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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

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Di dermatologia (del 30/12/2012 @ 23:48:49 in Lettera I, visto n. 1475 volte)
con il termine intertrigine vengono indicati tutti quei processi infiammatori localizzati a livello delle pieghe cutanee (es. mammella, regione inguinale, ascelle, etc) e possono pertanto essere espressione di diverse malattie della pelle (es. psoriasi inversa, dermatite atopica, infezioni da candida, micosi da dermatofiti, etc). Il tipo di terapia topica o sistemica, può variare in base alla variante clinica di intertrigine da dover trattare.
 
Di Julie (del 24/01/2012 @ 23:24:00 in Lettera O, visto n. 494 volte)
 L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da un basso contenuto di calcio nelle ossa, da una progressiva fragilità scheletrica e conseguentemente da una maggiore predisposizione alle fratture spontanee. Le ultime statistiche hanno dimostrato che 3,5 milioni di donne e un milione di uomini soffrano di fragilità ossea e che un numero elevato di fratture di femore, specie negli anziani, sia una fra le cause principali di mortalità. Le cause principali dell’osteoporosi sono determinate dall’età, dalla carenza di vitamina D e dalla fragilità scheletrica con conseguente aumento del rischio di fratture, anche causati da minimi traumi. Per quanto riguarda il fattore età, il nostro organismo nell’arco della vita promuove processi rigenerativi; il tessuto osseo si sottopone in continuo a un processo di distruzione detto “riassorbimento” del tessuto osseo vecchio e danneggiato, ad opera degli osteoclasti, cellule destinate a tale compito, e dall’altra parte a un processo di neoformazione, operato dagli osteoblasti, cellule che si adoperano alla formazione di nuovo tessuto. Quando con l’invecchiamento, la quantità di osso riassorbito è maggiore della quantità di osso neoformato, si determina una progressiva perdita di massa ossea, sorge così l’osteoporosi. Invece, la carenza di vitamina D compromette la mineralizzazione ossea, causando nei bambini malattie, come il rachitismo e negli adulti, l’osteomalacia che favorisce l'insorgenza della ostoeporosi. Esistono per la diagnosi dell’osteoporosi vari metodi come: 1 - Eseguire un controllo mediante radiografia della rachide dorsale e lombare, in modo da evidenziare eventuali fratture a livello vertebrale o una scintigrafia ossea total body utile nel caso di lesioni ossee sospette, di origine neoplastica. Il paziente può essere sottoposto a uno specifico esame per l‘osteoporosi, la MOC (mineralometria ossea computerizzata) con la quale si misura la massa ossea, mediante tecnica Raggi X e che consente di misurare la quantità di minerale presente in determinati parti scheletriche (colonna vertebrale, parte alta del femore, polso), punti indicativi per la presenza di osteoporosi. 2 - Effettuare una MOC; questa pratica è consigliata come prevenzione dell’osteoporosi sia alle donne dopo la menopausa che a tutti i soggetti – donne e uomini – dopo i 65 anni, in cui esistono fattori di rischio, quali la magrezza eccessiva, l'abitudine al fumo, il malassorbimento intestinale, fattori ereditari, l'assunzione di farmaci che danneggiano il tessuto osseo, il diabete mellito, una menopausa precoce, etc. 3 - Infine per una eventuale terapia i farmaci usati sono i bifosfonati orali, comunemente usati nella prevenzione e terapia dell’osteoporosi, su di essi vi sono dati contrastanti da studi che hanno valutato il rischio di cancro esofageo. Esofagite e altri eventi esofagei sono stati riportati in particolare in pazienti che non rispettavano però, le indicazioni all’uso. Recentemente anche l’uso del Protelos, farmaco usato nella cura di tale malattia sembra che possa avere effetti collaterali gravi, addirittura mortali. Il principio attivo è rappresentato dal ranelato di stronzio, la cui funzione sarebbe quella di ridurre il rischio di fratture alla colonna vertebrale e all’anca, stimolando la ricostruzione ossea. Questo medicinale accettato e già venduto in farmacia, in quanto il Comitato per i medicinali per uso uomo, lo aveva reputato un prodotto valido, in quanto i benefici risultavano superiori ai rischi, oggi è nuovamente sotto controllo. Nella fragilità ossea da post-menopausa gli estrogeni hanno dimostrato un'elevata efficacia nel ridurre il rischio di fratture vertebrale e femorali, ma la loro prescrizione è limitata ai sintomi vasomotori legati alla menopausa.
 
Di medicinasalute (del 15/05/2012 @ 23:18:03 in Lettera M, visto n. 265 volte)
Processo attraverso il quale si ha lo sminuzzamento del cibo per poi deglutirlo e iniziare il processo digestivo. I muscoli masticatosi sono responsabile del processo e a questi si associano anche la lingua, le labbra, le guance. Il cibo è frammentato dai denti fino a essere ridotto di dimensioni tali da consentirne l'inghiottimento. Il movimento della mandibola favorisce la secrezione della saliva necessario sia per la deglutizione sia per la digestione
 
Di bentalina (del 09/09/2007 @ 23:12:38 in Lettera P, visto n. 914 volte)
Il pancreas è un organo retroperitoneale, che pesa 70,80 gr disposto in corrispondenza delle prime vertebre lombari,dietro allo stomaco. E' distinto in testa, corpo e coda. La testa è adiacente alla seconda porzione del duodeno, che forma una specie di anello intorno ad essa; dalla testa, la ghiandola si appiattisce progressivamente e si estende verso sinistra, formando il corpo, che anteriormente è rivestito dal peritoneo parietale posteriore, il quale a sua volta delimita la retrocavità degli epiploon. Posteriormente, il corpo è in rapporto con l'aorta, l'arteria e la vena mesenterica superiore, la vena renale sinistra. La coda è invece adiacente alla milza, e posteriormente è in rapporto con il rene sinistro. Il pancreas è una ghiandola con funzione esocrina ed endocrina. Le funzioni endocrine sono espletate da gruppi di cellule aggregate in "insule", presenti soprattutto a livello di coda e corpo: sono le cosiddette isole di Langherans, nelle quali ci sono tipi differenti di cellule che producono più ormoni: insulina (cellule beta) e glucagone, (cellule alfa), che sono i due ormoni pricipali per la regolazione della glicemia, somatostatina (cellule delta), polipeptide pancreatico (cell.PP). Le cellule esocrine invece secernono enzimi digestivi, che hanno la funzione di scindere carboidrati, grassi, proteine, acidi nucleici; gli enzimi sono riversati in una serie di condotti che confluiscono poi nel dotto pancreatico principale (di Wirsung). Esso si unisce con il dotto biliare comune, o coledoco, (che porta la bile dalla colecisti) poco prima di sboccare nel duodeno, dove si riversano la bile e gli enzimi digestivi.
 
Di medicinasalute (del 08/07/2012 @ 23:06:14 in Lettera L, visto n. 216 volte)
È una qualsiasi forma di ferita, trauma o colpo subito da organi e tessuti durante un processo morboso, oppure (lesione traumatica) causate al corpo da una forza esterna. Le lesioni traumatiche si dividono in: grandi traumatismi sono dovute a gravi ferite in seguito a caduta, schiacciamento, esplosione, incidente stradale, lesioni da corpi contundenti ovvero escoriazioni, ecchimosi, ferite lacero-contuse, fratture, rottura di visceri e le lesioni da armi e strumenti
 
MCV
Di medicinasalute (del 18/05/2012 @ 23:03:32 in Lettera M, visto n. 215 volte)
Sigla che indica il volume corpuscolare medio dei globuli rossi. Valori che ritroviamo nell'esame emocromocitometrico e che aumentano nelle anemie macrocitiche mentre diminuiscono in quelle microcitiche.
 
Di medicinasalute (del 18/05/2012 @ 23:01:16 in Lettera M, visto n. 265 volte)
Sigla che indica il contenuto emoglobinico corpuscolare medio: quantità media di emoglobina presente all'interno di un globulo rosso. Valori che si ritrova nell'esame emocromocitometrico e che aumentano nelle anemie macrocitiche e diminuiscono in quelle ipocromiche
 
Di medicinasalute (del 28/05/2012 @ 22:59:53 in Lettera M, visto n. 231 volte)
malattie determinate da perturbazioni di determinati processi metabolici come diabete mellito, acetone, ipercolesterolemia.
 
Di dr.psico (del 10/07/2007 @ 22:59:20 in Lettera P, visto n. 550 volte)
E' una particolare teoria psicologica che ropone un modello di funzionamento della mente e dei processi psichici dell'uomo da un punto di vista dinamico, con particolare enfasi sull'inconscio, i sogni e la sessualità infantile. Il termine è usato anche per indicare il metodo terapeutico che in quella teoria ha le sue basi, appunto il metodo psicoanalitico. Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud, riportato anche ne "L'interpretazione dei sogni come "il sogno dell'iniezione di Irma". Alcuni invece datano la nascita al 1896 quando S. Freud usò per la prima volta il termine "psicoanalitico".
 
Di medicinasalute (del 28/05/2012 @ 22:55:24 in Lettera M, visto n. 231 volte)
è una tecnica di somministrazione dei farmaci per via intraepidermica, intradermica e ipodermica, ripresa e diffusa dal francese M. Pistor nel 1952. Il procedimento consiste in una serie di micro-iniezioni simultanee nel derma e nell'ipoderma di deboli quantità di farmaci tramite singoli aghi o iniettori a piastra con più aghi in modo tale da dislocare il liquido su una superficie più vasta. Principali applicazioni cliniche: terapia del dolore (artrosi, nevralgie, cefalee), traumatologia sportiva (lesioni contusive, lesioni distorsive, tendinopatie) e medicina estetica (adiposità localizzata, i disturbi circolatori e per la cellulite)
 
Di medicinasalute (del 13/03/2012 @ 22:42:59 in Lettera M, visto n. 243 volte)
È il più pericolo composto organico del mercurio i cui derivati sono altamente tossici. Un organismo si può disintossicare mediante processo di chelazione: viene somministrato per via orale un agente detto chelante che è in grado si sfuggire al circolo del mercurio
 
Di medicinasalute (del 13/03/2012 @ 22:33:08 in Lettera M, visto n. 822 volte)
detto anche Metantiolo, è un tiolo (in chimica organica indica un composto di formula RSH, dove R sta ad indicare un radicale idrocarburico) che è contenuto nel catabolismo della cisteina per cui viene desulfurato a metano e H2S
 
Di medicinasalute (del 26/06/2012 @ 22:20:14 in Lettera M, visto n. 237 volte)
Anche detta porpora trombotica trombocitopenica, patologia emorragica, la sua causa è ignota. Si hanno lesioni delle pareti dei vasi e quindi si ha il rilascio di fattori che favoriscono la coagulazione (fattore von Willebrand) e pro aggreganti; ciò causa la formazione di trombi piastrinici multipli a livello del microcircolo che portano ad anemia emolitica e ostruzione vascolare del parenchima di diversi organi, con conseguenze neurologici, alterazione della funzionalità renale e febbre. La plasmaferesi è una cura efficace nel controllo dei sintomi, ma la patologia è ancora legata da una elevata mortalità.
 
Di dr.rogato (del 03/10/2007 @ 22:15:12 in Lettera C, visto n. 2195 volte)
Spesso indicata anche come cheratosi solare è una lesione precancerosa molto comune ed è dovuta alla prolungata esposizione solare. È presente più spesso negli anziani e negli individui con la pelle chiara. Le lesioni sono discrete, ben circoscritte, eritematose e/o maculopapulose; sono secche e squamose e variano da un colore rossastro al marrone chiaro. La diagnosi diffenziale va posta con il morbo di Bowen, dermatiti eczematose croniche, lichen planus e psoriasi. Il trattamento è di solito chirurgico con asportazione delle neoformazioni medianti elettrocoagulazione o courettage. A volte, quando più superficiali possono essere trattate con azoto liquido. Le cheratosi attiniche possono progredire verso un tumore maligno, più frequentemente un carcinoma spinocellulare (20-25% dei casi).
 
Di dr.rogato (del 03/10/2007 @ 22:13:29 in Lettera D, visto n. 3521 volte)
Sotto l’epidermide si trova il derma, un tessuto connettivo fibroso denso. La porzione più superficiale viene definita derma papillare, mentre quella più profonda derma reticolare. Nel derma papillare le fibre sono fini, a maglie strette, mentre in quello reticolare le fibre sono più grossolane e a maglie larghe. Il derma contiene una grande quantità di matrice extracellulare, rappresentata sia da fibre che da una componente amorfa (sostanza fondamentale). Le fibre più rappresentate sono quelle collagene, polimeri di una proteina, il protocollagene che una volta secrete dalle cellule si organizzano in fibrille visibili al microscopio elettronico; diverse fibrille si associano a creare una fibra visibile al microscopio ottico. Queste fibre sono inestensibili e molto resistenti alla tensione. La possibilità di deformarsi del derma dipende dalla capacità di queste fibre di raddrizzarsi e di cambiare angolazione tra loro. Quando queste fibre arrivano al grado massimo di distensione, diventando dritte e allineate con la forza esercitata il derma non può estendersi ulteriormente. Le seconde fibre più abbondanti sono quelle elastiche. Anch’esse costituite da una impalcatura di microfibrille tubulari di fibrillino sono inestensibili. La matrice amorfa è costituita da un’altra proteina detta elastina, responsabile del comportamento elastico. Le fibre elastiche non sono perfettamente rilasciate, ma rimangono in una certa tensione di base, diversa nelle diverse direzioni dello spazio e nei diversi distretti corporei. Esiste infatti un asse lungo cui la tensione è maggiore ed è perpendicolare alla precedente in cui la tensione è minore. La sostanza fondamentale amorfa è costituita per la maggior parte da acqua in cui sono sospese grosse molecole di glicoproteine e proteoglicani, ed è responsabile del turgore della cute. Il derma contiene anche numerose cellule. In particolare fibroblasti e macrofagi. I fibroblasti sintetizzano la matrice extracellulare e sono anche responsabili del rinnovamento della matrice extracellulare. Alcuni fibroblasti hanno una capacità contrattile (miofibroblasti) e agiscono nei processi di cicatrizzazione ed in alcune condizioni patologiche. I macrofagi, invece, hanno lo scopo di assorbire il materiale estraneo e le cellule danneggiate.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 22:12:23 in Lettera A, visto n. 454 volte)
Processo di assunzione di cibi o alimenti mediante i quali l'organismo ricostruisce i propri tessuti, regola le funzioni e ricava energia. In base alla loro utilizzazione, si distinguono alimenti plastici, quelli cioè che forniscono materiali per la ricostruzione dei tessuti, e alimenti dinamogeni, quelli usati dall'organismo per produrre energia termica o calore. Nell'uomo gli alimenti vengono introdotti per via orale per giungere nell'apparato digerente dove, attraverso processi chimici e fisico chimici, vengono resi assimilabili dall'organismo. Il valore energetico degli alimenti è calcolato in calorie; il fabbisogno giornaliero alimentare di un organismo è determinato dal sesso, dall'età, dalle condizioni ambientali e di lavoro. Alimentazione enterale Alimentazione effettuata attraverso un sondino che raggiunge direttamente lo stomaco o l'intestino. Alimentazione parenterale Alimentazione effettuata attraverso la via venosa con soluzioni acquose.
 
Di dr.psico (del 10/07/2007 @ 22:11:07 in Lettera P, visto n. 481 volte)
E' una funzione psicologica che permette all'io cosciente di organizzare le informazioni, riguardanti il mondo esterno, provenienti dalle sensazioni. La percezione rappresenta una complessa funzione psichica che elabora i dati sensoriali acquisiti tramite gli organi di senso e i recettori esterni e interni dell'organismo. Possono verificarsi situazioni patologiche in cui i processi percettivi sono più vivaci e più rapidi (stati di eccitamento), oppure più lenti (stati di confusione e di depressione), e infine condizioni in cui certi processi percettivi sono del tutto assenti (cecità, sordità psichica). Un altro importante gruppo di disturbi della percezione è rappresentato dalle illusioni, le allucinosi, le allucinazioni.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 22:08:12 in Lettera A, visto n. 551 volte)
Abuso continuato di bevande alcoliche. Nel caso dell'alcol è difficile distinguere i bevitori eccessivi dai bevitori cronici. Nei primi non c'è dipendenza, mentre nei secondi esiste una dipendenza e un degrado psico-somatico evidenti. In realtà anche nei primi (bevitori eccessivi) esistono danni fisici a volte irreversibili. Infatti l'alcol etilico viene degradato nel fegato ad acetaldeide dall'alcol-deidrogenasi, poi ad acetato dall'acetaldeide-deidrogenasi e infine ad acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs. Durante il processo si formano acidi grassi che non vengono degradati a causa dell'effetto tossico dell'alcol sui mitocondri; da ciò deriva l'eccessiva presenza di grassi nel fegato dei bevitori. Oltre ai danni epatici (epatite e cirrosi), l'alcol può essere causa di gastriti, ulcera gastrica e duodenale, insufficienza pancreatica, miocardiopatie, miopatie, alcune forme di cancro (carcinoma all'esofago), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov, malattia di Marchiafava-Bignami). Il trattamento degli alcolisti è prevalentemente psicoterapico, analitico e rieducativo (associazioni di ex-alcolisti).
 
Di medicinasalute (del 07/07/2012 @ 22:08:06 in Lettera L, visto n. 334 volte)
È un enzima che, nei tessuti dei mammiferi, accelera il processo reversibile di riduzione dell'acido piruvico a acido lattico. L'attività latticodeidrogenasica del plasma umano cresce durante la gravidanza e in varie malattie come epatiti, infarto del miocardio, leucemie mieloidi, emorragie: per valutarla, si richiede il dosaggio dell'LDH
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 22:06:31 in Lettera A, visto n. 516 volte)
Concentrazione di alcol etilico nel sangue. Quando è maggiore di 0,05 g per 100 cc di sangue inizia l'alterazione di alcuni processi psichici; si parla di ubriachezza con un valore di 0,15 g; il soggetto diventa bisognoso di cure quando il livello arriva a 0,2 g. Con 0,5 g le conseguenze dell'assunzione di alcol sono letali.
 
Di medicinasalute (del 30/03/2012 @ 22:05:46 in Lettera P, visto n. 306 volte)
È l’ispessimento peritoneale dovuto ad un processo infiammatorio
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 22:05:45 in Lettera A, visto n. 479 volte)
Composto organico caratterizzato dalla presenza di uno o più gruppi ossidrilici -OH; deriva dagli idrocarburi per sostituzione di uno o più atomi di idrogeno con altrettanti gruppi ossidrilici. Gli alcoli si dicono primari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta altri atomi di idrogeno (-CH2OH); secondari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta un atomo di idrogeno (-CHOH); terziari se non c'è idrogeno legato all'ossidrile (-COH). La riduzione delle aldeidi dà sempre un alcol primario; quella dei chetoni un alcol secondario. Si dicono alcoli superiori quelli che hanno più di sei atomi di carbonio. La denominazione IUPAC prevede che un alcol venga chiamato con il nome dell'idrocarburo da cui deriva + il suffisso -olo (o -diolo o -triolo se ci sono due o tre gruppi alcolici); viene aggiunto poi un numero arabo che indica l'atomo di carbonio al quale è legato il gruppo ossidrilico. Per esempio il metanolo deriva dal metano e l'etanolo dall'etano. Una denominazione alternativa è rappresentata dall'aggettivo dell'idrocarburo preceduto da alcol: l'etanolo è detto anche alcol etilico. Gli alcoli vengono impiegati principalmente come solventi.
 
Di medicinasalute (del 29/02/2012 @ 22:05:24 in Lettera M, visto n. 325 volte)
Processo xifoideo, ovvero la parte più piccola dello sterno
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 22:03:58 in Lettera A, visto n. 4599 volte)
L'acido folico è formato dall'unione di tre molecole: 6-metilpterina, acido p-aminobenzoico (PABA) ed acido glutammico. Venne scoperto nel 1939 in seguito a una serie di studi relativi a una terapia per una forma di anemia. L'acido è presente nelle frattaglie, nelle verdure a foglia larga, ad esempio lattuga, spinaci, broccoli, nei legumi e nelle uova. Una parte considerevole di acido folico, circa il 50 per cento, si perde durante la cottura. La carenza di acido folico comporta una serie di problemi nella sintesi di DNA e RNA, coinvolgendo in maniera particolare le cellule a ricambio rapido come quelle del midollo osseo. Particolarmente pericolosa la carenza di acido folico durante la gravidanza, che può provocare nel feto lo sviluppo di una spina bifida o di anencefalia.
 
Di medicinasalute (del 13/03/2012 @ 22:01:58 in Lettera M, visto n. 457 volte)
si tratta di un enzima coinvolto nel processo di metabolismo del propinato e stimola l’isomerizzazione tra due composti il d-metilmanolil-CoA e l'l-malonil-CoA
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:59:01 in Lettera A, visto n. 21787 volte)
L'acido lipoico, o acido tiottico, viene spesso indicato come Vitamina N. Fu isolato per la prima volta nel 1951 dai biochimici statunitensi Reed e Gunsalus, i quali ricavarono alcuni milligrammi della sostanza da grandi quantità di fegato. L'acido lipoico è formato da soli otto atomi di carbonio e due di zolfo. Partecipa a diversi meccanismi antiossidativi quali la rigenerazione del glutatione ridotto (GSH) e dell'acido ascorbico. Alcune ricerche hanno messo in evidenza la sua importanza per ciò che riguarda il controllo dei livelli di glucosio e la prevenzione di patologie quali la cataratta e l'ictus. Si trova nelle patate, nei broccoli e negli spinaci, ma soprattutto nelle carni rosse e in particolare nel fegato e nel cuore.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:58:14 in Lettera A, visto n. 609 volte)
L'alanina ¨¨ un amminoacido non polare, la sua molecola ¨¨ chirale. Non si tratta di un amminoacido essenziale, dal momento che risulta sintetizzabile dall'organismo umano. Pu¨° esser prodotto nei muscoli attraverso un processo chiamato transamminazione, che parte da una conversione dell'acido glutammico. Nel fegato l'alanina viene trasformata in acido piruvico. Infine, l'enzima alanina amminotransferasi catalizza la reazione nella quale il gruppo amminico dell'alanina viene trasferito all'acido ¦Á-chetoglutarico formando l'acido glutammico.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:57:28 in Lettera A, visto n. 579 volte)
L'aloe è una pianta succulenta perenne a portamento arbustivo. È una pianta autosterile, si riproduce perciò solo con l'impollinazione incrociata, in quanto i fiori maschili e quelli femminili della stessa pianta non si incrociano tra loro. Da millenni l'aloe viene utilizzata per le sue proprietà, ma un suo sfruttamento di natura farmaceutica parte soltanto nel 1959, quando un farmacista americano, Bill Coats, mise a punto un procedimento per dar vita a una commercializzazione senza più problemi di ossidazione e fermentazione. Tra le varie proprietà mediche riconosciute, l'aloe: 1) stimola la crescita dell'epitelio sulle ferite; 2) dona un senso di energia e di benessere generale; 3) ha proprietà cicatrizzanti e antiinfiammatorie; 4) dà sollievo in caso di ustione; 5) favorisce l'idratazione dell'epidermide; 6) dà sollievo in caso di prurito e presenta qualità analgesiche. Le uniche controindicazioni riguardano la presenza al suo interno dell'aloina, una sostanza con effetto lassativo e irritativo del colon che si ritiene abbia anche un potere abortivo in caso di gravidanza.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 21:57:03 in Lettera A, visto n. 442 volte)
Acronimo di Acquired Immuno Deficiency Syndrome, Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita. Malattia di tipo virale di recente scoperta (San Francisco, 1981). Il virus responsabile dell'AIDS fu isolato per la prima volta nel 1984 dal francese Montagnier e oggi è chiamato universalmente HIV, acronimo di Human Immunodeficiency Virus. Questo virus gradatamente provoca la distruzione degli anticorpi, predisponendo così l'organismo a infezioni e tumori del sistema linfatico. Si manifesta con infezioni frequenti, gravi anche se causate da agenti non particolarmente patogeni per individui sani. Il quadro clinico contempla linfoadenopatia, febbre, calo di peso. L'infezione da virus si trasmette tramite sangue, sperma e secreto vaginale. Entro qualche mese dal contagio si verifica la sieroconversione, cioè la comparsa di anticorpi inizialmente rivolti verso antigeni del pericapside e poi contro quelli interni. Fa seguito un lungo periodo di tempo che può arrivare anche a molti anni in cui l'individuo sieropositivo rimane del tutto asintomatico, dopodiché a causa dell'attivazione delle cellule che contengono il DNA virale si passa allo stadio di malattia conclamata. Quando un soggetto arriva a questa fase purtroppo non ha speranza, perché non è ancora stata individuata una cura che ne determini la guarigione. Si suppone che il ceppo del virus sia di origine centroafricana. Nel 1998 le persone infette, sieropositivi compresi, erano 30.000.000 ca., con sei contagi al minuto e quattro decessi al minuto. La zona più colpita era l'Africa subsahariana con il 70% degli infetti del mondo (nello Zimbabwe infatti nel 1999 il 25,9% della popolazione era sieropositivo). Nel 1998 in Italia vi erano 14.000 malati, 76.000 sieropositivi (contro gli 890.000 negli USA), con un'età media di trentadue anni. La profilassi tende a eliminare i fattori di rischio, cioè i rapporti anali, la promiscuità, le emotrasfusioni ripetute, lo scambio di siringhe soprattutto tra tossicodipendenti ecc. Il trattamento può essere sintomatico delle complicanze a carico dei vari organi; chemioantibiotico delle infezioni da agenti opportunisti; immunoterapico per cercare di correggere l'immunodeficienza acquisita cellulare e chemioterapico nei casi di neoplasie. Un notevole miglioramento si è registrato nel 1996 con il cocktail di farmaci che viene dosato individualmente utilizzando vari tipi di sostanze. Nel 1998 ha cominciato a essere sperimentato un vaccino su medici volontari statunitensi, mentre altre le ricerche sono svolte nei campi più diversi, dalla terapia genica a nuove sperimentazioni farmacologiche.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 21:55:28 in Lettera A, visto n. 514 volte)
Procedimento terapeutico cinese dalle origini antichissime (V millennio a. C.); nel Nei Ching So Wen (il primo testo che ne parla), l'imperatore giallo viene acculturato dal medico di corte a riequilibrare le forze opposte per giungere all'equilibrio che esclude le malattie. In sostanza l'agopuntura si basa sulla tradizione taoista secondo la quale la vita è un'alternanza di concetti opposti (maschio e femmina, caldo e freddo, Yin e Yang ecc.). È basata sulla suddivisione del corpo in una rete di 14 canali, o meridiani, percorsi dal qi, l'energia vitale distinta in tre tipologie, nutritizia, ancestrale e difensiva. Il qi, trasmessoci dai genitori, può essere fortificato con il respiro, l'alimentazione e lo stile di vita. I punti (ting) su cui l'agopuntura agisce sono individuati sul sistema dei meridiani, sono diverse centinaia e corrispondono agli organi malati. L'agopuntura consiste nell'infissione di sottili aghi nei ting. Gli aghi sono composti da un corpo (una bacchetta di acciaio con punta affilata e sottilissima, lunga otto cm) e da un manico (una serpentina di metallo avvolto, di rame, di ottone o di materiale argentato). Il paziente non avverte dolore, al più la sensazione di un leggero graffio. Impiegata in origine per curare sintomatologie reumatiche, è stata poi usata per molte patologie (malattie allergiche, respiratorie, disturbi del ciclo ecc.). La scienza ufficiale è ancora scettica nei confronti dell'agopuntura poiché gli studi che sembrano affermare la validità della terapia non si basano su gruppi di controllo, ma su esperienze soggettive di pazienti dove la tipologia della malattia trattata (che normalmente alterna fasi di remissione a recidive) o l'evoluzione comunque positiva della stessa anche in assenza di cure (cioè il fattore tempo come guaritore certo) o l'effetto placebo rendono nullo ogni valore scientifico dell'esperienza. Inoltre l'agopuntura si basa su concetti metafisici (energia universale, forza vitale ecc.) che non hanno consistenza scientifica, ignorando conoscenze consolidate delle scienze mediche come l'anatomia, la microbiologia, la farmacologia ecc. Gli stessi agopuntori sostengono che la loro terapia non è in grado di guarire tumori, malattie degenerative (come il Parkinson), autoimmunitarie (artrite reumatoide) e psichiatriche. Operando comunque su terminazioni nervose, l'agopuntura è in grado di ottenere risultati nel campo dell'analgesia (chirurgica o meno). A prescindere da ogni interpretazione filosofica o religiosa, l'azione degli aghi produce un'insorgenza delle onde del pre-sonno e la riduzione del potenziale d'azione degli stimoli dolorosi nonché a livello cerebrale la produzione di sostanze antiserotoniniche con conseguente aumento della soglia del dolore.
 
Di medicinasalute (del 24/02/2012 @ 21:50:55 in Lettera M, visto n. 729 volte)
Le MMP sono una famiglia di almeno 21 proteasi zinco e calcio dipendenti che operano nel processo di degradazione di tutte le componenti della matrice extracellulare. Il loro nome è dovuto al fatto di presentare una regione di circa 165 residui aminoacidi che lega il calcio e lo zinco, fondamentale per l’attività di questi enzimi. Il loro sito attivo media sia la degradazione della matrice extracellulare, sia il taglio autocatalitico dell'enzima stesso. Sono secrete come zimogeni inattivi, attivati mediante un taglio proteolitico parziale per essere attivati definitivamente con un successivo taglio auto catalitico. Sono inibiti da inibitori specifici delle metallo-proteasi (TIMP).
 
Di medicinasalute (del 24/05/2012 @ 21:49:13 in Lettera M, visto n. 246 volte)
Fibrocartilagine presente tra due superfici a ridosso di articolazioni cosi da renderle più stabili, "riempiendo i vuoti" e determinando una protezione delle estremità delle ossa grazie ad un effetto cuscinetto di diverse forme e dimensioni che ammortizza i movimenti e protegge l'intera articolazione. Formazione tipica dell’articolazione condiloidee (articolazioni costituite da due superfici elissoidali, di cui una piena, condilo, è ospitata in un altra convessa, cavità condiloidea, in modo da renderne possibile la rotazione), come quella del ginocchio, dove all’estremità della cavità glenoidea, ha il compito di renderla più ampia e più adatta a ricevere il condilo dell'altro segmento articolare
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:48:16 in Lettera A, visto n. 31534 volte)
L'arginina è un amminoacido polare basico. Il nome deriva dal latino argentum, perché fu isolata per la prima volta precipitandone il sale d'argento. Può subire processi di metilazione grazie al gruppo amminico terminale ed è fortemente rappresentata all'interno delle proteine istoniche, dove proprio grazie alla sua capacità di metilarsi, si riserva come componente fondamentale per la regolazione dell'espressione genica. L'arginina è considerata essenziale per i bambini, nel senso che va assunta tramite l'alimentazione perché l'organismo non è ancora in grado di sintetizzarla, cosa che invece avviene in età adulta nel ciclo dell'urea. Viene commercializzata anche come prodotto coadiuvante della oligoastenospermia, una condizione di insufficiente produzione di spermatozoi, e come stimolante per il rilascio dell'ormone della crescita.
 
Di dr.ssa A. Saito (del 22/09/2011 @ 21:46:34 in Lettera M, visto n. 386 volte)
Presenza di macrociti nel sangue circolante. Si manifesta in particolare in seguito a carenza di vitamina B12 o di acido folico
 
Di medicinasalute (del 06/06/2012 @ 21:45:54 in Lettera M, visto n. 256 volte)
Sottile filamento contrattile, disposto longitudinalmente e immerso nel sarcoplasma delle fibrocellule muscolari, formando la fibra muscolare liscia o striata. La miofibrilla è formata a sua volta da miofilamenti ovvero fibrille di dimensioni più piccole ed è qui che si ha la trasformazione dell'energia chimica in energia meccanica che determina la contrazione muscolare.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:43:37 in Lettera B, visto n. 492 volte)
Il betacarotene è un pigmento arancione presente nelle varietà di frutta e verdura la cui colorazione varia dal giallo al rosso, ad esempio, meloni, pesche, arance, cachi, albicocche, carote, pomodori e peperoni, ma anche in alcune verdure a foglia verde come gli spinaci, i broccoli e la cicoria. Una volta arrivato nell'intestino, il betacarotene viene assunto in parte come tale e in parte tradotto in vitamina A. Genericamente associato a un effetto di contrasto ai radicali liberi, in realtà non esistono prove certe di benefici reali dall'assunzione supplementare di betacarotene. Al contrario, una dose eccessiva è sconsigliata soprattutto ai fumatori, a causa di complessi meccanismi sui quali si sta ancora tentando di far luce attraverso ricerche scientifiche.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:41:56 in Lettera B, visto n. 742 volte)
I bioflavonoidi, o più semplicemente flavonoidi, sono composti polifenolici metaboliti secondari delle piante. Ci si riferisce spesso ad essi anche con il termine Vitamina P. La loro distribuzione nelle piante riguarda non solo i fiori, ma anche frutti e foglie. Non a caso, sono presenti in molti tipi di frutta e verdura, ad esempio nelle albicocche, negli agrumi, nelle ciliegie, nell'uva, nei pomodori e nei broccoli. Il nome deriva dal termine latino “flavus”, biondo, che fa riferimento al ruolo svolto in quanto pigmenti vegetali. Un particolare tipo di flavonoidi, le autocianine, dona il tipico colore rosso, blu e violetto di molti fiori e tipi di frutta ed è di conseguenza fondamentale per il processo di impollinazione, costituendo una sorta di pista segnaletica per gli insetti che atterrano sui fiori.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:39:33 in Lettera B, visto n. 811 volte)
La Boswellia serrata è una pianta dell’India dalla quale si estrae una gommoresina formata per il 16% da un olio essenziale contenente terpeni, acidi boswellici e polisaccaridi. Uno degli acidi boswellici ha effetti inibitori dell'elastasi leucocitaria, l'enzima coinvolto nei processi infiammatori cronici. È un rimedio generalmente usato nella medicina naturale indiana per alleviare i dolori dovuti ad artrite.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 21:36:52 in Lettera A, visto n. 462 volte)
Ormone elaborato dalla parte midollare del surrene, dai neuroni di mesencefalo e diencefalo e dai gangli simpatici, detta anche epinefrina; si ottiene anche per sintesi chimica. Scoperta agli inizi del secolo, l'adrenalina venne usata a lungo come terapia del collasso cardiaco e anche oggi trova alcuni impieghi come cardiotonico. Infatti la sua azione stimola le terminazioni del sistema nervoso simpatico, agendo da vasocostrittore, elevando la pressione arteriosa e ridistribuendo il flusso sanguigno verso cuore, muscoli e cervello. Altri suoi effetti sono l'inibizione dei processi digestivi, il miglioramento della respirazione, la dilatazione di pupille e bronchi e la stimolazione del metabolismo. La sua produzione, che in condizioni psicofisiche normali è a livelli minimi, viene enormemente aumentata quando si verificano particolari situazioni di eccitazione emotiva o di ansia.
 
Di dr.ssa A. Saito (del 22/09/2011 @ 21:29:20 in Lettera M, visto n. 358 volte)
Enzima per mezzo del quale i macrofagi sono in grado di distruggere, dopo aver fagocitate, le cellule animali, o parti di esse.
 
Di medicinasalute (del 06/06/2012 @ 21:28:19 in Lettera M, visto n. 426 volte)
Condizione infiammatoria a spese del miocardio e coinvolge di frequente anche l'endocardio e il pericardio. Può essere causata da un’infezione principalmente delle vie aeree superiori, delle tonsille e dei denti, ma anche da patologie reumatiche, radiazioni ionizzanti, agenti chimici o fisici e medicinali. Le più comuni sono quelle che hanno un’origine infettiva virale, ma anche batterica come nel caso di Staphylococcus aureus e Corynebacterium diphteriae o protozoaria; si possono avere anche miocarditi provocate da spirochete (nella malattia di Lyme, da Borrelia burgdorferi) e da virus dell'immunodeficienza umana acquisita, HIV. Il quadro clinico è ampio e vario si ha inizialmente una condizione asintomatica, che va incontro a palpitazioni e dolori in regione precordiale; poi c’è una modesta febbricola, tachicardia e aritmie ipercinetiche fino alla caduta della pressione arteriosa. a seconda della gravità del danno a carico del miocardio possono apparire più tardi segni di scompenso come epatomegalia, stasi alle basi dei polmoni, edemi alle caviglie. I cambiamenti anatomici sono rappresentati da focolai multipli e disseminati di sclerosi. L’andamento può essere influenzato dalla tempestività della diagnosi e dalle cure adatte, che determinano la distruzione dell'agente patogeno ove possibile con antibiotici e chemioterapici e nell'eliminare i focolai infettivi tonsillari e dentari, e nel riposo a letto per lungo tempo. Nella maggior parte dei casi la patologia si conclude in 4-6 settimane; in un numero imprecisabile di casi, invece, evolve in una cardiomiopatia dilatativa cronica.
 
Di dr.ssa A. Saito (del 22/09/2011 @ 21:27:07 in Lettera M, visto n. 310 volte)
Presenza nel sangue di macrochilomicroni in gran numero; spesso si associa a ipercolesterolemia ed è considerata un possibile fattorennella produzione di aterosclerosi
 
Di medicinasalute (del 06/06/2012 @ 21:25:05 in Lettera M, visto n. 555 volte)
Processo patologico a carico del miocardio in cui si ha sclerosi ovvero le fibre muscolari miocardiche sono sostituite da tessuto connettivo fibroso, può essere una conseguenza di malattie cardiache, sia vascolare come arteriosclerosi coronarica, macroangiopatia diabetica, sia causate da senescenza generica del miocardio. Tale quadro causa aritmie e modifiche della funzione contrattile del cuore con scompenso cardiaco. Non c’è cura risolutiva.
 
Di dr.ssa A. Saito (del 22/09/2011 @ 21:23:48 in Lettera M, visto n. 295 volte)
Eccessivo sviluppo delle labbra; può essere congenita o acquisita ed è spesso prodotta da linfangiomi
 
Di medicinasalute (del 06/06/2012 @ 21:20:25 in Lettera M, visto n. 286 volte)
Medicinale antibiotico che ha un ampio spettro, fa parte della famiglia deimacrolidi, ha azione batteriostatica e battericida, in funzione della concentrazione utilizzata, attiva contro i germi eritromicino-resistenti. I suoi vantaggi sono: discreta tollerabilità gastrica e assenza di interferenza con i teofillinici, non induce resistenza crociata verso gli altri macrolidi.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:16:30 in Lettera E, visto n. 4877 volte)
L'eritropoietina o EPO è un ormone glicoproteico prodotto negli esseri umani dai reni e in misura minore dal fegato e dal cervello. La sua funzione principale è quella di regolare l'eritropoiesi. A livello ospedaliero, l'EPO viene utilizzata per il trattamento dei pazienti nefropatici, ematologici e oncologici. Recentemente, è stato dimostrato un ruolo neuroprotettivo dell'EPO come agente antinfiammatorio. Negli ultimi anni, tuttavia, l'EPO è stato più volte associato a casi di doping nel mondo dello sport, in particolare nel ciclismo, per la capacità di aumentare il numero di eritrociti e la concentrazione emoglobinica. Ciò si traduce in un'ossigenazione maggiore dei tessuti e quindi in un miglioramento della prestazione sportiva.
 
Di medicinasalute (del 07/05/2012 @ 21:10:01 in Lettera M, visto n. 211 volte)
o anche detto macrocita, si tratta di un globulo rosso caratterizzato da un contenuto e un volume di emoglobina maggiore rispetto ai normali valori. La comparsa dei macrociti nel sangue periferico può essere legato ad una eritropoiesi megaloblastica come nel caso delle anemie megaloblastiche o in altri casi come epatopatia cronica, oppure si riscontra nelle anemie emolitiche quando si ha un esagerata sintesi di globuli rossi.
 
