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Di salute (del 11/04/2016 @ 11:25:41, in Lettera V, visto n. 669 volte)
La vaselina è un idrocarburo paraffinico ottenuto dai residui della distillazione del petrolio. Il composto fu individuato nel 1859 da Robert Chesebrough che si occupava d'impianti di sostanze paraffiniche negli impianti di perforazione. Diede alla sostanza il nome di vaselina, composto dalla parola tedesca wasser (acqua) e dalla greca elaion (olio). Oggi la vaselina di miglior qualità è usata in campo farmaceutico per la produzione di pomate, creme, cosmetici, gel per le labbra, antifunghi, prodotti per l'infanzia e l'igiene. La vaselina viene utilizzata anche in oli da massaggio ed in oli medicinali arricchiti con zinco, acido fenico. Essendo un derivato del petrolio, una normativa europea del 2004 ha però considerato il petrolato (o paraffina o olio di vaselina), una sostanza potenzialmente cancerogena; altri studi, hanno evidenziato correlazioni tra uso di paraffina in cosmesi e tumori epatici. Poichè la natura ci offre molte sostanze demoaffini, come olii vegetali (oliva, mandorle dolci, argan, burro di karitè) è una cosa abbastanza inutile utilizzare qualcosa di sintetico. La vaselina è una miscela eterogenea di oli pesanti (25 atomi di carbonio) e di idrocarburi paraffinici saturi, sia solidi che liquidi, ricavata dai residui del petrolio: dalla distillazione dei petroli si ottengono alcune frazioni lubrificanti, sottoposte successivamente a raffinazione. Dapprima, le frazioni ottenute vengono accuratamente lavorate con acido solforico, poi neutralizzate con la soda e lavate; nell'ultimo passaggio della raffinazione, queste vengono decolorate con appositi carboni decoloranti e, infine, filtrate. La consistenza della vasellina è molle, cerosa al tatto ed untuosa; la struttura appare amorfa ed omogenea. In genere, la vaselina è inodore ed incolore; talvolta risulta gialla translucida-semitrasparente. Essendo un derivato dal petrolio, è facilmente comprensibile come la vaselina sia insolubile in acqua e solubile nel benzene, nel cloroformio e negli idrocarburi aromatici in generale. La vaselina fonde a 37°C ed il punto di ebollizione raggiunge i 302°C; il composto idrocarburico non si ossida al contatto con l'aria.
 
Di riccardo (del 16/10/2015 @ 16:59:17, in Lettera D, visto n. 1256 volte)
Farmaco miorilassante la cui azione si esplica sulla muscolatura scheletrica, capace di prevenire la liberazione di ioni calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
 
Di riccardo (del 12/10/2015 @ 12:47:26, in Lettera A, visto n. 1264 volte)
Fungo che appartiene all'ordine dei Mucorales, in genere responsabili di malattie come otomicosi e mucormicosi.
 
