tensioattivi, utilizzati sia nelle preparazioni solide in cui incrementano la bagnabilità del prodotto e quindi la sua disgregazione, sia a forme farmaceutiche liquide, che vengono così stabilizzate; coloranti, impiegati per migliorare la presentazione di alcune forme farmaceutiche (come ad esempio le capsule), per riconoscere i prodotti nel processo di produzione o, ancora, per classificarli in base alla categoria terapeutica di appartenenza; edulcoranti - aromatizzanti, aggiunti col fine di migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, soprattutto quelli solidi e aumentare la compliance; antiossidanti - antimicrobici, uniti per aumentare il periodo di conservazione del prodotto;polimeri per modificare il tempo o il sito di rilascio del principio attivo (preparazioni a rilascio prolungato o gastro-resistenti). Gli eccipienti utilizzati più comunemente per diluire le polveri di principio attivo sono:lattosio, glucosio, saccarosio, mannite, caolino, talco,talco-mento-canforato (1% di mentolo, 1% di canfora e 98% di talco), talco-mento-salicilico (1% di mentolo, 1% di acido salicilico e 98% di talco), bentonite, biossido di titanio.
 
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