Di medicinasalute (del 07/05/2012 @ 21:09:00 in Lettera M, visto n. 221 volte)
esagerato perimetro del cranio rispetto alle condizioni normali; è spesso associata a malattie come l’idrocefalo infantile e morbo di Paget
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:06:05 in Lettera F, visto n. 6761 volte)
I fosfolipidi sono molecole organiche appartenenti alla classe dei lipidi idrolizzabili, che comprende tutti i lipidi caratterizzati da almeno un acido grasso nella loro struttura. Negli alimenti i fosfolipidi sono poco abbondanti e rappresentano circa il 2% dei lipidi totali, tuttavia possono essere sintetizzati dalle varie cellule dell'organismo; essi hanno un ruolo sia energetico che strutturale, con prevalenza di quest'ultimo. ifosfolipidi sono importanti anche nei processi di coagulazione del sangue, nella risposta infiammatoria, nella costituzione della mielina e della bile prodotta dal fegato (evitano che il colesterolo precipiti in cristalli, prevenendo la formazione di calcoli); proprio quest'organo è la principale struttura corporea deputata alla sintesi di fosfolipidi, che sono comunque sintetizzabili - sia pur con velocità differenti - da tutti i tessuti. Dal punto di vista tecnico, i fosfolipidi sono in grado di tenere insieme due sostanze, come i Grassi e l'acqua, normalmente non mescolabili. Questa proprietà, detta emulsionante, viene sfruttata in diversi settori industriali, che vanno dall'impiego alimentare (per la produzione di creme, salse, gelati ecc.) a quello cosmetico e salutistico.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 20:57:13 in Lettera A, visto n. 670 volte)
Disturbo sensoriale consistente nella percezione di suoni e rumori (generalmente soffi, fischi e ronzii) in assenza di stimoli sonori esterni, provocati da un'alterazione periferica interna o esterna che può essere congenita o acquisita. Purtroppo la cura degli acufeni non è cosa facile, anzi spesso ottiene scarsi risultati. I motivi sono da ricercare nella difficoltà di determinarne l'esatta causa, nell'irreversibilità del processo che li ha provocati, nell'assenza di farmaci veramente efficaci. Su molti farmaci esistono pareri discordi fra gli stessi specialisti, a riprova dell'estrema diversificazione del fenomeno. Esistono molti studi condotti su numeri limitati di pazienti che sembrano significativi, ma ripetuti su altri campioni non danno gli stessi risultati. Fra le cure impiegate si possono ricordare gli antidepressivi, i tranquillanti, la vinpocetina e la vincamina (per il miglioramento della microcircolazione), la betaistina (disponibile in Europa, ma non ancora approvata dalla FDA americana) e fra i rimedi naturali il gingko. Altre terapie (vasodilatatori, diuretici, antistaminici) sembrano di minore efficacia e spesso in contraddizione fra di loro
 
Di bentalina (del 04/09/2007 @ 20:53:59 in Lettera C, visto n. 646 volte)
La cirrosi epatica è un processo di danneggiamento cronico ed irreversibile a carico del fegato. Nei Paesi Occidentali le cause più frequenti sono le epatiti virali (B,C, Delta) e l'abuso alcoolico. Meno comuni sono le forme metaboliche,(da accumulo di rame, ferro), autoimmuni, colestatiche, iatrogene (da farmaci quali metotrexate, amiodarone, alfametil-dopa). Il processo di danneggiamento del fegato determina ipertensione portale, con apertura di circoli collaterali e sviluppo di varici esofagee, che possono rompersi determinando emorragia massiva. Inoltre, l'ipertensione portale favorisce lo sviluppo di ascite, splenomegalia ed ipersplenismo, e la manata metabolizzazione della bilirubina è all'origine dell'ittero.Il soggetto con cirrosi scompensata può andare incontro ad encefalopatia epatica, legata essenzialmente alla perdita della capacità detossificante del fegato: il paziente sviluppa alterazioni della personalità e della coscienza, con presenza di flapping tremor, che è il caratteristico "tremore a battito d'ali" evocabile mettendo le mani del paziente in dorsi-flessione; la sindrome può progredire sino al coma.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 20:52:59 in Lettera G, visto n. 20959 volte)
La glutammina è un amminoacido polare coinvolto nei processi digestivi. Una sua carenza può eventualmente portare anche a un esaurimento fisico. La glutammina si trasforma in acido glutammico nei neuroni, che muoiono se esposti in misura eccessiva alla sostanza. Non a caso si osserva un livello eccessivo di glutammina anche in chi è affetto dal morbo di Alzheimer e dalla corea di Huntington, oltre che nei malati di Sla. La glutammina costituisce anche una fonte di energia per i muscoli, il che fa dedurre che l'esercizio atletico contribuisca ad abbassarne i livelli.
 
Di medicinasalute (del 05/07/2012 @ 20:51:29 in Lettera L, visto n. 253 volte)
Processo di tipo infiammatorio acuto o cronico della laringe. La laringite può avere un decorso acuto e cronico. La prima è caratterizzata da forme catarrale, edematosa, suppurativa o pseudomembranosa; tra i sintomi si riscontrano raucedine, disfonia, tosse secca e stizzosa; come terapia possono essere fatte inalazioni balsamiche, o antibiotici, vitamine, cortisonici. Malattie dell'età infantile, carenze vitaminiche (vitamine A e del gruppo B) , gravidanza, malattie del ricambio (diabete mellito, gotta), errate impostazioni vocali, inquinamento dell'aria, fumo, infiammazioni laringee recidivanti o croniche sono invece le condizioni predisponenti per la laringite cronica aspecifica. Tra le cause che la determinano si riscontrano: processi infiammatori acuti o recidivanti laringei e processi suppurativi cronici naso-sinusali; ci sono forme diffuse e circoscritte. Come sintomi si hanno disfonia, tosse, parestesie laringo-faringee, rara dispnea; la terapia è causale. Si hanno anche laringiti croniche specifiche e papillomatosi multiple, che presentano come sintomi disfonia, dispnea edisfagia, in base alle strutture che vengono colpite
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 20:44:01 in Lettera A, visto n. 584 volte)
Rara anomalia fetale congenita che presenta malformazione della testa associata a sindattilia di mani e piedi (detta anche Sindrome di Apert).
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 20:39:32 in Lettera A, visto n. 538 volte)
Malattia della pelle dovuta all'infezione suppurativa delle ghiandole sebacee. L'acne giovanile, tipica degli adolescenti, si manifesta con pustole spesso purulente o seborroiche al viso e al dorso. Si può ottenere la guarigione o il miglioramento semplicemente con un'alimentazione adeguata e applicando trattamenti generali e locali. In casi molto infettati ha dato buoni risultati la vaccinoterapia. Esistono diversi tipi di acne, ad esempio l'acne da esposizione che si manifesta con lesioni pustolose e l'acne rosacea (couperose) che si manifesta con chiazze rosse superficiali al viso. L'acne rosacea si aggrava con l'età ed è favorita da disturbi dispeptici, dalla menopausa e dall'alcoolismo. Il trattamento si basa sull'igiene alimentare, sul divieto di esporsi al freddo e al calore intenso, sull'utilizzo di farmaci ad azione vascolare. Le dilatazioni si possono trattare con l'elettrocoagulazione.
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 20:35:30 in Lettera A, visto n. 482 volte)
Patologia caratterizzata da una tendenza all'acidità del PH del sangue, provocata da cause alimentari o dall'introduzione di sostanze alcaline, con conseguente alterazione dei processi metabolici delle cellule.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 20:30:12 in Lettera I, visto n. 2320 volte)
L'inosina è un nucleoside composto da una molecola di ipoxantina legata ad un'altra di ribosio. È frutto del metabolismo dell'adenosina. Grazie alla xantina ossidasi, l'inosina viene trasformata in xantina e successivamente in acido urico. È coinvolta nei processi metabolici e in parte nei cicli energetici. È presente soprattutto nella carne.
 
Di medicinasalute (del 29/02/2012 @ 20:22:34 in Lettera M, visto n. 362 volte)
È un vaso capillare più ridotto i cui caratteri sono intermedi tra quelli di una struttura arteriosa e quelli di una struttura capillare. La fascia aggiuntiva di fibrocellule secondo alcuni potrebbe regolare il flusso ematico nei capillari
 
Di dr.psico (del 09/07/2007 @ 20:21:55 in Lettera D, visto n. 557 volte)
La demenza è la perdita delle funzioni intellettive (il pensare, il ricordare, il ragionare) di severità tale da interferire con gli atti quotidiani della vita di un individuo. Non è una malattia, ma piuttosto un insieme di sintomi che possono accompagnare alcune malattie o condizioni fisiche. La causa e il grado di progressione delle demenze possono variare. Alcune delle malattie più note che provocano la demenza sono: la malattia di Alzheimer, la demenza multi-infartuale, la malattia di Huntington, la malattia di Pick, di Creutzfeldt-Jakob e il Parkinson. Altre condizioni che possono causare o imitare la demenza sono la depressione, tumori cerebrali, deficienze nutrizionali, traumi cranici, idrocefalo, infezioni (AIDS, meningite, sifilide), reazioni ai farmaci e problemi tiroidei.
 
Di medicinasalute (del 16/05/2012 @ 20:20:53 in Lettera M, visto n. 481 volte)
o anche detta mastosi cistica, o fibrosi cistica iperplastica. Displasia, disordine architetturale in un determinatotessuto) mammaria caratterizzata da fenomeni ipertrofici e iperplastici sia dell'epitelio ghiandolare che del connettivo interstiziale, ci può essere una predisposizione costituzionale che causa una diversa risposta del tessuto agli stimoli estrogeni. Le mammelle colpite hanno piccole cisti, contenenti sangue o liquido trasparente, tra il tessuto connettivo e quindi assume un maggior volume e consistenza. Il dolore è il sintomo principale che aumenta sia con la palpazione che nel periodo precedente la mestruazione. La mastopatia fibrocistica è una lesione benigna e non c’è, sembrerebbe, nessun rapporto con il cancro della mammella. Nel caso di grossi cisti c’è asportazione chirurgica inoltre buoni effetti si sono avuti la bromocriptina, associata ad adatte norme igieniche e dietetiche con l'abolizione di fumo, caffè, cioccolato e sostituzione dei lipidi con i carboidrati.
 
Di medicina (del 16/02/2011 @ 20:20:05 in Lettera T, visto n. 1052 volte)
E’ la rasatura preoperatoria del sito chirurgico, il cui fine è evitare che i peli interferiscano con la disinfezione, e di prevenire la contaminazione della ferita in corso d’intervento. in realtà è stato dimostrato che non è necessario eseguire tale procedura per diminuire il rischio infettivo. Pertanto, la tricotomia può rendersi necessaria per ragioni diverse (potenziale accesso alla zona, visibilità). Tagliare i peli immediatamente prima dell’intervento è stato altresì associato con un minore rischio di rischio d’infezione rispetto al rasare o al tagliare la notte prima dell’operazione. Sebbene l’uso di creme depilatorie sia stato associato con un più basso rischio di SSI rispetto alla rasatura o al taglio, queste talora provocano reazioni di ipersensibilità. E’ consigliato quando possibile non depilare
 
Di medicinasalute (del 12/06/2012 @ 20:17:34 in Lettera M, visto n. 274 volte)
si fa riferimento alle distrofie muscolari con miotonia. Fenomeno in cui si ha un abnorme prolungamento della contrazione muscolare volontaria: il soggetto, se chiude la mano a pugno, non riesce ad aprirla se non dopo diversi secondi, ha grande disagio sia nella deambulazione che nella masticazione. Questo episodio peggiora con le emozioni e con il freddo, migliora con il caldo. Le principali malattie sono la malattia di Thomsen e quella di Steinert. La prima è di origine genetica e investe entrambi i sessi ma principalmente i maschi, si ha uno sviluppo eccessivo dei muscoli che però hanno scarsa potenza. Dà un'invalidità non grave e non è mortale. La patologia di Steinert è invece la forma più grave e più frequente, è ereditaria a trasmissione dominante. Appare tra i 15 e i 35 anni con miotonìe, atrofie muscolari, distrofie varie come la cataratta, le turbe endocrine e quelle del ritmo cardiaco e, spesso, decadimento demenziale. In questo secondo caso si ha insensibilità a ogni terapia (basata sulla somministrazione di farmaci in grado di stabilizzare il potenziale di membrana delle cellule coinvolte, come chinino, procainamide, idantoina e carbamazepina), è fortemente invalidante e causa morte.
 
Di medicinasalute (del 29/02/2012 @ 20:16:42 in Lettera M, visto n. 400 volte)
È una combinazione intermedia transitoria del processo di fotolisi della radospina la quale, in seguito all’attivazione di quanto di luce, attraversa diversi stati strutturali prima di divenire metarodospina II.
 
Di medicinasalute (del 06/06/2012 @ 20:16:32 in Lettera M, visto n. 243 volte)
Processo fisiologico con cui si ha l’eliminazione dell'urina raccolta nella vescica. La contrazione del muscolo detrusore, che si trova all'interno della vescica, determina lo svuotamento della vescica assieme al rilasciamento dello sfintere del trigono, o sfintere interno, e dello sfintere urogenitale o sfintere esterno. Il processo è un atto riflesso ovvero automatico che si ha in seguito a uno stimolo senza nessun intervento della volontà, e lo stimolo scatenante è l’eccessivo rigonfiamento della vescica in seguito all'accumulo di urina al suo interno. La muscolatura della parete vescicale, in situazioni normali, si contrae quando la vescica giunge ad un volume di circa 400 ml, in questa situazione la minzione può essere volontariamente inibita in quanto l’impulso che parte dalla corteccia cerebrale, attraverso il nervo pudendo esterno che giunto allo sfintere urogenitale ne causa la contrazione; in questo modo si può giungere a volumi di 700-800 ml di urina, superati questi volumi il riflesso è inarrestabile e lo svuotamento è automatico senza nessun controllo volontario.
 
Di medicinasalute (del 14/03/2012 @ 20:08:24 in Lettera M, visto n. 347 volte)
Sostanza liquida oleosa che si ottiene dalle foglie di Gaultheria procumbens e Betula lenta. Ha un particolore odore e per questo viene utilizzato nell’industria di dolci e dei profumi.
 
Di Sintomi (del 17/08/2007 @ 20:08:14 in Lettera A, visto n. 1172 volte)
Il termine acondroplasia (ACP) deriva dall'unione di tre parole di origine greca (a = senza, condros = cartilagine, plais = formazione). E' una malattia genetica caratterizzata da un mancato sviluppo armonico della cartilagine di accrescimento delle ossa lunghe degli arti. La cartilagine di accrescimento è quella parte dell'osso che nel bambino non è ancora saldata e che permette l'allungamento progressivo dell'osso stesso. La malattia provoca perciò gravi disturbi della crescita e risulta in una forma di nanismo (nanismo acondroplasico). Le altre osteocondrodisplasie: Con il nome di osteocondrodisplasie (OCD) si indica un gruppo eterogeneo di malattie ereditarie in cui si assiste ad uno sviluppo anormale delle ossa e delle cartilagini, con conseguenti disturbi della crescita e dello sviluppo. Le OCD comprendono circa 200 malattie diverse, distinte in base alle caratteristiche cliniche, radiologiche e genetiche. La più comune fra le OCD è l'acondroplasia, che colpisce circa 1/25000 nati vivi. Come si manifesta: Gli individui affetti da acondroplasia presentano le caratteristiche del nanismo: hanno una statura molto bassa e sono sproporzionati. Già alla nascita i bambini hanno la testa grande e gli arti corti e tozzi, rispetto al resto del corpo. Altre caratteristiche sono la fronte prominente e la radice del naso infossata. La mano e le dita sono corte e tozze ("mano a tridente") e la parte bassa della colonna vertebrale è esageratemente curvata in avanti (lordosi lombare). Alla nascita il bambino affetto da ACP ha un'altezza e un peso più o meno normali, ma è già sproporzionato. La statura continua a mantenersi simile a quella degli altri bambini, fino al primo anno di vita. Successivamente comincia ad essere visibile il ritardo di crescita. L'altezza media degli adulti è di circa 1 metro e 30 centimetri nei maschi e 1 metro e 25 centimetri nelle femmine. La malattia può anche dare altri disturbi. Spesso i movimenti di torsione del gomito risultano limitati, ma in genere i legamenti delle articolazioni sono lassi ed è per questo che molti bambini affetti da ACP sono in grado di fare movimenti di "contorsione", piegando facilmente le dita o torcendo altre articolazioni. In alcuni casi la dentatura può essere affetta: i denti possono crescere in modo disordinato e le arcate superiore e inferiore non combaciano bene. In alcuni casi i bambini affetti da ACP possono avere problemi neurologici o respiratori, dovuti al restringimento del canale alla base del cranio. In questi casi il medico può intervenire chirurgicamente per correggere i sintomi. Negli anni, le persone affette possono provare fatica e dolori agli arti o alla schiena: si tratta per lo più di semplici dolori muscolari senza particolare gravità. Se i dolori sono forti, è possibile che ci siano problemi di tipo neurologico, causati dal restringimento del canale vertebrale, ed è utile l'intervento di un neurologo. Le capacità intellettive non sono alterate nell’acondroplasia, così come anche lo sviluppo sessuale è normale. Se superano il periodo critico, cioè quello infantile, i pazienti con acondroplasia hanno di solito aspettative di vita normale. Le cause: Il gene coinvolto nell'ACP si trova sul cromosoma 4 e contiene l'informazione per produrre una proteina chiamata "recettore del fattore di crescita dei fibroblasti di tipo 3", o più brevemente FGFR3. Questo recettore, in condizioni normali, quando interagisce con la sua "molecola segnale" cioè l’FGF, esplica un controllo di tipo negativo sulle cellule della cartilagine di accrescimento. La ACP è causata da mutazioni nel gene dell'FGFR3, che lo rendono costitutivamente attivato (sono infatti mutazioni definite come “guadagno di funzione”) e quindi l’FGFR3 mutato è in grado di segnalare continuamente alla cellula un segnale negativo, col risultato di inibire l’allungamento dell’osso. L'alterazione del gene colpisce soprattutto le cellule della cartilagine di accrescimento, che tramite il processo di ossificazione endocondrale (che, in condizioni normali, è regolato negativamente dal FGFR3) permette l’allungamento dell’osso. Il 99% dei pazienti affetti da ACP ha la stessa mutazione, cioè lo stesso "errore" nel gene dell'FGFR3, consistente in una sola base nucleotidica alterata. Altre mutazioni, localizzate in parti diverse dello stesso gene, possono causare patologie molto più gravi tra cui il nanismo tanatoforo. Anche se colpiscono lo stesso gene, L'ACP e il nanismo tanatoforo sono due malattie distinte: chi eredita l'ACP non ha maggiori possibilità degli altri di ereditare il nanismo tanatoforo né di trasmetterlo. Come si trasmette: L'acondroplasia si trasmette con modalità autosomica dominante, questo significa che è sufficiente una copia del gene FGFR3 mutato per dar luogo alla malattia. Non esistono portatori sani per l’acondroplasia. Una coppia composta da una persona affetta da ACP e da una persona normale ha il 50% di probabilità di avere un figlio affetto da ACP.. Una coppia in cui entrambi i genitori sono affetti da ACP ha 1 probabilità su 4 di concepire un figlio\a affetto da una grave forma di acondroplasia letale alla nascita (chiamata acondroplasia omozigote); 1 probabilità su 4 di avere figli normali e 1 su 2 di avere un figlio affetto come loro. Se la madre è affetta da ACP la gravidanza va seguita attentamente e di solito il parto avviene con taglio cesareo. In circa 9 casi su 10 i pazienti affetti da ACP nascono da genitori assolutamente normali, a causa di alterazioni nel gene che avvengono negli spermatozoi e negli ovuli dei genitori. In questo caso, la possibilità di avere un altro figlio affetto da ACP è trascurabile, identica a quella di qualsiasi altra coppia normale. Le modalità di trasmissione ereditaria delle altre forme di OCP è diversa a seconda della malattia. Se vi è stata diagnosticata una OCP diversa dalla acondroplasia, non esitate a contattarci per avere informazioni. La diagnosi: L'esame clinico e, soprattutto, le indagini radiografiche sono fondamentali; in caso di dubbio, è possibile effettuare l'analisi del DNA per distinguere l'acondroplasia da altre osteocondrodisplasie. Esiste la possibilità di fare diagnosi prenatale per le coppie a rischio. Infatti, nelle coppie in cui uno dei genitori è affetto è possibile esaminare il DNA fetale per stabilire se il nascituro è sano o è affetto. Per fare questo è necessario che la donna in gravidanza si sottoponga a un prelievo di villi coriali o di liquido amniotico. Esiste una terapia: Non esiste ad oggi nessuna terapia in grado di guarire dall'ACP. Attualmente una delle possibilità per migliorare la qualità della vita dei pazienti è l'intervento ortopedico, per correggere la curvatura della schiena e per aumentare l'altezza. Nonostante la bassa statura, moltissime persone affette da ACP conducono una vita piena e soddisfacente, e i bambini affetti da ACP devono essere incoraggiati a fare altrettanto. Il motto dell'LPA (l'associazione americana delle persone affette da nanismo)è: Think Big! -(Pensa in Grande!)- L'intervento che permette di aumentare la statura consiste nell’allungamento chirurgico degli arti inferiori, che generalmente si può effettuare tra i 12 e i 16 anni. L'operazione mira ad allungare chirurgicamente le ossa del femore e della tibia, consentendo di "guadagnare" circa 20 centimetri in altezza. Questa operazione comporta un lungo periodo di immobilità ed un grosso carico fisico e psichico per il paziente e perciò la sua opportunità va valutata attentamente insieme al medico.
 
Di Sintomi (del 17/08/2007 @ 20:06:28 in Lettera R, visto n. 3708 volte)
La Sindrome di Rett è una malattia genetica che interessa prevalentemente le femmine e si ritrova con particolare frequenza (10%) tra le ragazze di età inferiore ai 14 anni affette da ritardo mentale profondo. Non tutte le bambine affetta dalla sindrome presentano il quadro completo della malattia, per cui accanto alle forme classiche (con sintomatologia e andamento caratteristici), sono state descritte varianti con sintomatologia attenuata, anticipata o differita, oppure con assenza di uno o più sintomi tipici. Come si manifesta: L' arresto dello sviluppo psicomotorio e dell' accrescimento della circonferenza cranica costituiscono i primi sintomi della malattia. Dopo uno sviluppo apparentemente normale, la malattia si manifesta nel primo/secondo anno di vita con una graduale perdita del linguaggio e delle abilità manuali, accompagnate da stereotipie delle mani (che ripetono uno stesso schema di movimenti anche senza ragione apparente), microcefalia (testa più piccola rispetto al resto del corpo) acquisita, rallentamento della crescita, convulsioni, atassia della marcia (disturbo di coordinazione della deambulazione) e del tronco (alterazioni del controllo del busto), disturbi respiratori (iperventilazione ed apnee), tratti autistici incostanti e comunque temporanei. Segue un periodo di regressione con perdita di interesse per l' ambiente e le persone, perdita di abilità manuali e linguistiche già acquisite, comparsa di movimenti ripetuti delle mani portate alla bocca o al petto (stereotipie tipo lavaggio, applauso, sfregamento, preghiera). Questi disturbi possono presentarsi lentamente in forma subdola o comparire in modo drammatico ed evidente. Dopo questo periodo di regressione, solitamente la malattia si stabilizza: le bambine recuperano le capacità di interazione sociale, ma possono intervenire altri disturbi neurologici (convulsioni, alterazioni respiratorie di origine centrale) e fisici (scoliosi, osteoporosi, stipsi, difficoltà alimentari). Come già detto la SR colpisce le femmine, nelle quali la malattia appare tra i 6 ed i 18 mesi di vita. Nei pochi casi di Rett maschile descritti, la sintomatologia non appare mai nella forma classica. Secondo alcuni autori nel maschio la malattia potrebbe manifestarsi in grado assai più grave, con decesso nel primo anno di vita, cosa che ne renderebbe ancora più problematico il riconoscimento. Le cause: Ci sono molti studi finalizzati alla ricerca genetica sulle cause della SR. Recentemente sono state identificate mutazioni del gene MECP2, localizzato sulla parte distale del cromosoma X (più precisamente nella zona Xq28). Nella stragrande maggioranza dei casi la mutazione, allo stato attuale delle conoscenze, appare in forma sporadica. Nei casi familiari, considerando l’ interessamento quasi esclusivo del sesso femminile e la letalità precoce nei maschi, resta valida l’ipotesi di una malattia a modalità di trasmissione dominante legata al cromosoma X. Secondo questa ipotesi, i maschi con la mutazione nel cromosoma X presenterebbero la malattia in forma molto più grave delle femmine (ricordiamo che i maschi hanno un solo cromosoma X, mentre le femmine ne possiedono una coppia); per questo motivo solo pochi maschi vivi presenterebbero la malattia. L’alterazione del gene MECP2 è stata identificata in circa l’80% delle femmine con diagnosi clinica, pertanto la diagnosi genetica è molto affidabile. Nel 20% dei casi restanti la diagnosi clinica può essere esatta, pur in assenza del marcatore genico. Resta anche da chiarire il motivo della distribuzione geografica della SR, a macchia di leopardo, con aree a forte prevalenza della malattia (le cosiddette aree Rett). Come si trasmette: Nelle casistiche fino ad oggi studiate la malattia generalmente appare in forma sporadica (ovvero non si ha l’evidenza di altre persone affetti o portatrici della malattia nella stessa famiglia). Esistono peraltro casi familiari molto più rari. Lo studio dei gemelli ha consentito di verificare una concordanza per la malattia pressoché sistematica nelle gemelle monozigoti ("gemelli identici") ed una discordanza assoluta in quelle eterozigoti. Esistono casi di trasmissione madre figlia e alcune famiglie nelle quali sono state identificate più femmine affette. Studi italiani e svedesi hanno messo in luce la presenza di progenitori comuni a differenti bambine appartenenti a famiglie in cui la malattia appariva sporadica. Gli stessi studi hanno inoltre osservato un tasso di consanguineità (parentela) più elevato in queste famiglie rispetto alla popolazione generale. Se è chiaro quindi che esiste una base genetica per la SR, non è chiaro quale siano le modalità precise di trasmissione ereditaria. La diagnosi: Prima di sottoporre le bambine ai test genetici è necessario porre una diagnosi clinica (o anche un sospetto). Per questo è importante che la bambina che presenta i sintomi della malattia sia vista da uno specialista che abbia familiarità con questo tipo di patologie. Sono stati sviluppati precisi criteri diagnostici di inclusione, di supporto e di esclusione che rendono relativamente facile la diagnosi di SR; la diagnosi, pur essendo più difficoltosa all'esordio e nelle forme varianti, è agevolata dalla conoscenza della storia naturale della malattia, che la rende assolutamente specifica e permette di differenziarla da patologie con sintomi simili (autismo, paralisi cerebrali atassiche, Sindrome di Angelman, malattie metaboliche). Esiste una terapia: Non esiste al momento una terapia specifica in grado di guarire le persone affette dalla SR. Esistono però terapie sintomatiche (antiepilettica, nutrizionale, riabilitativa) che possono mantenere e sviluppare le abilità residue e migliorare la qualità della vita delle bambine e delle famiglie. Per questo è molto utile la presa in carico precoce da parte di un'equipe multiprofessionale. L’Associazione Nazionale Genitori Bambine Sindrome di Rett potrà segnalarvi i centri di riferimento in Italia.
 
Di medicinasalute (del 27/02/2012 @ 20:04:37 in Lettera M, visto n. 852 volte)
si tratta di un processo in cui si ha conversione di un epitelio o di una mucosa in un epitelio stratificato squamoso
 
Di medicinasalute (del 29/03/2012 @ 20:03:15 in Lettera P, visto n. 350 volte)
è un processo infiammatorio cronico della laringe, costituito da un accrescimento dello spessore della mucosa in particolare quella delle corde vocali
 
Di salute (del 05/10/2007 @ 20:02:35 in Lettera A, visto n. 632 volte)
Interruzione della gravidanza prima che il feto sia in grado di sopravvivere autonomamente dalla madre. L'aborto può essere spontaneo o provocato. Il primo può essere causato da traumi, malformazioni, infezioni o malattie cardiache e renali della madre oppure da malformazioni del feto stesso. Con il riposo a letto, prolungato anche a tutta la durata della gravidanza, e la prescrizione di antispastici per evitare le contrazioni uterine, è spesso possibile evitare una buona percentuale di aborti spontanei. Attualmente si ritiene che alla base degli aborti ripetuti vi siano dei disturbi ormonali. Durante l'aborto spontaneo la placenta e il feto vengono espulsi contemporaneamente sotto l'azione delle contrazioni uterine. Dopo il terzo mese l'espulsione dell'uovo intero è sempre meno frequente e l'aborto assomiglia a un parto normale. Una volta che si è verificato l'aborto è necessario intervenire per evacuare la cavità uterina in caso di ritenzione, per evitare emorragie e infezioni. L'aborto provocato deve avvenire prima dei tre mesi dal presunto concepimento e può essere attuato se sussiste pericolo fisico o psichico per la salute della madre (aborto terapeutico) o in relazione alle condizioni (economiche, sociali e familiari) e alle circostanze (incesto o violenza carnale) in cui è avvenuto il concepimento. L'aborto terapeutico viene praticato dilatando lentamente il collo uterino per mezzo di laminarie o apposite spugne oppure rapidamente con dilatatori e procedendo al raschiamento dell'utero o all'aspirazione endouterina. In quest'ultimo caso l'interruzione di gravidanza viene definita aborto eugenetico. La legge n. 194 del 22 maggio 1978 che regola l'aborto in Italia, confermata anche da un referendum popolare, tende a una soluzione di compromesso tra il diritto alla vita del nascituro e l'equilibrio psicofisico e sociale della madre. Dalle oltre 200.000 interruzioni di gravidanza dei primi anni '80, il numero degli aborti si è stabilizzato attorno alle 140.000 unità all'anno (2000).
 
Di medicinasalute (del 05/07/2012 @ 19:55:57 in Lettera L, visto n. 222 volte)
Si tratta di cellule di grandi dimensioni polinucleate che si riscontrano nei granulomi tubercolari. Nella parte centrale, dove possono ritrovarsi anche bacilli tubercolari, è possibile riscontrare processi degenerativi; presenta nuclei disposti in maniera periferica
 
Di medicinasalute (del 05/03/2012 @ 19:54:41 in Lettera M, visto n. 261 volte)
Appartiene alle metiltransferasi che accelerano i processi di metilazione da parte delle endonucleasi di restrizione di specifici siti della sequenza del DNA
 
Di medicinasalute (del 03/03/2012 @ 19:53:14 in Lettera M, visto n. 291 volte)
Acetoino, composto chimico che si mostra come liquido incolore. Si viene a costituire in piccola quantità in seguito ad alcuni processi di fermentazione, tra cui quella alcolica.
 
Di medicinasalute (del 12/06/2012 @ 19:49:44 in Lettera M, visto n. 306 volte)
o polimiositi, gruppo di patologie in cui si ha infiammazione generalizzata del tessuto muscolare caratterizzata da un quadro di infiltrazione linfocitaria, di origine sconosciuta, si attiva con meccanismo autoimmune. Si hanno cinque principali di queste patologie:polimiosite primaria idiopatica, dermatomiosite, così chiamate le forme in cui viene coinvolto anche il tessuto cutaneo, primaria idiopatica, dermatomiosite o polimiosite associata a neoplasia, dermatomiosite o polimiosite infantile legata a vasculite, polimiosite o dermatomiosite legata a collagenopatia. Caratterizzate da una debolezza grave e simmetrica dei muscoli prossimali degli arti e del tronco, che si propaga ai muscoli faringei e laringei, accompagnata da dolore, spontaneo o causato da palpazione. Malattie legate a miosite sono la sarcoidosi, alcune malattie infettive (da toxoplasma, virus, spirochete) l'infezione da HIV e le sindromi eosinofile.
 
Di medicinasalute (del 27/06/2012 @ 19:47:10 in Lettera M, visto n. 208 volte)
Termine con il quale si indica una sostanza glicoproteica che è presente principalmente nel tessuto connettivo delle cartilagini e dell’osso così come nel tessuto connettivo cutaneo e sottocutaneo durante una condizione di ipotiroidismo. Ha sembianze simili al muco e si sviluppa in via transitoria durante i processi di riparazione in seguito ad un’infiammazione.
 
Di medicinasalute (del 27/06/2012 @ 19:46:41 in Lettera M, visto n. 251 volte)
È una malattia genetica autosomica recessiva chiamata anche malattia fibrocistica o fibrosi cistica. Quasi tutte le ghiandole esocrine sono interessate in maniera più o meno grave; queste producono un muco denso e viscoso e provocano con il tempo la distruzione fibrotica degli organi interessati. Il gene che lo causa si trova sul braccio lungo del cromosoma 7. è stato senz’altro dimostrato come, a livello patogenetico, nei pazienti affetti da questa malattia si riscontri un difetto nel riassorbimento elettrolitico, specie del cloro, a livello delle ghiandole sudoripare. La fibrosi cistica colpisce vari organi e principalmente il pancreas, ma anche l’intestino, l’apparato respiratorio e i polmoni. Il bambino affetto da questa malattia già dalle prime settimane di vita presenta addome voluminoso ipotrofia e arresto della crescita dovuti a diarrea cronica e malnutrizione, questo provoca con il tempo malassorbimento con steatorrea, enteropatia protido-disperdente, edema oncotico generalizzato; è possibile che si verifichi anche un’ostruzione intestinale precoce. Quanto alle malattie polmonari croniche in primis si presentano tosse e dispnea seguite da frequenti infezioni bronchiali e polmonari. La fibocistica si può diagnosticare già con l’amniocentesi e con lo studio dei villi coriali nelle gravidanze considerate a rischio. Un’accortezza per porre diagnosi è aumentare la concentrazione di sodio e cloro nel sudore (test del sudore), l'insufficienza pancreatica, l'interessamento polmonare cronico e la positività dell'anamnesi familiare. Può succedere che ai test del sudore risultino falsi positivi è quindi buon uso eseguire i test in laboratori specializzati. Nei casi dubbi, è necessario ripetere il test dopo aver seguito una dieta povera di sodio: in caso di malattia i valori non si modificano in maniera sostanziale. Un chiarimento per la diagnosi può essere il sondaggio duodenale dopo stimolazione pancreatico. Al momento la terapia, sostitutiva della secrezione pancreatica, consiste nell’assumere enzimi digestivi, di cloruro di sodio e di vitamine. È importante seguire poi una dieta ad alto contenuto calorico, iperproteico e con scarso apporto di lipidi. Importanti sono anche aerosol, mucolitici, drenaggi e quanto è necessario per liberare l'albero respiratorio; fisioterapia quotidiana con drenaggio posturale e ginnastica respiratoria; terapia antibiotica delle infezioni, che può essere continuativa in caso di cronicizzazioni infettive respiratorie. Oggi la prognosi risulta essere migliore rispetto al passto e i pazienti possono superare i 20 anni di età purchè la diagnosi sia precoce e la terapia adeguata.
 
Di salute (del 05/08/2010 @ 19:45:26 in Lettera O, visto n. 505 volte)
Osteotomia significa letteralmente “taglio di osso”. Lo scopo di questo intervento è quello di una ridistribuzione del carico passante attraverso l'articolazione ottenendo così un arto bilanciato con un carico simmetrico sia medialmente che lateralmente.
Durante questa operazione, si taglia l’osso e lo si sposta, al fine di traslare le forze pressorie da una parte all’altra. Comunemente si ricorre a questa procedura quando l’artrosi del ginocchio coinvolge un solo versante. Le zone sottoposte ad osteotomia sono la parte più distale del femore o quella più prossimale della tibia.
 
Di medicinasalute (del 24/02/2012 @ 19:44:49 in Lettera M, visto n. 241 volte)
Appartenente alla serie di idrocarburi saturi, di cui è il primo membro, il metano (CH4) è il principale componente del gas naturale; tende a presentarsi in condizioni ambientali inodore, incolore e infiammabile ed è in grado di formare con l’ossigeno miscele esplosive. Viene altresì prodotto durante il processo di decomposizione anaerobica della materia organica
 
Di salute (del 10/12/2009 @ 19:30:37 in Lettera S, visto n. 642 volte)
E' un tratto dilatato del canale alimentare, interposto tra l’esofago e l’intestino. E’ situato nella cavità addominale sotto il diaframma e occupa l’ipocondrio sinistro e una parte dell’epigastrio. In esso gli alimenti si accumulano e sostano temporaneamente per essere sottoposti all’azione digestiva del succo gastrico. La sua capacità media nell’adulto è di 1200 ml; in condizioni di media distensione ha una lunghezza di 29-30 cm ed un diametro traverso variabile da 10 a 5 cm, che decresce dalle porzioni prossimali a quelle distali. Lo stomaco ha una forma di sacca allungata con l’estremo prossimale espanso a cupola e posto in alto e a sinistra del piano sagittale mediano e l’estremo distale, irregolarmente conico, situato in basso e a destra. Il suo asse principale è verticale ma, nella sua porzione inferiore, si inflette verso destra facendosi dapprima orizzontale e quindi obliquamente ascendente in alto e indietro. Pertanto l’organo si presenta complessivamente incurvato con la concavità rivolta a destra, in alto e posteriormente. Presenta due orifizi, uno superiore o cardia (orifizio esofageo) e uno inferiore o piloro (orifizio duodenale). Si distinguono nello stomaco tre parti principali: il fondo, il corpo e la parte pilorica. Il fondo è la parte più alta dello stomaco che, foggiata a cupola, si adatta alla concavità del diaframma; si considera come limite convenzionale tra fondo e corpo un piano orizzontale passante per il cardia. Il corpo rappresenta la porzione più estesa dell’organo e fa seguito direttamente al fondo; ha forma cilindroconica e si dirige in basso quasi verticalmente, restringendosi; il limite convenzionale con la parte pilorica è segnato da una linea obliqua che dalla piega angolare raggiunge la grande curvatura. La parte pilorica, di aspetto irregolarmente conico, è diretta obliquamente in alto e a destra e forma con il corpo un angolo di circa 90°, terminando nel piloro. L’osservazione radiologica dello stomaco permette di distinguere tre parti principali a differente significato anatomofunzionale: una parte superiore che corrisponde al fondo, normalmente occupata da gas (bolla gastrica), la cui presenza svolge al contempo una funzione di regolazione della pressione endogastrica e una funzione di contenzione, impedendo il reflusso dallo stomaco nell’esofago; una parte media, corrispondente al corpo, caratterizzata da una vera e propria attività peristaltica, a funzione convogliatrice in direzione della parte antropilorica; una parte antropilorica, corrispondente alla parte pilorica che ha funzione evacuatrice in direzione del duodeno ed è caratterizzata da contrazioni concentriche della muscolatura con formazione temporanea di uno sfintere funzionale preantrale, con il compito di impedire il reflusso del contenuto (chimo) verso il corpo dello stomaco durante la fase espulsiva. A stomaco vuoto e retratto, la superficie interna del viscere si mostra sollevata in pieghe grossolane, pieghe gastriche, dirette prevalentemente secondo l’asse longitudinale dell’organo e anastomizzate tra loro in modo da formare un reticolo a maglie allungate. A stomaco disteso risultano meglio visibili sottili solchi della mucosa anastomizzati a rete, solchi permanenti, che delimitano su tutto l’ambito della superficie gastrica piccole aree di forma variabile, di diametro da 2 a 4 mm, dette areole gastriche. La superficie di tali aree presenta numerosi infossamenti, le fossette gastriche, nel cui fondo si aprono le ghiandole dello stomaco. La parete dello stomaco è formata da una tonaca mucosa, una sottomucosa e una muscolare, cui segue una tonaca sierosa (peritoneo). La tonaca mucosa, come si è visto, risulta sollevata in minuti rilievi poligonali denominati areole gastriche. Tale tonaca è formata, dall’interno verso l’esterno, da epitelio di rivestimento, lamina propria e muscolaris mucosae. L’epitelio di rivestimento si distende sulle creste gastriche e si porta sino ai fondi delle fossette gastriche. Le sue cellule sono alte, prismatiche, provviste di rari microvilli. Il nucleo si trova nella metà basale della cellula. Sotto il nucleo vi sono cisterne appiattite del RER (Reticolo Endoplasmico Rugoso), nonché mitocondri. Sui lati e al polo superiore del nucleo è localizzato il complesso di Golgi. Granuli a contenuto omogeneo occupano in gran numero l’area compresa tra complesso di Golgi e porzione apicale. Il secreto è formato da muco (proteoglicani neutri), che ricopre tutta la superficie interna dello stomaco, proteggendolo dall’azione degli enzimi proteolitici presenti nel lume e neutralizzando l’elevata acidità del contenuto gastrico. La lamina propria è formata da connettivo lasso, fasci di fibre collagene ed elastiche, con fibrociti, macrofagi, granulociti eosinofili e plasmacellule. Nella lamina propria si trovano capillari sanguigni (con endotelio provvisto di pori), quasi regolarmente giustapposti ai tubuli ghiandolari oppure all’epitelio di rivestimento. La lamina propria si distingue in parte connettivale, che forma l’asse delle creste gastriche, e in parte profonda, che accoglie i diversi tipi di ghiandole gastriche: cardiali, gastriche propriamente dette e piloriche. Le ghiandole cardiali (presenti per pochi centimetri dall’orifizio cardiale) sono del tipo tubulare composto; le cellule dei tubuli ghiandolari secernono glicoproteine neutre. Il secreto spinge il nucleo nel terzo basale delle cellule. Le ghiandole gastriche propriamente dette si trovano nella mucosa del fondo e del corpo dello stomaco. Sono del tipo tubulare semplice. Si aprono nei fondi delle fossette gastriche dove si trovano cellule indifferenziate, che provvedono al rimpiazzo delle cellule dell’epitelio di rivestimento e dei tubuli ghiandolari. La parete del tubulo al di sotto dello sbocco presenta tre tipi di cellule: cellule del colletto, cellule principali o adelomorfe, cellule di rivestimento o delomorfe e cellule endocrine (enterocromaffini). Le cellule indifferenziate, precedentemente nominate, sono localizzate nelle immediate vicinanze dello sbocco delle ghiandole, nella regione di confine tra tubuli ghiandolari ed epitelio del fondo delle fossette; il citoplasma è povero di organelli, il nucleo è posto nella parte media del corpo cellulare. Le cellule del colletto (poste nelle immediate vicinanze del collo delle ghiandole) sono caratterizzate da numerosi granuli di secreto (proteoglicani acidi) posti nella parte apicale della cellula; il nucleo si trova nel terzo basale. Le cellule adelomorfe sono alte, prismatiche, con il nucleo posto nella parte media del corpo cellulare; presentano nella parte basale il RER e il complesso di Golgi ben evidente, nella parte apicale granuli di secreto. Secernono pepsinogeno (precursore della pepsina) e rennina, una proteasi che digerisce le proteine del latte. Le cellule delomorfe hanno un collo assottigliato ed un corpo voluminoso che sporge alla superficie esterna del tubulo; sono ricche di mitocondri, RER e REL (Reticolo Endoplasmico Liscio); il complesso di Golgi è spesso localizzato tra il nucleo e la superficie della cellula volta verso la membrana basale. La membrana apicale continua direttamente in canalicoli intracellulari (capillari di secrezione intracellulari) che presentano alla loro superficie interna un gran numero di microvilli. Le cellule delomorfe riversano il loro prodotto di secrezione (HCl) entro questi canalicoli che quindi facilitano la secrezione, in quanto aumentano la superficie secernente. Si ritiene che il luogo di formazione dell’HCl sia la membrana plasmatica che delimita i canalicoli; il grande numero di mitocondri fornisce alla cellula l’energia necessaria per il trasporto attivo di ioni. Le cellule delomorfe secernono anche il fattore intrinseco, una glicoproteina capace di legare la vitamina B12 presente negli alimenti, rendendola assorbibile a livello dell’intestino tenue. Le cellule endocrine più numerose sono le enterocromaffini, che producono serotonina capace di stimolare la contrazione della muscolatura liscia. Sono ricche di granuli e presentano un apparato di Golgi ed un RER sviluppati. Altri tipi di cellule endocrine producono altri ormoni, per esempio la gastrina. Le ghiandole piloriche sono del tipo tubulare composto e secernono glicoproteine neutre; tra esse si trovano cellule endocrine del tipo G secernenti gastrina e enterocromaffini secernenti serotonina. La gastrina ha soprattutto la funzione di stimolare la secrezione di HCl da parte delle cellule delomorfe delle ghiandole gastriche propriamente dette. La muscolaris mucosae dello stomaco consiste di due strati, uno circolare (interno) ed uno longitudinale (esterno). La sua contrazione favorisce la fuoriuscita del secreto dai tubuli e dalle fossette. La tonaca sottomucosa aderisce intimamente alla mucosa e più lassamente alla muscolare, è costituita da tessuto connettivo lasso con fibre elastiche e cellule adipose. La tonaca muscolare è particolarmente spessa in tutta la parete dello stomaco. Tra lo strato longitudinale esterno e quello circolare interno si interpone uno strato di fibre oblique; queste sono poste alla superficie interna dello strato circolare e si aprono a ventaglio dall’incisura cardiale verso la grande curvatura. Nella regione pilorica è sviluppato lo strato circolare che, a livello del passaggio tra piloro e duodeno, forma lo sfintere pilorico che solleva le tonache sottomucosa e mucosa in un rilievo pseudovalvolare. La tonaca sierosa è data dal peritoneo costituito dal mesotelio e da uno strato sottomesoteliale di connettivo denso, uniti alla tonaca muscolare da una sottosierosa.
 