Di riccardo (del 01/10/2015 @ 13:49:04, in Lettera E, visto n. 1435 volte)
Il glucosio, presente nel sangue ad alte concentrazioni in caso di diabete, può legarsi all’emoglobina, formando l’emoglobina glicata (HbA1c). E’ una nuova proteina, più ingombrante e meno agile, che non è in grado di trasportare l’ossigeno con la stessa efficacia dell’emoglobina. Ciò causa una minore ossigenazione dei vari organi e tessuti. Il test sul sangue dell’ emoglobina glicata è indicato per determinare l’eventuale presenza del Diabete. Può essere impiegato in via preventiva per quelle persone la quali, sebbene non presentino i sintomi del diabete, siano però caratterizzate dall’averne i fattori di rischio oppure presentino familiarità con lo stesso. L’emoglobina glicata è inoltre impiegata anche per il moni¬to¬raggio dell’efficacia della terapia nei pazienti diabetici. Mentre il normale test della Glicemia esprime un valore indicativo solo della situazione del momento in cui il test viene eseguito ed è soggetto alle interferenze alimentari, l’emoglobina glicata non subisce le interferenze alimentari e valuta l’andamento della glicemia negli ultimi 3 mesi. Rispetto alla cosiddetta Curva da Carico, il test dell’emoglobina glicosilata richiede un unico prelievo di sangue e non diversi prelievi di sangue ed alcune ore di tempo come la curva Nella norma la percentuale di emoglobina che viene glicosilata varia tra il 4 ed il 5,6%. Il valore che consente di fare diagnosi di diabete è pari o superiore al 6,5%. Una valida indicazione della glicemia media Oltre il 90% dell’emoglobina presente nei globuli rossi è rappresentata dall’emoglobina A (HbA), che è formata da due catene di amminoacidi: alfa e beta. Il glucosio presente nel sangue è in grado di legarsi in modo irreversibile a una parte della catena beta andando a formare l’emoglobina glicata o glicosilata (HbA1c), una molecola che fornisce una valida indicazione della quantità di glucosio presente nel sangue negli ultimi mesi e che, quindi, costituisce un valido test per la diagnosi e il monitoraggio del diabete. Dato che il legame tra glucosio e emoglobina A risulta irreversibile, l’emoglobina glicata (HbA1c) tende a rimanere in circolo per tutta la durata di vita del globulo rosso, pari a circa 90-120 giorni. Per questo motivo, attraverso il test di valutazione della quantità di emoglobina glicata sull’emoglobina totale è possibile valutare la quantità media di glucosio presente nel sangue nei 2-3 mesi precedenti, permettendo di valutare l’eventuale presenza o l’andamento medio della malattia diabetica, senza alcuna possibilità di identificare i picchi di iperglicemia o ipoglicemia.
 
Di riccardo (del 25/09/2015 @ 17:14:07, in Lettera A, visto n. 1298 volte)
Ispessimento dello strato mucoso della cute che si verifica dopo una moltiplicazione esagerata delle cellule. Può presentarsi sotto forma seborroica oppure verrucosa.
 
Di riccardo (del 18/09/2015 @ 15:33:24, in Lettera T, visto n. 1358 volte)
Il test del respiro (urea breath test - UBT) è basato sulla capacità di H. pylori di metabolizzare in modo rapido l'urea somministrata per bocca, fino a quando non si ottiene acqua e anidride carbonica. Nel caso in cui l'urea sia marcata con l'isotopo 13 del carbonio, che non è radiattivo e non si trova in natura, è possibile misurare l'eliminazione tramite il respiro di anidride carbonica marcata. Un aumento di essa nell'intervallo di due prove consecutive (prima e mezz'ora dopo rispetto alla somministrazione dell'urea) rappresenta una prova indiretta della presenza di infezione da elicobatterio a livello gastrico. L’UBT può essere paragonata sia all’endoscopia che al prelievo bioptico nella diagnosi di infezione da H. pylori e potrebbe diventare un mezzo molto utile negli ambulatori di medici generici per eseguire la prova non invasivo della patologia da ulcera peptica. Anche questo test (come il CLO test) è fondato concettualmente sulla produzione di ureasi ad opera dell’H. pylori. L’urea marcata con 14C (isotopo radioattivo del carbonio) o 13C (non radioattivo) viene fatta ingerire al paziente. L’H pylori presente nella mucosa gastrica catabolizza l’urea marcata tramite l’isotopo del carbonio e crea ammonio e anidride carbonica marcata. Quest’ultima viene assorbita nel circolo ematico ed esoulsa dai polmoni. In seguito ad un'adeguata preparazione, rispettando intervalli prefissati dall’ingestione di urea, il paziente deve soffiare in provette che consentono di misurare i livelli di anidride carbonica marcata. Per eseguire il 14C UBT è necessario utilizzare un lettore a scintillazione che si avvale di raggi beta, mentre per l’analisi della 13CO2 viene impiegato unospettrometro di massa associato ad un gas cromatografo o un analizzatore automatizzato a lettura laser (LARA system).
 
Di riccardo (del 08/09/2015 @ 15:56:41, in Lettera A, visto n. 1319 volte)
Alga unicellulare di grandi dimensioni utilizzata per studiare il controllo del citoplasma a carico dell'attività del nucleo.
 
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