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Elenco dei termini
 
Di riccardo (del 16/10/2015 @ 16:59:17, in Lettera D, visto n. 405 volte)
Farmaco miorilassante la cui azione si esplica sulla muscolatura scheletrica, capace di prevenire la liberazione di ioni calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
 
Di riccardo (del 12/10/2015 @ 12:47:26, in Lettera A, visto n. 408 volte)
Fungo che appartiene all'ordine dei Mucorales, in genere responsabili di malattie come otomicosi e mucormicosi.
 
Di riccardo (del 01/10/2015 @ 13:49:04, in Lettera E, visto n. 443 volte)
Il glucosio, presente nel sangue ad alte concentrazioni in caso di diabete, può legarsi all’emoglobina, formando l’emoglobina glicata (HbA1c). E’ una nuova proteina, più ingombrante e meno agile, che non è in grado di trasportare l’ossigeno con la stessa efficacia dell’emoglobina. Ciò causa una minore ossigenazione dei vari organi e tessuti. Il test sul sangue dell’ emoglobina glicata è indicato per determinare l’eventuale presenza del Diabete. Può essere impiegato in via preventiva per quelle persone la quali, sebbene non presentino i sintomi del diabete, siano però caratterizzate dall’averne i fattori di rischio oppure presentino familiarità con lo stesso. L’emoglobina glicata è inoltre impiegata anche per il moni¬to¬raggio dell’efficacia della terapia nei pazienti diabetici. Mentre il normale test della Glicemia esprime un valore indicativo solo della situazione del momento in cui il test viene eseguito ed è soggetto alle interferenze alimentari, l’emoglobina glicata non subisce le interferenze alimentari e valuta l’andamento della glicemia negli ultimi 3 mesi. Rispetto alla cosiddetta Curva da Carico, il test dell’emoglobina glicosilata richiede un unico prelievo di sangue e non diversi prelievi di sangue ed alcune ore di tempo come la curva Nella norma la percentuale di emoglobina che viene glicosilata varia tra il 4 ed il 5,6%. Il valore che consente di fare diagnosi di diabete è pari o superiore al 6,5%. Una valida indicazione della glicemia media Oltre il 90% dell’emoglobina presente nei globuli rossi è rappresentata dall’emoglobina A (HbA), che è formata da due catene di amminoacidi: alfa e beta. Il glucosio presente nel sangue è in grado di legarsi in modo irreversibile a una parte della catena beta andando a formare l’emoglobina glicata o glicosilata (HbA1c), una molecola che fornisce una valida indicazione della quantità di glucosio presente nel sangue negli ultimi mesi e che, quindi, costituisce un valido test per la diagnosi e il monitoraggio del diabete. Dato che il legame tra glucosio e emoglobina A risulta irreversibile, l’emoglobina glicata (HbA1c) tende a rimanere in circolo per tutta la durata di vita del globulo rosso, pari a circa 90-120 giorni. Per questo motivo, attraverso il test di valutazione della quantità di emoglobina glicata sull’emoglobina totale è possibile valutare la quantità media di glucosio presente nel sangue nei 2-3 mesi precedenti, permettendo di valutare l’eventuale presenza o l’andamento medio della malattia diabetica, senza alcuna possibilità di identificare i picchi di iperglicemia o ipoglicemia.
 
Di riccardo (del 25/09/2015 @ 17:14:07, in Lettera A, visto n. 448 volte)
Ispessimento dello strato mucoso della cute che si verifica dopo una moltiplicazione esagerata delle cellule. Può presentarsi sotto forma seborroica oppure verrucosa.
 