Di medicinasalute (del 10/05/2012 @ 19:28:55 in Lettera M, visto n. 315 volte)
Tra le malattie dell’apparato respiratorio l’asma è una delle patologie più frequenti tra gli italiani; anche la bronchite cronica e l’enfisema sono classificate come malattie dell’apparato respiratorio e provocano invalidità tra i fumatori; mentre la fibrosi polmonare rappresenta un problema crescente e il tumore del polmone rappresenta una questione oncologica di grande a causa dell’assenza di soluzioni terapeutiche soddisfacenti. La prevenzione è l’approccio principale per riuscire a controllare queste patologie come il tumore del polmone, la bronchite cronica e l’enfisema. La collaborazione del paziente è uno dei punti fondamentali della terapia dell’asma, che porta a buoni risultati solo con una costante educazione su i fattori di rischio, il corretto impiego dei farmaci antiasmatici e il controllo delle riacutizzazioni. I principali sintomi sono la dispnea, il dolore toracico; l’espettorato e la tosse. I principali disturbi dell’apparato respiratorio sono l’ asma,la bronchiolite, la bronchite, l’embolia polmonare, l’enfisema polmonare; la fibrosi polmonare; l’insufficienza respiratoria, la sindrome delle apnee notturne, la tubercolosi e i tumori del polmone
 
Di medicinasalute (del 06/12/2011 @ 19:22:22 in Lettera B, visto n. 1778 volte)
Disturbo che causa uno schiacciamento dei processi spinosi della IV e V vertebra lombare, vertebre adiacenti, e di conseguenza la colonna vertebrale è poco mobile e si hanno dolori lombari durante i movimenti.
 
Di riccardo (del 02/06/2014 @ 19:20:54 in Lettera K, visto n. 149 volte)
Elementi cellulari del fegato che presentano forma di stella e che sono situati negli spazi linfatici che separano i capillari sanguigni dalle cellule epatiche. Sono compresi nel sistema reticoloendoteliale e possiedono una spiccata attività fagocitaria nei confronti a esempio di frammenti di eritrociti detriti cellulari in genere e batteri. Contribuiscono anche alla regolazione della pressione all'interno dei sinusoidi agendo come dei microsfinteri e diminuendone il lume quando necessario. Hanno poi un'importanza specifica nell'elaborazione della bilirubina.
 
Di medicinasalute (del 16/04/2012 @ 19:14:53 in Lettera Q, visto n. 513 volte)
Si tratta di un antibiotico naturale, del gruppo delle streptogramine, che blocca la sintesi proteica. È efficacie nei confronti dei batteri Gram-positivi come ad esempio lo Streptococcus pneumoniae, mentre è batteriostatico(ritarda o inibisce lo sviluppo dei batteri) solo verso gli enterococchi.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 19:13:41 in Lettera A, visto n. 2085 volte)
Composto organico che contiene contemporaneamente uno o più gruppi amminici -NH2 e uno o più gruppi carbossilici -COOH. È il componente essenziale delle proteine; ha grande importanza nella costituzione biochimica dei tessuti dell'organismo umano e, di conseguenza, nell'alimentazione. Un amminoacido può esistere in due forme, levogira o destrogira. Contiene chimicamente gli stessi elementi, nella stessa quantità e sequenza, ma una forma è speculare rispetto all'altra. Viene prodotto alla fine del processo di digestione delle proteine grazie ai fermenti pepsina, tripsina ed erepsina. Gli otto amminoacidi essenziali che l'organismo non può sintetizzare, e che deve ricevere dalla digestione, sono triptofano, fenilalanina, lisina, treonina, valina, leucina, isoleucina e metionina. Per i bambini risultano essenziali anche arginina e istidina. L'organismo sintetizza anche altri amminoacidi che si dicono non essenziali. Dei ventuno amminoacidi naturali principali si possono ricordare l'alanina, l'argirina, l'acido aspartico, la cisteina, la cistina, l'acido glutammico, la glicocolla, l'istidina e la tirosina. Gli aminoacidi non servono solo nell'anabolismo muscolare; alcuni di essi vengono anche utilizzati a fini energetici. Il processo (gluconeogenesi) per il quale alcuni amminoacidi vengono trasformati in glucosio (poi usato come fonte energetica) dipende dall'intensità del lavoro e dalla durata: in un lavoro leggero di circa 40' solo il 4% dell'energia proviene dalle proteine, mentre in un lavoro intenso della stessa durata si arriva a un contributo del 15%; dopo 4 ore di lavoro leggero ben il 45% del glucosio liberato dal fegato proviene dalle proteine. Aminoacidi ramificati Sono tre aminoacidi (isoleucina, leucina, valina) che per la loro struttura vengono detti a catena ramificata; hanno una particolare importanza nella sintesi proteica e sono coinvolti nel processo per cui si ottiene energia dalle proteine.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 19:08:00 in Lettera A, visto n. 747 volte)
Processo di eliminazioni di amilasi mediante le urine.
 
Di salute (del 10/12/2009 @ 19:05:40 in Lettera F, visto n. 2315 volte)
Centro primario e più importante di un processo patologico. Termine usato in medicina per indicare processi patologici localizzati e circoscritti che fanno sentire la loro azione dannosa su tutto l'organismo. Tali sono per esempio i focolai di infezione cronica che si possono instaurare a livello delle tonsille o delle radici dei denti, e che possono causare danni a livello del cuore o del rene. Si parla di foci infiammatori per esempio nel caso delle tonsille o di granulomi apicali dentari che fungano da zona di permanenza di processi infiammatori cronici e latenti, dalla quale sono immesse nel circolo sanguigno o linfatico minime cariche batteriche. Talvolta si usa il sinonimo focolaio.
 
Di maxmong (del 24/10/2013 @ 19:01:49 in Lettera E, visto n. 201 volte)
Si definisce enterocele la protrusione o erniazione del piccolo intestino e del peritoneo nello spazio tra retto e vagina (tasca del Douglas) responsabile il più delle volte di compressione sul retto con conseguente stipsi. In caso di stipsi ostruttiva (SOD o Sindrome da Ostruita Defecazione)la terapia è prevalentemente chirurgica e dovrebbe essere preceduta da opportuna terapia con catartici.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 19:01:13 in Lettera A, visto n. 483 volte)
Il più importante idrato di carbonio vegetale di riserva, di formula (C6H10O5)n. Formato da due polisaccaridi, l'amilosio, che ne costituisce il 20% circa ed è solubile in acqua, e l'amilopectina, insolubile, è il prodotto finale dell'attività clorofilliana, ottenuto dalla policondensazione di D-glucosio; dal cloroplasto che lo ha prodotto, emigra negli organi di riserva (radici, tuberi, semi ecc.) e costituisce la principale scorta di cibo delle piante. L'amido è una delle principali fonti energetiche nell'alimentazione umana. La trasformazione dell'amido all'interno del corpo umano si realizza in fasi successive. La prima avviene nel cavo orale a opera della diastasi (enzima della ptialina contenuta nella saliva) che trasforma l'amilosio in maltosio e l'amilopectina in parti uguali di maltosio e destrina. Quando quest'ultima raggiunge lo stomaco, viene anch'essa trasformata in maltosio dai succhi gastrici e, insieme a quello prodotto dall'idrolisi con la diastasi, subisce un'ulteriore trasformazione in glucosio, che viene in parte inviato al fegato sotto forma di glicogeno. È quest'ultima sostanza che, analogamente all'amido per gli organismi vegetali, svolge la funzione di scorta alimentare nel corpo umano. Nell'industria, l'amido estratto da tuberi (soprattutto patate, dalle quali si ottiene la fecola) e da semi (come mais e riso), viene trasformato con procedimenti analoghi a quelli naturali per produrre destrina (utilizzata come collante) e glucosio.
 
Di maxmong (del 24/10/2013 @ 18:55:31 in Lettera E, visto n. 189 volte)
Fuoriuscita dall'ano della parete anteriore del retto prolassato spinta dalle anse intestinali. Nelle forme lievi questo avviene solamente con lo sforzo per l'evacuazione. Nelle forme più gravi il retto tende a fuoriuscire costantemente dal margine anale causando incontnenza fecale, infiammazione della parete rettale, ulcerazioni e sanguinamento. La terapia, nelle forme più gravi è chirurgica.
 
Di medicinasalute (del 08/05/2012 @ 18:52:46 in Lettera M, visto n. 213 volte)
consiste in una riduzione di consistenza dei tessuti che appaiono deboli e caratterizzati da una perdita di tonicità. Si possono distinguere la malacìa del cuore ovvero un rilassamento e cedimento della zona del miocardio che è la sede di infarto, oppure si parla di malacìa ossea, odosteomalacia, per definire le alterazioni ossee dovute ad una non perfetta osteogenesi o a processi degenerativi
 
Di riccardo (del 20/02/2014 @ 18:51:53 in Lettera S, visto n. 86 volte)
Branca della medicina che si occupa dei segni che consentono di riconoscere le malattie e i relativi metodi per rilevarli. Vengono distinte una semeiòtica fisica (ispezione, palpazione, percussione, ascoltazione) e una semeiòtica funzionale. Quest'ultima studia le condizioni di funzione di organi e apparati, utilizzando spesso delle prove funzionali; impiega inoltre ricerche di laboratorio applicate alle diagnosi, come le analisi di laboratorio e tecniche diagnostiche speciali, come radiologia, elettrocardiografia, endoscopia, ecografia, TAC ecc.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 18:51:41 in Lettera E, visto n. 100 volte)
Il più esterno dei tre foglietti embrionari, da cui nascono alcuni degli annessi embrionali e successivamente gli organi destinati ai rapporti con l'ambiente esterno, come l'epidermide e i suoi annessi, e il sistema nervoso. Nell'uomo compare nella terza settimana nel corso dell'embriogenesi. Una volta formato l'endoderma e il mesoderma intraembrionale, l'epiblasto assume la denominazione di ectoderma, rappresentando quindi l'ultimo dei tre foglietti del disco trilaminare embrionale. Dall'ectoderma vengono generati l'epidermide della pelle e sue strutture derivate, rivestimento epiteliale interno della bocca e del retto, recettori sensoriali epidermici, cornea e cristallino, midollare surrenale, smalto dei denti, ossa dermiche e infine tessuto nervoso,per mezzo del processo detto di neurulazione.In particolar modo verso il 18º giorno di sviluppo embrionale, il mesoderma porta parte dell'ectoderma sovrastante a differenziarsi in cellule neuroepiteliali cilindriche pseudostratificate, ossia il neuroectoderma, che andrà a costituire la piastra neurale (o placca) che darà originerà i diversi sistemi nervosi. Un difetto nella maturazione di questo foglietto embrionale può diventare una displasia ectodermica, ovvero in una variabile malformazione congenita che può colpire uno o più tessuti derivanti dall'ectoderma.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 18:49:23 in Lettera A, visto n. 499 volte)
Fu descritta per la prima volta dal neurologo Alois Alzheimer nel 1907 (malattia di Alzheimer-Perusini). Si tratta di una grave degenerazione del tessuto cerebrale, processo lento, progressivo ma inarrestabile che provoca la perdita delle capacità intellettive, con conseguente grave menomazione della vita sociale e affettiva. Costituisce il 60% di tutte le demenze, colpisce (tranne rari casi) dopo i sessant'anni e la sua evoluzione fino agli stadi più gravi può durare dagli 8 ai 15 anni; ne è colpito il 5% dei sessantenni e circa la metà delle persone oltre gli 85 anni. La malattia, i cui sintomi iniziali sono decadimento mnemonico, turbe dell'orientamento e perdita delle capacità cognitive, è caratterizzata da una progressiva necrotizzazione delle cellule cerebrali corticali, con lesione dei centri preposti al pensiero (ippocampo) e al raziocinio (corteccia). Le cause non sono ancora state chiarite. Gli studi della malattia hanno evidenziato che il meccanismo potrebbe essere legato a difetti genetici. A eccezione di alcune rare forme familiari (FAD), che sono chiaramente ereditarie, non c'è però alcuna conferma che la malattia si trasmetta ai figli. Attualmente non esiste una cura.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 18:49:01 in Lettera E, visto n. 102 volte)
Dilatazione uniforme, di natura congenita o acquisita, del lume di un vaso o di un organo cavo. Quella acquisita trae origine da un ostacolo al deflusso delle secrezioni (ad esempio, calcoli nelle vie biliari o urinarie, nel pancreas, corpi estranei nel tubo gastroenterico), oppure da processi degenerativi delle pareti (come bronchiectasie, arteriosclerosi).
 
Di riccardo (del 17/02/2014 @ 18:48:16 in Lettera S, visto n. 81 volte)
Detto anche scrofolosi, è un processo infiammatorio di natura tubercolare riguardante le ghiandole linfatiche e spesso anche le articolazioni e le ossa. Colpisce con piùfrequenza i bambini e raramente gli adulti. Si manifesta localmente con i seguenti sintomi: tumefazione, calore, dolore, evolvendo in ascesso freddo, che tende a fistolizzarsi verso l'esterno. Le sedi elettive sono le regioni che presentano un maggior numero di linfonodi: il collo, l'ascella, l'inguine.
 
Di riccardo (del 02/06/2014 @ 18:48:12 in Lettera K, visto n. 88 volte)
Farmaco usato com vasodilatatore che agisce come antagonista dei recettori S2 della serotonina. Tra i principali effetti si riscontra anche una riduzione dell' aggregazione piastrinica. E stata impiegata nel trattamento della malattia di Raynaud e come antipertensivo. Tra gli effetti collaterali che si verificano nel caso di dosi elevate possono manifestarsi confusione mentale, vertigini, secchezza delle fauci e delle congiuntive, dispepsia allungamento del tratto ST all elettrocardiogramma, sonnolenza e cefalea.
 
Di medicinasalute (del 16/06/2012 @ 18:47:49 in Lettera M, visto n. 289 volte)
È una valvola cardiaca bicuspide cioè a due cuspidi, detta anche valvola mitrale o bicuspidale; unisce atrio e ventricolo sinistri regolando il flusso sanguigno dall'atrio al ventricolo. Le basi delle cuspidi sono collegate a un anello fibroso che le ancora all'ostio mitralico; lisce sulla superficie rivolta verso l'atrio, ricevono sui loro margini liberi e sulle facce ventricolari le inserzioni delle corde tendinee. La valvola mitrale può essere sede di processi patologici può causare gravi malattie come l'insufficienza mitralica, il prolasso mitralico, la stenosi mitralica.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 18:47:40 in Lettera E, visto n. 93 volte)
Tecnica diagnostica che registra l'elettrocardiogramma durante l'esecuzione di un determinato sforzo fisico e non in condizioni di riposo assoluto, come avviene per l'elettrocardiogramma standard o basale. Solitamente l'elettrocardiogramma da sforzo viene registrato mentre il soggetto mette in azione un cicloergometro (una sorta di bicicletta da camera) con carichi di lavoro crescenti e controllati. In questo modo viene esaminato il comportamento del cuore in situazioni di stress e si può definire a quale livello si manifestano eventuali alterazioni di tipo ischemico, indipendentemente dall'insorgenza di una sintomatologia di tipo anginoso. La prova da sforzo è considerata "positiva" (cioè patologica) nel momento in cui compaiono alterazioni elettrocardiografiche oppure quando si è necessaria l'interruzione della prova prima del raggiungimento dei carichi massimali previsti (per età, sesso ecc.), a causa dell'insorgenza di tachicardia eccessiva, disturbi soggettivi ecc. L'elettrocardiogramma da sforzo è particolarmente utile sia nelle procedure di screening delle cardiopatie ischemiche (con una sensibilità nettamente aumentata rispetto al semplice elettrocardiogramma) sia nella valutazione della funzionalità cardiaca dei pazienti che soffrono di coronaropatia (anginosi, soggetti con pregresso infarto del miocardio): nei pazienti affetti da angina postinfartuale, con l'elettrocardiogramma da sforzo consente di definire con precisione il grado di attività fisica residua (ossia che il soggetto può ancora svolgere senza accusare disturbi) e fornire quindi precise indicazioni all'intervento di by-pass aortocoronarico.
 
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 18:47:28 in Lettera R, visto n. 136 volte)
Complesso dei processi vitali degli organismi animali e vegetali che consente l'utilizzo dei composti naturali con lo scopo di produrre energia e nuova sostanza organica, eliminando nel contempo le sostanze prodotte e inutilizzabili. In senso stretto, in fisiologia,è sinonimo di metabolismo. Le malattie del ricambio sono quelle che più o meno direttamente hanno origine dall'alterata funzionalità biochimica dell'intero organismo o di alcuni suoi organi, in particolare del metabolismo cellulare; comprendono diabete, gotta, lipoidosi, diverse forme di obesità o di magrezza, alterazioni percentuali nei liquidi organici di alcuni composti normalmente in circolo (come ad esempio, ossaluria, alcaptonuria, emocromatosi ecc.).
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 18:46:18 in Lettera E, visto n. 106 volte)
Grafico che serve a riprodurre le variazioni elettriche che si verificano durante la contrazione cardiaca. Schematicamente è composto da tre onde positive (dirette superiormente rispetto alla linea isoelettrica di base), P, R e T, e da due onde negative Q, S (dirette inferiormente). Il tracciato elettrocardiografico ha origine con un'onda positiva P, corrispondente all'attivazione degli atri, a cui segue una breve linea che può inflettersi nell'onda negativa Q; a questa fa seguito un'altra onda R, poi l'onda negativa S: l'insieme delle onde Q, R, S va a costituire il complesso ventricolare, che esprime lo stato di eccitamento del miocardio ventricolare; l'onda T e il tratto S-T corrispondono alla fase di ripolarizzazione delle cellule miocardiche, in seguito all'avvenuta contrazione. Dopo l'onda T si osserva talvolta un'onda U. per quanto riguarda la diagnosi, l'elettrocardiogramma rappresenta l'indagine clinica di maggior importanza nella diagnostica cardiologica. Grazie alle informazioni che fornisce è infatti possibile individuare la presenza di disturbi del ritmo cardiaco, o della propagazione dell'impulso elettrico che causa la depolarizzazione delle fibre muscolari (alterazioni della conduzione), e di alterazioni miocardiche dovute a sofferenza ischemica (coronaropatie). Nel primo caso, anziché la normale sequenza degli eventi elettrici a intervalli regolari e costanti, possono essere osservati battiti prematuri, ectopici, più o meno normali sotto il profilo morfologico, oppure alterazioni più complesse del ritmo. I disturbi a carico della conduzione dell'impulso lungo il tessuto di conduzione portano a precise alterazioni elettrocardiografiche. La particolare morfologia dell'onda elettrica permette di rilevare alterazioni della diffusione dello stimolo, localizzate in una o più delle branche nelle quali il tessuto di conduzione si dirama a livello dei ventricoli. Infine, l'elettrocardiogramma consente di individuare eventuali disturbi dell'irrorazione sanguigna miocardica (insufficienza coronarica), che causano alterazioni della fase di ripolarizzazione, ossia del recupero dopo l'avvenuta depolarizzazione delle cellule. nel caso di ischemia del miocardio, il tratto S-T appare alterato, con sopra- o sottoslivellamento rispetto alla linea di base. Anche nell'infarto del miocardio l'elettrocardiogramma mostra tipiche alterazioni. Per questa malattia, infatti, rappresenta l'esame diagnostico per eccellenza. L'elettrocardiogramma si presenta alterato sia nella fase acuta della malattia infartuale, con comparsa delle caratteristiche "onde di lesione" (slivellamenti del tratto S-T), sia nella fase postacuta, evidenziando le "onde di necrosi", segno dell'avvenuta morte di una porzione di cellule miocardiche. Infine l'elettrocardiogramma è indicato per valutare lo stato di salute del muscolo cardiaco (per esempio, nella malattia arteriosclerotica, nell'ipertensione arteriosa) o per evidenziare particolari disturbi metabolici, come gli squilibri elettrolitici, intossicazione da digitalici.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 03/12/2013 @ 18:45:53 in Lettera T, visto n. 173 volte)
L'insieme dei fenomeni generali e locali che precedono l'espulsione del feto costituisce il travaglio di parto. L'inizio del travaglio è distinguibile per la presenza di contrazioni uterine (dolori o doglie) che devono essere riconosciute come "valide" dalla donna in quanto susseguentisi a intervalli regolari (misurabili con un orologio) e poiché diventano più forti e più prolungate con il passare del tempo. L'intensità del dolore dipende dal rapporto esistente tra pelvi della madre e grossezza del nascituro, dalla qualità e dalla forza delle contrazioni e dalle condizioni fisiche ed emotive della donna. Pochissime sono le donne che non provano alcun dolore durante questo primo periodo. Ogni contrazione inizia con un graduale crescendo di intensità e il massimo dell'intensità (acme) è seguito da una caduta rapida del dolore. La contrazione, tuttavia, è al suo apice molto prima che sia avvertito il dolore. Nell'utero di una donna gravida a termine, il feto assume una posizione verticale con la testa rivolta in basso, nel 95% dei casi: questa situazione preferenziale è determinata dall'adattamento del feto alla cavità uterina, che ha una forma ovoidale con un grosso polo in alto e uno piccolo in basso. Prima di giungere all'esterno il feto deve procedere attraverso un canale muscolo-elastico (canale del parto), costituito dal segmento inferiore dell'utero (che corrisponde all'istmo dell'utero non gravido), dal collo dell'utero, dalla vagina e dalla vulva. L'ultimo ostacolo del canale muscolo-elastico è costituito dall'anello vulvare, che deve spesso subire, soprattutto nella donna alla prima gravidanza, un allargamento mediante un'incisione chirurgica (episitomia) per agevolare il passaggio della testa del feto. Il piccolo bacino non è di solito un ostacolo alla progressione del feto, che però è obbligato a compiere determinati movimenti per adattarsi alla sua conformazione. Quando il piccolo bacino è viziato, cioè i suoi diametri o la sua forma si allontanano da quelli normali, il parto può diventare molto difficoltoso o addirittura impossibile, per cui è necessario ricorrere al taglio cesareo. I fenomeni dinamici del parto sono dovuti alle modificazioni che subisce il canale del parto: nel periodo prodromico si ha una distensione del segmento inferiore, una dilatazione dell'orifizio uterino interno, del canale cervicale e un appianamento del collo uterino con formazione del canale cervicale; si ha spesso la perdita del tappo mucoso. Le contrazioni sono di modesta entità, si presentano ogni 10-15 minuti e durano 30-40 secondi. Nel periodo dilatante la bocca uterina si dilata fino a permettere il passaggio della testa fetale; le membrane che avvolgono il liquido amniotico, in cui è immerso il feto, si distaccano dal segmento inferiore; questo si espande formando la borsa delle acque, che successivamente si rompe. La durata del parto varia moltissimo secondo le circostanze nelle quali si svolge. Il periodo dilatante dura generalmente 6-10 ore nelle primipare, meno nelle pluripare, mentre il periodo espulsivo, caratterizzato dall'estensione della vagina, del piano perineale e dell'anello vulvare e, alla fine, dall'espulsione del feto, dura da 30 minuti a 2-3 ore. Il periodo del secondamento comprende l'espulsione della placenta e delle membrane. Un particolare tipo di parto è quello che utilizza l'anestesia peridurale, caudale o spinale, mediante iniezione di novocaina nell'interno della colonna vertebrale, con conseguente blocco delle fibre nervose e insensibilità della regione vaginale.
 
Di medicinasalute (del 26/05/2012 @ 18:38:18 in Lettera M, visto n. 189 volte)
si dice di ghiandola che sintetizza i suoi prodotti senza rilasciare citoplasma e membrana all’esterno; la ghiandola olocrina è invece l’opposto
 
Di medicinasalute (del 03/04/2012 @ 18:37:03 in Lettera N, visto n. 248 volte)
È un idrocarburo aromatico la cui struttura risulta composta da due anelli aromatici condensati. A temperatura ambiente i presenta sotto forma di solido cristallino bianco che evapora facilmente; trova impiego come antitarme e nell’industria di coloranti.
 
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 18:36:49 in Lettera R, visto n. 108 volte)
Processo attraverso cui una raccolta liquida, formatasi in una cavità organica o patologica, è assorbita nel circolo sanguigno o linfatico.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/11/2013 @ 18:35:28 in Lettera O, visto n. 110 volte)
processo che porta alla formazione del gamete femminile, cioè della cellula uovo. I gameti sono caratterizzati da un numero di cromosomi corrispondente alla metà del numero normale (46 per la specie umana); si formano attraverso un tipo particolare di divisione cellulare, detto meiosi (vedi gametogenesi). La meiosi inizia prima della nascita, con la formazione di centinaia di migliaia di ovociti di primo ordine, che rimangono inattivi nelle ovaie fino alla pubertà. Con il raggiungimento della maturità sessuale, ogni mese una di queste cellule completa la divisione meiotica, dando origine all'ovocito di secondo ordine, che viene liberato con l'ovulazione.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 18:35:10 in Lettera A, visto n. 513 volte)
Sale costituito da solfati doppi di metalli monovalenti e trivalenti. I metalli trivalenti possono essere alluminio, cromo, manganese, ferro, cobalto, titanio, vanadio, rodio, gallio, indio, iridio. Il più noto e tipico degli allumi è l'allume di rocca o potassico, che è il solfato doppio di alluminio e potassio; viene utilizzato come astringente, emostatico e caustico.
 
Di bob (del 13/01/2012 @ 18:34:36 in Lettera U, visto n. 436 volte)
Composti organici che si formano nel corso del processo di produzione dell’eme (composto chimico derivante dall'unione delle porfirine con ferro bivalente). La presenza di uroporfirine negli escreti riveste un significato patologico, mentre nella vita embrionale rappresenta il primo pigmento costituito come substrato fondamentale per la produzione di globuli rossi.
 
RIA
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 18:33:47 in Lettera R, visto n. 103 volte)
Sigla di Radio Immuno Assay, test radioimmunologico che viene eseguito per determinare quantità anche piccolissime di sostanza. Nella forma più semplice si fa reagire l'antigene da determinare con l'anticorpo specifico (procurato attraverso immunizzazione in animale) precedentemente legato a un radioisotopo del quale verrà valutata l'irradiazione una volta avvenuta la reazione antigene-anticorpo. Questo consente di misurare la quantità di antigene presente e di discriminare da un punto di vista qualitativo il tipo di antigene (ormone, proteina, enzima, DNA ecc.).
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 18:32:41 in Lettera A, visto n. 598 volte)
Il primo e più grosso dito del piede, costituito da due falangi. Alluce valgo Deviazione dell'alluce verso l'esterno. A causa della lussazione dei sesamoidi (due ossicini che funzionano come binari per l'articolazione dell'alluce), la deviazione laterale dell'alluce (che causa anche la deformazione a martello del secondo dito del piede) provoca una borsite da sfregamento contro la scarpa; in genere il processo degenera con alterazioni artrosiche. Se s'interviene per tempo, l'uso di un plantare può congelare la situazione, anche se ovviamente non può farla regredire alla normalità. Spesso solo l'intervento chirurgico risolve completamente il problema. Alluce varo Deviazione dell'alluce verso l'interno.
 
Di Sintomi (del 16/11/2007 @ 18:32:21 in Lettera F, visto n. 26317 volte)
Il fibroma è un tumore quasi sempre benigno, formato da tessuto connettivo fibroso. Si definisce fibroma se è povero di cellule e ricco di fibre. Se invece ha molti fibroblasti e istiociti e poche fibre si definisce fibroma molle. La formazione di un fibroma può avvenire in sedi molto varie; in particolare, nel periostio (a livello della mascella, dell'occipitale, delle vertebre, delle costole, dello sterno e del femore) o nell'utero, a livello del miometrio. All'interno del fibroma possono formarsi delle cisti, oppure si possono avere processi di calcificazione, cioè un progressivo arricchimento in sali di calcio che conferiscono una certa rigidità alla formazione tumorale. A volte, in seno al fibroma coesistono altri elementi sempre di natura muscolare o adiposa: in tal caso si parla di fibromiomi o fibrolipomi. Il fibroma dell’utero si localizza a livello del tessuto muscolare che forma la parete di quest’organo. Può svilupparsi in posizioni differenti: a livello del corpo o del collo dell’utero, sporgente verso la cavità interna o sporgente verso la superficie esterna. I fibromi uterini hanno dimensioni variabili: alcuni hanno un diametro di pochi millimetri, altri occupano tutta la cavità dell'addome. Il fibroma in genere si manifesta nelle donne di età compresa tra i 30 e i 45-55 anni, cioè fino all’età della menopausa. Risulta particolarmente frequente tra le donne che non hanno mai partorito. I fibromi uterini possono essere asintomatici; in genere, però, producono come primo sintomo una variazione del flusso mestruale, che si fa più abbondante, e piccole emorragie, soprattutto in concomitanza con l’ovulazione. Quindi, gli episodi emorragici divengono più numerosi; compaiono dolore e altri disturbi, in genere dovuti alla compressione dei tessuti e degli organi circostanti (come la vescica, il retto e gli ureteri). La presenza di un fibroma non rende impossibile una gravidanza; questo tumore, però, se è di notevoli dimensioni può comunque generare complicazioni quali rischio di aborto o di parto prematuro, errata posizione del bambino e difficoltà dell’utero a contrarsi durante il parto. Nel caso di fibromi uterini di piccole dimensioni, non si procede a un’asportazione chirurgica, ma si può trattare la paziente con farmaci ad azione ormonale ed emostatica (che cioè tendono a bloccare localmente il flusso del sangue), in modo da limitare lo sviluppo del tumore o da allontanare il più possibile il ricorso all’intervento chirurgico. Quando è necessario effettuare l’intervento chirurgico (spesso questa circostanza si verifica in previsione di una gravidanza), si procede all'asportazione del solo fibroma, o, nei casi più gravi in cui la formazione tumorale è di notevoli dimensioni, si effettua un’isterectomia, cioè un’asportazione totale dell’organo colpito.
 
Di medicina (del 15/09/2007 @ 18:30:10 in Lettera M, visto n. 506 volte)
La meiosi è il processo di divisione cellulare con cui vengono generati i gameti, ossia le cellule prodotte dalle gonadi (ovaie nella donna, testicoli nell'uomo). A differenza della meiosi, in cui le due cellule figlie conservano per intero il corredo cromosomico della cellula madre (46 cromosomi; forma diploide), con la mitosi le cellule figlie ne ricevono metà (23 cromosomi; forma aploide). In questo modo la cellula ottenuta dalla fecondazione ha un contenuto cromosomico costante (risultante dall'unione dei cromosomi di uovo e spermatozoo), ma varia grazie al riassortimento del materiale genetico ottenuto da due cellule differenti. Il nuovo individuo avrà così un patrimonio genetico derivante per metà dalla madre e per metà dal padre. Nell'uomo le cellule aploidi specializzate sono i gameti: l'uovo, prodotto dall'organismo femminile, è una cellula di dimensioni maggiori e non mobile, mentre lo spermatozoo, prodotto dall'organismo maschile, è più piccolo ed è in grado di muoversi. Queste cellule sono nettamente differenziate da tutte le altre, che formano il resto dell'organismo. La meiosi è preceduta da una fase di sintesi del Dna, come nella mitosi. In questo modo la cellula ha un contenuto doppio di Dna. In seguito avviene una prima divisione meiotica, che dimezza il Dna cellulare, seguita da una seconda divisione che genera quattro gameti aploidi con 23 cromosomi. Nel corso della meiosi ha luogo il crossing-over, in cui si ha una ricombinazione dei geni provenienti dall'uovo e di quelli provenienti dal testicolo. In questo modo, i nuovi corredi aploidi delle cellule saranno sempre diversi da quelli della cellula diploide che li ha generati.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 18:29:26 in Lettera E, visto n. 115 volte)
Raccolta di pus in una cavità dell'organismo (come la pleura, il seno mascellare, la cistifellea ecc.). Abitualmente con questo termine viene indicata la presenza di un versamento infetto o francamente purulento nel cavo pleurico. Generalmente è secondario alla diffusione di una infezione proveniente dagli organi circostanti. Comunemente si presenta con dolore toracico, febbre, sudorazione notturna, tosse e perdita di peso. Va eseguita un'adeguata terapia antibiotica mirata (dopo coltura batteriologica di un campione di liquido prelevato in corso di toracentesi). Se il liquido è denso e localizzato, con un alto numero di leucociti, e il pH è basso, è richiesto il drenaggio della raccolta. Se il drenaggio toracico "a cielo coperto" non riesce a risolvere il quadro nell'arco di alcuni giorni, sono indicati la toracotomia e il drenaggio "a cielo aperto". Non raro è anche l'empiema colecistico, complicazione possibile di un quadro di calcolosi della colecisti, per il quale è necessario procedere con l'asportazione chirurgica del viscere (colecistectomia).
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 18:28:17 in Lettera E, visto n. 101 volte)
Emorragia intestinale, con sangue che proviene da un tratto non meglio precisato del tubo digerente. Le cause possono essere malformazioni congenite all'ulcera peptica, infezioni e traumi. I disturbi consistono nella comparsa di sangue rosso vivo oppure nerastro nelle feci, raramente nella presenza di sangue nel vomito, frequentemente in borborigmi e a volte in dolori addominali crampiformi; nel caso di forti emorragie, possono manifestarsi sintomi e segni sistemici di anemia, fino ad arrivare alla disidratazione e allo shock. La diagnosi consiste sulla ricerca del punto di sanguinamento, se raggiungibile per via endoscopica superiore o inferiore; ecografia e TAC sono in grado di rivelare la presenza di ematomi o raccolte sanguigne intraddominali, ma - nei casi in cui ci siano dei dubbi - può essere necessaria l'esecuzione di una scintigrafia con emazie marcate (tecnica diagnostica che ricorre all'inoculazione di globuli rossi radioattivi). Talora, specialmente nell'evenienza di forti o frequenti emorragie, è necessario ricorrere a una laparotomia esplorativa. Dal punto di vista terapeutico, l'impiego della somatostatina o della glipressina ha consentito di limitare il ricorso alle trasfusioni di sangue, mentre l'endoscopia, quando le lesioni non sono situate nell'intestino tenue, ha permesso con l'uso del laser e della elettrocoagulazione di evitare molti interventi chirurgici. Altrettanto efficace si è dimostrata l'embolizzazione in corso di arteriografia del circolo sanguigno che rifornisce il tubo digerente, soprattutto nelle lesioni sanguinanti non raggiungibili per via endoscopica (cioè tutte quelle localizzate nell'intestino tenue, nel fegato, nel pancreas e nell'intestino cieco).
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 18:28:00 in Lettera P, visto n. 112 volte)
Asportazione chirurgica di una ghiandola parotide, indicata nei casi di tumore, di processi purulenti, di calcoli salivari con complicazioni infiammatorie ecc.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 18:26:52 in Lettera C, visto n. 115 volte)
Alterazioni dei tessuti delle labbra in assenza di processi infiammatori. Le labbra appaiono secche, screpolate, di colorito rosso vivo; spesso si osservano ragadi agli angoli della bocca (cheilosi angolare). Difficile una netta distinzione fra cheilosi e cheilite, perché spesso alla prima subentra rapidamente un processo infiammatorio. È caratteristica delle avitaminosi, in particolare della carenza di vitamine del gruppo B.
 
Di Sintomi (del 16/09/2007 @ 18:26:33 in Lettera A, visto n. 8741 volte)
Con questa definizione si indicano tutte le alterazioni che riguardano il numero o la struttura dei cromosomi Le anomalie cromosomiche sono responsabili di circa il 50% degli aborti spontanei e sono un’importante causa di malformazioni. I vari tipi di anomalie cromosomiche:
LE ANOMALIE NUMERICHE Le monosomie sono condizioni in cui un cromosoma è presente in singola copia anziché in duplice copia. Il numero totale di cromosomi è quindi 45 invece di 46. Ad esempio, monosomia 5 indica la presenza di un solo cromosoma 5 invece di due. L’assenza totale di un autosoma è talmente grave da essere incompatibile con la vita: pertanto quando è presente in un feto causa un aborto spontaneo. Talvolta si indica con il termine monosomia anche l’assenza di un braccio cromosomico, invece che dell’intero cromosoma. L’assenza di un braccio cromosomico è a volte compatibile con la vita, come nel caso della 18p-. Questa sindrome è causata dall’assenza del braccio corto (p) del cromosoma 18, e viene detta anche monosomia 18p. La monosomia 18p non è però una vera e propria anomalia numerica dei cromosomi (il numero totale di cromosomi è 46) ma piuttosto una anomalia strutturale (una delezione - vedi più avanti). Le trisomie sono condizioni in cui un cromosoma è presente in triplice copia, il numero totale di cromosomi è quindi 47 invece di 46. Le uniche trisomie che si riscontrano nella vita post-natale sono la trisomia del cromosoma X nelle femmine, la trisomia 21, la trisomia 18, la trisomia 13. Le altre trisomie complete non sono compatibili con la vita e quando sono presenti in un feto sono causa di aborto spontaneo. Il termine trisomia viene impiegato anche per indicare la presenza in triplice copia di una regione cromosomica. Ad esempio, la trisomia 9p consiste nella presenza in triplice copia del braccio corto del cromosoma 9. Anche in questo caso non si tratta di una vera e propria anomalia numerica, ma piuttosto di una anomalia strutturale dovuta a duplicazione o traslocazione (vedi più avanti). Il meccanismo che più comunemente causa una trisomia è la non disgiunzione dei cromosomi durante la divisione cellulare che porta alla formazione di ovociti e spermatozoi: anziché separarsi l’uno dall’altro nelle 2 cellule figlie, i 2 cromosomi di una coppia vanno entrambi nella stessa cellula figlia. Pertanto, in seguito alla fecondazione tale cromosoma sarà presente in 3 copie anziché in 2 copie. La causa della non disgiunzione non è ancora nota, anche se è stato dimostrato che l’età materna è un fattore di rischio per eventi di non disgiunzione: all’aumentare dell’età tale evento si verifica più frequentemente. LE ANOMALIE STRUTTURALI Le delezioni consistono nella perdita di un frammento di cromosoma le cui dimensioni possono essere molto diverse. Le delezioni si possono evidenziare in un cariotipo attraverso l’assenza di una o più bande cromosomiche, o addirittura di un intero braccio, come avviene ad esempio nella sindrome 18p. L’effetto di una delezione dipende dalla grandezza della porzione mancante e dal tipo di informazione genetica in essa contenuta: in una sola banda cromosomica possono trovarsi centinaia di geni. Le microdelezioni, rispetto alle delezioni, consistono nella perdita di frammenti cromosomici più piccoli e non sono evidenziabili attraverso un normale cariotipo. Esempi di sindromi da microdelezione sono: la s. di Prader-Willi, la s. di Angelmann, la s. di Di George, la s. di Williams. La perdita di materiale genetico è in genere nell’ordine di una o qualche decina di geni. Le duplicazioni e microduplicazioni consistono nella presenza in due copie di uno stesso frammento di cromosoma: è come se una o più parole di una frase fossero ripetute. Ad esempio, la malattia di Charcot-Marie-Tooth 1A è causata da una microduplicazione che coinvolge un frammento posto sul braccio corto del cromosoma 17 (11p). Le inversioni consistono nel distacco di un frammento che successivamente si riposiziona sul cromosoma, dopo una rotazione di 180°. Le traslocazioni consistono nel trasferimento di materiale tra due o più cromosomi diversi. Le traslocazioni bilanciate sono il caso più fortunato: consistono infatti nello “scambio alla pari” di frammenti fra cromosomi diversi. Questo tipo di traslocazione non comporta perdita di materiale genetico e perciò i portatori di una traslocazione bilanciata non manifestano in genere alcun segno clinico. Nel caso di una traslocazione non bilanciata, uno o più cromosomi in seguito alla traslocazione hanno subito la perdita di materiale genetico, mentre altri ne hanno in sovrappiù. Chi è portatore di una traslocazione bilanciata, pur non manifestando alcun sintomo, rischia di avere figli portatori di traslocazioni patologiche (non bilanciate). Le cause: Un feto o un bambino colpiti da un’anomalia cromosomica hanno quasi sempre genitori perfettamente normali. La causa delle anomalie cromosomiche è in genere da ricercarsi in un errore accidentale durante la formazione delle cellule-uovo o degli spermatozoi dei genitori. Durante la formazione delle cellule riproduttive i cromosomi subiscono un complesso processo di divisione e di “rimescolamento” ed è possibile, anche se relativamente raro, che insorgano alterazioni cromosomiche. Un discorso a parte riguarda le alterazioni cromosomiche che insorgono durante la vita adulta e che sono alla base di numerose forme di tumore. In genere, questo tipo di alterazioni avviene in una singola cellula di un individuo adulto che diventa cancerogena ed origina una popolazione (clone) di cellule tumorali. Un esempio molto noto è quello della leucemia mieloide cronica che è causata da una traslocazione fra il cromosoma 9 ed il cromosoma 22. In moltissimi altri tipi di cellule tumorali è possibile riscontrare anomalie cromosomiche che contribuiscono alla trasformazione maligna. La diagnosi: L’assetto cromosomico di un individuo, cioè il numero di cromosomi, il tipo di cromosomi sessuali ed eventuali anomalie (numeriche o strutturali) è anche definito cariotipo. Per esaminare il cariotipo di un individuo adulto si utilizzano generalmente i globuli bianchi ottenuti da un semplice prelievo di sangue. In seguito ad opportune procedure e colorazioni, è possibile rendere visibili al microscopio i cromosomi presenti nel nucleo di queste cellule. Si possono studiare i cromosomi anche da cellule del midollo osseo, della placenta, del liquido amniotico e da alcuni tessuti in cui sono presenti cellule in fase di crescita. Il cariotipo di un feto, ad esempio, può essere analizzato da cellule fetali presenti nel liquido amniotico, nei villi coriali o nel sangue fetale. Il settore della genetica che si occupa dello studio dei cromosomi è detto citogenetica e quindi l’analisi cromosomica è spesso indicata come analisi citogenetica. Ognuno di noi possiede 46 cromosomi, di cui: · 2 cromosomi sessuali: il cromosoma X e il cromosoma Y. Le femmine possiedono 2 copie del cromosoma X (XX), i maschi possiedono 1 cromosoma X e 1 cromosoma Y (XY). · 44 cromosomi "non sessuali" (autosomi) uguali 2 a 2. In altre parole, 22 coppie di autosomi. · ogni cellula dell'individuo possiede lo stesso corredo cromosomico di 46 cromosomi. Il cariotipo di un maschio normale è quindi 46, XY. Di questi, X e Y sono i cromosomi sessuali: il cromosoma X è ereditato dalla madre, il cromosoma Y dal padre. Il cariotipo di una femmina normale è 46, XX. L’unica differenza rispetto al maschio risiede nei cromosomi sessuali, che in questo caso sono rappresentati solo dal cromosoma X: uno è ereditato dalla madre, l’altro dal padre. E’ possibile distinguere i cromosomi in base alla loro dimensione ed alla loro forma. Inoltre, con specifiche colorazioni è anche possibile evidenziare delle bande trasversali all’interno di ogni cromosoma, che identificano precise regioni. I cromosomi sono numerati progressivamente in base alle loro dimensioni: il cromosoma 1 è il più grande di tutti mentre il cromosoma 22 è il più piccolo. In ogni cromosoma si distinguono un braccio corto, indicato come “p”, un braccio lungo, indicato come “q” ed una costrizione centrale detta “centromero”. L’analisi del cariotipo fetale permette di evidenziare anomalie numeriche e strutturali dei cromosomi del feto. Mentre le anomalie numeriche sono evidenziabili facilmente, alcune anomalie strutturali, come ad esempio le microdelezioni, possono essere di più difficile identificazione e richiedono metodiche di analisi più sofisticate.
 
Di medicina (del 06/10/2007 @ 18:25:56 in Lettera A, visto n. 511 volte)
Condizione morbosa dell'organismo, umano o animale, caratterizzata da uno stato biologico di alterata sensibilità e reattività organica verso determinate sostanze dette allergeni. L'allergene, introdotto una prima volta nell'organismo, rimane latente ma induce formazione di anticorpi specifici. A una seconda introduzione, l'organismo, ormai allergizzato, risponde con l'immediata, o quasi, attuazione di fenomeni clinici evidenti. I casi più diffusi di allergia sono imputabili a pollini, polvere, alimenti, farmaci. Attualmente il 20% ca. della popolazione italiana soffre di allergie. La forma più grave di reazione allergica è lo shock anafilattico, che, senza un immediato intervento curativo, può portare il soggetto alla morte. Per fortuna le allergie arrivano di rado a manifestazioni così gravi come lo shock anafilattico; asma e rinite allergica sono le più comuni per quanto riguarda l'apparato respiratorio, mentre molte forme allergiche interessano la dermatologia. Allergia crociata Nel polline di alcune piante sono presenti segmenti proteici uguali a quelli contenuti in certi frutti e verdure. Se si è allergici alla proteina della pianta e si assume la stessa proteina dal frutto, si produce egualmente la reazione allergica. Per questo motivo è bene per esempio che chi è allergico alla betulla non mangi pere, mele, banane o sedano.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 18:24:02 in Lettera C, visto n. 131 volte)
Tumore maligno del labbro, che si localizza preferenzialmente nella mucosa del labbro inferiore, che per la sua maggior estroflessione è più esposto alle radiazioni solari e ai traumatismi. Fumo e alcol risultano fattori favorenti l'insorgenza di tale tumore. È colpito con maggiore frequenza il sesso maschile. Spesso è preceduto da processi morbosi cronici come la cheilite cronica attinica, la leucoplasia, l'acantoma spinocellulare.
 
Di Viola Sinismagli (del 18/03/2011 @ 18:23:55 in Lettera F, visto n. 547 volte)
Processo di filtrazione del sangue che si svolge a livello dei corpuscoli di Malpighi. Consiste nel passaggio di acqua e di altre sostanze dal lume dei vasi sanguigni costituenti i glomeruli renali, attraverso la parete degli stessi vasi, fin allo spazio di Bowman. Il liquido che qui si raccoglie è chiamato ultrafiltrato. In condizioni fisiologiche la velocità di filtrazione glomerulare è di circa 125 ml al minuto nell'uomo, e di circa 110 ml al minuto nella donna.
 
Di riccardo (del 01/10/2013 @ 18:23:41 in Lettera X, visto n. 150 volte)
Porzione inferiore allungata dello sterno. È detta anche processo xifòide o appendice xifoidea o ensiforme.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 18:23:07 in Lettera E, visto n. 69 volte)
Sinonimo di alcolismo. Abuso continuato di bevande alcoliche. Nel caso dell'alcol è difficile distinguere i bevitori eccessivi dai bevitori cronici. Nei primi non c'è dipendenza, mentre nei secondi esiste una dipendenza e un degrado psico-somatico evidenti. In realtà anche nei primi (bevitori eccessivi) esistono danni fisici a volte irreversibili. Infatti l'alcol etilico viene degradato nel fegato ad acetaldeide dall'alcol-deidrogenasi, poi ad acetato dall'acetaldeide-deidrogenasi e infine ad acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs. Durante il processo si formano acidi grassi che non vengono degradati a causa dell'effetto tossico dell'alcol sui mitocondri; da ciò deriva l'eccessiva presenza di grassi nel fegato dei bevitori. Oltre ai danni epatici (epatite e cirrosi), l'alcol può essere causa di gastriti, ulcera gastrica e duodenale, insufficienza pancreatica, miocardiopatie, miopatie, alcune forme di cancro (carcinoma all'esofago), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov, malattia di Marchiafava-Bignami). Il trattamento degli alcolisti è prevalentemente psicoterapico, analitico e rieducativo (associazioni di ex-alcolisti).
 
Di Sintomi (del 16/09/2007 @ 18:22:40 in Lettera A, visto n. 40875 volte)
L’angioedema ereditario è causato dalla carente attività di una proteina, il C1 inibitore, che interviene nella regolazione del complemento e di altri sistemi coinvolti nei processi infiammatori (contatto, fibrinolisi, coagulazione). La sua carenza provoca, con un meccanismo non del tutto noto, il rilascio di sostanze vasoattive con conseguente aumento della permeabilità dei vasi capillari e formazione di edemi. La malattia è infatti caratterizzata dalla periodica comparsa di angioedemi non pruriginosi nei vari distretti corporei. Gli edemi durano 2 o più giorni e possono essere scatenati da microtraumi o da stress. La malattia può esporre al rischio di morte per asfissia nel caso in cui l’edema si sviluppi nelle vie aeree superiori. L'età di esordio è molto variabile, in genere i primi sintomi compaiono entro la seconda decade di vita. Come si manifesta: I sintomi della malattia dipendono dal distretto corporeo colpito di volta in volta durante l’attacco acuto. Se l’angioedema insorge nel sottocute provoca deformazioni anche mostruose della parte del corpo colpita, che necessita di qualche giorno (a volte anche una settimana) per regredire completamente. Nel caso in cui vengano interessate le mucose dell’apparato digerente, la malattia provoca dolori addominali intensi con vomito e, talvolta, diarrea che durano 24-48 ore. Se l’edema insorge nella glottide o nella mucosa delle vie aeree superiori, può provocare difficoltà alla respirazione fino all’asfissia se non si interviene tempestivamente con la terapia specifica. Per motivi sconosciuti la gravità della malattia è molto variabile da individuo a individuo e anche nello stesso individuo può modificarsi notevolmente durante la vita. Inoltre anche all’interno della stessa famiglia la frequenza, il tipo e la gravità dei sintomi possono variare da soggetto a soggetto. Finora non è stato individuato alcun fattore predittivo dell’andamento della malattia durante la vita. Le cause: La malattia è causata da una mutazione nel gene per il C1 inibitore che è situato sul cromosoma 11. A tutt’oggi, sono state identificate circa 100 diverse mutazioni responsabili della malattia. Queste mutazioni possono comportare la mancata trascrizione del gene, la trascrizione di mRNA anomalo non traducibile in proteina, la sintesi di una proteina antigenicamente identica a C1 inibitore, ma strutturalmente alterata e pertanto non funzionante (variante fenotipica nota come angioedema ereditario di tipo 2). Come si trasmette: La malattia viene ereditata come carattere autosomico dominante: i soggetti affetti hanno quindi una probabilità del 50 % di trasmetterla ai figli, indipendentemente dal sesso. La diagnosi: Nel caso di familiarità positiva e in presenza dei sintomi tipici la diagnosi è semplice. Il sospetto diagnostico può essere confermato, nell’85% dei casi, dal dosaggio dei livelli plasmatici del C1 inibitore (valori normali 15-30 mg% nei soggetti normali, 2-8 mg% nei pazienti). Il 15% dei pazienti è affetto dalla variante fenotipica (angioedema ereditario tipo 2) ed in questi soggetti la diagnosi è confermata solo dal dosaggio dell'attività funzionale di C1 inibitore (effettuabile solo in centri specializzati). A supporto del sospetto diagnostico, in assenza della possibilità di dosare C1 inibitore, si può dosare C4 che risulta inferiore al 50% del normale nei portatori di angioedema ereditario. Per effettuare tali esami è sufficiente un prelievo di sangue da una vena periferica. Il dosaggio del C1 inibitore è raccomandato a tutti i soggetti che presentano sintomi di angioedema, e nei componenti delle famiglie in cui esistono casi della malattia, compresi quelli che non manifestano alcun sintomo. In caso di familiarità positiva con mutazione genetica nota in uno dei genitori è possibile cercare la stessa mutazione nel patrimonio genetico del nascituro (tale possibilità rimane solo teorica in quanto non esistono centri attrezzati). Non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, la possibilità di intervenire con terapie precoci volte a modificare il difetto. Esiste una terapia: La malattia può essere curata, anche se non guarisce. Gli attacchi acuti gravi vengono trattati con l’infusione endovenosa del concentrato plasmatico umano di C1 inibitore. Gli attacchi acuti di lieve entità possono regredire più rapidamente con la somministrazione di acido tranexamico. Esiste anche una terapia profilattica degli attacchi di angioedema, basata sull’utilizzo di androgenoderivati attenuati. Tale terapia risulta efficace, ma deve essere assunta continuativamente. Sono necessari dei controlli periodici per monitorare l’eventuale comparsa di effetti collaterali. Inoltre questo tipo di farmaci sono controindicati durante l’accrescimento e la gravidanza
 
Di Sintomi (del 16/11/2007 @ 18:22:30 in Lettera C, visto n. 2792 volte)
Che cos'è il Coloboma: L'anoftalmia, la microftalmia ed il coloboma ottico rappresentano le tre piu' frequenti malformazioni oculari causate dall'alterazione dei normali processi alla base dello sviluppo dell'occhio. La anoftalmia (la cui frequenza e' di circa 1/100000) e' la condizione caratterizzata dall'assenza completa di uno o entrambi gli occhi. La microftalmia (circa 10 casi /100000) e' la condizione caratterizzata dalla presenza di occhi piu' piccoli rispetto alla norma. La parola "coloboma" deriva da una termine greco antico che significa letteralmente "mutilazione". Questa condizione (dai 10 ai 20 casi/100000) e' causata dalla mancata chiusura della fessura ottica, una struttura transitoria presente durante lo sviluppo dell'occhio. Cio' fa si' che si creino delle alterazioni a carico di varie strutture oculari quali l'iride, la coroide e, nei casi piu' gravi, la retina ed il nervo ottico, con conseguenti gravi disturbi della visione. Le cause: Si ritiene che circa i 2/3 dei casi abbiano natura genetica. A tutt'oggi, solo per pochi geni e' pero' stato dimostrato un coinvolgimento nell'insorgenza di queste condizioni nell'uomo, come nel caso dei geni CHX10 (in alcune forme di microftalmia) e PAX2 (in alcuni casi di coloboma ottico associato a malformazioni renali). Altri geni sono "sospettati", in base all'analisi di modelli sperimentali, di giocare un ruolo in queste malformazioni oculari, come ad esempio i geni Rx, Vax1 e Vax2 solo per citarne alcuni.
 
Di salute (del 12/06/2008 @ 18:22:26 in Lettera M, visto n. 1876 volte)
La magnetoterapia ha un ampia gamma di funzioni benefiche. Si utilizzano gli impulsi elettromagnetici a bassa frequenza al fine di dare un notevole aiuto nella cura di diverse sintomatologie legate a stati infiammatori o a patologie ossee. I campi magnetici vengono impiegati nella fisioterapia ormai da qualche decennio perchè gli impulsi elettromagnetici eccitando le cellule aiutano la rigenerazione dei tessuti ossei e cutanei, migliorano la circolazione sanguigna e stimolano la produzione di endorfine da parte del sistema neurovegetativo riducendo in tal modo il dolore che accompagna inevitabilmente lo stato infiammatorio. Tecnicamente chiamata elettromagnetoterapia pulsata in alta frequenza questo sistema è nato dalla constatazione che le cellule danneggiate vanno incontro ad alterazione del loro potenziale di membrana per un modificato flusso ionico, pertanto inducendo particolari campi elettromagnetici è possibile ristabilire il naturale potenziale elettrochimico cellulare. La magnetoterapia, oggi largamente utilizzata anche dalla medicina, non ha nessun effetto collaterale ed alcuna controindicazione, tranne quelle riportate. Particolarmente indicata nelle affezioni dolorose localizzate, ha inoltre la proprietà di accelerare la rigenerazione tissutale (osseo, epiteliale, ecc.), migliorare lo stato del sistema nervoso, neurovegetativo e vascolare; ridurre la viscosità del sangue; aumentare l'ossigenazione; attenuare i dolori e gli stati infiammatori; produrre una notevole azione sedativa. Infine, stimola l'assimilazione del calcio, importante per le ossa che rinforzandosi saranno meno soggette a fratture o a malattie degenerative. Gli apparecchi di magnetoterapia generano campi prevalentemente magnetici statici o tempo-variabili con frequenza bassa. La magnetoterapia è indicata nelle fratture recenti o ritardo di consolidazione, osteoporosi, morbo di Sudeck, pseudoartrosi, artropatie di natura infiammatoria e degenerativa e controindicata nei casi di portatori di pace-maker e gravidanza
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 18:22:22 in Lettera P, visto n. 208 volte)
Processo infiammatorio a carattere purulento che interessa i tessuti intorno alle unghie. Dal connettivo del solco ungueale la flogosi tende a diffondersi a quello della matrice e del letto dell'unghia (panaritium subunguale); ciò che rende l'infezione più pertinace, perché non cessa che con l'eliminazione, spontanea o provocata, dell'unghia. Spesso la paronichia evolve in un patereecio profondo (tendineo od osseo). Sono note forme croniche di paronichie professionali (dolcieri, lavandaie, ecc.), come pure da cause meccaniche (unghia incarnita). Nelle forme croniche, favorite dalla prolungata immersione delle mani nell'acqua, l'agente più frequentemente responsabile è un fungo, la Candida. La cura è chirurgica.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 18:22:09 in Lettera C, visto n. 117 volte)
Insieme di esami clinici e di laboratorio volti a raccogliere informazioni generali sullo stato di salute di un paziente. Nella pratica medica corrente vengono indagate alcune funzioni metaboliche basilari (metabolismo degli zuccheri e dei grassi, funzionalità ematica, epatica, renale) e le condizioni anatomo-funzionali dei principali organi e apparati mediante la visita medica e l'esecuzione di esami del sangue, elettrocardiogramma, radiografie semplici del torace, eventuali ecografie mirate. È una procedura in genere dispendiosa, ritenuta antieconomica e spesso imprecisa per la valutazione attendibile dello stato di salute all'interno di una popolazione. L'esecuzione di ripetuti check-up frazionati nel tempo non consente quasi mai di intervenire efficacemente sullo sviluppo di un determinato processo morboso, o perché comunque individuabile agevolmente dal medico curante o perché in grado di sfuggire agli esami generici effettuati. Vedi prevenzione.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 18:21:25 in Lettera E, visto n. 65 volte)
Sinonimo di alcol e di etanolo. Composto organico caratterizzato dalla presenza di uno o più gruppi ossidrilici -OH; deriva dagli idrocarburi per sostituzione di uno o più atomi di idrogeno con altrettanti gruppi ossidrilici. Gli alcoli si dicono primari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta altri atomi di idrogeno (-CH2OH); secondari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta un atomo di idrogeno (-CHOH); terziari se non c'è idrogeno legato all'ossidrile (-COH). La riduzione delle aldeidi dà sempre un alcol primario; quella dei chetoni un alcol secondario. Si dicono alcoli superiori quelli che hanno più di sei atomi di carbonio. La denominazione IUPAC prevede che un alcol venga chiamato con il nome dell'idrocarburo da cui deriva + il suffisso -olo (o -diolo o -triolo se ci sono due o tre gruppi alcolici); viene aggiunto poi un numero arabo che indica l'atomo di carbonio al quale è legato il gruppo ossidrilico. Per esempio il metanolo deriva dal metano e l'etanolo dall'etano. Una denominazione alternativa è rappresentata dall'aggettivo dell'idrocarburo preceduto da alcol: l'etanolo è detto anche alcol etilico. Gli alcoli vengono impiegati principalmente come solventi.
 
Di riccardo (del 12/05/2014 @ 18:20:57 in Lettera E, visto n. 112 volte)
Canale dell'orecchio medio che mette in comunicazione la cassa del timpano con la retrocavita delle fosse nasali. E' composta da un lume rivestito da mucosa di tipo respiratorio, da una impalcatura ossea e cartilaginea (cartilagine tubarica) e da 4 muscoli (il tensore del velo-pendulo, l'elevatore del velo-pendulo, il salpingo-faringeo ed il tensore del timpano). Il tensore del velo-pendulo è il principale muscolo dilatatore della tuba e la sua attività è fondamentale affinché venga espletata la funzione ventilatoria. Le funzioni fisiologiche delle tube (destra e sinistra) sono: consentire il corretto ricambio di aria (compensazione della pressione tra il mondo esterno e l'orecchio medio); permettere il corretto deflusso del muco, presente normalmente sulle mucose della tuba; evitare il passaggio di agenti patogeni dalla faringe all'orecchio medio (tra i principali veicoli di germi poiché costituisce il passaggio di cibo e aria); impedire ai normali rumori corporei, come respiro,la voce, il battito cardiaco, i movimenti articolari, e la deglutizione, di andare a battere direttamente sul timpano. Se la funzione tubarica risulta alterata, può esserci un maggior rischio di infiammazioni dell'orecchio medio (otite media acuta recidivante ed otite media effusiva o sieromucosa). I bambini vengono colpiti più frequentemente da queste patologie in quanto presentano ancora una immaturità tubarica. Altre conseguenze possono essere un'inefficace contrazione del muscolo tensore del velo-pendulo, scarsa elasticità della cartilagine tubarica, scarsa rappresentazione del cuscinetto adiposo di Ostmann. A tali alterazioni, da un lato, un possono far seguito una ridotta ventilazione dell'orecchio medio e dall'altro possono comportare il venir meno della funzione protettiva con maggior rischio di reflusso di secrezioni infette dal rinofaringe all'orecchio medio.
 
Di riccardo (del 10/02/2014 @ 18:20:36 in Lettera S, visto n. 121 volte)
Tecnica diagnostica che serve a individuare le patologie delle ghiandole salivari, eseguita previa anestesia locale, introducendo un mezzo di contrasto attraverso il dotto escretore principale della ghiandola e successiva radiografia. Consente di visualizzare i canalicoli e di definire limiti e dimensioni di eventuali processi espansivi intraghiandolari, ma non la loro natura, da indagare con esami più specifici.
 
Di Sintomi (del 16/09/2007 @ 18:19:10 in Lettera A, visto n. 1610 volte)
Il quadro clinico con cui si presenta l’anemia di Fanconi è variabile. Le caratteristiche più generali sono: pancitopenia (difetto di produzione delle cellule del sangue da parte del midollo osseo), malformazioni congenite multiple (particolarmente frequenti a carico del radio e del pollice), microcefalia (testa di dimensioni inferiori alla norma), iperpigmentazione cutanea ed elevata predisposizione allo sviluppo di tumori, soprattutto mielodisplasie e leucemia mieloide acuta, ma anche tumori della testa e del collo e dell’apparato genitale. Le cause: Studi recenti hanno dimostrato che l’anemia di Fanconi è causata da almeno 11 geni. Ne sono stati finora identificati 8, indicati con le lettere A, C, D1 (noto come BRCA2), D2, E, F, G e L. Come si trasmette: L’anemia di Fanconi è una malattia autosomica recessiva: una persona affetta eredita da ciascun genitore una copia alterata (mutata) del gene ; entrambi i genitori sono portatori sani della malattia. Il rischio di due portatori di avere figli affetti è pari al 25% ad ogni gravidanza. La diagnosi: L’instabilità cromosomica è una caratteristica costante delle cellule dei pazienti. Poiché le anomalie cromosomiche aumentano sensibilmente in presenza di alcune sostanze, come il diepossibutano (DEB) e la mitomicina C (MMC), la diagnosi di anemia di Fanconi è confermata dal cosiddetto “test al DEB” (o alla MMC). Per la presenza di 8 diversi geni la diagnosi molecolare risulta assai complessa. Prima di procedere alla ricerca di mutazioni è, tuttavia, possibile stabilire, mediante alcune indagini, quale gene è alterato. Esiste una terapia: Al momento l’unica terapia possibile è il trapianto di cellule staminali emopoietiche. Sono opportuni controlli per diagnosticare precocemente le forme tumorali più comuni nella malattia.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 18:17:51 in Lettera E, visto n. 192 volte)
Tecnica diagnostica indicata per i disturbi dell'udito che registra le risposte encefaliche a uno stimolo acustico a livello della chiocciola e dei neuroni di primo ordine (i primi della via nervosa). Fornisce informazioni sulla funzione del recettore periferico e presenta un'alta affidabilità, dal momento che non dipende dalla collaborazione del soggetto.
 
Di Sintomi (del 16/11/2007 @ 18:17:39 in Lettera C, visto n. 8241 volte)
Il termine cardiomiopatia indica tutte le cardiopatie in cui è interessato il tessuto muscolare del cuore (miocardio). In particolare, la cardiomiopatia ipertrofica è caratterizzata da ipertrofia (aumento della massa) della parete del ventricolo sinistro e/o del setto posto tra i due ventricoli, oltre che da alterazioni della struttura del miocardio che diventa più grosso. L’ispessimento interessa soprattutto la parte superiore del setto, nella regione in cui il sangue esce dal cuore per entrare nell’aorta; di conseguenza il flusso del sangue in uscita dal cuore può essere difficoltoso. L’ipertrofia è asimmetrica e questo la differenzia dalla normale ipertrofia cardiaca nell’atleta. La cardiomiopatia ipertrofica familiare è una forma ereditaria ed in una stessa famiglia possono essere affette più persone. Più raramente si possono presentare forme di cardiomiopatia ipertrofica non familiare, cioè casi sporadici (presenza di una persona affetta senza precedenti casi in famiglia). Come si manifesta: La cardiomiopatia ipertrofica può presentarsi in modo molto vario: alcune persone sono asintomatiche e possono restare tali per tutta la vita; altre possono presentare scarsa resistenza allo sforzo, palpitazioni, dolore al petto, aritmie (alterazioni del battito cardiaco); raramente, nei casi più gravi la cardiomiopatia ipertrofica può causare morte improvvisa anche in assenza di precedenti sintomi. La morte improvvisa avviene per fibrillazione ventricolare sinistra, spesso stimolata da sforzi intensi quali attività sportive. Le cause: Ad oggi sono stati identificati 9 geni le cui alterazioni (mutazioni) causano la malattia. Tutti questi geni contengono informazioni necessarie per la produzione di proteine importanti per la formazione di strutture dette sarcomeri, presenti nel tessuto muscolare. Di conseguenza, mutazioni in questi geni causano alterazione o mancata produzione di proteine importanti per la corretta struttura e funzionalità del tessuto muscolare cardiaco. Dal punto di vista genetico si possono distinguere almeno 9 diverse cause di cardiomiopatia ipertrofica familiare. GENE CROMOSOMA PROTEINA MYH7 14 catena pesante della beta miosina TPM1 15 alfa tropomiosina TNNT2 1 troponina cardiaca T2 TNNI3 19 troponina cardiaca I MYBPC3 11 proteina-C legante la miosina MYL5 4 subunità leggera (5) della beta miosina MYL3 3 subunità leggera (3) della beta miosina ACTC 15 actina cardiaca alfa TTN Titina cardiaca Come si trasmette: La trasmissione ereditaria è di tipo autosomico dominante: ciò sta ad indicare che una persona affetta ha un rischio pari al 50% di trasmettere la patologia ai propri figli, indipendentemente dal loro sesso. La diagnosi: Spesso nelle persone affette vengono riscontrate alterazioni all’elettrocardiogramma (ECG), ma questa non è una regola: in circa il 10% dei pazienti l’ECG risulta normale o solo lievemente alterato. L’esame principale che permette di chiarire la diagnosi, in quanto consente di evidenziare l’ispessimento della parete cardiaca, è l’ecocardiografia. Naturalmente, possono essere eseguiti ulteriori accertamenti strumentali che permettono di diagnosticare la cardiomiopatia ipertrofica. L’analisi dei geni noti può essere un supporto alla diagnosi clinica della malattia, con ricerca sul DNA del paziente delle mutazioni responsabili della malattia. Una volta identificata l’alterazione genetica in una persona affetta, l’analisi può essere estesa all’intero nucleo familiare al fine di identificare altri soggetti portatori del gene alterato, anche se questi non manifestano alcun sintomo. Tale aspetto è importante in quanto le persone portatrici dell’alterazione genetica sono a rischio sia di manifestare la malattia in futuro sia di generare figli affetti. Perché sia possibile eseguire la diagnosi prenatale (con analisi del DNA fetale ottenuto da materiale prelevato mediante villocentesi o amniocentesi) è necessario che la mutazione responsabile della patologia nella famiglia sia già stata identificata in precedenza in almeno un soggetto affetto. Esiste una terapia: Generalmente viene utilizzata la terapia con farmaci betabloccanti o con farmaci che bloccano i canali per il calcio, per favorire il rilassamento del muscolo cardiaco, rallentare il battito cardiaco e diminuire il grado di ostruzione. La terapia con antibiotici può essere utilizzata per prevenire le endocarditi (infiammazioni dell’endocardio, la parte più interna del cuore) che possono rappresentare una complicazione della cardiomiopatia. Se la patologia causa un’importante ostruzione al flusso sanguigno può rendersi necessario l’intervento chirurgico. In alcuni casi si rivela utile l’impianto di pacemaker per interrompere la fibrillazione ventricolare. Le persone affette non possono praticare sport che richiedano uno sforzo fisico intenso. Possono essere praticate, dopo valutazione medica, attività aerobiche che richiedano uno sforzo moderato, con beneficio per l’intero sistema cardiovascolare.
 
Di Sintomi (del 16/09/2007 @ 18:17:12 in Lettera A, visto n. 2450 volte)
Le amiloidosi sono malattie causate dalla deposizione nei tessuti, attorno alle cellule, di aggregati proteici di aspetto fibrillare. Tale materiale fibrillare danneggia gli organi colpiti sostituendo progressivamente il tessuto normale e svolgendo un’azione tossica per le cellule: ciò innesca un meccanismo di morte cellulare per apoptosi (morte cellulare programmata). Si manifesta: i depositi di materiale amiloide si possono localizzare a livello extracellulare in vari organi, quali cuore, rene, fegato, sistema nervoso periferico, etc. Si può affermare che nessun organo può considerarsi pienamente protetto dal deposito di fibrille anche se sono molto rari gli interessamenti del sistema nervoso centrale; in alcuni casi i depositi di amiloide interessano un singolo organo o apparato. Il quadro clinico dipende pertanto dal tipo di organi coinvolti, configurando situazioni tra loro anche molto diverse quali quelle legate a miocardiopatie, nefropatie, polineuropatie, etc. Spesso, soprattutto all’inizio, l’amiloidosi non è facilmente riconoscibile, ma la presenza di familiarità per insufficienze d’organo può aiutare a porre il sospetto diagnostico. Come si trasmette: Le amiloidosi sistemiche ereditarie sono malattie a trasmissione autosomica dominante e ad esordio in età adulta, causate da alterazioni di diverse molecole: transtiretina, apolipoproteina A-I, apolipoproteina A-II, lisozima, catena a del fibrinogeno e gelsolina. L’amiloidosi ereditaria da transtiretina è la forma più frequente: sono note oltre 80 varianti dovute alla sostituzione di un singolo aminoacido all’interno della proteina. Ad ogni gravidanza il genitore affetto ha una probabilità del 50% di trasmettere al figlio il gene mutato, e quindi la malattia. La penetranza (percentuale di persone che presentano la mutazione e manifestano effettivamente i sintomi della malattia) è elevata e l’espressività (modalità manifestazione della malattia) è variabile. Trattandosi di una patologia che si manifesta in età adulta, si pone in sede di consulenza genetica il problema della identificazione, tra i familiari di persone affette (in particolare tra i figli), di eventuali portatori che ancora non manifestano la malattia. Le gravi problematiche psicologiche connesse alla consapevolezza di poter sviluppare la malattia in un tempo non definito suggeriscono la necessità di garantire un supporto clinico e psicologico duraturo ed adeguato ai pazienti e ai loro familiari. La diagnosi: La diagnosi delle forme ereditarie si basa su evidenze istopatologiche e genetiche. L’esame istologico (analisi del tessuto prelevato mediante biopsia) deve dimostrare la presenza di aggregati proteici con proprietà tintoriali specifiche del materiale amiloide che sono ben note a tutti gli anatomo-patologi. Nelle forme sistemiche (che interessano l’intero organismo) la sostanza amiloide si accumula anche nel tessuto adiposo e l’esecuzione di una biopsia del grasso periombelicale permette di ottenere materiale diagnostico per la malattia. Questo tipo di biopsia è assolutamente sicura e di rapida esecuzione e in assenza di altro materiale analizzabile può rappresentare la procedura bioptica di prima scelta. In forme di amiloidosi localizzate in un singolo organo può rendersi necessaria una biopsia mirata del tessuto bersaglio. Analisi immunoistochimiche (colorazioni di laboratorio specifiche, in grado di riconoscere le diverse proteine) devono essere condotte per identificare la natura della proteina fibrillare ed escludere forme non ereditarie di amiloidosi, di cui la più frequente è l’amiloidosi AL, causata da deposizione di immunoglobuline monoclonali. Le analisi genetiche devono individuare mutazioni (più frequentemente si tratta di mutazioni puntiformi, in rari casi di delezioni o inserzioni) a carico dei geni delle cosiddette proteine amiloidogeniche che siano già riconosciute come causa della malattia o che siano già stati dimostrati alterati all’interno della famiglia. Esiste una terapia: Non esiste attualmente una terapia medica mirata che agisca sul meccanismo molecolare che determina la malattia. Alcune forme di amiloidosi possono beneficiare di trapianti d’organo. Nelle forme di amiloidosi da forme mutate di transtiretina sono stati effettuati trapianti di fegato: il fegato rappresenta la principale sede di sintesi di transtiretina e il trapianto interrompe la sintesi di proteina mutata. Studi clinici sono attualmente in corso per valutare l’efficacia di tale approccio. In casi di forme localizzate ad un singolo organo, quali forme selettivamente cardiache, il trapianto del singolo organo ha un grande beneficio clinico.
 
Di riccardo (del 10/12/2013 @ 18:15:42 in Lettera P, visto n. 107 volte)
Paralisi di uno o più muscoli della laringe. Si classifica come paralisi centrale o paralisi periferica (ricorrenziale) a seconda della sede in cui è presente la lesione neurologica determinante; paralisi unilaterale (emiplegia) o paralisi bilaterale (diplegia), se sono interessati i muscoli di una o entrambe le corde vocali; paralisi completa o incompleta, se i muscoli laringei sono interessati tutti o in parte. La sintomatologia consiste in disfonia e diplofonia nel caso di paralisi di una corda vocale e afonia o dispnea se si tratta di paralisi di entrambe le corde vocali. Le paralisi ricorrenziali, più frequenti a sinistra, sono perlopiù dovute a lesioni del nervo ricorrente da traumi accidentali o traumi chirurgici, compressione o stiramento, cause infiammatorie o tossiche, adenopatie tracheobronchiali da processi sistemici, infiammatori specifici, o tumorali. La terapia è in rapporto alla causa determinante.
 
Di Sintomi (del 16/11/2007 @ 18:15:19 in Lettera C, visto n. 1240 volte)
CARDIOMIOPATIA ARITMOGENA DEL VENTRICOLO DESTRO L’ARVD è una cardiomiopatia, cioè una cardiopatia causata da un’alterazione del miocardio, il tessuto muscolare del cuore. La malattia è dovuta ad un processo di degenerazione del miocardio del ventricolo destro: in seguito alla morte delle cellule muscolari del cuore, il tessuto muscolare viene sostituito da tessuto adiposo e connettivo. Il processo è progressivo e percio’ nel corso del tempo l’area interessata dalla malattia aumenta, fino a coinvolgere tutta la parete del ventricolo destro, che via via si assottiglia. L’ARVD può essere asintomatica per lungo tempo. Il primo campanello di allarme è rappresentato dalla comparsa di aritmie (battiti irregolari) e senso di fatica. A volte le aritmie sono particolarmente gravi e possono essere fatali: spesso i casi di morte improvvisa di giovani atleti sono causati da ARVD, diagnosticata purtroppo solo in seguito all’esame autoptico. L’ARVD è una cardiomiopatia ancora non molto conosciuta e per questo motivo può accadere che non sia prontamente sospettata e diagnosticata. Le varie forme di ARVD: Sulla base dei geni finora localizzati si possono distinguere 6 diverse forme di ARVD, clinicamente molto simili tra loro: ARVD1 (cromosoma 14) ARVD2 (cromosoma 1) ARVD3 (cromosoma 14) ARVD4 (cromosoma 2) ARVD5 (cromosoma 3) ARVD6 (cromosoma 10) Vi e’ poi una forma descritta finora soltanto tra gli abitanti dell’isola di Naxos (Grecia), indicata come forma Naxos. I geni coinvolti nelle forme ARVD1, ARVD2 e ARVD4 sono stati localizzati su cromosomi diversi presso il Laboratorio di Genetica Umana dell’Università di Padova (responsabile prof. G.A.Danieli), grazie a progetti di ricerca finanziati anche da Telethon. I geni finora identificati (non solo localizzati ma noti anche per quanto riguarda le informazioni in essi contenute) sono: il gene responsabile della forma NAXOS che contiene le informazioni necessarie per la produzione di una proteina denominata placoglobina, importante per l’adesione tra cellule; il gene responsabile dell’ARVD2, identificato recentemente grazie ad uno studio multicentrico che ha avuto come protagonista il Laboratorio di Genetica Umana dell’Università di Padova. Questo gene è necessario per la produzione del recettore rianodinico cardiaco (indicato con la sigla RYR2). RYR2 è importante nella regolazione della concentrazione di calcio nelle cellule cardiache e per la corretta trasmissione di eccitazione e contrazione nel muscolo cardiaco. Come si trasmette: Tutte le ARVD eccetto la forma NAXOS hanno eredità autosomica dominante: ciò sta ad indicare che una persona affetta ha un rischio pari al 50% di trasmettere la patologia ai propri figli, indipendentemente dal loro sesso. Il fatto di ereditare il gene alterato non significa necessariamente che si manifestino i sintomi dell’ARVD; in altre parole, le mutazioni che provocano l’ARVD hanno penetranza incompleta. Si stima che una persona che possiede una copia del gene mutato abbia una probabilità pari al 70% di manifestare la patologia. Si ritiene che persone coinvolte in attivita’ sportive abbiano maggiore probabilità di manifestare sintomi clinici, qualora siano portatori del difetto genetico. La forma NAXOS è caratterizzata dall’associazione della cardiomiopatia aritmogena a cheratoderma palmoplantare e capelli lanosi e presenta eredità autosomica recessiva: le persone affette presentano mutazioni in entrambe le copie del gene responsabile e la probabilità di trasmissione della malattia alla discendenza è legata all’unione con un'altra persona malata o portatrice sana. La diagnosi: La diagnosi corretta può essere posta solo dopo avere eseguito con accuratezza specifici esami strumentali (elettrocardiogramma, ecocardiografia, risonanza magnetica). Non essendo ancora note le mutazioni che causano le diverse forme di ARVD (tranne che per la forma NAXOS), non è possibile eseguire l’analisi diretta del DNA per identificare la mutazione che causa la malattia. In alcuni casi è possibile effettuare un’analisi sulle famiglie in cui è presente una persona affetta da ARVD. Lo studio genetico viene eseguito utilizzando numerosi marcatori su cromosomi diversi ed analizzando contemporaneamente campioni di DNA di più soggetti (affetti e non affetti) della famiglia: in un primo tempo l’analisi ha lo scopo di individuare quale cromosoma sia associato all’ARVD in quella specifica famiglia; successivamente l’analisi è in grado di identificare i soggetti che sono a rischio di manifestare la patologia. Ciò consente di sottoporre le persone a rischio agli opportuni accertamenti clinici e strumentali. Al momento l’analisi genetica nelle famiglie affette da ARVD ha carattere di ricerca e non viene utilizzata a scopo diagnostico. Solo quando saranno noti i geni e le mutazioni che causano le diverse forme di ARVD, sarà possibile eseguire l’analisi del DNA per diagnosticare la malattia e sarà quindi possibile eseguire anche diagnosi prenatale.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:14:10 in Lettera Z, visto n. 1664 volte)
Quello che comunemente chiamiamo zucchero è un tipo di carboidrato disaccaride, altrimenti detto saccarosio. Esistono naturalmente altri tipi di zuccheri, dal fruttosio (presente nella frutta e nel miele ma anche sintetizzato in forma di cristallo, come il più comune saccarosio), al lattosio (presente nel latte), al glucosio (esempio di zucchero semplice direttamente assimilabile dal corpo umano). Primaria fonte di energia per i processi chimici del metabolismo, l’aggiunta di zucchero agli alimenti consumati (sciroppi, succhi di frutta, piatti precotti e bevande in genere) ne aumenta l’appetibilità ma contribuisce a innalzare l’apporto energetico. Cento grammi di zucchero, indipendentemente dal tipo di zucchero (semplice o complesso) forniscono circa 400 calorie (per l’esattezza 392). Poiché un semplice cucchiaio di caffè corrisponde a circa 5 g, l’aggiunta di saccarosio al caffè o al tè può far crescere di molto l’introito giornaliero (tre caffè al giorno con un cucchiaino di zucchero equivalgono già a 120 calorie per poco “visibili”). Per questo motivo si usa sostituire nelle diete e in regimi alimentari controllati lo zucchero aggiunto alle bevande con sostanze sintetiche ad apporto calorico nullo o trascurabile. Il saccarosio è di origine vegetale ed è estratto dalla canna da zucchero e dalla barbabietola, ma anche da altri vegetali, come il mais dolce, l’acero canadese e il sorgo. Nel caso della canna da zucchero, essa viene raccolta e macinata, mentre per la barbabietola è necessario anche bollirla a una temperatura di 80 °C. Quindi segue un processo di depurazione sempre ad alta temperatura, la sbiancatura (anche nel caso di zucchero greggio) effettuata con anidride solforosa e una fase di concentrazione che fornisce cristalli di saccarosio di grosse dimensioni e di colore marroncino. In questa fase persiste una notevole percentuale di fibra e di sali minerali. Se si procede nella raffinazione per ottenere un prodotto più puro, si esegue un filtraggio con carbone, una successiva sbiancatura con idrosolfito e infine una cristallizzazione per ottenere cristalli piccoli di dimensioni più regolari. L’ultima fase più prevedere anche una colorazione per rendere il prodotto più attraente ed eliminare una possibile venatura gialla che può persistere anche dopo la seconda sbiancatura. A volte nello zucchero greggio è praticata l’aggiunta di colorante (generalmente l’E150c). Nonostante un luogo comune ben radicato, lo zucchero integrale (non sottoposto a raffinazione) ha lo stesso apporto calorico di quello raffinato (nella raffinazione si perdono fibre ed elementi di scarso valore nutritivo) e pertanto non è un sostituto valido nelle diete dimagranti. Stessa cosa vale per lo zucchero di canna (362 kcal/100 g contro 392). INFO AL. - Carboidrati: 98; proteine: 0; grassi: 0; acqua: tracce; calorie al lordo: 392.
 