Di riccardo (del 18/09/2015 @ 15:33:24, in Lettera T, visto n. 480 volte)
Il test del respiro (urea breath test - UBT) è basato sulla capacità di H. pylori di metabolizzare in modo rapido l'urea somministrata per bocca, fino a quando non si ottiene acqua e anidride carbonica. Nel caso in cui l'urea sia marcata con l'isotopo 13 del carbonio, che non è radiattivo e non si trova in natura, è possibile misurare l'eliminazione tramite il respiro di anidride carbonica marcata. Un aumento di essa nell'intervallo di due prove consecutive (prima e mezz'ora dopo rispetto alla somministrazione dell'urea) rappresenta una prova indiretta della presenza di infezione da elicobatterio a livello gastrico. L’UBT può essere paragonata sia all’endoscopia che al prelievo bioptico nella diagnosi di infezione da H. pylori e potrebbe diventare un mezzo molto utile negli ambulatori di medici generici per eseguire la prova non invasivo della patologia da ulcera peptica. Anche questo test (come il CLO test) è fondato concettualmente sulla produzione di ureasi ad opera dell’H. pylori. L’urea marcata con 14C (isotopo radioattivo del carbonio) o 13C (non radioattivo) viene fatta ingerire al paziente. L’H pylori presente nella mucosa gastrica catabolizza l’urea marcata tramite l’isotopo del carbonio e crea ammonio e anidride carbonica marcata. Quest’ultima viene assorbita nel circolo ematico ed esoulsa dai polmoni. In seguito ad un'adeguata preparazione, rispettando intervalli prefissati dall’ingestione di urea, il paziente deve soffiare in provette che consentono di misurare i livelli di anidride carbonica marcata. Per eseguire il 14C UBT è necessario utilizzare un lettore a scintillazione che si avvale di raggi beta, mentre per l’analisi della 13CO2 viene impiegato unospettrometro di massa associato ad un gas cromatografo o un analizzatore automatizzato a lettura laser (LARA system).
 
Di riccardo (del 08/09/2015 @ 15:56:41, in Lettera A, visto n. 478 volte)
Alga unicellulare di grandi dimensioni utilizzata per studiare il controllo del citoplasma a carico dell'attività del nucleo.
 
Di salute (del 04/09/2015 @ 20:00:24, in Lettera O, visto n. 500 volte)
L’Omocisteina è un pro­dotto inter­me­dio del meta­bo­li­smo delle pro­teine. Durante la dige­stione il cibo viene ridotto ai minimi ter­mini, in pez­zet­tini che più pic­coli non si può, una parte di que­sti viene uti­liz­zata come ener­gia per le mac­chine dell’organismo (gli zuc­cheri e i grassi), il resto, i nutrienti, rap­pre­sen­tano pezzi di ricam­bio con cui ope­rai spe­cia­liz­zati lavo­rano nel corpo umano ese­guendo la manu­ten­zione ordi­na­ria (meta­bo­li­smo), cam­biando e sosti­tuendo di con­ti­nuo ciò che c’è da riparare. Intro­du­cendo le pro­teine nel sud­detto frul­la­tore que­ste ven­gono smon­tate nei pezzi più pic­coli pos­si­bili che le costi­tui­scono chia­mati ammi­noa­cidi. Uno di que­sti ammi­noa­cidi, la Metio­nina si tra­sforma subito in Omo­ci­steina che, a sua volta viene uti­liz­zata, con la com­pli­cità dell’acido Folico e delle vita­mine del gruppo B, nelle catene di mon­tag­gio del meta­bo­li­smo. Imma­gi­na­tela come un pezzo spe­ciale con cui si assem­blano tratti del nostro organismo. Per motivi non del tutto chia­riti ma a volte gene­ti­ca­mente pre­di­spo­sti l’Omocisteina viene sotto uti­liz­zata e si depo­sita non in zone neu­trali, ma all’interno della parete di rive­sti­mento dei vasi san­gui­gni dove può dare ini­zio a una serie di eventi a catena che sfo­ciano in un inci­dente vasco­lare trombo embolico. Alti livelli di Omo­ci­steina dun­que sono stati cor­re­lati ad un aumento della for­ma­zione delle plac­che arte­riose o al danno della parete arte­riosa stessa. Alti livelli, ancora, pos­sono inte­ra­gire con le pia­strine e la coa­gu­la­zione del san­gue por­tando ad un aumento del rischio trombotico. Comun­que i mec­ca­ni­smi più fini con cui l’Omocisteina sia alla base di un aumento di attac­chi car­diaci non è ancora del tutto chia­rito. Infine alcune evi­denze sug­ge­ri­scono che la popo­la­zione con un ele­vato livello di Omo­ci­steina abbia un rischio due volte supe­riore di svi­lup­pare la malat­tia di Alzheimer. I livelli ema­tici di Omo­ci­steina ten­dono ad essere più alti in per­sone con un alto con­sumo di pro­teine ani­mali, asso­ciato a un basso con­sumo di ver­dure e frutta che appor­tano buoni livelli di acido Folico e di vita­mine del gruppo B.
 
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