Di Sintomi (del 16/09/2007 @ 18:13:27 in Lettera T, visto n. 678 volte)
Un esame di recente introduzione è l'ecografia per la valutazione della translucenza nucale, che evidenzia se nella parte posteriore della nuca del feto vi è un accumulo di liquido. Questa condizione può infatti essere associata ad un problema genetico. Viene effettuata tra la decima e la quattordicesima settimana di gestazione, in caso di rischio elevato si può procedere per tempo a ulteriori analisi (villocentesi o amniocentesi).
 
Di salute (del 25/04/2009 @ 18:13:26 in Lettera T, visto n. 12000 volte)
IL TINNITO (RONZIO NELLE ORECCHIE) Il tinnito (dal latino "tinnire", e cioè risuonare) è un disturbo molto diffuso tra le persone anziane -e non solo anziane- consistente nel percepire costantemente un ronzìo nelle orecchie. Non va preso sottogamba perché può indicare l'esistenza di problemi più seri, e comunque può avere caratteristiche così assillanti da interferire seriamente con la qualità della vita, tanto che vale la pena di provare ad eliminarlo o attenuarlo, e per fortuna esistono per questo scopo dei metodi tanto efficaci quanto poco conosciuti, come il laser di lieve intensità ed altri. La prima cosa da fare è accertare quali siano le cause del ronzìo: può infatti essere causato da motivi così banali come i tappi di cerume nelle orecchie, ma può anche indicare l'esistenza di problemi di circolazione e di pressione troppo elevata; può essere provocato da un'otite, una labirintite, o essere collegato a perdite di udito causate dall'età. Anche dei rumori esplosivi o alcune medicine (aspirina e antibiotici) possono causare un tinnito, in genere temporaneo. E' necessario quindi consultare un medico, di preferenza uno specialista otorinolaringoiatra. Il trattamento dipende ovviamente dalle cause, che vanno accertate e possibilmente eliminate. Vi sono tuttavia degli interventi che, a quanto clinicamente provato, sono di grande efficacia, come il trattamento con il laser di lieve intensità, nel quale si utilizza un apposito strumento che, inserito in profondità nell'orecchio, raggiunge con i suoi raggi le cellule danneggiate, stimolando la loro rigenerazione. E' a questo scopo indispensabile la scelta di una lunghezza d'onda che consenta una penetrazione ottimale, con un'assoluta assenza di pericolo e con effetto molto favorevole per l'eliminazione o perlomeno attenuazione del tinnito, che ho in numerosi casi anch'io visto regredire. L'efficacia di questo strumento è stata clinicamente provata, in particolare in Germania, dove il dr. Lutz Wilden (www.dr-wilden.de) da anni sta agendo con questa modalità terapeutica ottenendo eccezionali risultati, ed in Giappone. Oltre al laser, puo' valere la pena di provare i seguenti altri preparati "alternativi", ovviamente dopo aver sentio il proprio medico. La pianta Ginkgo Biloba ha dimostrato in numerosi studi , presa con un dosaggio ed una durata adeguata, un miglioramento del tinnito, vertigini, smemoratezza, ed in genere della circolazione nel cervello (Stange et al. 1975; Jung et al.1998, Soholm 1998 Morgenstern et al.2002) Altre sostanze che hanno dimostrato un effetto favorevole sono la melatonina, le vitamine del gruppo B, lo zinco ed il magnesio. RIFERIMENTI [1] Plath P, Olivier J. Results of combined low-power laser therapy and extracts of Ginkgo biloba in cases of sensorineural hearing loss and tinnitus. Adv Otorhinolaryngol.1995;49:101-4 [2] Shiomi Y, Takahashi H, Honjo I, Kojima H, Naito Y, Fujiki N: Efficacy of transmeatal low power laser irradiation on tinnitus: a preliminary report. Auris Nasus Larynx 1997;24(1):39-42.] [3] Hahn A, Sejna I, Stoblova K, Cocek A, Combined Laser-Egb 761 Tinnitus Therapy, Acta Otolaryngol 2001, 545, 92-93 [4] Beyer W, et al. Light dosimetry and preliminary clinical results for low level laser therapy in cochlear dysfunction. Proc. Laser Florence '99. [5] Tauber S, Baumgartner R, Schorn K, Beyer W., Lightdosimetric quantitative analysis of the human petrous bone: experimental study for laser irradiation of the cochlea.Lasers Surg Med 2001;28(1):18-26 [6] Adolf Faller, Der Körper des Menschen, Thieme Verlag 1995 [7] Walter H, Walter A, Photobiological Basics of Low Level Laser Application, Dt. Zeitschrift für Akupunktur 2/97 [8] T. Karu, Photobiology of Low-Power Laser Therapy, Harwood Academic Publishers, New York 1989
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 18:11:58 in Lettera C, visto n. 143 volte)
Il trattamento iniziale prevede un'adeguata idratazione, l'alcalinizzazione delle urine con citrato di sodio e l'imposizione di una dieta povera di sale e di proteine, soprattutto metionina. Nel caso il trattamento fallisca si procede alla terapia chelante con penicillamina,[11][12] una molecola che si lega alla cistina formando complessi solubili. Nel caso i calcoli si siano già formati la terapia consiste nella distruzione fisica dei calcoli mediante litotrissia extracorporea, endoscopica o chirurgica. È stato suggerito che la somministrazione profilattica di L-cistina-dimetilestere possa prevenire la formazione dei calcoli[13].
 
Di riccardo (del 10/02/2014 @ 18:11:39 in Lettera S, visto n. 364 volte)
Processo di degenerazione delle cellule secernenti delle ghiandole salivari. Se protratta nel tempo, 'porta all'atrofia del tessuto ghiandolare, poi sostituito da tessuto adiposo. La scialoadenosi insorge per cause farmacologiche (per esempio iodio, mercurio), tossiche (piombo), carenziali (proteine o vitamine), disprotidemiche (cirrosi), allergiche, ormonali, neurogene periferiche o centrali, costituzionali, immunitarie o in presenza di mucoviscidosi. Le tipologie più importanti sono le scialoadenosi su base immunitaria: lesione linfoepiteliale benigna di Godwin, malattia di Mikulicz, sindrome di Sjörgren. La terapia prevede l'impiego di cortisonici ad alte dosi.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 18:10:37 in Lettera E, visto n. 77 volte)
Infiammazione che investe l'articolazione del gomito. E' consciuta anche come il gomito del golfista, dal momento che l'infiammazione colpisce in particolar modo chi pratica lo sport del golf. La zona dolente è quella mediale ed interessa diversi muscoli quali: flessore radiale; flessore ulnare del carpo; flessore palmare lungo. Il sintomo più frequente è rappresentato dal dolore della zona coinvolta, acutizzato durante il movimento. In questi casi, un aspetto diagnostico è rappresentato dalla manovra di Thompson. Il trattamento farmacologico prevede la somministrazione di un analgesico. In ambito riabilitativo viene impiegata con successo la terapia con onde d'urto che in poche sedute, in genere, è in grado di risolvere il problema. Nel caso la patologia sia refrattaria, può rendersi necessario l'intervento chirurgico.
 
Di riccardo (del 11/02/2014 @ 18:09:38 in Lettera P, visto n. 111 volte)
Benzilpenicillina, farmaco antibiotico prodotto da colture della muffa Penicillium notatum, capostipite degli antibiotici e del gruppo delle penicilline. Agisce interferendo nella sintesi proteica della membrana cellulare batterica, di cui impedisce i normali scambi biologici. Esistono penicilline naturali e semisintetiche: chimicamente sono beta-lattamine che agiscono inibendo la sintesi della parete batterica. La penicillina naturale più usata in terapia è appunto la benzilpenicillina o penicillina G: ha azione batteriostatica e, per concentrazioni più elevate, battericida. Per quanto riguarda lo spettro d'azione è efficace nelle infezioni da streptococco beta-emolitico, pneumococco, meningococco, gonococco, germi della gangrena gassosa, bacillo difterico e treponema pallido. Non agisce contro la maggior parte dei batteri gram-negativi e non può essere somministrata per via orale perché è distrutta dall'acidità gastrica, inoltre è inattivata dalla penicillasi. In passato è stata molto usata per le sue qualità terapeutiche e per la buona tollerabilità: in effetti è quasi completamente priva di effetti collaterali, con la notevole eccezione, però, di reazioni allergiche, che possono essere anche molto gravi, e si verificano in genere in persone sensibilizzate alla penicillina che, in seguito a successive somministrazioni, hanno reazioni di tipo shock anafilattico. Ogni preparazione contenente penicillina, inclusi alimenti e cosmetici, può indurre sensibilizzazione, a qualsiasi dosaggio o via di somministrazione. Il dosaggio è comunemente espresso in Unità Internazionali (U. I.): 1 000 000 U. I. = 600 mg. Sono preparate forme ritardo, penicillina G-procaina e penicillina G-benzatina, che hanno le stesse caratteristiche e lo stesso spettro antibatterico, ma presentano una maggior durata d'azione
 
Di riccardo (del 04/03/2014 @ 18:09:35 in Lettera T, visto n. 146 volte)
E' la capacità di regolare la temperatura di un sistema biologico. Si basa sull'adattamento dei processi di produzione e di dispersione del calore ai cambiamenti della temperatura ambientale al fine di mantenere costante la temperatura dell'organismo attraverso la produzione di calore derivante dai processi ossidativi del metabolismo energetico, dall'attività muscolare e dall'alimentazione. Le perdite di calore avvengono in gran parte (70%) per irradiazione e per conduzione e, secondariamente, attraverso il sudore, la respirazione, la defecazione e la minzione. I meccanismi attivati dal freddo sono: l'attività muscolare (brividi), la secrezione di adrenalina, di noradrenalina e di ormone tireotropo, l'aumento dell'appetito (fattori che aumentano la produzione di calore), la vasocostrizione dei capillari cutanei e i riflessi di orripilazione e di raggomitolamento, che tendono a diminuire le perdite di calore. Al contrario, sono attivate dal caldo: la vasodilatazione cutanea, l'aumento della frequenza del respiro e la sudorazione, che favoriscono la dispersione del calore mediante evaporazione; diminuiscono inoltre l'appetito, l'attività motoria e la secrezione ipofisaria di ormone tireotropo, con conseguente rallentamento del metabolismo e, quindi, della produzione di calore. L'insieme dei meccanismi riflessi termoregolatori è integrato dall'ipotalamo. Nell'ipotalamo anteriore esiste un centro termolitico, costituito da un gruppo di neuroni sensibili ad aumenti di temperatura di 1-2 °C e capaci di reagire a questi aumenti con l'attivazione dei meccanismi di dispersione termica. Lesioni a livello dei nuclei dell'ipotalamo anteriore determinano ipertermia. Nell'ipotalamo posteriore e laterale esiste un centro termogenetico, costituito da neuroni che risentono delle diminuzioni della temperatura ambiente reagendo a esse con l'attivazione dei meccanismi conservativi e produttivi del calore. In determinate circostanze il controllo ipotalamico della temperatura corporea risulta spostato a un livello più alto; ciò in particolare si osserva nella febbre, la quale è dovuta il più delle volte alla liberazione di tossine, che agiscono sui centri termoregolatori dell'ipotalamo attraverso fattori pirogeni dei leucociti circolanti.
 
Di riccardo (del 18/04/2014 @ 18:08:45 in Lettera A, visto n. 461 volte)
Differenza di ampiezza delle due pupille. -A. Statica.(Entro certi valori può essere una condizione fisiologica) quando è verificata in condizioni normali di illuminazione e in assenza di attività dello sguardo che costringono la mutazione di ampiezza delle pupille. - A. Dinamica.(Sempre espressione di stati patologici dell’occhio o del sistema nervoso) quando viene osservata in concomitanza di attività dello sguardo o di stimolazione da parte della luce. L’anisocoria è una disuguaglianza nelle dimensioni delle pupille. La pupilla è la parte nera nel centro dell’occhio attraverso la quale passa la luce. Occasionalmente, un bambino nasce con le pupille di diverse dimensioni senza alcun disordine di base. Se gli altri membri della famiglia hanno questa condizione, la causa è genetica e non è nulla di cui preoccuparsi. A volte, per motivi sconosciuti, le pupille possono differire senza altri sintomi, ma ritornare alla normalità da sole. In quel caso si dice che la condizione è temporanea e non preoccupante. La disparità nelle dimensioni delle pupille si può sviluppare anche più tardi nella vita. CAUSE: L’uso di collirio è una causa comune di un innocuo cambiamento nelle dimensioni delle pupille. Altri farmaci che vengono a contatto con gli occhi, compresi gli inalatori per l’asma, possono cambiare le dimensioni delle pupille. Altre cause possono comprendere: Sanguinamento all’interno del cranio causato da un trauma cranico; Tumore o ascesso al cervello; Infezione delle membrane intorno al cervello causata da meningite o encefalite; Aneurisma; Eccesso di pressione in uno degli occhi causato dal glaucoma; Tumori nel torace o pressione al linfonodo che può essere accompagnata da una riduzione della sudorazione, con una o entrambe le palpebre pendenti sul lato colpito. TERAPIA: Il trattamento dipende dalla causa. Si consiglia di consultare un medico se si hanno sbalzi di dimensioni delle pupille, se il problema è persistente, inspiegabile o improvviso. Se si subisce un trauma cranico o agli occhi, consultare un medico immediatamente. Richiedere immediatamente assistenza medica se il cambiamento nelle pupille avviene con: Vista offuscata; Vista sdoppiata; Sensibilità degli occhi alla luce; Febbre; Mal di testa; Perdita della vista; Nausea o vomito; Grave dolore oculare; Torcicollo. DIAGNOSI: Il medico interrogherà il paziente sulla propria storia medica e farà un esame fisico. Le domande possono riguardare i sintomi, le modalità e il tempo in cui questi si presentano. L’esame fisico comprende: Esame neurologico; Analisi del sangue, come CBC e sangue differenziale; Studi del liquido cerebrospinale (puntura lombare); TAC del capo; Elettroencefalogramma; Risonanza magnetica al capo; Tonometria (se si sospetta il glaucoma); Raggi-X del cranio; Raggi-X del collo. TERAPIA: A seconda della diagnosi, i farmaci che possono essere prescritti sono cortisone (per diminuire il gonfiore del tessuto cerebrale), anticonvulsivanti (per controllare le convulsioni), antidolorifici, antibiotici (per meningite batterica), o antitumorali. La midrìasi è la dilatazione della pupilla causata dalla contrazione dle muscolo dilatatore dell’iride ed è una normale risposta alla riduzione della luce,così come un bravo fotografo allarga il diaframma dell’obiettivo nell’intento di captare più luce. La midriasi è la condizione fisiologica di dilatazione della pupilla in assenza di luce. La midriasi viene mediata dall'azione di fibre nervose del sistema ortosimpatico. Queste fibre provengono dal midollo spinale da C8 a T2, escono con radici anteriori, attraversano il ganglio stellato ed il ganglio vertebrale salendo sino al ganglio cervicale superiore del simpatico, ove contraggono sinapsi. Il secondo neurone segue la carotide interna, quindi entra nella cavità orbitaria, attraversa il ganglio ciliare senza contrarre sinapsi e raggiunge il muscolo dilatatore della pupilla. La funzione fisiologica di questo meccanismo consiste nell'aumento del diaframma di apertura del sistema ottico dell'occhio, permettendo l'ingresso di stimoli luminosi sufficienti ad attivare la reazione dei bastoncelli nella visione mesopica o notturna.Tuttavia può dipendere anche da forti emozioni e dalla somministrazione di farmaci midriatici, per esempio nell’esame del fundus oculare (cfr retinopatia diabetica). Ma disturbi neurologici e traumi dell’occhio possono anche causare midriasi e lo stesso dicasi nella riduzione del riflesso di coscienza e nella condizione di “coma da trapasso” . Cause di midriasi - Sindrome di Adie. Questa patologia è caratterizzata da improvvisa midriasi unilaterale, riflessi pupillari ridotti o assenti, visione sfocata e dolore oculare crampiforme. I riflessi tendinei profondi possono essere ipereccitabili o assenti. - Sindrome dell'arco aortico, Una midriasi bilaterale si instaura generalmente nella fase avanzata di questa sindrome. Altri sintomi oculari possono includere: visione sfocata, perdita transitoria della vista e diplopia. I reperti correlati possono includere: vertigini e sincope, dolore al collo, alle spalle e al torace, soffi, assenza del polso radiale e carotideo, parestesie claudicatio intermittens. La pressione può essere ridotta alle braccia. -Botulismo. La tossina botulinica causa una midriasi bilaterale, generalmente da 12 a 36 ore dopo l' ingestione. Altri segnl precoci sono: perdita dei riflessi pupillari, visione sfocata, diplopia, ptosi, strabismo e paralisi dei muscoli extraoculari, anoressia, nausea, vomito, diarrea e ridotta salivazione. Seguono: vertigini, perdita dell' udito, disfonia, disartria, disfagia, deficit di forza progressiva e perdita dei riflessi tendinei profondi. -Infarto del tronco encefalico. Questo raro disturbo può causare midriasi fissa bilaterale. Segni e sintomi associati sono variabili, ma possono comprendere: paralisi di tutti gli arti, coma improvviso, postura decerebrata, perdita dei movimenti coniugati degli occhi e modificazioni del pattern respiratorio. -Aneurisma dell'arteria carotide. In questo caso, la midriasi unilaterale può essere accompagnata da emianopsia bitemporale, ridotta acuità visiva, emiplegia, diminuzione del livello di coscienza, cefalea, afasia, modificazioni comportamentali e ipoestesia. -Glaucoma (da chiusura improvvisa d'angolo). Questa emergenza oculistica è caratterizzata da midriasi moderata e perdita dei riflessi pupillari nell'occhio interessato, accompagnata da dolore lancinante a esordio improvviso, ridotta acuità visiva, visione sfocata con alone, iniezione congiuntivale ed opacità corneale. -Paralisi dei nervi oculomotori. La sindrome si associa a ptosi palpebrali, diplopia e diminuzione dei riflessi pupillari. Lo stupor midriatico postraumatico con o senza una possibile sezione traumatica indiretta di tipo concussivo del nervo ottico! Siamo sicuramente in presenza di una neuropatia ottica post-traumatica che è una lesione traumatica (diretta od indiretta) del nervo ottico (NO) che comporti perdita parziale o totale della sua funzione; la perdita della visione potrà avere carattere temporaneo o permanente. La lesione del NO potrà verificarsi a qualsiasi livello lungo il suo decorso: in genere il tratto interessato è quello intracanalicolare, talvolta la porzione intracranica (per frattura dei processi clinoidei anteriori o per compressione esercitata dalla plica durale falciforme). Il tratto intraorbitario è al contrario difficilmente lesionato se non direttamente, grazie all’andamento ad “S” descritto dal NO nella cavità orbitaria che gli consente un’ottima mobilità consensualmente al bulbo rendendolo meno vulnerabile allo stiramento ed in virtù della protezione offerta dal grasso orbitarlo e dal cono muscolare. Utili: -esami clinico oculare ed oftalmoscopico: l’esame oftalmoscopico eseguito nelle prime ore dall’evento traumatico non consente di rilevare generalmente reperti suggestivi per una lesione del NO , con fundus di aspetto normale nonostante la cecità o ipovisione del paziente; tuttavia, entro 3-4 settimane, la papilla diventa pallida e compare un quadro di atrofia ottica; -potenziali evocati visivi (PEV): questo esame risulta essere particolarmente importante nella valutazione del paziente comatoso, specie nelle sospette forme bilaterali in cui può non essere dimostrabile un difetto pupillare afferente. I PEV sono utili a fini diagnostici e prognostici quando: non vengono registrati, nel qual caso la chance di recupero visivo è praticamente nulla; quando sono registrati in forma anomala subito dopo il trauma, per poi estinguersi a seguito dell’instaurarsi di una lesione secondaria a carico del nervo; -studio del campo visivo: possibile solo per pazienti capaci almeno di conta dita. L’esame del campo visivo potrà rivelare deficit perimetrici classificabili in base alla gravità crescente in: lievi (meno del 25% del campo visivo), moderati (meno del 50% del campo visivo), gravi (più del 50% del campo visivo). -OCT-HRT Il quadro clinico dei pazienti affetti da neuropatia ottica post-traumatica è dominato dal deterioramento della funzione visiva di grado variabile fino alla cecità, la cui insorgenza temporale rispetto all’evento traumatico ha grandi implicazioni prognostico-terapeutiche. In genere la perdita del visus è istantanea al momento dell’impatto, pur essendo possibili insorgenze più tardive. Si calcola che il paziente con neuropatia ottica post-traumatica erediti successivamente una cecità permanente nel 50% dei casi. Tale reperto diagnostico decisivo manca nel paziente comatoso o comunque con stato di shock tale da far passare in secondo piano il quadro visivo. UTILE LA PROVA DEI COLLIRI NELLE ANISOCORIE PROVA DEI COLLIRI: Metodica di indagine della funzionalità pupillare per mezzo di sostanze ad azione simpaticomimetica, parasimpaticomimetica e parasimpaticolitica somministrate per mezzo di colliri. Tutti questi farmaci sono in effetti in grado di modificare il diametro pupillare, in particolare i simpaticomimetici (adrenalina, amfetamina, cocaina) e i parasimpaticolitici (atropina, omatropina, scopolamina) dilatano la pupilla (midriasi), mentre sia i simpaticolitici (derivati della segale cornuta) sia i parasimpaticomimetici (pilocarpina, muscarina, acetilcolina) riducono il diametro pupillare (miosi). È quindi evidente che diverse categorie di sostanze hanno il medesimo effetto farmacologico sulla motilità oculare, rendendo difficoltosa la diagnosi differenziale delle anisocorie. La prova dei colliri è appunto un test farmacologico utile a discriminare la genesi simpatica o parasimpatica delle modificazioni del diametro pupillare. Il razionale di questa prova è che l’interruzione dell’input neurotrasmettitoriale alla muscolatura oculare intrinseca viene seguita, entro poche settimane, da un’ipersensibilità dell’effettore. Quando, ad esempio, si è verificata una, l’instillazione di adrenalina provoca dilatazione pupillare. Somministrando invece cocaina (simpaticomimetico indiretto: blocco del reuptake di noradrenalina nelle sinapsi noradrenergiche) si ottiene midriasi nel soggetto normale, mentre nella sindrome di Bernard-Horner, non essendo adeguatamente disponibile tale neurotrasmettitore a livello sinaptico, non si assiste a una variazione significativa del diametro pupillare. La pilocarpina allo 0,2% non provoca modificazioni, se non nel caso di, in cui si osserva una miosi; salendo a concentrazioni dell’1%, se si osserva una pronta miosi ciò sarà indicativo di una paralisi oculomotoria; quando, invece, non si ottiene una costrizione pupillare si deve porre il sospetto di una lesione del muscolo sfintere (sinechie, farmaci midriatici, traumi, glaucoma).
 
Di Viola Sinismagli (del 02/03/2011 @ 18:07:09 in Lettera N, visto n. 795 volte)
Processo patologico a carico del rene causato da urati che si sviluppa durante il processo gottoso.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:06:28 in Lettera V, visto n. 813 volte)
Il vino è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del mosto d'uva. Si ottiene dall'uva mediante il processo di vinificazione, pigiando dapprima l'uva e mettendo il mosto così ottenuto in tini nei quali inizia la fermentazione. Dopo un periodo sufficiente a trasformare quasi tutti gli zuccheri in alcol, si passa poi alla svinatura, consistente nell'eliminazione delle vinacce e al travaso in botti o direttamente in bottiglie (vinificazione del bianco). Le vinacce possono anche essere lasciate nel mosto in fermentazione (vinificazione del rosso). Nei vini di minor pregio può essere eseguito anche un processo di pastorizzazione. Il vino, conosciuto fin dall'inizio della civiltà, ha svolto una funzione importante in tutte le culture mediterranee. Si distingue a seconda del processo di vinificazione (bianco, rosso, rosato), della destinazione (da pasto, da dolce) o in base alle caratteristiche (secco, dolce, asciutto, aromatico). Il vino è la bevanda nazionale (come la birra per i tedeschi) e quindi sembrerebbe contraddittorio un invito a moderarne il consumo. Oggi i giovani bevono meno vino a tavola e il consumo è crollato dai 110 litri pro capite per anno del 1966 agli attuali 48: considerando quelli che anche nel 1966 non bevevano, trent’anni fa c’era chi si beveva un litro di vino al giorno. Purtroppo ai pasti il vino è stato sostituito, almeno parzialmente e nei giovani, dalla birra; considerando che un litro di vino equivale alcolicamente a circa tre litri di birra la situazione è comunque migliorata perché statisicamente si assume meno alcol. A prescindere dal contributo calorico, si deve considerare anche l’aspetto salutistico legato all’assunzione di alcol. In realtà chi beve normalmente vino a tavola, finisce comunque per assumerne troppo (se vi sembra eccessivo questo giudizio, cosa ne pensate di chi si beve un bicchierino di whisky dopo un piatto di pastasciutta? Il contenuto in alcol è lo stesso di un paio di bicchieri di vino...). Il vino è e deve essere considerato un liquore che può entrare nel regime alimentare dell’individuo occasionalmente. La tendenza di badare sempre più alla qualità e di bere il vino in occasioni particolari (come un buon cognac o un porto) è sicuramente da privilegiare rispetto a chi vede nel vino un alimento necessario alla propria dieta. Oltre ai danni epatici (epatite e cirrosi), l’alcol può essere causa di gastriti, ulcera gastrica e duodenale, insufficienza pancreatica, miocardiopatie, miopatie, alcune forme di cancro (carcinoma all’esofago), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov, malattia di Marchiafava-Bignami). L’alcol etilico viene degradato nel fegato ad acetaldeide dall’alcol-deidrogenasi, poi ad acetato dall’acetaldeide-deidrogenasi e infine ad acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs. Durante il processo si formano acidi grassi che non vengono degradati a causa dell’effetto tossico dell’alcol sui mitocondri; da ciò deriva l’eccessiva presenza di grassi nel fegato dei bevitori. Un individuo sano metabolizza 7 g di etanolo all’ora. Tale quantità corrisponde a 75 ml di vino a 12 gradi (per eliminare completamente 0,75 l di vino occorrono 10 ore il che equivale a dire che bevendo circa 1,2 l di vino al giorno si ha teoricamente sempre alcol nel sangue nelle 16 ore che si è svegli) o a circa 25 ml di un liquore a 40 gradi. Rifacendosi alla quantità di 1,2 l di vino a 12 gradi (definita come soglia etanolica; corrisponde per esempio a 0,4 l di un superalcolico a 40 gradi), nel 2000 R. Albanesi ha proposto una definizione più pratica che psicologica di alcolista, definendo alcolista chi assume giornalmente una quantità di alcol uguale o superiore alla soglia etanolica (1,2 l). Le ricerche a favore – Esistono molte ricerche che promuovono l’uso moderato di vino e di alcolici per la protezione cardiovascolare. I concetti sono però diversi. Il vino rosso. Alcune ricerche sostengono che due bicchieri di vino rosso al giorno facciano bene al cuore. Si basano sulla constatazione che i francesi, grandi consumatori di formaggi ad alto tenore di grassi saturi, sono meno colpiti degli americani dai danni alle coronarie prodotti dal colesterolo. Sembra che ciò sia dovuto alla tradizione francese di bere vino rosso, molto ricco di resveratrolo, una sostanza prodotta dalla vite per difendersi dalle infezioni e che nell’uomo abbassa il colesterolo. Il vino bianco. Secondo una ricerca di Bertelli e Das (centro di ricerche cardiovascolari del Connecticut), non solo il rosso, ma anche un bicchiere di vino bianco può far bene al cuore perché il tirosolo e l’acido caffeico, presenti in tutti i vini, hanno proprietà antiossidanti. Una ricerca un po’ debole visto che ormai sono migliaia le sostanze antiossidanti… L’alcol. Infine la posizione più allargata che considera non le sostanze contenute nel vino, ma l’alcol in generale. Secondo una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard School of Public Heath, il moniotraggio su 40.000 uomini fra i 40 e i 75 anni ha permesso di concludere che due bicchieri di vino o di birra per 5-7 volte la settimana riduce il rischio di infarto del 37%. Le ricerche contro – È significativo notare che tutte le ricerche parlano di una quantità di vino che varia da mezzo a due bicchieri al giorno. L’alcol è quindi un farmaco, se si abusa si hanno notevoli effetti collaterali. Infatti gli stessi due bicchieri producono un affaticamento epatico decisamente maggiore rispetto ai benefici cardiaci, tanto più che il colesterolo può essere controllato efficacemente con altri metodi. Come dire il vino e l’alcol proteggono il cuore ma distruggono il fegato!È quello che ha dimostrato una ricerca britannica (2002) condotta su un migliaio di soggetti bevitori "normali": la loro vita media è inferiore a quella di un analogo campione di non bevitori. La quantità accettabile - In sostanza molte di queste ricerche sono pilotate dall’enorme interesse che c’è attorno al vino: non è un caso che in Italia si plauda scientificamente al bicchiere di vino mentre in Gran Bretagna lo si condanni senza scampo. Senza voler demonizzare il vino e i liquori, appare ragionevole definire accettabile una quantità giornaliera massima di vino di 240 cl (un quinto della soglia etanolica), avente come tempo di smaltimento quattro o cinque ore. Cioè in assenza di altre assunzioni alcoliche, la quantità massima di vino salutisticametne accettabile è di 240 cl al giorno. Ovviamente occorre considerare anche gli altri contributi alcolici della giornata (birra, aperitivi, digestivi, superalcolici ecc.). Se sono presenti, la quantità accettabile di vino spesso è nulla o non supera il bicchiere.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 18:06:27 in Lettera E, visto n. 55 volte)
Cromosoma sessuale opposto ad autosoma.
 
Di riccardo (del 17/03/2014 @ 18:05:40 in Lettera E, visto n. 109 volte)
Foglietto viscerale del pericardio sieroso. Ha stretti rapporti con la parte esterna del miocardio, tanto che alcuni processi morbosi del pericardio posso essere trasmessi ad esso. Ad esempio, ci sono segni elettrocardiografici di sofferenza miocardica subepicardica in corso di pericardite, e segni ecocardiografici di alterazioni strutturale nella compagine muscolare miocardica. L’infarto del miocardio, soprattutto se sub-epicardico, genera sempre una reazione dell’epicardio, sia precoce che tardiva. Una pericardite con intensa flogosi fibrinosa all’interno della cavità pericardica inibisce inoltre una buona cinesi ventricolare, a causa di aderenze epicardio-miocardiche.
 
Di riccardo (del 30/05/2014 @ 18:05:33 in Lettera K, visto n. 95 volte)
Detta anche kerion celsi, è un'infezione micotica cutanea superficiale che può essere collocata nel capitolo delle tigne. E' caratterizzata da processi infiammatori e infiltrativi e sostenuta da Trichophyton una varietà di funghi che fanno parte della famiglia dei dermatofiti. Questi utlimo danno origine a cheratinasi e altri enzimi proteolitici capaci di digerire la cheratina. Su questa base il fungo aggredisce varie zone come il cuoio capelluto, la regione della barba e gli arti superiori in ogni età e a contatto con animali infetti, in particolar modo con i bovini. Ne risultano lesioni di carattere semi-alopeciche desquamanti francamente granulomatose. I granulomi possono arrivare ad essere grandi come una noce e inglobano sempre peli tronchi frammisti a pus. Si arriva spesso alla guarigione clinica attraverso una corretta terapia antimicotica a base di griseofulvina o derivati imidazolici. Possono comunque rimanere aree di alopecia cicatriziale.
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 18:04:51 in Lettera E, visto n. 136 volte)
Sinonimo di ormoni. Sostanze che vengono prodotte dagli apparati del sistema endocrino (organi, singole cellule, masse cellulari) e svolgono funzioni differenziate all’interno dell’organismo; in generale, la funzione degli ormoni è quella di agire specificamente sui loro organi bersaglio, stimolando attività di vario tipo. Inoltre sono efficaci anche in quantità minime. Una prima grande distinzione è quella fra ormoni endocrini e ormoni tessutali (istio-ormoni). I primi sono prodotti dalle ghiandole endocrine (ipofisi, tiroide, paratiroidi, ghiandole surrenali, pancreas, gonadi, epifisi, timo), i secondi da diversi sistemi cellulari (come la mucosa intestinale, determinate cellule pancreatiche, cellule intestinali). Possiamo poi distinguere gli ormoni, secondo la composizione chimica, in ormoni di tipo fenolico (adrenalina, noradrenalina), di tipo proteico (insulina, glucagone), di tipo steroideo (corticosteroidi, ormoni sessuali). All’interno delle ghiandole endocrine si svolge il processo di sintesi ormonale; questo processo varia a seconda della ghiandola interessata. Come materiale di partenza vengono utilizzati prodotti normalmente presenti nell’organismo, come proteine, aminoacidi, colesterolo. Questi elementi vengono elaborati all’interno della ghiandola mediante un sistema enzimatico che è specifico per ogni singola ghiandola, e che porta alla produzione di ormoni altrettanto specifici (benché ghiandole diverse possano produrre ormoni che svolgono azioni simili). La sintesi ormonale è controllata da fattori di tipo nervoso e umorale. In particolare, alcune ghiandole sono controllate direttamente dal sistema nervoso, come la parte midollare del surrene (che produce le catecolamine), controllata dall’ipotalamo e dal midollo allungato, o l’ipofisi posteriore (che produce ossitocina e vasopressina), controllata dall’ipotalamo. In altri casi invece la produzione ormonale è regolata per via umorale, come quella dell’insulina e del glucagone (la loro produzione è regolata dal livello di glucosio presente nel sangue) o del paratormone (regolata dal livello di calcio nel sangue). Vi sono poi ghiandole che, mediante la loro azione, ne controllano altre, come nel caso dell’ipofisi che stimola la funzione endocrina della tiroide (mediante la secrezione di tireotropina), delle gonadi (con le gonadotropine) e della corteccia surrenale (con la corticotropina). La funzione svolta dagli ormoni è quella di regolare i processi biologici che hanno luogo in organi o tessuti, sovrapponendosi in una certa misura ai meccanismi di controllo già presenti a livello delle cellule, allo scopo di adattarli alle esigenze globali dell’organismo in ciascun momento. Vi sono ormoni che agiscono rapidamente, mentre altri hanno un effetto più lento. Fra quelli che sortiscono un effetto immediato vi sono adrenalina e noradrenalina. Inoltre vi sono ormoni che operano in modo diretto, altri in modo indiretto. L’azione diretta si ha quando l’ormone agisce direttamente a livello del suo organo bersaglio; ad esempio, gli androgeni e gli estrogeni agiscono direttamente sugli organi genitali. Nell’azione indiretta l’ormone stimola un’altra ghiandola a produrre ormoni che, a loro volta, agiranno per via diretta; ad esempio, le gonadotropine prodotte dall’ipofisi svolgono un’azione di stimolo sulla produzione di estrogeni da parte dell’ovaio. Vi è poi l’azione condizionata; in questo caso l’ormone agisce direttamente sul suo organo bersaglio, ma l’effetto di questa azione dipende dallo stato cellulare dell’organo stimolato. La ricerca scientifica oggi permette di riprodurre per sintesi gran parte degli ormoni dell’organismo umano. Questo consente sia di studiare l’effetto di queste sostanze e comprenderne meglio la funzionalità, sia di produrre farmaci a partire da ormoni di sintesi con caratteristiche modificate rispetto alle loro controparti organiche. Alcuni esempi di farmaci di questo genere sono i contraccettivi, gli anabolizzanti, gli antiinfiammatori steroidei.
 
Uva
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:04:37 in Lettera U, visto n. 1701 volte)
La pianta della Vitis vinifera, specie utilizzata per la produzione dell’uva, è originaria di una vasta zona compresa fra Europa, Africa del nord e Asia. Fu introdotta in Francia dai fenici nel 600 a. C.; i romani la introdussero in Germania nel secondo secolo dopo Cristo. Attualmente la produzione mondiale di uva da tavola supera i settanta milioni di quintali; l’Italia detiene il primato, con oltre quindici milioni. Le due regioni in cui viene prodotta la maggioranza di uva da tavola italiana sono Puglia (65%) e Sicilia (25%). Alcune delle varietà più diffuse sono Alfonso Lavallèe, Cardinal (ottenuta nel 1939 a Fresno, in California; è una delle migliori varietà di uva precoce, con grappoli grandi e colore rosso violaceo), Italia (prodotta da un incrocio di uve Bicane e Moscato d’Amburgo; una delle più apprezzate, con grappoli grandi e consistenti, di colore giallo dorato, con un delicato sapore di moscato) e Regina (una delle più antiche e diffuse, di provenienza probabilmente siriana, introdotta in Italia dagli antichi romani). Oltre all’importanza per la produzione del vino, anche il consumo di uva da tavola è importante per la nutrizione umana, soprattutto grazie alla presenza di zuccheri solubili in percentuali elevate (attorno al 18%). L’uva contiene poca vitamina C, quantità minime di proteine e grassi, è ricca di potassio e povera di sodio. Ha leggere proprietà diuretiche e può essere utile a chi soffre di stipsi. Chi vuole evitare il consumo di buccia e semi può bere il succo d’uva. Oltre che essere consumata al naturale, può servire per preparare dolci, marmellate e sorbetti. In commercio si trova anche l’uva essiccata (uva passa, uvetta), che è notevolmente più calorica di quella fresca. Un’avvertenza agli amanti delle diete: la cosiddetta cura dell’uva (ampeloterapia), che consiste nella progressiva riduzione di tutti gli altri alimenti fino ad arrivare a mangiare solo uva (anche due chili al giorno), non può essere protratta oltre il limite fissato dal dietologo; inoltre, il consumo di quantità così elevate di questo frutto può causare problemi ad alcuni soggetti. Il consumo d'uva dovrebbe essere moderato anche nelle diete ipocaloriche, preferendole altra frutta, meno calorica e più saziante. INFO AL: Uva fresca Carboidrati: 14,7; proteine: 0,5; grassi: 0,1; acqua: 80; calorie: 62 Uva essiccata Carboidrati: 72; proteine: 1,9; grassi: 0,6; acqua:17,1; calorie: 301.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 18:04:14 in Lettera E, visto n. 109 volte)
Procedimento terapeutico attraverso il quale si infonde direttamente nel circolo sanguigno di un individuo del sangue intero o i suoi derivati (vedi emoderivati), ottenuti per donazione volontaria da parte di altri individui. La donazione di sangue consiste abitualmente nel prelievo di circa 350 ml di sangue intero, perdita che il donatore tollera perfettamente e viene compensata nei giorni successivi dalla aumentata attività del midollo osseo. In casi particolari si può ricorrere alla plasmaferesi, che permette di prelevare dal donatore le componenti del sangue necessarie e di reinfondergli subito la quota non utilizzata. Le situazioni in cui è necessaria la terapia trasfusionale sono molto numerose, tanto più che attualmente, potendosi ottenere separate le diverse frazioni del sangue (globuli rossi, piastrine, fattori della coagulazione ecc.), è possibile, di fronte a una condizione morbosa, trasfondere solo quelle veramente necessarie, e limitare la trasfusione di sangue intero ai casi di emorragia massiva. La pratica trasfusionale deve essere fatta con molta attenzione da parte del medico, con lo scopo di evitare le cosiddette reazioni trasfusionali e soprattutto le reazioni emolitiche post-trasfusionali, nell'accertare la perfetta compatibilità fra i gruppi sanguigni del donatore e del ricevente, attestata preventivamente attraverso l'esecuzione delle prove crociate. La diffusione della terapia con trasfusione, nonché parallelamente di malattie infettive trasmesse con il sangue, ha provocato il sorgere di un problema sanitario di grandissima importanza, ossia quello della possibilità di contrarre infezioni attraverso il ricevimento di sangue infetto.Per questo attualmente, viene richiesto, per eseguire le trasfuzioni, l'uso di aghi e contenitori sterili monouso e la ricerca e identificazione, pur garantita dall'anonimato, che la legge garantisce al fine di evitare discriminazioni, dei donatori contagiosi per le malattie più comunemente responsabili di infezioni post-trasfusionali (epatite virale di tipo B e C e AIDS). Per i concentrati dei fattori della coagulazione, che vengono preparati a partire da grandi quantità di plasma, si richiede un ulteriore trattamento termico.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 18:04:06 in Lettera O, visto n. 110 volte)
Alimento carneo o vegetale ottenuto riducendo l'alimento originale in particelle piccolissime, accrescendone la digeribilità tramite l'enorme aumento della superficie d'attacco per gli enzimi digestivi. Il procedimento di omogeinizzazione viene realizzato con apparecchiature speciali che provvedono anche alla pastorizzazione. Gli omogeneizzati si utilizzano generalmente tra il 4° e il 6°-7° mese di vita del bambino. In seguito è opportuno somministrare carne bollita frullata, poiché continuando a usare gli omogeneizzati si impedisce all'intestino del bambino di adattarsi per tempo a quello che sarà il suo futuro tipo di alimentazione.
 
Di Viola Sinismagli (del 18/03/2011 @ 18:03:58 in Lettera F, visto n. 330 volte)
Cellula di derivazione mesenchimale che, durante lo sviluppo del tessuto connettivo, darà origine alle fibre della sostanza fondamentale e, cessata tale funzione, si trasformerà in fibrocita.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:03:41 in Lettera U, visto n. 20344 volte)
L'uovo è un cibo molto importante nell'alimentazione, senza dubbio un alimento ricco. Basta consultare le informazioni alimentari alla fine della voce per convincersi che è uno degli alimenti proteici più interessanti. Inoltre il valore biologico delle proteine dell'uovo è di 93 circa contro 69 della carne. È un alimento mediamente calorico, ma molto saziante, visto che contiene una discreta quantità di grassi. Purtroppo a causa di un gran numero di pregiudizi viene decisamente sottovalutato. Il primo e più importante è l'affermazione secondo la quale le uova innalzerebbero il tasso di colesterolo. Se è vero che il tuorlo (l'albume ne è privo) contiene 1,34 g di colesterolo ogni 100 g (l'uovo in media ne contiene 0,3 g per ogni 100 g), è pur vero che in ognuno di noi il colesterolo esogeno (quello che proviene cioè dagli alimenti) è solo il 20% del totale. Ciò spiega perché chi mangia abitualmente uova non è detto che abbia il colesterolo alto. Le uova dovrebbero essere cioè sconsigliate a chi soffre già di ipercolestrolemia, essendo esse un'aggravante del problema e non la causa. Un'ulteriore riprova di quanto appena detto è la considerazione che, per i meccanismi di controllo del nostro corpo, se si introduce colesterolo dall'esterno, ne viene prodotto di meno dall'interno. Un secondo pregiudizio riguarda la digeribilità e il supposto appesantimento epatico. L'uovo è un alimento dalla digeribilità normale (da 60 a 180 minuti a seconda della preparazione) che diventa di difficile digestione solo se si cucina con molti grassi. Le uova sono sconsigliate solo a chi soffre di calcolosi biliare. Colore e qualità – Un altro pregiudizio riguarda il rapporto fra colore delle uova e qualità. Non esiste nessuna relazione, in quanto il colore dipende dall'alimentazione delle galline e in particolare dal contenuto di carotenoidi, pigmenti che, se assorbiti, producono un guscio dal colore più carico. Ovviamente la presenza di carotenoidi è indipendente dall'alimentazione naturale o meno della gallina (anche i mangimi ne contengono!). È fresco? – Come è risaputo, le uova "vecchie" hanno una "camera d'aria" sotto il guscio di maggiori dimensioni; è questo l'unico parametro attendibile per misurarne la freschezza. Ovviamente la refrigerazione rallenta il processo di invecchiamento ed è per questo motivo che è opportuno tenere le uova in frigorifero e a bassa temperatura nei luoghi di vendita. Le uova vengono classificate in tre categorie A, B e C; solo le uova di tipo A sono destinate alla vendita diretta, le altre sono per l'industria alimentare. Le uova di tipo A possono poi essere classificate "extra" (vendibili fino a 9 giorni dalla deposizione); in ogni caso le uova devono essere vendute entro 21 giorni dalla deposizione. Esiste poi un'ulteriore classificazione in base alla taglia (da XL per uova più pesanti di 73 g fino a S, per uova inferiori a 53 g). Qual è l'uovo migliore? – Occorre considerare tre fattori fondamentali: a) valore biologico b) digeribilità c) valore nutrizionale. L'uovo fresco è meno nutriente dell'uovo cotto (anche leggermente) perché l'albumina non viene digerita e viene eliminata con le feci. La cottura già a soli 70 °C ne provoca la coagulazione e l'assorbimento da parte dell'intestino. Nell'uovo crudo è poi contenuta l'avidina, una sostanza che si lega alla vitamina H (biotina) formando un complesso non digeribile (fra l'altro i consumatori di grandi quantità di uova crude possono incorrere in carenza di vitamina H). Anche in questo caso con la cottura si ha un miglioramento della situazione perché l'avidina viene denaturata. La digeribilità varia da un'ora (uovo alla coque) a un'ora e mezza (crudo), a due ore e mezza (uovo sodo) a tre ore (frittata o omelette). Il valore biologico dipende dalla cottura. È massimo per l'uovo crudo e minimo per l'uovo strapazzato o in frittata. In particolare l'uovo sodo mantiene un alto valore biologico solo se non è troppo cotto. Riassumendo il miglior modo di consumare l'uovo è alla coque o, in alternativa, sodo. Meno interessante consumarlo crudo o come frittata. INFO AL. Intero Carboidrati: 1,2; proteine: 12,5; grassi: 10; acqua: 75,3; calorie: 145. Parte edibile: 89; calorie al lordo: 133. Albume Carboidrati: 1; proteine: 10,5; grassi: 0; acqua: 87,1; calorie: 46 Tuorlo Carboidrati: 1,8; proteine: 16,8; grassi: 30,9; acqua: 48,81; calorie: 353.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 18:03:31 in Lettera C, visto n. 116 volte)
Si dice di formazione anatomica o processo patologico interessante il collo o altre strutture a queste annesse (per esempio, rachide cervicale; artrosi cervicale o cervicoartrosi), o riferiti al collo dell'utero (canale cervicale, erosione cervicale).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 21/01/2011 @ 18:02:53 in Lettera I, visto n. 409 volte)
Condizione patologica caratterizzata dalla dilatazione del rene e del bacinetto che si instaura in conseguenza di processi che ostacolano il deflusso dell’urina dal rene lungo le vie urinarie. In tali condizioni, per il ristagno e l’aumento di pressione dell’urina che viene continuamente prodotta dal rene, il tratto delle vie urinarie a monte dell'ostruzione si dilata progressivamente. Il ristagno di urina predispone poi alle infezioni delle vie urinarie e del rene. La sintomatologia consiste in dolore renale, i malati soffrono spesso di coliche renali intermittenti e di durata variabile, altre volte di dolori fissi al fianco. La terapiaè chirurgica e mira a rimuoverne le cause quando è conservato un certo grado di funzionalità nel rene, se invece la funzione è abolita si ricorre all’asportazione del rene stesso. Allo scopo di mantenere intatto funzionalmente tutto il rene, si esegue una resezione dell’uretere e si traspone anteriormente al fascio vascolare: la continuità del condotto è ripristinata riunendo i due capi del condotto termino-terminale.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:01:54 in Lettera T, visto n. 748 volte)
La trippa è una frattaglia costituita dalla parte di apparato digerente del bovino compresa fra esofago e stomaco; dopo la macellazione viene sottoposta a pulizia e bollitura. È composta da rumine (la parte a forma di sacco più grande, detta anche trippa, croce, crocetta, pancia, trippa liscia o busecca), omaso (formato da lamelle, detto anche centopelli o foiolo) e reticolo (o cuffia, un piccolo sacco con aspetto spugnoso, detta anche cuffia, nido d'ape, bonetto o beretta). La trippa è un alimento consumato da lungo tempo: i greci la cucinavano sulla brace, mentre i romani la utilizzavano per preparare salsicce. Oggi è facilmente reperibile in commercio; la si trova già pulita e anche lessata. Le vicende del morbo della mucca pazza (e la relativa disinformazione) hanno trascinato la trippa fra le parti a rischio: ingiustamente, visto che le norme entrate in vigore l'1/10/2000 prevedono la distruzione dell'intero intestino, ma non dei prestomaci (trippa) e dello stomaco. È preferibile conservarla in frigorifero immersa in acqua, affinché non ingiallisca. Le ricette per la preparazione della trippa sono moltissime, diverse da una città all’altra. È un piatto economico e molto nutriente, dal momento che ha un contenuto molto elevato di proteine e basso in grassi. INFO AL. - Carboidrati: 0; proteine: 15,8; grassi: 5; acqua: 72; calorie: 108.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 18:01:47 in Lettera O, visto n. 130 volte)
Vaso disposto profondamente nel solco tra muscolo bicipite e tricipite del braccio, a fianco dell'omonima arteria. Le vene brachiali sono due vene che affiancano da ciascun lato l'arteria brachiale e la seguono per tutto il suo decorso. A livello del sottoscapolare confluiscono in un unico vaso di grosso calibro, la vena ascellare, tuttavia possono presentare rami che connettono reciprocamente le due vene formando numerose anastomosi ed altri che drenano il sangue nella vena basilica.
 
Di riccardo (del 04/03/2014 @ 18:01:30 in Lettera T, visto n. 125 volte)
Misura la temperatura corporea. Il suo funzionamento si basa sull'uso di una qualche grandezza fisica che varia con la temperatura che tipicamente può essere: * la dilatazione termica di una sostanza liquida, gassosa o solida; * la resistenza elettrica di un materiale (es. termometri a termocoppia); * altre grandezze fisiche. Si tratta di uno strumento tarato attraverso precise procedure di calibrazione e con valori mappati su una scala termometrica. Il tipo più comune è costituito da un capillare di vetro, graduato da +35 °C a +42 °C, con una strozzatura in prossimità della parte che viene a contatto col corpo del paziente che impedisce al liquido contenuto (generalmente mercurio) di rientrare nel bulbo con il raffreddamento. I termometri clinici digitali sono costituiti da un circuito elettronico alimentato a batteria e attivato da un sensore che rileva la temperatura. Esistono anche dei termometri clinici elettronici che permettono di rilevare la temperatura corporea tramite una piccola sonda che viene inserita nell'orecchio. Hanno il pregio di non essere invasivi e di rilevare la temperatura corporea dalla membrana timpanica nel tempo di un solo secondo. I punti corporei che si possono utilizzare per la rilevazione della temperatura sono: - Ascellare misura pratica e più comune - Orale può essere misurata in sicurezza solo su pazienti in grado di tenere facilmente il termometro in bocca e non può essere applicato a pazienti che hanno appena bevuto liquidi caldi o freddi, nel qual caso bisogna attendere un po' di tempo, oppure usare un altro metodo - Rettale l'inserimento del termometro, deve essere effettuato previa lubrificazione con sostanze solubili in acqua. Questo tipo di misurazione è quello che fornisce i risultati più accurati. - Timpanica, misura ricavata tramite un termometro a infrarossi, la quale misura può essere falsata sia dal tappo di cerume che dall'infiammazione
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 17:59:43 in Lettera C, visto n. 129 volte)
L'organo principale del sistema nervoso centrale, presente nei vertebrati e in tutti gli animali a simmetria bilaterale, compreso l'uomo. Nei vertebrati il cervello è situato all'apice del nevrasse, all'interno del cranio. Il termine corretto per indicare l'insieme delle strutture contenute all'interno della scatola cranica è encefalo, di cui il cervello è una parte. Il cervello si occupa, insieme al sistema endocrino, di parte della regolazione delle funzioni vitali ed è sede delle regolazioni omeostatiche e delle funzioni cerebrali superiori. La parte anteriore e superiore dell'encefalo, di cui costituisce la formazione più rilevante (80% del volume), sede delle funzioni nervose più importanti. Il cervello è suddiviso in telencefalo, diencefalo, mesencefalo. Il telencefalo, formato da due emisferi cerebrali, è la parte di gran lunga più voluminosa del cervello, e costituisce il "cervello" in senso stretto, cui si riferiscono fisiologi e neuroclinici. Gli emisferi sono separati medialmente e in profondità, fino a un nucleo di sostanza bianca detto corpo calloso, dalla scissura interemisferica, in cui penetrano le meningi. Ogni emisfero è diviso in quattro lobi: frontale, parietale, temporale, occipitale. Ogni lobo è diviso da solchi in circonvoluzioni e in ognuna di queste si riconoscono aree a funzione specifica, motorie o sensitive, dette aree di proiezione. Gli emisferi sono percorsi da cavità o ventricoli. Le pareti degli emisferi sono formate dalla corteccia cerebrale, costituita da sostanza grigia ricca di neuroni, che riveste la sostanza bianca formata da fibre. I principali nuclei di sostanza bianca sono il corpo calloso, posto a volta sotto la scissura interemisferica, il fornice o trigono cerebrale, lamina posta sotto il corpo calloso. Nello spessore della sostanza bianca sono compresi nuclei di sostanza grigia; i più importanti sono: l'ippocampo, o corpo di Ammone, in rapporto con la corteccia olfattoria; più dorsalmente i talami ottici ed esternamente a questi i corpi striati. L'ipotalamo, di forma conica, si collega all'ipofisi ed è assai ricco di vasi sanguigni. Le zone del cervello in cui sono localizzati i più importanti centri sono: l'area motrice, anteriore alla scissura di Rolando (corteccia precentrale), dalla quale dipendono i movimenti degli arti e del capo; l'area posteriore alla medesima scissura (area postcentrale), nella quale è localizzata la sensibilità per le medesime parti; il lobo occipitale, in cui si proietta la sensibilità visiva; i lobi temporali per la sensibilità acustica; la circonvoluzione dell'ippocampo per la sensibilità olfattiva e gustativa. Centri particolari sono: il verbo-motore e il verbo-acustico, il centro motore e il centro visivo della scrittura, le cui lesioni provocano rispettivamente afasia e sordità verbale, agrafia e cecità verbale. Dei centri sottocorticali, il talamo è il centro riflesso delle emozioni che provocano il pianto e il riso, il corpo striato controlla il tono dei muscoli scheletrici e regola i movimenti automatici; l'ipotalamo regola la temperatura, il sonno, il ricambio dell'acqua, dei glicidi, dei grassi ecc. .
 
Di riccardo (del 26/05/2014 @ 17:59:32 in Lettera E, visto n. 63 volte)
Ecografia. Tecnica diagnostica basata sull’impiego di ultrasuoni. Con una sonda appoggiata sulla pelle si invia un fascio di ultrasuoni verso le strutture corporee da esaminare. In relazione alla densità dei tessuti attraversati, gli ultrasuoni vengono variamente riflessi, raccolti dalla stessa sonda emettitrice ed elaborati dall’apparecchio in un’immagine su monitor. In tal modo è possibile discriminare raccolte solide o gassose, o analizzare finemente alterazioni di struttura degli organi solidi. A seconda della diversa analisi spaziale e temporale offerta dall’apparecchio, si distinguono l’ecografìa „A Mode“, di prevalente impiego in cardiologia, e l’ecografìa bidimensionale o „B Mode“, di più ampia utilizzazione, per esempio, nell’esame degli organi addominali. L’avvento dell’ecografìa ha consentito di avere a disposizione uno strumento diagnostico maneggevole, non invasivo e soprattutto sicuro e sufficientemente preciso. Attualmente il campo d’applicazione dell’ecografìa è vastissimo: dall’esame di organi addominali quali fegato, milza, pancreas, reni e vie urinarie, linfonodi, vescica, prostata, ovaio, alla ricerca di raccolte liquide, cisti, processi degenerativi, infiammatori o tumorali in grado di alterare l’ecostruttura normale del tessuto. Sotto la guida dello strumento possono essere effettuate biopsie profonde. L’ecografìa permette inoltre di effettuare indagini su strutture più superficiali quali tiroide, paratiroide, testicolo e mammella, con analoghi intenti diagnostici. Grazie al principio fisico dell’effetto doppler, l’ecografìa viene utilizzata nello studio delle affezioni dei vasi sanguigni (vedi anche doppler). La diagnosi ecografica è applicabile anche alle malattie cerebrali del feto e del neonato. Per l’assoluta assenza di rischi per la madre e il feto l’ecografìa è ampiamente utilizzata nel monitoraggio della gravidanza normale e patologica.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 17:59:22 in Lettera E, visto n. 105 volte)
Scoloramento dell'iride dell'occhio causato da atrofia del pigmento, per cui l'iride si presenta chiara, blu acqua, generalmente da un lato solo. Quando si ha una quantità di melanina diversa all’interno dell’iride dei due occhi, può verificarsi il caso di eterocromia. L'eterocromia non è una caratteristica solamente umana, ma si ritrova spesso nel 5% di alcuni animali come il cane, il gatto (particolarmente nella varietà Van kedi del Turco Van), il cavallo. L’eterocromia tra esseri umani riguarda meno dell'1% delle persone. In genere rappresenta una semplice curiosità cromatica di origine genetica, altre volte può avere origine da traumi o da malattie oculari come la sindrome di Waardenburg o la Ciclite eterocromica di Fuchs.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 17:59:18 in Lettera O, visto n. 445 volte)
Arteria principale del braccio, che proviene dall'arteria ascellare e termina alla piega del gomito, dove si biforca nella radiale e nell'ulnare. L'arteria brachiale percorre il braccio, lungo la superficie ventrale, fino a raggiungere la fossa cubitale del gomito. Giunta a questo livello, in genere all'altezza del processo coronoideo del­l'ulna, si divide in due rami dando origine all'arteria radiale e all'arteria ulnare che decorrono lungo l'avambraccio, seguendo le rispettive ossa dalle quali prendono il loro nome. Lungo il suo decorso dà origine a rami collaterali: l'arteria profonda del braccio, le collaterali ulnari superiore e inferiore. In alcuni individui, la biforcazione si verifica molto prima e le arterie ulnare e radiale si estendono attraverso parte del braccio. Il polso dell'arteria brachiale è palpabile sulla faccia anteriore del gomito, medialmente al tendine del bicipite, e, con l'uso di uno stetoscopio e dello sfigmomanometro può essere utilizzato per rilevare la pressione arteriosa. La ricerca del polso brachiale è una manovra alternativa alla ricerca del polso femorale ed ha significato nel neonato e nel lattante durante le manovre di rianimazione di base, durante la valutazione ABC, nella cosiddetta fase C (circolo o circulation)
 
Di riccardo (del 20/02/2014 @ 17:58:59 in Lettera S, visto n. 87 volte)
In medicina, vengono così definiti i processi o le manifestazioni patologiche che si manifestano in conseguenza di una certa malattia, benché non ne siano manifestazioni caratteristiche.
 
Di riccardo (del 21/02/2014 @ 17:58:48 in Lettera S, visto n. 98 volte)
Detto anche ganglio di Gasser, è un rigonfiamento, in cui vanno a convergere le tre radici sensitive del nervo trigemino, situato in un incavo endocranico all'apice della rocca petrosa. Nelle gravi nevralgie del trigemino si interviene generalmente con l'alcolizzazione del ganglio semilunare o attraverso la terapia decompressiva con palloncino o tramite la gangliolisi.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 17:58:48 in Lettera E, visto n. 120 volte)
Termine con cui viene indicato l'epicondilo mediale dell'omero. L'epitroclea ha l'aspetto di una tuberosità dell'estremità inferiore dell'osso articolata con l'ulna.E' posta all'estremità inferiore (distale) dell'omero, a livello della epifisi, ed è localizzata sul lato mediale, sopra la troclea. L’epitroclea ha dimensioni maggiori rispetto all’epicondilo e sulla sua superficie dorsale può essere evidenziato il solco del nervo ulnare. Tra le due tuberosità ossee, epicondilo ed epitroclea, sono localizzate le superfici articolari destinate alle ossa dell’avambraccio. L'epitroclea fornisce inserzione al legamento collaterale ulnare del gomito, al tendine del muscolo pronatore rotondo, e a un tendine comune di numerosi muscoli della regione anteriore dell’avambraccio, ossia dei muscoli flessori dell'avambraccio, in particolar modo il gracile, il flessore ulnare del carpo e il flessore radiale del carpo. Il nervo ulnare decorre in un solco sulla regione posteriore dell'epitroclea, che gli fornisce protezione. Il nervo ulnare, in questo tratto, è vulnerabile perché decorre molto in superficie lungo la parte posteriore dell'osso. Anche un piccolo trauma a livello della troclea crea una sensazione di formicolio (parestesie) da stimolazione del nervo ulnare. Il sovraccarico funzionale dei muscoli citati che trovano inserzione sull'epitroclea, dà vita ad una sindrome dolorosa, conosciuta come epitrocleite o gomito del golfista. L'epitroclea può essere interessata anche da un particolare tipo di frattura, che comporta un distacco dalla tuberosità con un meccanismo traumatico indiretto, secondario a caduta sul palmo della mano.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 17:58:30 in Lettera O, visto n. 102 volte)
Condizione in cui la temperatura corporea è mantenuta costante, indipendentemente dalla temperatura ambientale. L'omeotermìa necessita di processi ossidativi che liberano energia e di meccanismi omeostatici sotto il controllo dei sistemi nervoso ed endocrino.
 
Di riccardo (del 11/03/2014 @ 17:57:58 in Lettera T, visto n. 101 volte)
Asportazione chirurgica della membrana del timpano. Si attua in presenza di otiti medie purulente croniche che minacciano processi di osteite, formazioni polipose o complicazioni endocraniche.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 17:57:55 in Lettera O, visto n. 108 volte)
Capacità da parte dell'organismo di mantenere un equilibrio interno stabile, grazie a un insieme di processi di regolazione e controregolazione che agiscono ogniqualvolta si verifica una variazione delle condizioni esterne.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 17:57:22 in Lettera A, visto n. 135 volte)
Quadro anatomoclinico che coinvolge gli elementi presenti nell'angolo cerebellare. Tale patologia è solitamente causata da un tumore che coinvolge la guaina del nervo vestibolococleare che causa disturbi all'udito, dell'equilibrio e alterazioni al nervo facciale. Se si espande, può portare alla compromissione del ponte, del cervelletto e di altri nervi encefalici. Altre cause della sindrome possono essere una compressione dovuta ad emorragie o processi espansivi del tronco encefalico.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 17:53:53 in Lettera C, visto n. 177 volte)
Porzione dell'encefalo posta tra il midollo allungato e il cervello (dal quale è superiormente separato dal tentorio, espansione della dura madre) e situata nella parte postero-inferiore della cavità cranica. È diviso in due emisferi, detti emisferi cerebellari (indicati col termine di neocerebello), collegati al cosiddetto verme, che insieme ai flocculi costituisce il paleocerebello. Esternamente è percorso da solchi longitudinali, all'incirca fra loro paralleli (solchi di I e di II ordine), che lo dividono in lobuli e lamelle. È collegato al mesencefalo dai peduncoli cerebellari superiori, al ponte di Varolio dai peduncoli cerebellari medi, al midollo allungato dai peduncoli cerebellari inferiori. La corteccia cerebellare, formata da sostanza grigia, è costituita da tre strati: l'esterno o molecolare, l'intermedio o delle cellule del Purkinje e l'interno o granulare, costituito da piccoli neuroni. Entro la corteccia si ramifica la sostanza bianca (albero della vita) in cui si trovano nuclei di sostanza grigia. Il cervelletto è organo di ricezione di impulsi sensitivi propriocettivi provenienti dai muscoli e dai tendini ed esterocettivi (tattili, ascustici, visivi); influenza i nervi motori e i centri associativi encefalici, modificando la loro soglia di eccitabilità. Il cervelletto venne perciò definito il grande modulatore della funzione nervosa. Influisce sul tono muscolare, anche dei muscoli che garantiscono la posizione eretta, e quindi sul tono posturale, sui movimenti riflessi e sui movimenti volontari. Il cervelletto è una parte del sistema nervoso centrale coinvolta nell'apprendimento e nel controllo motorio, nel linguaggio, nell'attenzione e forse in alcune funzioni emotive come risposte alla paura o al piacere. Le connessioni con il sistema limbico gli permettono di intervenire anche nei processi di memorizzazione e apprendimento, potendo così parlare di cervelletto cognitivo[1]. Sebbene sia ampiamente coinvolto nel controllo del movimento, il cervelletto non vi dà origine. Nel complesso il cervelletto si presenta come una formazione grossolanamente ovoidale, dal peso di circa 130-140 g[1] ed è disposto nella fossa cranica posteriore. Le lesioni al cervelletto sono tutte accumunate da una perdita della coordinazione del movimento o atassia. Lesioni cerebellari specifiche, naturalmente, portano a particolari tipi di atassia che risulta sempre nello stesso lato della lesione[19]. Lesioni della linea mediana del verme o del lobulo flocculonodulare portano ad un'atassia del tronco, con caratteristica andatura barcollante tipica dell'ubriaco. Questa scoordinazione si accompagna in genere a movimenti anomali degli occhi (nistagmo)[19]. Lesioni laterali al verme causano un'atassia appendicolare, un'incoordinazione degli arti che si traduce nell'incapacità di svolgere movimenti appropriati alla distanza da raggiungere (dismetria) e a tremori intenzionali cioè alterazioni della contrazione muscolare durante l'atto motorio[19]. Lesioni al lobo anteriore portano ad un aumento abnorme del tono muscolare (ipertonia). Tale sintomo è anche indicativo di una lesione corticale con attività dei nuclei profondi intatta: in questo caso si assiste ad un'ipertonia dei muscoli estensori che causa un'iperestensione di testa e collo (opistotono)[19]. Anche l'ipotonia, che consiste nella perdita del tono muscolare, è un'alterazione che può essere causata da lesioni al cervelletto. L'ipotonia riguarda tutti i muscoli quando si ha una perdita di funzione totale del cervelletto, oppure solo dei muscoli antigravitari se riguarda solo il nucleo del tetto.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:53:40 in Lettera T, visto n. 2300 volte)
La carne e il brodo di tartaruga sono pietanze particolarmente apprezzate nei paesi asiatici; ad esempio, in Indonesia si preparano spiedini con carne di tartaruga e di pollo. Il brodo di tartaruga viene consumato in tutti i paesi in cui si consuma anche la carne di questo animale. Anche in Italia esiste la tradizione di utilizzare il brodo di tartaruga per preparare la zuppa di pesce; fino a pochi decenni fa il brodo di tartaruga di mare veniva preparato nelle isole Tremiti, in Puglia. La difficoltà maggiore sta nella preparazione: è necessario estrarre la carne dal guscio, spellarla, quindi si può procedere alla cottura. Per il brodo si deve fare cuocere la carne a fiamma moderata per almeno due ore. Il brodo può essere bevuto prima dell’inizio del pasto oppure utilizzato per insaporire la pasta. Delle tartarughe di mare si consumano anche le uova, da molti considerate prelibate. La carne della tartaruga è molto magra e ha valori nutritivi simili a quelli della carne bovina.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 17:53:09 in Lettera E, visto n. 92 volte)
Sostanza proteica del tessuto connettivo. È fortemente concentrata nei legamenti e nella parete dei grossi vasi arteriosi, ai quali conferisce elasticità e distensibilità. L'elastina è costituita principalmente dagli amminoacidi glicina, valina, alanina e prolina. A livello strutturale, è formata da molte molecole di tropoelastina (ad alfa-elica), idrosolubile e con massa molecolare di circa 70.000 dalton, associate da legame covalente formatosi in seguito a reazione catalizzata da lisil ossidasi. Il prodotto finale è costituito da un voluminoso composto insolubile con resistenti legami crociati di lisina. Desmosina e isodesmosina sono amminoacidi rari, contenuti entrambi nell'elastina. La perdita di elastina a livello dei setti interalveolari polmonari è alla base della diminuzione dell'elasticità tipica dell'enfisema polmonare.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 17:52:18 in Lettera C, visto n. 111 volte)
Sostanza giallo-brunastra secreta dalle ghiandole ceruminose, presenti nella cute della parte fibrocartilaginea del condotto acustico esterno dell'orecchio, su cui svolge un'azione protettiva. L'accumulo di cerume a formare un tappo è determinato da ipersecrezione ghiandolare, da modificazioni dei componenti del secreto o da arresto del movimento di scorrimento dell'epitelio del condotto. La formazione di un tappo di cerume provoca sintomatologia, più frequente al mattino, consistente in riduzione dell'udito, senso di occlusione e acufeni. Il tappo di cerume si estrae mediante lavaggio del condotto uditivo con acqua a 37 °C, previo ammorbidimento con acqua ossigenata o soluzioni emollienti.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 02/02/2011 @ 17:52:02 in Lettera B, visto n. 466 volte)
O igroma, è un infiammazione di una o più. Può essere a carattere acuto o cronico. Le cause più comuni delle forme acute sono i traumi e i processi infettivi causati da streptococchi, stafilococchi o diplococchi. Le forme croniche aspecifiche hanno spesso tra le cause stimoli meccanici intensi e ripetuti. La terapia delle borsiti acute consiste nell’aspirazione del liquido purulento dalla borsa e nella somministrazione locale di antibiotici. Le borsiti croniche sono trattate in modo diverso a seconda della sede. Per le forme gravi si può ricorrere all'intervento chirurgico.
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 17:51:51 in Lettera E, visto n. 108 volte)
Malattia infiammatoria acuta o cronica che colpisce la tonaca mucosa dell'intestino tenue e del colon, originata da processi infettivi, tossici, allergici, da fattori termici (assunzione di cibi o bevande molto fredde) o da malattie di origine sconosciuta (vedi anche enterite). La forma acuta si presenta con dolori addominali crampiformi diffusi, febbre di grado elevato, diarrea (con diverse scariche quotidiane di feci in parte liquide e con residui alimentari ben riconoscibili, a volte con presenza di muco e sangue), disidratazione, sete e forte stanchezza; la guarigione è spontanea in pazienti immunocompetenti e in assenza di complicanze. Un cenno particolare merita - in questo senso - l'enterocolite pseudomembranosa, gravissima e spesso drammatica complicanza di trattamenti antibiotici con farmaci come la clindamicina e la lincomicina. Le enterocoliti croniche possono essere conseguenti ad infezioni ileocecali (tubercolosi), di malattie la cui causa è ignota (morbo di Crohn ileocolico, enterocolite collagena), di esposizione a radiazioni o a farmaci antitumorali, di parassitosi o di micosi (candidosi); oltre a diarrea e a dolori addominali, possono presentarsi disturbi generali (calo ponderale da malassorbimento), anemia, ipoproteinemia e ipovitaminosi. La terapia, nelle enterocoliti acute, consiste nel riposo a letto, nella reidratazione per via endovenosa (specialmente nei bambini e nei lattanti), nella sospensione dell'alimentazione orale con passaggio, nei casi più seri, alla nutrizione parenterale totale. Nelle enterocoliti croniche vengono somministrati antibiotici sistemici (come nel caso della tubercolosi e del morbo di Crohn), e chemioterapici nelle parassitosi, antimicotici nelle candidosi, mentre nelle forme allergiche può essere utile il cromoglicato di sodio. Il morbo di Crohn prevede invece un trattamento specifico.
 
Di riccardo (del 01/10/2013 @ 17:51:37 in Lettera X, visto n. 209 volte)
Purina derivante dalla degradazione metabolica delle proteine. Il processo di ossidazionee a carico del fegato la trasforma in acido urico.
 
Di riccardo (del 17/02/2014 @ 17:51:28 in Lettera S, visto n. 120 volte)
Malattia causata da carenza di vitamina C. Questa vitamina è fondamentale per la formazione del collagene, per mantenere l'integrità del tessuto connettivo, del tessuto osseo, della dentina dei denti; è indispensabile per la guarigione delle ferite e facilita quella delle ustioni, oltre all'assorbimento del ferro. Nei bambini il deficit è dovuto a mancanza di supplementi di vitamina C. Negli adulti è invece generalmente dovuto ad avversione nei confronti di alcuni alimenti o in seguito a diete inappropriate. La richiesta di vitamina C aumenta in caso di gravidanza, l'allattamento, l'ipertiroidismo, malattie infiammatorie acute e croniche e operazioni chirurgiche, sono tutte condizioni. Lo scorbuto infantile si manifesta solitamente tra il 6° e il 12° mese di vita. Nel bambino i sintomi sono irritabilità, inappetenza e mancato aumento di peso; le estremità delle ossa lunghe (per esempio del femore) si rigonfiano mentre le gengive sanguinano facilmente. Sono spesso presenti febbre, anemia e aumento della frequenza cardiaca. Negli adulti lo scorbuto è latente per 3-12 mesi dopo l'insorgenza del deficit di vitamina C, e si manifesta con emorragie gengivali e sottoungueali, apatia, irritabilità, perdita di peso, dolori muscolari e articolari. In presenza di ferite, quelle vecchie cedono e le nuove stentano a guarire. Per la prevenzione dello scorbuto infantile si dovrebbe somministrare quotidianamente succo di arancia non bollito, già dal primo mese di vita. La terapia dello scorbuto, sia nel bambino che nell'adulto, consiste nella somministrazione di vitamina C per via orale. Si rivelano utili anche alimenti come cavoli, broccoli, spinaci, fragole, limoni, cavolfiori.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 17:51:24 in Lettera E, visto n. 100 volte)
Mezzo fisico come la pinza emostatica e il laccio emostatico oppure chimico, come farmaci o sostanze naturali a effetto procoagulante, che serve atto ad arrestare un'emorragia.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 17:50:16 in Lettera C, visto n. 130 volte)
Processo fisiologico che, nel caso di rotture della parete vascolare, genera la formazione del coagulo, con la funzione di arrestare o limitare il verificarsi di una emorragia. Presenta una fase vascolare e una piastrinica (emostasi primaria), più una fase emocoagulativa (emostasi secondaria). La fase vascolare si manifesta con la lesione del vaso e origina essenzialmente quattro fenomeni: vasocostrizione e rallentamento del flusso del sangue da parte di sostanze ad azione vasocostrittrice (per esempio, serotonina); adesione delle piastrine alle pareti del vaso; attivazione della coagulazione. La fase piastrinica presenta inizialmente l'adesione al vaso leso delle piastrine, le quali sono aggregate reversibilmente (aggregazione primaria) e danno luogo alla reazione di liberazione, che è rappresentata dalla secrezione di varie sostanze ad attività favorente l'aggregazione secondaria (irreversibile), che causa la formazione del cosiddetto trombo bianco. La fase emocoagulativa ha invece lo scopo di facilitare il consolidamento del tappo piastrinico con la formazione di un reticolo insolubile di fibrina. La fase centrale è costituita dall'attivazione del fattore X a fattore X attivato (fattore Xa). Una via (via intrinseca) di attivazione del fattore X inizia quando, in conseguenza alla lesione di un vaso, si verifica l'esposizione del sangue a superfici diverse da quella dell'endotelio vascolare (collagene, membrane basali). successivamente a queste interazioni si ottiene l'attivazione della precallicreina in callicreina e del fattore XII in fattore XII attivato. Bisogna ricordare come l'attivazione del fattore XII o della precallicreina possa avvenire anche attraverso l'azione diretta di enzimi proteolitici (veleni di serpenti, plasmina, tripsina, complessi antigene-anticorpo, endotossine batteriche) con il conseguente innesco della coagulazione, della fibrinolisi, della cascata del complemento e di altri importanti fenomeni come dolore, infiammazione, ipotensione e shock. È quello che accade, per esempio, in seguito al morso di alcuni serpenti, nella pancreatite acuta, nelle sepsi, nella CID, nelle neoplasie. Qualunque sia il modo in cui avvenga l'attivazione del fattore XII, essa causa la conversione del fattore XI a fattore XI attivato. Quest'ultimo, in associazione a ioni calcio (fattore IV), a fosfolipidi piastrinici e al fattore VIII (vedi anche antiemofilico, fattore), dà luogo all'attivazione del fattore X. Un'altra via di attivazione (via estrinseca) del fattore X, più rapida, è determinata dalla liberazione da parte dei vasi e dei tessuti lesi del fattore tessutale che, in associazione al fattore VII presente nel sangue, causa l'attivazione del fattore X. Il fattore X, comunque attivato, insieme al fattore V, a ioni calcio e a fosfolipidi, genera la conversione della protrombina (fattore II) in trombina e quella del fibrinogeno (fattore I) in fibrina. Per prima cosa i nuclei di fibrina si uniscono fra loro con deboli legami, successivamente, per l'azione del fattore XIII, si forma un coagulo resistente e insolubile, che imbriglia gli elementi corpuscolati del sangue (trombo rosso), fa riunire le pareti del vaso e ferma l'emorragia. Le alterazioni, congenite o acquisite, che interessano una delle tre fasi della coagulazione del sangue sono causa dei diversi tipi di malattie emorragiche.
 
Di riccardo (del 11/03/2014 @ 17:50:14 in Lettera T, visto n. 212 volte)
Tumore del timo. E' una condizione rara, associata nel 50% al disordine neuromuscolare chiamato Miastenia grave.Moltissime sono le malattie a cui si può associare la comparsa del tumore come l’artrite reumatoide, l’anemia perniciosa, la polimiosite, la tiroidite. È costituito da cellule differenziate, accompagnate da linfociti non tumorali sparsi in quantità più o meno abbondante, nel contesto delle cellule epiteliali. L’età media di presentazione dei timomi è 53 anni, anche se possono presentarsi a qualunque età, con una uguale distribuzione in entrambi i sessi. I timomi hanno un’evoluzione imprevedibile, infatti si possono osservare casi in cui la malattia rimante indolente per lungo tempo fino ad arrivare a neoplasie molto aggressive con aspetti di infiltrazione locale e storie di plurime recidive e metastasi a distanza. Spesso la neoplasia non fornisce sintomi di rilievo, e casualmente grazie ad una normale radiografia può venire diagnosticata. Il trattamento del timoma dipende dalla presentazione clinica, in particolare dall’invasività locale. La chirurgia è sicuramente il gold standard, tutti i pazienti affetti da timoma, ad eccezione di quelli affetti da neoplasie non resecabili o con metastasi a distanza, dovrebbero essere sottoposti a intervento chirurgico con resezione completa della lesione anche se infiltra organi circostanti non vitali (pleura, pericardio, polmone). La presenza di metastasi polmonari non pregiudica l’intervento chirurgico. L’accesso chirurgico scelto nella maggior parte dei casi è la sternotomia longitudinale mediana anche se in caso di grosse lesioni che si estendono al cavo pleurico è preferibile l’approccio toracotomico postero-laterale. Più recentemente, per lesioni capsulate e di piccole dimensioni, alcuni autori hanno proposto timectomie mini-invasive mediante accessi chirurgici toracoscopici o grazie all’utilizzo del robot. Localizzazioni pleuriche (reimpianti pleurici) possono manifestarsi anche dopo anni dall'intervento chirurgico. Questi reimpianti possono comunque essere rimossi chirurgicamente con accesso toracotomico. Inoltre più recentemente è stata introdotta in centri specializzati la chemioterapia ipertermica intracavitaria chemioipertermia, che consiste nel lavaggio del cavo pleurico con sostanze chemioterapiche ad alte temperature per circa 1 ora, al fine di sfruttare l'effetto sinergico di alta temperatura e chemiotarapico. L'assorbimento sistemico del farmaco è pressoché inesistente.
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 17:49:51 in Lettera E, visto n. 186 volte)
Contrazione cardiaca anticipata. La maggior parte si verifica in seguito alla produzione di un impulso elettrico a livello di un focolaio ectopico del cuore ossia di una sede non abituale, fuori tempo rispetto al normale susseguirsi degli impulsi del ritmo cardiaco come dettato dal nodo senoatriale, struttura appartenente a un tessuto ultraspecializzato - il tessuto di conduzione - in grado di eseguire una contrazione autonoma dove nascono normalmente gli impulsi. Tra le possibili cause di focolai ectopici ci sono: 1 aree circoscritte di ischemia 2 piccole placche calcifiche nel miocardio 3 irritazione tossica del nodo atrioventricolare del sistema di conduzione o del miocardio conseguenti all'uso di farmaci, nicotina, caffeina, ecc. 4 irritazione meccanica in corso di cateterismo cardiaco. All'extrasistole segue solitamente un periodo di rilasciamento del cuore che dura di più rispetto alla norma, chiamato pausa compensatoria. Le extrasistole possono essere isolate e sporadiche oppure susseguirsi in modo periodico con un certo ordine in rapporto a ogni sistole precedente (bigeminismo) o dopo 2-3 sistoli normali tri - e quadrigeminismo. Extrasistolo in serie successiva sono definite salva di extrasistole, condizione che può comportare rischi maggiori per la salute. Le extrasistole sono distinte in sopraventricolari, atriali e giunzionali tendenzialmente benigne e ventricolari che sono invece potenzialmente più gravi a seconda della sede in cui si manifestano. Le extrasistole possono presentarsi anche in soggetti normali senza avere alcun significato patologico, nel caso di emozioni o sforzi fisici o per abuso di alcolici e tabacco. Possono però essere associate a stati di sofferenza del miocardio o a gravi malattie organiche specialmente se compaiono con una certa frequenza. Nel momento in cui si verifica un'extrasistole, è possibile avvertire una sensazione di tuffo al cuore, di pausa o di arresto momentaneo del battito, a causa della pausa compensatoria. Il riscontro obiettivo di un'aritmia extrasistolica è ottenuto con l'impiego dell'elettrocardiogramma la cui morfologia puo risultare più o meno alterata a seconda della posizione del focolaio ectopico. Per approfondire maggiormente le cause e gli aspetti clinici di questa forma di aritmia sono talvolta necessarie ulteriori indagini attraverso elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore, ECG-Holter, studi di elettrofisiologia cardiologica, ecocardiografia ecc. La terapia consiste nell'abolizione di fattori tossici come tabacco, caffe ecc. e nella correzione dei fenomeni che possono provocare extrasistole per via riflessa come il meteorismo, la stitichezza e le colecistopatie. Si ricorre alla somministrazione di farmaci antiaritmici, betabloccanti, chinidina solo nei casi in cui la sintomatologia è imponente o quando sono presenti segni di cardiopatia oppure quando le extrasistole sono frequenti e presentano un diverso punto di origine. Per le extrasistole ventricolari è comunque necessario un più attento monitoraggio specie nel caso di pazienti ad aumentato rischio cardiovascolare.
 
Di riccardo (del 16/01/2014 @ 17:49:36 in Lettera R, visto n. 93 volte)
Gruppo di malattie infettive causate da microrganismi parassiti apparteneneti alla famiglia delle Rickettsiae. Le malattie provocate da questi microrganismi sono molte, alcune di esse però sono strettamente limitate a determinate zone geografiche. Si possono dividere in tre gruppi: gruppo delle febbri esantematiche; gruppo delle febbri tifoidi; altre varietà. Sono tutte caratterizzate da interessamento polmonare. Le più frequenti sono le febbri tifoidi (causate da Rickettsia prowazekii), la febbre Q (R. burnetii) e la febbre delle trincee (R. quintana). La diagnosi viene effettuata mediante test sierologici dei quali il più noto è la reazione di Weil-Felix. La terapia si basa sull'uso di antibiotici (tetraciclina, cloramfenicolo e fluorochinoloni).
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:49:02 in Lettera E, visto n. 84 volte)
Sigla di elettrococleografia. Tecnica diagnostica indicata per i disturbi dell'udito che registra le risposte encefaliche a uno stimolo acustico a livello della chiocciola e dei neuroni di primo ordine (i primi della via nervosa). Fornisce informazioni sulla funzione del recettore periferico e presenta un'alta affidabilità, dal momento che non dipende dalla collaborazione del soggetto.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:48:34 in Lettera S, visto n. 3106 volte)
La produzione di succhi di frutta è regolamentata da una serie di norme rigide, al fine di evitare frodi alimentari o la commercializzazione di alimenti non genuini. La legislazione italiana prevede la commercializzazione di quattro tipi di succhi di frutta: quelli semplici, ottenuti dal solo processo meccanico di spremitura, i succhi concentrati (concentrazione superiore al 50%) in cui una parte dell’acqua presente nel succo viene eliminata, i succhi disidratati, ridotti quindi in polvere e i nettari di frutta, ove al succo e alla polpa del frutto (in percentuale variabile dal 30% al 50%) viene aggiunto lo zucchero diluito in acqua. Nei casi di succhi di frutta lo zucchero aggiunto non può essere superiore a 100 g/litro, mentre nel nettare di frutta la percentuale di zucchero può salire fino a costituire un quinto del peso complessivo. Fa eccezione il succo di limone per il quale, data la natura aspra del frutto, è consentita l’aggiunta di zucchero fino a 200 g per litro. Anche la percentuale di frutta (succo o purea) è garantita per legge, e varia a seconda del frutto (da un minimo di 25% del ribes a un massimo di 50% delle mele). Tutti i vari tipi di succhi sono sottoposti a un processo di pastorizzazione, al fine di garantire la sterilizzazione ed evitare il fenomeno di fermentazione, un processo chimico che demolisce i carboidrati grazie all'opera di microrganismi detti fermenti (lieviti, muffe, batteri) che utilizzano materiale che sono in grado di attaccare per ottenere energia sufficiente alla loro vita, producendo alcol citrico e acetone. La frutta, per il suo elevato contenuto di amido e zuccheri, è particolarmente sensibile a questo processo chimico. La pastorizzazione, come molti processi termici, diminuisce il contenuto di vitamine che nei succhi è quindi decisamente inferiore a quello della frutta fresca. Nei succhi è vietata l’aggiunta di coloranti, mentre è ammessa quella dell’acido ascorbico (antiossidante), dell’acido citrico (fino a 5 g per litro), dell’acido lattico (fino a 5 g per litro), dell’acido malico (fino a 3 g per litro), oltre a carbonati di calcio e tartrati di potassio. Nel processo di filtraggio del succo sono consentiti anche l’uso di chiarificanti per rendere più limpido il succo, di aromi per esaltare il gusto e di anidride solforosa (usata come stabilizzante, esattamente come per il vino, in quantità non superiore a 10 mg per litro). Si deve osservare che l'apporto di zucchero aggiunto rende il prodotto inutilmente più appetibile della frutta fresca: in sostanza un prodotto meno ricco nutrizionalmente della frutta fresca, inutilmente più calorico e più appetibile.
 
Di riccardo (del 10/02/2014 @ 17:48:29 in Lettera S, visto n. 142 volte)
Infiammazione a carico delle ghiandole salivari. Nel caso della scialoadenite primaria lo stato infiammatorio si instaura nel tessuto ghiandolare per via ematogena; si presenta in forme acute (parotite epidemica ecc.) e croniche, denominate anche scialosi. Nella scialoadenite secondaria il processo si estende dalla bocca alla ghiandola, tramite il dotto escretore; la più frequente consegue a scialodochite; la terapia può variare in base alla causa dell'infiammazione. I principali sintomi e segni clinici sono febbre, dolore, brividi, fuoriuscita di pus. La causa è principalmente il batterio Staphylococcus aureus, ma più sporadicamente se ne riscontrano altri.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 17:48:20 in Lettera E, visto n. 51 volte)
Sinonimo di alcol etilico. E' un composto organico caratterizzato dalla presenza di uno o più gruppi ossidrilici -OH; deriva dagli idrocarburi per sostituzione di uno o più atomi di idrogeno con altrettanti gruppi ossidrilici. Gli alcoli si dicono primari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta altri atomi di idrogeno (-CH2OH); secondari se l'ossidrile è legato a un atomo di carbonio che porta un atomo di idrogeno (-CHOH); terziari se non c'è idrogeno legato all'ossidrile (-COH). La riduzione delle aldeidi dà sempre un alcol primario; quella dei chetoni un alcol secondario. Si dicono alcoli superiori quelli che hanno più di sei atomi di carbonio. La denominazione IUPAC prevede che un alcol venga chiamato con il nome dell'idrocarburo da cui deriva + il suffisso -olo (o -diolo o -triolo se ci sono due o tre gruppi alcolici); viene aggiunto poi un numero arabo che indica l'atomo di carbonio al quale è legato il gruppo ossidrilico. Per esempio il metanolo deriva dal metano e l'etanolo dall'etano. Una denominazione alternativa è rappresentata dall'aggettivo dell'idrocarburo preceduto da alcol: l'etanolo è detto anche alcol etilico. Gli alcoli vengono impiegati principalmente come solventi.
 
Di medicinasalute (del 14/12/2011 @ 17:46:24 in Lettera M, visto n. 238 volte)
si tratta di una alterazione caratterizzata da un incuneamento del bulbo e del cervelletto attraverso il forame occipitale. Ipotensione endocranica con idrocefalo e cerebellari rappresentano i principali sintomi della patologia.
 
Di riccardo (del 27/02/2014 @ 17:45:49 in Lettera E, visto n. 84 volte)
Rovesciamento delle palpebre verso l'esterno, solitamente bilaterale, che investe maggiormente la palpebra inferiore. Vengono distinte una forma spastico-paralitica, da contrattura del muscolo orbicolare, e una forma cicatriziale; una forma senile, per scarsa tonicità della muscolatura. Tale patologia, per la sua caratteristica, inibisce la chiusura della palpebra, con riduzione del passaggio delle lacrime dall'occhio al naso: compare così l'epìfora (eccesso di lacrime sull'occhio). Ulteriori sintomi e segni clinici sono: arrossamento, disepitelizzazione corneale (si 'sbuccia' la superficie oculare perché si secca), ulcera della cornea e cheratite. La causa più comune è l’iperlassità dei tessuti palpebrali (le palpebre si 'allentano'),fenomeno al quale si assiste soprattutto nell’invecchiamento della persona.Altre cause possono essere: casi di infiammazione oculare, che danno origine a forme spastiche; formazione di cicatrici, successivamente a traumi oppure a interventi chirurgici. La patologia viene trattata chirurgicamente, con l'accorciamento in senso orizzontale della palpebra. Nei casi lievi si interviene invece con l'elettrocoagulazione.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 17:45:40 in Lettera P, visto n. 107 volte)
Tessuto continuo, detto anche cute, che riveste esternamente tutto il corpo e, in corrispondenza con le aperture naturali, si continua con la mucosa che tappezza le cavità interne dei vari apparati (digerente, respiratorio, urogenitale). Insieme agli annessi forma l'apparato tegumentario. A livello anatomico la cute si compone di tre strati principali: l'epidermide, che è lo strato esterno; il derma; l'ipoderma, o strato sottocutaneo. La cute è elastica e resistente, perlopiù sollevabile in pieghe, mentre in certe regioni del corpo appare molto aderente, quasi fissata ai piani sottostanti (come nel palmo della mano o nella pianta del piede). Il suo spessore varia da 0,5 mm (per esempio, nelle palpebre) a 5 mm (per esempio, nella pianta del piede) di cui 0,03-1,5 mm spettano all'epidermide. Genericamente è più sottile nella donna che nell'uomo, nel bambino che nel vecchio, nelle superfici flessorie piuttosto che in quelle estensorie. La cute appare di colorito variabile in relazione alla pigmentazione, all'età, nonché alla sua trasparenza e alla ricchezza dell'irrorazione sanguigna. La superficie della pelle, costituita dall'epidermide, presenta una quantità di rilievi microscopici e depressioni (dovuti alla forma delle parti scheletriche e muscolari sottostanti), nonché di creste cutanee meno appariscenti, solchi interpiliferi e ancora un'infinità di microscopici orifizi, dove sboccano i follicoli piliferi o le ghiandole sebacee e sudoripare. Alcuni solchi e rilievi possono essere transitori, perché dovuti ai movimenti delle articolazioni o dei muscoli, altri possono col tempo divenire anche permanenti (rughe). Istologicamente, nell'epidermide sono riconoscibili alcuni strati sovrapposti, il più esterno dei quali è quello corneo formato da cellule epiteliali appiattite, morte, prive di nucleo e corneificate, tra le quali vi sono fibrille cheratiniche, riunite in fasci o anche isolate; tali cellule vengono via via eliminate (desquamazione) e sostituite per produzione di nuovi elementi cellulari da parte dello strato germinativo sottostante. Quest'ultimo, detto anche strato di Malpighi, o strato spinoso, è costituito da cellule epiteliali prismatiche poligonali od ovalari, con grandi nuclei, fra le quali sono evidenti elementi intercellulari (o spine) e fasci di fibrille (tonofilamenti), che servono entrambi da saldatura tra una cellula e l'altra, per aumentarne la coesione. Tra questi strati principali possono essere presenti altri due intermedi, soprattutto nelle regioni cutanee più soggette a pressioni e sfregamenti: quello detto granuloso, a contatto inferiormente con lo strato di Malpighi, composto da cellule tendenti ad appiattirsi, ancora dotate di nucleo, però in via di degenerazione, e con granuli molto rifrangenti di cheratoialina, con segni infine di trasformazione dei tonofilamenti in fibrille cheratiniche; e quello definito lucido, in rapporto superiormente con lo strato corneo, dall'aspetto omogeneo e splendente, con cellule appiattite, prive di nucleo e imbibite di eleidina, una sostanza semifluida derivata dalla cheratoialina. Il derma costituisce lo strato intermedio della cute. E'uno strato di tessuto connettivo che comprende fibre collagene ed elastiche, molto vascolarizzato e fornito di una buona rete linfatica e di molte terminazioni nervose. Esso ospita anche ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee, bulbi piliferi. L'ipoderma, detto anche pannicolo adiposo sottocutaneo, è ricco di tessuto connettivo a trama lassa, in cui sono raccolte cellule adipose in quantità variabile a seconda delle condizioni di nutrizione, e con disposizione diversa in conseguenza del sesso e dello stato ormonale del soggetto. Il derma può assumere anche un notevole spessore, mentre nell'ipoderma, specie nelle regioni del corpo dove la cute è particolarmente sottoposta a tensioni, pressioni o sfregamenti, compaiono estese fessure, contenenti un liquido, con la specifica funzione di limitare gli eventuali danni derivanti dall'usura. Dal derma le creste si insinuano nell'epidermide soprastante: esse sono ricche di vasi attraverso i quali avviene la nutrizione dell'epidermide stessa, in quanto solo il derma è vascolarizzato. A livello fisiologico il derma è interamente percorso da fibre del sistema vegetativo (destinate ai vasi, ai muscoli lisci cutanei, alle ghiandole, ai peli), le cui terminazioni possono arrivare all'epidermide, che assume così la funzione di un importante organo sensoriale. Grazie all'attività delle sue ghiandole sudoripare, la cute svolge anche, in cooperazione con l'apparato urinario, una funzione escretoria. La cute ha infine capacità immunitaria e proprietà assorbenti, sia pure limitate. La pelle, posta al confine tra il mondo esterno e l'ambiente interno all'organismo, è per eccellenza un recettore complesso di stimoli fisici, chimici, meccanici ecc., che viaggiano nelle due direzioni e in relazione ai quali la cute reagisce prontamente e in vario modo, modificando altresì il suo comportamento. Ciò avviene grazie alla ricchezza di un apparato nervoso estremamente abbondante e sensibile, ricco di terminazioni tattili, termiche, dolorifiche e così via, in grado inoltre di stimolare varie attività cellulari, secretorie, di irrorazione sanguigna, di pigmentazione ecc. Svariate sono le funzioni biologiche della cute: - Protezione fisico-chimica; in larga misura legata alle caratteristiche di elasticità e di resistenza (soprattutto del derma). - Termoregolarizzatore; essendo cattiva conduttrice termica e svolge, per questo, un ruolo di estrema importanza nella termoregolazione, assicurando l'omeostasi della temperatura corporea con dilatazione e costrizione dei vasi sanguigni, variazione dell'evaporazione e della traspirazione a seconda delle temperature. - Barriera protettiva; il pigmento protegge la cute e quindi l'intero organismo dall'azione dannosa dei raggi luminosi. - Battericida; per le proprietà dello strato corneo, della secrezione sebacea e del sudore, la pelle protegge contro l'azione di sostanze e agenti patogeni. - impermeabilità; grazie al suo mantello acido emulsionato (formato dalla combinazione di sebo+sudore) e alle proprietà bioelettriche della cheratina, la cute è in grado di mantenere una elevata impermeabilità nei confronti di molte sostanze, specie idrosolubili, e di neutralizzare gli effetti dannosi delle sostanze ad alcalinità o acidità molto differenti dalla norma. - Capacità di modulare l'assorbimento e la penetrazione di molte sostanze, soprattutto attraverso l'apparato pilosebaceo e le modificazioni di idratazione delle membrane cellulari. Altre importanti funzioni della cute sono la secrezione sudorale e sebacea, quella di pigmentazione e quella cheratogena. In particolare il pigmento che dona il colore alla cute, cioè la melanina, è uno dei prodotti finali del metabolismo cutaneo. Essa si forma nella cute attraverso un complicato processo biochimico-enzimatico; è prevalentemente distribuita nelle cellule dello strato basale epidermico e in alcune altre cellule (melanofori) presenti a volte nel derma superficiale. Il pigmento protegge la cute dall'azione dannosa dei raggi ultravioletti solari, i quali hanno a loro volta la proprietà di provocare un processo fotochimico enzimatico ad azione pigmentante, in presenza dell'enzima tirosinasi.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:45:22 in Lettera C, visto n. 279 volte)
Raccolta sottocutanea di materiale grasso, semisolido, costituita principalmente da cheratina, sebo e cellule morte. Si presenta come una massa tondeggiante rilevata, palpabile ed indolente. Può raggiungere dimensioni anche di 5 o 6 cm. In genere si forma in seguito ad occlusione di una ghiandola sebacea. A causa di questa occlusione, la ghiandola non può smaltire la secrezione che continua a prodursi portando alla formazione della raccolta. Questo tipo di cisti può comparire in tutte le zone del corpo, esclusa la pianta del piede e il palmo della mano. Il cuoio capelluto, le orecchie, le braccia e il torace sono le sedi più comuni; altra sede comune di insorgenza nei soggetti di sesso maschile è lo scroto. Può essere rimossa con anestesia locale tramite una semplice incisione della cute con totale rimozione del contenuto, sempre nel rispetto delle comuni regole di asepsi. Questo tipo di procedura risolve completamente il problema e la probabilità che la cisti si riformi è molto bassa.
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 17:45:02 in Lettera E, visto n. 347 volte)
Sinonimo di clistere.Introduzione nel retto-colon di mezzi di contrasto per lo studio radiologico del grosso intestino. Si parla di clisma opaco quando viene somministrata una sostanza opaca ai raggi X (in genere solfato di bario in soluzione acquosa), con lo scopo di dimostrare in modo grossolano la presenza di lesioni malformative, diverticolari o neoplastiche. Il clisma a doppio mezzo di contrasto è basato sull'introduzione di aria associata al solfato di bario, che consente una valutazione molto più precisa di tutto l'intestino crasso; viene preferito nella diagnosi di colite ulcerosa, malattia di Crohn del colon, colite ischemica, diverticolosi, polipi e tumori del colon-retto.
 
Di medicina (del 26/10/2009 @ 17:44:35 in Lettera D, visto n. 497 volte)
E' l'anormale composizione cellulare di un organo o tessuto, una modificazione della proliferazione di un tessuto. Questa condizione è caratterizzata dalla presenza di cellule anomale, che tendono a evolvere in maligne. Non si tratta di cellule tumorali, siano esse benigne o maligne, ma di cellule che hanno subito un cambiamento, in seguito ad esposizione ad un agente, sia esso fisico (radiazioni), chimico (idrocarburi aromatici e altre sostanze) o biologico (virus oncogeno). Questo termine medico indica un cambiamento microscopico dell’aspetto di alcune cellule di un determinato tessuto: queste cellule mostrano, in pratica, una fisionomia che, pur non essendo quella normale, non risulta neanche di tipo canceroso. Le cause di tali cambiamenti possono essere diverse, come per esempio un’infiammazione in atto o cronica, oppure l’esposizione a certe sostanze chimiche. Tuttavia le displasie possono anche rappresentare l’anteprima di una trasformazione tumorale, una condizione, cioè, pre-cancerosa: per questo è bene tenerle sotto controllo. Quando un esame istologico rileva questo tipo di modificazioni, è lo specialista che decide come e quanto andare a fondo, anche sulla base di altri segni e sintomi riscontrati sul paziente. Il Pap-test, per esempio, è in grado di segnalare l’esistenza di tali alterazioni nelle cellule del collo dell’utero
 
Di riccardo (del 31/01/2014 @ 17:44:08 in Lettera S, visto n. 104 volte)
Processo infiammatorio di una o di tutte e due le salpingi uterine che generalmente si diffonde all'ovaio vicino (ovarosalpingite, o annessite). Quando l'infiammazione si estende fino alle ovaie si parla, più precisamente, di annessite. Esistono svariate sotto-categorie di salpingite ma, in genere, sono tutte provocate da batteri che si annidano a livello dell'utero, attraverso la vagina: in particolare, i germi capaci di scatenare il processo morboso sono gli stafilococchi, gli streptococchi, i bacilli tubercolari ed il gonococco.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 17:43:54 in Lettera O, visto n. 205 volte)
Porzione della regione addominale anteriore, corrispondente alla cicatrice formatasi in seguito alla caduta del cordone ombelicale al momento della nascita: la sua forma e dimensione viene determinata dal successivo processo di cicatrizzazione dei tessuti. Posto tra i due muscoli retti dell'addome, ad esso è ancorato il fegato mediante il legamento rotondo, vestigia della vena ombelicale che, dalla placenta, porta al feto sangue con ossigeno e nutrienti. L'ombelico si forma tramite un processo abbastanza lento. Dopo il parto, il cordone ombelicale viene reciso, e al moncone ombelicale viene fatto un nodo e poi viene fasciato. Il moncone ombelicale per cadere deve essiccarsi, quindi è buona norma non inumidirlo in continuazione, ma cambiare solo la garza sterile che lo racchiude. Il moncone dal colore grigio, diventerà verde poiché sta essiccandosi. Quando il moncone sarà totalmente secco, si stacca dall'addome del neonato. L'ombelico è prima di tutto rilevabile in due aspetti: Incavato Pronunciato Nel primo caso l'ombelico appare come una depressione, e visto da lontano dà l'impressione di un foro. È l'ombelico più comune sia nelle donne che negli uomini. Nel secondo caso, piuttosto raro, un pezzo del cordone ombelicale tende a fuoriuscire dalla sua cavità. Questo ombelico si può incontrare facilmente nei bambini nei primi anni di vita, per poi rientrare automaticamente con il corso degli anni. Nelle donne in gravidanza tuttavia, a partire dal sesto mese l'ombelico[1] tende all'eversione dalla sua cavità a causa della pressione del feto sul ventre, per poi rientrare normalmente dopo il parto.
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 17:43:07 in Lettera E, visto n. 100 volte)
Recettore collocato in organi cavi con la capacità di registrarne le condizioni e trasmettere l'informazione relativa ai centri che regolano la vita vegetativa.
 
Di riccardo (del 02/05/2014 @ 17:42:55 in Lettera E, visto n. 78 volte)
Protrusione patologica del bulbo oculare la cui entita è misurata in millimetri utilizzando un apposito strumento detto oftalmometro. L'esoftalmo può essere diretto (semplice protrusione dell'occhio) o indiretto (occhio spinto in avanti e lateralmente monolaterale o bilaterale). Si manifestano in genere sintomi associati come diplopia, alterazioni del campo visivo, ulcerazioni della cornea e alcuni caratteristici segni di compromissione della motilità della muscolatura dell' occhio e delle palpebre utili per la diagnosi clinica. Cause dell'esoftalmo monolaterale possono essere formazioni di natura traumatica settica o tumorale che, localizzate nell orbita, spingono in avanti il bulbo oculare; l'esoftalmo bilaterale è causto da processi malformativi o infiammatori cronici ma soprattutto da patologie endocrinologiche della tiroide. L'esoftalmo del morbo di Basedow o esoftalmo maligno legato all' ipertiroidismo è una forma particolarmente grave e frequente ed in genere insorge rapidamente, raggiungendo spesso gradi molto elevati fino ai 30-35 mm ed impedendo addirittura la chiusura degli occhi.La causa non è certa ma appare verosimilmente legato a fenomeni autoimmunitari. La terapia è chirurgica o radiante nel caso l'esoftalmo non si risolve con il controllo dell ipertiroidismo basedowiano.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:42:04 in Lettera C, visto n. 378 volte)
Sono lesioni delle radici dei nervi spinali ripiene di liquor spinale, rilevate più frequentemente a livello sacrale durante gli esami di risonanza magnetica nucleare. Generalmente asintomatiche, in rari casi possono essere causa di una sindrome neurologica, detta sindrome di Tarlov, dal nome del neurochirurgo americano che per primo, nel 1938, identificò la natura di tali cisti. L’opzione chirurgica ha avuto risultati sovente deludenti dal punto di vista del miglioramento della qualità della vita dei pazienti (vedasi risultati di un survey internazionale). Il trattamento con fibrina, sperimentato anche in qualche ospedale in Italia, laddove efficace, rappresenta una soluzione temporanea, i cui effetti sembrano esaurirsi nel giro di pochi mesi. Attualmente la patologia viene trattata prevalentemente a livello antalgico tramite i consueti farmaci per il dolore neuropatico (FANS, antidepressivi, antiepilettici, morfinoidi). In alcuni casi si ricorre all’impianto di pompa ad infusione intratecale, che somministra antidolorifici e mio-rilassanti (per lo più morfina e baclofen) e/o di elettrostimolatore. Ottenuti effetti benefici con sedute di etiopatia.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 02/02/2011 @ 17:42:03 in Lettera C, visto n. 1971 volte)
Detta anche criopass-terapia è un particolare metodo che consente il trasporto attivo di un principio attivo, così da farlo arrivare nella sua sede d'azione, senza sfruttare il trasporto sistemico. Si basa sull'uso della luce laser con cui vengono colpite le molecole del farmaco congelato (-18°) che si vuole veicolare. La criopass terapia si basa su un procedimento fisico di accelerazione delle particelle. Il flusso fotonico generato da un raggio laser viene convogliato all’interno di un crioapplicatore dove incontra le molecole di farmaco imprigionate nel reticolo cristallino congelato. Le molecole di farmaco vengono così “caricate” di energia e riescono ad oltrepassare la membrana cutanea fino a raggiungere la sede d'azione. La fase successiva impiega un laser a scansione sulla cute per ottimizzare la distribuzione del farmaco a livello desiderato.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 02/02/2011 @ 17:41:27 in Lettera B, visto n. 331 volte)
Parassiti dei roditori che possono infettare anche l’uomo, del Genere degli Schizomiceti, appartenenti al gruppo delle spirochete. Possono essere trasmessi con la puntura di pidocchi e zecche. Il parassita penetra attraverso la cute e si diffonde o in superficie, dando luogo ad un eritema migrante, o in profondità attraverso il sangue, raggiungendo altri organi. Come prima azione c'è una depressione del sistema immunitario che tende a rispondere in un secondo momento quando cresce la produzione di proteine batteriche. Gli anticorpi iniziano a formarsi tra la terza e la sesta settimana dopo l'infezione.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:40:52 in Lettera C, visto n. 659 volte)
Cisti di consistenza molle rivestita da epidermide che può contenere annessi cutanei (peli, abbozzi dentali, cheratina). Frequente la localizzazione nella zona sacro-coccigea, al centro del torace e al collo. Può talora andare incontro a processi infiammatori e suppurativi. La terapia è esclusivamente chirurgica. La maggior parte dei chirurghi preferisce non intervenire nella fase di ascessualizzazione perché l'infiammazione e l'infezione vanificherebbero gli effetti dell'anestesia locale e costringerebbero ad un allargamento dei margini di asportazione. L'intervento va invece effettuato quando il processo patologico è regredito. Consiste nell'esplorazione accurata dei tramiti fistolosi con sonde e con coloranti e nell'asportazione completa, in blocco, di tutta la parte malata contenente la cisti e le fistole. Poiché secondo la teoria di J. Bascom la cisti pilonidale è una malattia acquisita squisitamente “dermatologica”, essa come tale va trattata, con escissioni e suture multiple ma di pochi millimetri (a “chicco di riso”) degli orifizi cutanei esterni situati sulla linea mediana posteriore della regione sacro-coccigea. Eventuali ampie suture in corrispondenza della linea mediana posteriore per motivi meccanici tendono, quasi sempre, ad aprirsi, e qualora fosse necessario una detersione dei piani tessutali più profondi questi vanno raggiunti attraverso una incisione laterale, che, invece, tende a guarire con estrema semplicità. Successivamente all’intervento di Bascom, la ripresa delle normali attività è, solitamente, molto più rapida rispetto ad interventi più demolitori. Un'altra tecnica per l'asportazione di ciste, utilizza una forma di laparoscopia sperimentata in Israele . Tale tecnica introdotta in Italia dall Dott. Di Castro comporta l'utilizzo di lame circolari (trefine) che asportano sia il tessuto malato che il contenuto della cisti o della fistola. Non si avrà quindi un taglio ma la presenza di piccoli forellini del diametro di 2,6 millimetri che arriveranno subito a guarigione consentendo, il giorno successivo all'intervento, di riprendere la normale attività.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 17:40:31 in Lettera E, visto n. 104 volte)
Enzima proteolitico contenuto nei globuli bianchi, capace di degradare le proteine del collageno tra cui l'elastina. È implicata nella patogenesi degenerativa, specialmente nell'asma e nella granulomatosi di Wegener. Viene prodotto soprattutto dal pancreas e possiede la proprietà di scindere l'elastina. Viene prodotta anche dalle cellule del sistema immunitario. Prima prodotta nel pancreas sotto forma di proelastasi, viene attivata dalla tripsina che la trasforma in elastasi. I diversi geni che codificano per l'elastasi sono due, che portano alla sintesi di due diverse forme di elastasi, prodotte in zone diverse dell'organismo e con attività e funzioni diverse,l' elastasi pancreatica e l'elastasi neutrofila. La prima, pancreatica, interviene nei processi digestivi ed ha il compito di facilitare la digestione di alcuni alimenti come il collageno. La seconda, prodotta dai neutrofili, conosciuta anche come elastasi 2, è coinvolta nella patogenesi degenerativa, specialmente nell’asma e nella granulomatosi di Wegener. Organismi come la Pseudomonas aeruginosa producono una elastasi a parte, considerata come un fattore di virulenza.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 21/01/2011 @ 17:40:15 in Lettera I, visto n. 407 volte)
O diclotride, farmaco diuretico. Come la clorotiazide, di cui è più attiva, è utile negli edemi da scompenso cardiaco. Inibisce, a livello renale, il riassorbimento del cloruro di sodio. È utilizzata anche nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, della nefrolitiasi da ipercalciuria idiomatica e nel diabete insipido nefrogeno.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:38:49 in Lettera C, visto n. 128 volte)
Neoformazioni benigne dell'ovaio, a contenuto liquido. Se ne conoscono due tipi: le follicolari, di solito multiple, di piccole dimensioni; e le luteiniche, di maggiori dimensioni, per lo più singole. Possono essere asintomatiche ed essere scoperte occasionalmente durante una visita ginecologica, oppure dare dolori addominali e irregolarità mestruali. A seconda delle dimensioni e della sintomatologia, possono essere trattate farmacologicamente o chirurgicamente. Nel caso dell'ovaio policistico, tutto l'ovaio è interessato da piccole cisti. Questa patologia, causata da disfunzioni ormonali o da processi infiammatori cronici, può causare amenorrea e sterilità. La chirurgia può essere necessaria per rimuovere le cisti maggiori di 5 centimetri di diametro.
 
Di riccardo (del 11/03/2014 @ 17:37:17 in Lettera T, visto n. 91 volte)
Precursori di linfociti T presenti nel timo, dove vanno incontro a un processo di maturazione, prima di raggiungere il circolo sanguigno. Questi linfociti T hanno per la maggior parte lunga vita e ricircolano continuamente tra il sangue e la linfa attraversando gli organi linfatici (tranne il timo) dove soggiornano per tempi variabili.
 
Di riccardo (del 31/01/2014 @ 17:37:03 in Lettera S, visto n. 101 volte)
Asportazione di una o di tutte e due le salpingi uterine in conseguenza di processi patologici di natura infiammatoria o tumorale (gravidanza extrauterina, piosalpinge ecc.).
 
Di riccardo (del 18/02/2014 @ 17:36:56 in Lettera P, visto n. 76 volte)
Membrana di tessuto connettivo che avvolge le cartilagini, eccetto le porzioni articolari, ricco di collagene. Il p. fibroso agisce come un corsetto che vincola i cambiamenti di forma, mentre la cartilagine si accresce all’interno di esso a opera dei condrociti che secernono la matrice.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 17:36:49 in Lettera E, visto n. 141 volte)
Processo fisiologico che, nel caso di rotture della parete vascolare, genera la formazione del coagulo, con la funzione di arrestare o limitare il verificarsi di una emorragia. Presenta una fase vascolare e una piastrinica (emostasi primaria), più una fase emocoagulativa (emostasi secondaria). La fase vascolare si manifesta con la lesione del vaso e origina essenzialmente quattro fenomeni: vasocostrizione e rallentamento del flusso del sangue da parte di sostanze ad azione vasocostrittrice (per esempio, serotonina); adesione delle piastrine alle pareti del vaso; attivazione della coagulazione. La fase piastrinica presenta inizialmente l'adesione al vaso leso delle piastrine, le quali sono aggregate reversibilmente (aggregazione primaria) e danno luogo alla reazione di liberazione, che è rappresentata dalla secrezione di varie sostanze ad attività favorente l'aggregazione secondaria (irreversibile), che causa la formazione del cosiddetto trombo bianco. La fase emocoagulativa ha invece lo scopo di facilitare il consolidamento del tappo piastrinico con la formazione di un reticolo insolubile di fibrina. La fase centrale è costituita dall'attivazione del fattore X a fattore X attivato (fattore Xa). Una via (via intrinseca) di attivazione del fattore X inizia quando, in conseguenza alla lesione di un vaso, si verifica l'esposizione del sangue a superfici diverse da quella dell'endotelio vascolare (collagene, membrane basali). successivamente a queste interazioni si ottiene l'attivazione della precallicreina in callicreina e del fattore XII in fattore XII attivato. Bisogna ricordare come l'attivazione del fattore XII o della precallicreina possa avvenire anche attraverso l'azione diretta di enzimi proteolitici (veleni di serpenti, plasmina, tripsina, complessi antigene-anticorpo, endotossine batteriche) con il conseguente innesco della coagulazione, della fibrinolisi, della cascata del complemento e di altri importanti fenomeni come dolore, infiammazione, ipotensione e shock. È quello che accade, per esempio, in seguito al morso di alcuni serpenti, nella pancreatite acuta, nelle sepsi, nella CID, nelle neoplasie. Qualunque sia il modo in cui avvenga l'attivazione del fattore XII, essa causa la conversione del fattore XI a fattore XI attivato. Quest'ultimo, in associazione a ioni calcio (fattore IV), a fosfolipidi piastrinici e al fattore VIII (vedi anche antiemofilico, fattore), dà luogo all'attivazione del fattore X. Un'altra via di attivazione (via estrinseca) del fattore X, più rapida, è determinata dalla liberazione da parte dei vasi e dei tessuti lesi del fattore tessutale che, in associazione al fattore VII presente nel sangue, causa l'attivazione del fattore X. Il fattore X, comunque attivato, insieme al fattore V, a ioni calcio e a fosfolipidi, genera la conversione della protrombina (fattore II) in trombina e quella del fibrinogeno (fattore I) in fibrina. Per prima cosa i nuclei di fibrina si uniscono fra loro con deboli legami, successivamente, per l'azione del fattore XIII, si forma un coagulo resistente e insolubile, che imbriglia gli elementi corpuscolati del sangue (trombo rosso), fa riunire le pareti del vaso e ferma l'emorragia. Le alterazioni, congenite o acquisite, che interessano una delle tre fasi della coagulazione del sangue sono causa dei diversi tipi di malattie emorragiche.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/11/2013 @ 17:35:26 in Lettera O, visto n. 345 volte)
Propriamente detto policistosi ovarica, è una affezione endocrina e metabolica che colpisce in tutto il mondo il 5-10 per cento della popolazione femminile ed è pertanto il disordine ginecologico più comune delle donne in età riproduttiva. È la causa più frequente di infertilità femminile. L'espressione sintomatologica di questa sindrome è molto variabile. Alcuni sintomi e segni comuni della sindrome sono: -Alterazioni del ciclo mestruale, per esempio oligomenorrea (ciclo di durata superiore a 35 giorni) e l’amenorrea (assenza di mestruazioni); -Infertilità femminile, che si verifica nella maggior parte dei casi a causa dell’anovulazione cronica; -Alopecia androgenica, ossia perdita dei capelli tipica del sesso maschile; -Acne, pelle unta e dermatite seborroica; -Acanthosis nigricans, ovvero la presenza di macchie scure sulla pelle; -Molluschi penduli (fibromi molli); Prolungati periodi di sindrome premestruale, con sintomi come gonfiore addominale, sbalzi di umore, dolore alla zona pelvica, mal di schiena; -Apnea nel sonno; -Elevati livelli nel sangue di ormoni maschili (androgeni), nello specifico testosterone, androstenedione e DHEAS, che causano irsutismo e talvolta mascolinizzazione; -Obesità centrale, ossia obesità che si concentra nella metà inferiore del torace, dando al tronco la caratteristica forma a mela; -Cisti multiple nella zona sottocorticale delle ovaie, che ad un esame ecografico possono rassomigliare ad una collana di perle; -Ingrossamento delle ovaie a causa delle cisti (le ovaie possono raggiungere dimensioni da 1.5 a 3 volte maggiori della norma); -Superficie ovarica spessa, liscia, color perlaceo; -Rapporto tra livelli di LH (ormone luteinizzante) e FSH (ormone stimolatore del follicolo) maggiore di 2.5, quando vengono misurati al terzo giorno del ciclo mestruale; -Bassi livelli di SHBG (globulina che trasporta gli ormoni sessuali); -Iperinsulinemia per aumentata resistenza all'insulina dei tessuti periferici e conseguente ridotta tolleranza glucidica. Le donne che soffrono di questa sindrome corrono il rischio di: -Iperplasia e carcinoma dell'endometrio (tessuto di rivestimento interno dell'utero): vi è un'iperstimolazione prolungata delle cellule endometriali da parte degli estrogeni, a causa del loro eccesso e della carenza di progesterone,che normalmente controbilancia tale azione proliferativa. Si può avere perciò un ispessimento del rivestimento uterino che, alla lunga, può sfociare nella neoplasia; -Insulino-resistenza o diabete mellito, che sono conseguenze dell'iperinsulinemia; -Ipertensione; -Disturbi del metabolismo lipidico (prevalentemente dislipidemia); -Malattie cardiovascolari. Non tutte le donne affette da PCOS hanno ovaie policistiche (PCO), ed è altrettanto vero che non tutte le donne con cisti ovariche sono affette da PCOS; sebbene un'ecografia pelvica sia uno strumento diagnostico fondamentale, non è il solo. La diagnosi può essere difficoltosa, soprattutto per la notevole variabilità di sintomi (e questo conferma il perché si parla di sindrome e non di malattia). Procedure diagnostiche standard: -Riscontro anamnestico di obesità, irsutismo, ed assenza di sviluppo mammario. Studi clinici hanno mostrato che i seguenti quattro quesiti possono consentire di diagnosticare la PCOS con una sensibilità del 77,1% (95% CI 62,7%–88,0%) ed una specificità del 93,8% (95% CI 82,8%–98,7%). Ecografia pelvica alla ricerca di cisti ovariche. Queste sono il risultato della mancata ovulazione, e riflettono i disordini mestruali tipici di tale condizione. Nella mestruazione fisiologica un follicolo dominante viene selezionato ad ogni ciclo mestruale e dopo l'ovulazione, esso collassa e scompare. Nella PCOS, la mancata ovulazione porta il follicolo a rimanere nelle ovaie per molti mesi. Si possono trovare 10 o più follicoli per ovaio che possono assumere l'aspetto ecografico di una "collana di perle". Anche le dimensioni dei follicoli sono da 1,5 a 3 volte più grandi rispetto a quelli normali. Elevati livelli sierici di androgeni incluso il DHEAS ed il testosterone: il dosaggio del testosterone libero è una metodica più specifica (cioè riduce il numero dei falsi positivi) rispetto a quello del testosterone totale; il free androgen index è spesso utilizzato come sostituto. Altre analisi ematiche sono molto utili nella PCOS. Il rapporto LH/FSH è maggiore di 1, al 3º giorno del ciclo mestruale. Tale pattern non è però molto specifico ed è presente in meno del 50% in uno studio.[2] Spesso vi sono bassi livelli di globulina che lega gli ormoni sessuali (SHBG). Procedure diagnostiche aggiuntive (da applicare in casi selezionati): Chirurgia laparoscopica: rivela un ovaio translucido, liscio, di volume aumentato (questa procedura serve ad eseguire dei prelievi bioptici del tessuto ovarico, cosa che non si effettua di routine nella PCOS). Procedure diagnostiche per le condizioni associate di rischio. Profilo lipidico ed analisi ematiche a digiuno test di tolleranza del glucosio a 2 ore dalla somministrazione orale di glucosio (OGTT) nelle pazienti con fattori di rischio (obesità, storia familiare, storia di diabete gestazionale): questi possono mostrare un'alterata tolleranza glucidica (insulinoresistenza) nel 15-30% of delle donne con PCOS. Un diabete franco può essere riscontrato nel 65–68% delle donne affette da questa sindrome. Esclusione di altre endocrinopatie mediante dosaggi ormonali: -Prolattina per escludere iperprolattinemia TSH per escludere un ipotiroidismo 17-idrossiprogesterone per escludere il deficit di 21-alfa idrossilasi. È importante condurre una diagnostica differenziale per la CAH (iperplasia cortico surrenalica congenita), iperprolattinemia ed altri disfunzioni pituitarie/ipotalamiche e surrenali. La terapia deve tendere a rompere il circolo vizioso dell'anovulazione cronica. Si basa pertanto su: -correzione dello stile di vita mediante dieta e attività fisica. La conseguente perdita di peso e la riduzione della massa adiposa comporta un miglioramento dell'insulinoresistenza, una minor produzione periferica di androgeni e una minore trasformazione di questi ultimi in estrogeni. Spesso la sola attività fisica, associata ad adeguate misure dietetiche, stimola la crescita dei follicoli e il ripristino spontaneo dell'ovulazione. diminuzione della secrezione androgenica ovarica (resezione ovarica cuneiforme o contraccezione orale) aumento della produzione di FSH (p.e. terapia con clomifene) miglioramento del microambiente periovarico (miglioramento della condizione di resistenza insulinica tramite metformina) supplementazione vitaminica con acido folico come adiuvante in associazione a metformina e non
 
Di riccardo (del 28/03/2014 @ 17:34:15 in Lettera E, visto n. 93 volte)
Detta anche adrenalina, è un ormone elaborato dalla parte midollare del surrene, dai neuroni di mesencefalo e diencefalo e dai gangli simpatici, detta anche epinefrina; si ottiene anche per sintesi chimica. Scoperta agli inizi del secolo, l'adrenalina venne usata a lungo come terapia del collasso cardiaco e anche oggi trova alcuni impieghi come cardiotonico. Infatti la sua azione stimola le terminazioni del sistema nervoso simpatico, agendo da vasocostrittore, elevando la pressione arteriosa e ridistribuendo il flusso sanguigno verso cuore, muscoli e cervello. Altri suoi effetti sono l'inibizione dei processi digestivi, il miglioramento della respirazione, la dilatazione di pupille e bronchi e la stimolazione del metabolismo. La sua produzione, che in condizioni psicofisiche normali è a livelli minimi, viene enormemente aumentata quando si verificano particolari situazioni di eccitazione emotiva o di ansia.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:34:01 in Lettera T, visto n. 93 volte)
Col termine psicotanatologia, si definisce il sostegno psicologico davanti alla morte, sia per i pazienti terminali che per i loro parenti (accompagnamento alla morte ed elaborazione del lutto come supporto al moribondo e ai suoi congiunti). In caso di lutto complicato, l'intervento psicotanatologico si può saldare con quello psicotraumatologico, con cui ha diversi punti di contatto. Fanno altresì parte di questo ambito gli interventi psicologici correlati alla comunicazione di decesso, all'accompagnamento al riconoscimento delle salme ed al supporto psicologico durante le eventuali richieste di consenso al trapianto. Il settore della psicotanatologia ha iniziato a svilupparsi presso gli Hospice e le Lungodegenze, grazie all'apporto di alcuni autori. La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross, in particolare, viene considerata la fondatrice dell'approccio psicotanatologico con il suo modello a 5 fasi; le diverse fasi, da lei individuate attraverso molti colloqui ed osservazioni cliniche, rappresentano le principali "tappe di elaborazione psicologica" dell'evento-morte per chi riceve una diagnosi infausta. Il suo modello ha avuto molta diffusione, ed anche se attualmente viene considerato in parte superato dalle più recenti elaborazioni teoriche di merito, il suo influsso ha aiutato molto a legittimare, diffondere e strutturare l'attività psicotanatologica nelle strutture sanitarie.
 
Di bob (del 06/02/2012 @ 17:33:44 in Lettera M, visto n. 919 volte)
Farmaco composto da merbromina. In commercio è disponibile il neo mercurocromo con altri componenti ma analoghe indicazioni. Si presenta sotto forma di soluzione acquosa ed è usato come disinfettante cutaneo locale per ferite, abrasioni, scottature e piaghe da decubito.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 21/01/2011 @ 17:33:31 in Lettera I, visto n. 762 volte)
Condizione patologica, dovuta a diverse cause, caratterizzata da un eccesso di liquor che determina dilatazione degli spazi liquorali con dilatazione di una o anche di tutte le cavità ventricolari dell’encefalo e/o degli spazi subaracnoidei. Può essere provocata da una eccessiva produzione di liquor da parte dei plessi corioidei oppure da patologie che ostacolino il deflusso del liquor verso gli spazi subaracnoidei ove esso viene convogliato per essere riassorbito nel seno venoso longitudinale superiore della dura madre. Si distinguono l’idrocefalo tensivo e l’idrocefalo normoteso. Il primo è generalmente determinato da un’ostruzione al flusso del liquor situata in un punto qualsiasi tra la sede di origine dello stesso e la sede di riassorbimento; il liquor tende ad accumularsi nei ventricoli con una pressione sempre maggiore, determinandone un ampliamento. Nel secondo l'aumento della pressione intracranica diventa stabile, e la formazione di liquor si equilibra con l'assorbimento. Nel neonato, in cui la saldatura delle ossa del cranio non è ancora avvenuta, le cavità ventricolari si dilatano enormemente ed il capo aumenta di volume. Viene quindi usato il termine di idrocefalo aperto o manifesto in contrapposizione all’idrocefalo occulto dell’età adulta. Tra le cause dell’idrocefalo aperto vi sono emorragie perinatali della matrice meningea o periventricolare, infezioni fetali o neonatali, malformazione di Arnold-Chiari, sindrome di Dandy-Walker, stenosi o atresia dell’acquedotto.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 17:33:28 in Lettera E, visto n. 57 volte)
Definizione dell'età in base alla maturazione dei processi mentali e comportamentali. Per determinare l’età mentale, si ricorre a dei test, sottoponendo il soggetto a una serie di prove, preparate in base alle prestazioni mentali medie in ogni età cronologica.
 
Di riccardo (del 14/03/2014 @ 17:33:12 in Lettera E, visto n. 98 volte)
Infiammazione acuta o cronica della mucosa dell'intestino tenue. Può presentare distribuzione segmentaria o, più spesso diffusa, investendo altri tratti del tubo digerente (gastro-enteriti, entero-coliti ecc.). Dal punto di vista eziologico, le enteriti possono essere: 1) primitive, dovute a infezioni (batteri, virus, parassiti, miceti) o farmaci; 2) secondarie, in corso di stati tossici, allergopatie, endocrinopatie ecc. Le forme acute vengono di solito sostenute da infezioni virali, batteriche (colera, tifo, salmonellosi), micotiche o parassitarie, da tossici (tossine batteriche, farmaci), allergie alimentari, assunzione di cibi o bevande molto fredde. Le forme croniche possono essere infettive (tubercolosi, AIDS), tossiche (uremiche nell'insufficienza renale cronica, etiliche, da piombo), dovute ad allergia o intolleranza alimentare (morbo celiaco), a patologie immunitarie oppure a patologie non ancora certa (morbo di Crohn). I sintomi sono diarrea (con feci liquide, maleodoranti e ricche di alimenti non digeriti), febbre, disidratazione, astenia, dolori addominali; si aggiungono nelle varianti croniche calo di peso per malassorbimento, steatorrea, anemia, ipoproteinemia e altri disturbi sistemici. Le enteriti spesso sono associate a gastrite e a colite, soprattutto nei processi infettivi, allergici e tossici. La terapia consiste nell'uso di antibiotici sistemici e non assorbibili, sulla reidratazione, spesso sospendendo l'alimentazione orale e passando a quella parenterale, sul riposo a letto; in alcuni casi vengono utilizzati i cortisonici (morbo celiaco, morbo di Crohn) e il cromoglicato di sodio (enterite allergica), o altri farmaci specifici.
 
Di riccardo (del 06/05/2014 @ 17:32:25 in Lettera T, visto n. 60 volte)
Malattia del rene caratterizzata da una alterazione dei tubuli renali per ostruzione o per processi degenerativi che coinvolgono le loro pareti. Le forme acute gravi si distinguono in tre gruppi. Le nefrosi del tubulo distale sono determinate da grossi traumi con schiacciamento di ampie masse muscolari, da trasfusione di sangue incompatibile, da ustioni estese e profonde, da anemie emolitiche intravascolari, nefrosi del tubulo prossimale, da avvelenamento da mercurio e arsenico, nefrosi da malattie infettive difterite polmoniti tifo ecc., da disturbi dell equilibrio acido-base, da terapia con sulfamidici poco solubili ecc. I sintomi sono rappresentati da improvvisa e grave riduzione o assenza dell'eliminazione di urina che conduce all'insufficienza renale acuta. In una seconda fase compaiono eliminazione molto abbondante di urina poliuria con disidratazione e disturbi da alterato equilibrio elettrolitico. La terza fase è caratterizzata da un lento ritorno alla normalità. Si possono avere anche forme acute più lievi per esempio in corso di malattie infettive di malattie epatiche con ittero di lievi avvelenamenti. Le forme croniche si manifestano come complicazione di malattie del ricambio quali la gotta la glicogenosi o di tumori maligni per esempio nel plasmocitoma. Le tubulonefrosi croniche possono evolvere verso l insufficienza renale ma spesso guariscono completamente.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:32:19 in Lettera S, visto n. 429 volte)
Il sedano (Apium graveolens L.) è un ortaggio noto fin dall’antichità; viene già citato, ad esempio, nell’Odissea, ma come erba medicinale. Le prime notizie sull’uso del sedano in cucina risalgono al 1623. Il cuore del sedano può essere consumato fresco in insalata o in pinzimonio, mentre le costole esterne possono essere impiegate nella preparazione di zuppe e minestre. Si conserva molto a lungo in frigorifero, ma resta croccante solo per quattro o cinque giorni. INFO AL. - Carboidrati: 2,4; proteine: 2,3; grassi: 0,2; acqua: 88,3; calorie: 20. Parte edibile: 80; calorie al lordo: 16
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 01/10/2013 @ 17:32:12 in Lettera Y, visto n. 222 volte)
Insieme di tecniche miranti al raggiungimento del completo equilibrio dell'uomo nella sua totalità fisica e spirituale, codificato dal filosofo indiano Patanjali (secolo V a.C.). il fine delle tecniche yoga è l'integrazione della personalità a livelli fisico, mentale e spirituale, con un "cammino" verso il distacco dalla materia e l'ascesa alla perfezione. L'approccio deve essere graduato e guidato, prestando attenzione a non forzare, non stancarsi, accettare il proprio limite, osservare le norme che regolano le "posizioni" (asana). Le asana sono molto numerose: in una normale scuola yoga occidentale, in tre anni di corso, se ne praticano generalmente una ventina. Successivamente in aggiunta si arriverà a praticare asane più complesse e delicate; il pranayama(respirazione), i bandha e i mudras (contrazioni), la concentrazione, la meditazione. Il processo completo dello yoga comprende si esplica attraverso otto "passi", e può coinvolgere ogni aspetto della vita oppure essere limitato a una pratica salutare da compiersi a intervalli regolari. In campo medico le tecniche yoga hanno una documentata efficacia nella prevenzione e nella cura di numerosi disturbi: asma bronchiale, disturbi cardiovascolari, ulcera, coliti, gastriti, stati ansioso-depressivi, disturbi legati allo stress o a sovraffaticamento, esaurimenti nervosi, astenia, disturbi psicosomatici e psichici. Per ogni trattamento terapeutico deve essere studiata una procedura, che consiste in una sequenza di posizioni calibrata sul paziente, sulla sua età e sul tempo che ha a disposizione. Lo schema subisce continue modifiche nel corso della terapia, in relazione alla risposta del paziente e alla valutazione del maestro di yoga, in accordo con il medico che ha stabilito la terapia. Questa varia per lunghezza e intensità, e può venire interrotta o sostituita da una routine normale qualora i sintomi del disturbo scompaiano o si affievoliscano, o il paziente prenda coscienza della loro origine. Lo yoga terapeutico è essenzialmente un sistema di autocura: secondo la filosofia yoga, infatti, le malattie e i disturbi sono il risultato di cattive abitudini alimentari o di errori di vita. La cura deve quindi consistere nella correzione di tali errori da parte dell'individuo stesso. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una serie di asana da praticare con costanza; talvolta è necessario l'abbinamento di una o più tecniche respiratorie o di altre tecniche particolari. Lo yoga terapeutico si prefigge anzitutto di ottenere che l'esercizio avvenga in condizione di massimo rilassamento muscolare indotto volontariamente. La salute dipende da due fattori vitali: uno è la flessibilità e la forza della spina dorsale, l'altro il funzionamento efficiente degli organi situati nella cavità toracico-addominale. In particolare la spina dorsale deve essere mantenuta flessibile ed elastica, perché la rigidità spinale causa malattie e vecchiaia.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:31:22 in Lettera P, visto n. 313 volte)
Col termine tanatologia psicologica, si definisce il sostegno psicologico davanti alla morte, sia per i pazienti terminali che per i loro parenti (accompagnamento alla morte ed elaborazione del lutto come supporto al moribondo e ai suoi congiunti). In caso di lutto complicato, l'intervento psicotanatologico si può saldare con quello psicotraumatologico, con cui ha diversi punti di contatto. Fanno altresì parte di questo ambito gli interventi psicologici correlati alla comunicazione di decesso, all'accompagnamento al riconoscimento delle salme ed al supporto psicologico durante le eventuali richieste di consenso al trapianto. Il settore della psicotanatologia ha iniziato a svilupparsi presso gli Hospice e le Lungodegenze, grazie all'apporto di alcuni autori. La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross, in particolare, viene considerata la fondatrice dell'approccio psicotanatologico con il suo modello a 5 fasi; le diverse fasi, da lei individuate attraverso molti colloqui ed osservazioni cliniche, rappresentano le principali "tappe di elaborazione psicologica" dell'evento-morte per chi riceve una diagnosi infausta. Il suo modello ha avuto molta diffusione, ed anche se attualmente viene considerato in parte superato dalle più recenti elaborazioni teoriche di merito, il suo influsso ha aiutato molto a legittimare, diffondere e strutturare l'attività psicotanatologica nelle strutture sanitarie.
 
Di riccardo (del 13/05/2014 @ 17:30:41 in Lettera W, visto n. 66 volte)
Sindrome cardiaca comprendente disturbi del ritmo secondari ad alterazioni del processo di eccitazione atrioventricolare. La forma nota anche come sindrome da pre-eccitazione, viene spesso indicata per brevita con la sigla WPW. Il quadro presenta specifiche anomalie elettrocardiografiche e una spiccata tendenza a disturbi del ritmo cardiaco con episodi di tachiaritmia atriale e parossistica, flutter atriale, fibrillazione atriale. L'eziologia,insita nella presenza di una attivazione prematura di una porzione ventricolare pre-eccitazione rispetto alla depolarizzazione degli atri tale pre-eccitazione, è dovuta alla presenza su base congenita di vie di conduzione anomale che possono, in particolari circostanze, aggirare il nodo del seno atrioventricolare. Gli attacchi aritmici possono cessare spontaneamente, in altri casi invece è necessario intervenire farmacologicamente con specifici farmaci antiaritmici .
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 17:30:15 in Lettera O, visto n. 303 volte)
E' un complesso di reazioni neuro-muscolari involontarie, di breve durata, che corrisponde al culmine dell'eccitazione sessuale conseguente alla stimolazione fisica e psicologica delle zone erogene e degli organi sessuali. Rappresenta la fase culminante del ciclo sessuale. Segue al plateau, cioè al momento del massimo eccitamento. È caratterizzato da una sensazione estremamente piacevole e intensa, concentrata nell'area genitale ma coinvolgente tutto l'organismo, con aumento della frequenza del respiro e dei battiti cardiaci, arrossamento cutaneo e contrazioni muscolari; per verificarsi, necessita anche dell'integrità delle vie nervose. L'orgasmo ha caratteristiche diverse nei due sessi. Nell'uomo l'orgasmo è quasi sempre legato all'eiaculazione è una sensazione brevissima (pochi secondi), ed è seguito dal periodo refrattario, in cui non si può verificare un'altra erezione. Durante l'orgasmo si verificano in rapida successione contrazioni ritmiche della prostata, dell'uretra e dei muscoli situati alla base del pene, che servono a espellere il seme durante l'eiaculazione. Il processo di eiaculazione ha una durata che varia dai 3 ai 10 secondi e provoca generalmente una sensazione di piacere intenso. L'apice dell'orgasmo dura comunque in media 3 secondi. All'eiaculazione segue un periodo refrattario, durante il quale l'uomo non ha la possibilità di avere un ulteriore orgasmo, ma anzi può provare fastidio se i suoi genitali vengono stimolati. Tale periodo può variare da poche decine di secondi a diverse ore, a seconda dell'età e di altri fattori individuali. Nella donna l'orgasmo è un evento meno automatico e più complesso, strettamente legato al tipo e all'intensità della stimolazione ricevuta, e al coinvolgimento psicoemotivo. È determinato dalla stimolazione diretta della clitoride. Secondo alcuni autori esistono un orgasmo clitorideo e uno vaginale, mentre secondo altri anche l'orgasmo vaginale è da ricollegarsi alla stimolazione indiretta della clitoride. Poiché per la donna non esiste il periodo refrattario, se essa è stimolata adeguatamente può sperimentare orgasmi multipli, i cui limiti saranno determinati solo dalla stanchezza fisica. In alcune donne l'orgasmo sarebbe accompagnato dall'espulsione di fluido (cosiddetta eiaculazione femminile), secreto dalle ghiandole di Skene localizzate in prossimità del meato uretrale. In altre donne tali ghiandole sono atrofiche e questo spiegherebbe l'assenza nel loro caso di tale fenomeno. Il tipo e i tempi di stimolazione necessari alla maggior parte delle donne per raggiungere l'orgasmo sono diversi e di solito più lunghi di quelli dell'uomo.
 
Di riccardo (del 03/02/2014 @ 17:30:12 in Lettera S, visto n. 95 volte)
Nome di tre muscoli (anteriore, medio, posteriore) situati in profondità nella regione laterale del collo. Inseriti da un lato alle apofisi trasverse delle vertebre cervicali e dall'altro lato alle prime due costole, con la loro contrazione si provvede all'innalzamento di queste nella fase inspiratoria e alla flessione laterale del collo.Nel 30% circa delle persone è presente anche un quarto muscolo scaleno, lo scaleno minimo, che inizia dal tubercolo anteriore del processo trasverso della vertebra prominente (C7) e si inserisce anch'esso sulla prima costa, oltre che sulla cupola pleurica. I muscoli scaleni vengono innervati dai rami anteriori del nervi spinali cervicali da C3 a C8. Dal momento che hanno azione elevatoria sulle coste, fanno parte del gruppo dei muscoli inspiratori.
 
Di riccardo (del 18/02/2014 @ 17:30:07 in Lettera P, visto n. 93 volte)
Infiammazione del tessuto connettivo che circonda un linfonodo. Il processo può essere dovuto alla diffusione di un'infezione che colpisce inizialmente la linfoghiandola oppure organi vicini a essa; o alla diffusione di un'infezione attraverso il circolo sanguigno o linfatico. Si manifesta con gonfiore, dolore e, se la ghiandola è superficiale, arrossamento e aumento di temperatura della cute, febbre.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:28:44 in Lettera C, visto n. 118 volte)
Visualizzazione radiografica delle cisterne della base cranica, ottenuta mediante introduzione di un mezzo di contrasto gassoso nello spazio subaracnoideo (15-30 ml di aria per via lombare o per via suboccipitale, dopo sottrazione di adatta quantità di liquor). La TAC ha ridotto molto l'uso della cisternografìa, attualmente impiegata soltanto in caso di idrocefalia o nelle aracnoiditi. Inoltre questo esame ha numerosi inconvenienti: è doloroso, causa quasi sempre cefalea e talvolta disturbi cardiocircolatori; nel caso di tumore endocranico vi è pericolo di erniazione delle tonsille cerebellari nel forame occipitale, con conseguenze mortali.
 
Di Viola Sinismagli (del 15/03/2011 @ 17:28:18 in Lettera F, visto n. 296 volte)
L'embrione a partire dalla nona settimana dopo il concepimento fino al momento del parto. Il periodo fetale è caratterizzato essenzialmente da processi di accrescimento rapido del corpo, e dalla maturazione dei diversi tessuti ed organi che si sono differenziati durante il periodo embrionale.
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 17:28:11 in Lettera P, visto n. 185 volte)
Processo distrofico dei tessuti del parodonto, con atrofia progressiva dell'apparato sospensore del dente; sono quasi assenti i fenomeni infiammatori. La forma più comune di parodontosi è l'atrofia senile, in cui la gengiva è consistente, rosa pallido, e viene riassorbita insieme all'osso, a cui resta aderente; i denti rimangono fissi fino ai gradi più avanzati della parodontosi; al vacillamento si accompagna un'evoluzione in parodontite. L'unica terapia è la prevenzione delle forme infiammatorie.
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 17:28:07 in Lettera O, visto n. 115 volte)
Processo distrofico a carico della capsula ossea del labirinto. È un'affezione ereditaria, nella quale ha fondamentale importanza il fattore endocrino: insorge con maggiore frequenza nel sesso femminile, in età pubere, e si aggrava in gravidanza e allattamento. Si ha congestione ossea, riassorbimento e neoformazione di osso; la sintomatologia consiste in ipoacusia, paracusia, acufeni; la membrana timpanica è normale. La terapia è sintomatica e chirurgica (cofochirurgia).
 
Di riccardo (del 06/05/2014 @ 17:28:05 in Lettera T, visto n. 65 volte)
Abbozzo del sistema nervoso centrale nell embrione. Di forma cilindrica e munita di cavità centrale, il tubo neurale deriva da una regione ispessita dell'ectoderma, la piastra neurale, attraverso un processo detto neurulazione. Negli embrioni umani, durante il corso dello sviluppo, l'estremità cefalica del tubo neurale perde la forma cilindrica e si allarga in vescicole encefaliche, abbozzi delle diverse parti dell'encefalo;la restante parte del tubo neurale, discostandosi in misura minore dalla forma originaria, dà origine al midollo spinale.
 
Di bob (del 06/02/2012 @ 17:27:40 in Lettera M, visto n. 538 volte)
Intorpidimento associato a dolore nella regione laterale della coscia, attraversata dal nervo femorocutaneo superficiale. Si manifesta in seguito alla compressione del suddetto nervo lungo il suo decorso.
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 17:27:28 in Lettera O, visto n. 118 volte)
L'otospongiosi è un processo distrofico a carico della capsula ossea del labirinto. È un'affezione ereditaria, nella quale ha fondamentale importanza il fattore endocrino: insorge con maggiore frequenza nel sesso femminile, in età pubere, e si aggrava in gravidanza e allattamento. Si ha congestione ossea, riassorbimento e neoformazione di osso; la sintomatologia consiste in ipoacusia, paracusia, acufeni; la membrana timpanica è normale. La terapia è sintomatica e chirurgica (cofochirurgia).
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:27:00 in Lettera T, visto n. 89 volte)
Prelievo di materiale fecale tramite introduzione di un batuffolo di cotone per circa 2-3 centimetri oltre l'apertura anale. Tampone rettale Il tampone rettale è indicato per la ricerca dello Streptococcus agalactiae (o streptococco del gruppo B), di batteri patogeni intestinali in caso di enterocolite. In caso di positività viene eseguito contestualmente l'antibiogramma.
 
Di Viola Sinismagli (del 30/03/2011 @ 17:26:25 in Lettera M, visto n. 1103 volte)
Sostanze presenti nel sangue coinvolte nel processo infiammatorio. Si pensa che alcuni di essi contribuiscano allo sviluppo dell'aterosclerosi.
 
Di dr.psico (del 15/07/2007 @ 17:25:28 in Lettera R, visto n. 655 volte)
Più conosciuto come rigurgito indica il passaggio di contenuto dello stomaco nell’esofago. Molto frequente nei neonati è presente anche in adulti in caso di fumo, gravidanza o ernia iatale. La sintomatologia è rappresentata da un bruciore retrosternale che può arrivare fino alla gola con o senza rigurgiti acidi. In genere il soggetto avverte i sintomi piuttosto frequentemente (almeno settimanalmente), associati ad altri meno caratteristici (raucedine, deglutizione dolorosa, problemi dentali ecc.). Poiché il 7% della popolazione soffre di bruciori retrosternali tutti i giorni, il sintomo in sé può non essere indicativo di reflusso; per determinare l'esistenza della patologia si ricorre all'endoscopia o alla pHmetria. Il reflusso trascurato evolve spesso in esofagite, ulcere fino all'evoluzione nell'esofago di Barrett, lesione che può evolvere in tumore. Le cause meccaniche del reflusso sono lo scarso tono della muscolatura esofagea, dello sfintere esofageo inferiore e l'ernia iatale; recenti studi hanno dimostrato la familiarità della patologia e si sta cercando il gene responsabile. Le cure consistono in farmaci per la riduzione della secrezione acida e procinetici per aumentare il tono della muscolatura; nei casi più gravi si può ricorrere alla plastica antireflusso.
 
Di medicinasalute (del 12/12/2011 @ 17:25:28 in Lettera C, visto n. 306 volte)
Patologia contraddistinta da un processo espansivo endocranico e da melanodermia. E’ un disturbo caratterizzato da un ipercorticalismo surrenale secondario in seguito alla ipersecrezione di ormoni adrenocorticotropi da parte di un adenoma cromofobo o basofilo dell'ipofisi.
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 17:25:10 in Lettera E, visto n. 56 volte)
Lesione che compromette la continuità degli strati più superficiali della cute, causata da un processo patologico. In virtù della sua superficialità, la lesione guarisce spontaneamente, e a volte residua una chiazza discromica. E' caratteristica del sifiloma.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 25/01/2011 @ 17:24:55 in Lettera I, visto n. 337 volte)
O incrinatura, frattura incompleta di un osso senza spostamento reciproco dei frammenti.
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 17:24:34 in Lettera O, visto n. 103 volte)
Fuoriuscita di sangue dall'orecchio. È frequente nell'otite esterna bolloso-emorragica e nelle fratture della rocca petrosa della tempia.
 
ECG
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:24:14 in Lettera E, visto n. 123 volte)
Sigla di elettrocardiogramma. Grafico che serve a riprodurre le variazioni elettriche che si verificano durante la contrazione cardiaca. Schematicamente è composto da tre onde positive (dirette superiormente rispetto alla linea isoelettrica di base), P, R e T, e da due onde negative Q, S (dirette inferiormente). Il tracciato elettrocardiografico ha origine con un'onda positiva P, corrispondente all'attivazione degli atri, a cui segue una breve linea che può inflettersi nell'onda negativa Q; a questa fa seguito un'altra onda R, poi l'onda negativa S: l'insieme delle onde Q, R, S va a costituire il complesso ventricolare, che esprime lo stato di eccitamento del miocardio ventricolare; l'onda T e il tratto S-T corrispondono alla fase di ripolarizzazione delle cellule miocardiche, in seguito all'avvenuta contrazione. Dopo l'onda T si osserva talvolta un'onda U. per quanto riguarda la diagnosi, l'elettrocardiogramma rappresenta l'indagine clinica di maggior importanza nella diagnostica cardiologica. Grazie alle informazioni che fornisce è infatti possibile individuare la presenza di disturbi del ritmo cardiaco, o della propagazione dell'impulso elettrico che causa la depolarizzazione delle fibre muscolari (alterazioni della conduzione), e di alterazioni miocardiche dovute a sofferenza ischemica (coronaropatie). Nel primo caso, anziché la normale sequenza degli eventi elettrici a intervalli regolari e costanti, possono essere osservati battiti prematuri, ectopici, più o meno normali sotto il profilo morfologico, oppure alterazioni più complesse del ritmo. I disturbi a carico della conduzione dell'impulso lungo il tessuto di conduzione portano a precise alterazioni elettrocardiografiche. La particolare morfologia dell'onda elettrica permette di rilevare alterazioni della diffusione dello stimolo, localizzate in una o più delle branche nelle quali il tessuto di conduzione si dirama a livello dei ventricoli. Infine, l'elettrocardiogramma consente di individuare eventuali disturbi dell'irrorazione sanguigna miocardica (insufficienza coronarica), che causano alterazioni della fase di ripolarizzazione, ossia del recupero dopo l'avvenuta depolarizzazione delle cellule. nel caso di ischemia del miocardio, il tratto S-T appare alterato, con sopra- o sottoslivellamento rispetto alla linea di base. Anche nell'infarto del miocardio l'elettrocardiogramma mostra tipiche alterazioni. Per questa malattia, infatti, rappresenta l'esame diagnostico per eccellenza. L'elettrocardiogramma si presenta alterato sia nella fase acuta della malattia infartuale, con comparsa delle caratteristiche "onde di lesione" (slivellamenti del tratto S-T), sia nella fase postacuta, evidenziando le "onde di necrosi", segno dell'avvenuta morte di una porzione di cellule miocardiche. Infine l'elettrocardiogramma è indicato per valutare lo stato di salute del muscolo cardiaco (per esempio, nella malattia arteriosclerotica, nell'ipertensione arteriosa) o per evidenziare particolari disturbi metabolici, come gli squilibri elettrolitici, intossicazione da digitalici.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:23:02 in Lettera S, visto n. 538 volte)
I salumi sono prodotti ricavati dalla lavorazione delle carni suine o di altro genere, con aggiunta di ulteriori ingredienti. Vi sono numerosissime varietà di salumi (dallo speck altoatesino al salame di Varzi, dalla mortadella emiliana alla schiacciata calabrese), ma tutte possono essere ricondotte entro due categorie principali: gli insaccati e i non insaccati. Insaccati - Gli insaccati sono realizzati miscelando un insieme di ingredienti (carne, grasso, sale, spezie, additivi, microrganismi ecc.) che vengono poi insaccati utilizzando involucri naturali o artificiali. Gli insaccati possono anche essere sottoposti ad altri trattamenti, come la stagionatura o la cottura. Possiamo perciò distinguerli ulteriormente in freschi (come le salsicce), stagionati (salame) e cotti (mortadella, wurstel, zampone). Non insaccati - I salumi non insaccati sono prodotti sottoponendo parti intere dell'animale a un processo di salagione e stagionatura, o cottura. Il prosciutto cotto viene ricavato dalle cosce di suino salate, lavate, asciugate e disossate; in seguito si procede alla cottura. Il prosciutto crudo è ottenuto dalle cosce di suino salate e stagionate. Per produrre i prosciutti si utilizzano anche gli arti anteriori del suino (la spalla); in questo caso il prodotto finale ha un minor pregio. Fra i salumi non insaccati ricordiamo anche la pancetta e la bresaola (a base di carne bovina), il meno grasso fra i salumi. Gli ingredienti - Negli insaccati viene tipicamente utilizzata la carne suina, alla quale vengono però spesso aggiunte carni di altri animali. Esistono poi salumi realizzati specificamente con altri tipi di carne, come il cinghiale. Altro ingrediente fondamentale è il grasso, quasi sempre di maiale. Vengono poi utilizzati sale (sia come conservante ma anche per conferire sapore), spezie ed erbe aromatiche (a scopo aromatizzante; le principali sono anice, cannella, noce moscata, pepe, alloro, rosmarino, salvia), zuccheri (come conservanti), polvere di latte magro (per rendere più omogeneo e consistente l'impasto), sali (salnitro, nitrito di sodio e di potassio, come conservanti), microrganismi (Lactobacillus, Pediococcus, Micrococcus, per regolare l'attività della flora batterica e migliorare il sapore del prodotto). La differente combinazione di ingredienti e lavorazioni ha dato origine a una varietà di prodotti veramente notevole; quasi ogni angolo d'Italia ha un suo salume caratteristico e lo stesso avviene in molte nazioni europee. I salumi in cucina – I salumi fanno parte dell'alimentazione da moltissimo tempo. Già al tempo dei romani c'era l'abitudine di insaccare le carni per produrre la lucanica, ossia le salsicce; all'epoca veniva utilizzato il sale come conservante, da cui il termine latino salsamenta per indicare i salumi. Negli ultimi anni l'allevamento dei suini ha subito notevoli cambiamenti; grazie alle selezioni genetiche e a modifiche nell'alimentazione la qualità delle carni è nettamente migliorata, particolarmente riducendo il contenuto in grassi e di conseguenza l'apporto calorico. I salumi sono un alimento energetico e hanno anche un buon contenuto in proteine, che talvolta supera quello della carne. Sono anche ricchi di ferro, zinco e sodio, e di vitamine (B1, B6, B12, B2). Bisogna aggiungere che i salumi sono sconsigliati agli ipertesi (a causa del contenuto di sale) e a chi non tollera alcuni degli ingredienti presenti (come i grassi o le spezie). Il problema dei conservanti – È veramente incredibile come moltissime persone che pensano di curare la propria alimentazione dal punto di vista salutistico consumino salumi senza sapere che sono ricchi di conservanti, in particolare i nitriti che sicuramente sono fra i peggiori. Il consumatore dovrebbe evitare di consumare salumi con conservanti, limitandosi ai pochi (ci sono e sono di qualità) che ne fanno a meno; fra l'altro i conservanti servono spesso anche per dare colore alla carne e quindi hanno anche la funzione innocua, ma non propriamente corretta di coloranti.
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 17:22:33 in Lettera E, visto n. 70 volte)
Detta anche trasfusione sostitutiva, è un metodo terapeutico che consiste nel prelievo ripetuto di piccole quantità di sangue dal ricevente sostituito poi con quello del donatore fino al ricambio pressoché totale. Vi si può ricorrere nella malattia emolitica del neonato per rimuovere i globuli rossi ricoperti di anticorpi della madre e sostituirli con quelli normali provenienti da sangue di donatori di gruppo 0 Rh D -negativo. E' fondamentale che la procedura porti a uno scambio tra il 75 e l'85 del sangue fetale. La fototerapia costituisce in questi casi come trattamento aggiuntivo di notevole valore. Viene impiegata anche per altri tipi di anemie e in caso di uremia grave.
 
Di medicinasalute (del 13/05/2012 @ 17:21:34 in Lettera M, visto n. 225 volte)
Patologie causate da alterazioni di determinati processi metabolici, il diabete mellito (non-insulino-dipendente), l’obesità, ipercolesterolemia, l’acidosi e l’emocromatosi sono problemi molto diffusi. Si tratta di malattie croniche, necessitano di controlli periodici e sono spesso legati ad altre malattie di tipo vascolare e neurologico. L'insuline e i nuovi farmaci come acarbose, antidiabetico assunto per via orale, determinano un buon controllo della malattia; anche per l’obesità molti passi avanti sono stati fatti con l’immissione dell’orlistat. L’elemento che associa queste patologie è una alimentazione squilibrata, quindi la prima cura da avviare è una corretta dieta associata ad esercizio fisico. Il paziente colpito da diabete mellito deve essere in grado di monitorare la glicemia, di autosomministrarsi i farmaci, di conoscere e usare correttamente l’insulina e nello stesso tempo deve essere bravo a distinguere una crisi ipoglicemica e gli stati di coma iperglicemico che rappresentano una temibile complicazione della cura antidiabetica.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 22/02/2011 @ 17:21:07 in Lettera D, visto n. 406 volte)
Diminuzione dell'appetito, può essere sia un processo patologico che fisiologico dovuto a cause varie come situazioni di affaticamento, infiammazioni, ulcere, malattie nervose o uso di farmaci.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 27/01/2011 @ 17:20:41 in Lettera B, visto n. 394 volte)
Formazione anatomica, anche detta pelvi, situata nella parte inferiore del tronco e delimitata da un robusto anello osseo, detto cingolo pelvico, e da aponeurosi e legamenti. La parte ossea è formata anteriormente e lateralmente dalle ossa iliache (ischio, pube, ileo) e posteriormente dal sacro e dal coccige, tutte le parti ossee si articolano tra loro (nella sinfisi pubica o nelle articolazioni sacroiliaca e sacrococcigea). Il cingolo pelvico sostiene il rachide e poggia sui femori, che si attaccano all'acetabolo dell'osso iliaco (articolazione coxofemorale). Il bacino comprende anche le parti molli che coprono lo scheletro; in tal senso per bacino si intende più propriamente la parte inferiore della struttura anatomica in cui sono contenuti il retto, la vescica e, nella donna, gli organi genitali interni. Il termine bacino è usato anche per indicare l'insieme delle ossa del cingolo pelvico (per esempio, nell'espressione frattura del bacino).
 
Di medicinasalute (del 24/06/2012 @ 17:20:40 in Lettera M, visto n. 231 volte)
Processo che porta allo sviluppo embrionale, consiste nella nascita di organi e tessuti da elementi indifferenziati
 
Di Admin (del 11/05/2009 @ 17:20:28 in Lettera C, visto n. 3081 volte)
La Malformazione di Arnold Chiari (A.C.), così denominata in ossequio ai medici, i Dott. Julius Arnold e Hans Von Chiari che, dal punto di vista anatomopatologico, la descrissero per primi nel 1890, è una condizione genetica malformativa legata alla ristretta struttura della fossa cranica superiore che contiene il tronco cerebrale ed il cervelletto i quali, non trovando spazio date le normali dimensioni, erniano (escono) attraverso il forame magno entrando nel canale spinale. All'interno del cervello si trova il sistema ventricolare dove è prodotto il fluido cerebro-spinale (CSF) che circonda il cervello ed il midollo spinale, il quale scorre intorno ad essi prima di essere riassorbito nel sistema venoso.
Poiché è fondamentale per il sistema nervoso che il CSF possa fluire liberamente attraverso la giunzione cranio-sacrale e lungo tutto il midollo, le tonsille cerebellari, penetrando nel canale spinale, provocano la riduzione o il blocco del passaggio del CSF fra il cranio ed il canale spinale con conseguenti possibili danni neurologici. La Malformazione di Chiari viene diagnostica dalla RMN (risonanza magnetica nucleare) dell'encefalo, esame non invasivo.
La Malformazione di Chiari è una malattia rara, neurologica e congenita. Negli ultimi anni è stata riscontrata in molti nuclei familiari e per escludere l'eventuale familiarità e/o condizione genetica, si stanno conducendo ricerche mirate. Può essere asintomatica fino all'età adulta (generalmente compare dopo i 40 anni) ma i sintomi possono presentarsi anche nell'infanzia e nell'adolescenza. Non è facile da diagnosticare in quanto la sintomatologia è variegata, infatti 1/3 dei casi di malformazione di Chiari viene scoperto attraverso un reperto accidentale.
Ne esistono 4 forme: Chiari (fossa cranica posteriore piccola senza discesa delle tonsille cerebellari) Chiari I e Arnold Chiari II (le più comuni) Chiari III e Arnold Chiari IV estremamente gravi e rare. La C I e C II hanno in comune la lunghezza dell'erniazione delle tonsille cerebellari ma radicalmente differenti nell'ambito del meccanismo della loro formazione.
La Malformazione Chiari I è una malattia dell'osso occipitale con effetto secondario sul SNC. Si presenta con uno sviluppo anomalo della base del cranio e nella parte superiore del tratto cervicale e della colonna vertebrale. La particolarità di questa anomalia consiste nella ridotta conformazione della scatola cranica insufficiente per ciò che deve contenere. In pratica avviene che la parte inferiore del cervelletto (tonsille cerebellari), situate vicine all'uscita del cranio, il foro occipitale o forame magnum, viene spinta verso il basso (erniazione) perché il cranio di ridotte dimensioni. Nella C I sia la parte inferiore della colonna spinale che il cervello sono completamente normali, l'unico difetto consiste nella conformità dell'osso in quanto l'erniazione tonsillare è un effetto a causa dell'affollamento.
Nella Malformazione di Chiari II si verifica il problema opposto, è primario del SNC il cui effetto ha come conseguenza lo sviluppo osseo. In questo caso il problema non è al di sopra del cranio ma al di sotto della fine del midollo spinale. A causa dello sviluppo del midollo spinale, lo stesso resta adagiato fuori dai limiti della colonna spinale e spinto verso il basso. Assieme al midollo, la parte inferiore del cervello (verme cerebellare) viene spinta fuori ed in particolare le tonsille cerebellari. Di solito è associato alla spina bifida.
Sostanzialmente si ha un meccanismo di schiacciamento delle tonsille cerebellari nella Malformazione CI ed un meccanismo di spinta verso il basso nella malformazione C II. Per appurare la differenza tra C I e C II va presa in esame la parte inferiore del midollo spinale in quanto entrambe presentano l'erniazione tonsillare ma, di fatto, è alla base la diversità. Per una diagnosi differenziata quindi, è necessario sottoporsi anche ad una RMN del tratto lombare della colonna vertebrale.
Nella Malformazione C III è presente l'encefalocele cioè l'erniazione dell'encefalo e delle meningi, con gravi conseguenze sullo sviluppo del sistema nervoso. Nella Malformazione C IV si riscontra il mancato sviluppo delle strutture encefaliche (ipoplasia cerebellare).
COME SI VALUTA LA QUALITA' DEL FLUSSO LIQUORALE
Attraverso la risonanza magnetica nucleare, RMN, si possono evidenziare la riduzione del flusso e della sua velocità a livello del sistema nervoso centrale e più precisamente nella cisterna magna e negli spazi liquorali pericerebrali.
Patologie correlate
Spesso alla Malformazione di C I e II si associano altre malformazioni quali:
la Siringomielia nel 37% - 75% dei casi: affezione cronica del midollo spinale caratterizzata dall'infiltrazione del fluido cerebro-spinale (CSF) all'interno della sua struttura con la formazione di cavità nevrogliale (siringa). E' più presente in sede cervicale;
la Siringobulbia: si differenzia dalla siringomielia (SM) per la formazione delle cavità all'interno del tronco encefalico;
l'idrocefalo nel 16% - 25 % dei casi: dilatazione ventricolare determinata da una eccessiva quantità di LCR causata dall'ostruzione dei forami del IV ventricolo o dalla stenosi dell'acquedotto di Silvio. Avvolte si associano la distorsione della giunzione bulbo-midollare e/o della cerniera atlo-occipitale quali: clivus corto retroflessione del dente dell'epistrofeo impronta basilare scoliosi, cifosi, iperlordosi ecc.
La neurofisiopatologia: ruolo ed affidabilità nel follow up del paziente affetto da Malformazione di Chiari
Per i pazienti affetti da malformazione di C sono importanti i seguenti esami:
EEG (elettroencefalogramma) BAEP ( potenziali evocati auditivi del tronco encefalico) alterati nel 38% dei casi di Chiari I e nel 71% dei casi di Chiari II PEV (potenziali evocati visivi) PEM (potenziali evocati motori) PESS (potenziali evocati somato sensoriali): spesso alterati in pazienti sintomatici Riflesso mandibolare o masseterino.

 
Di dr.psico (del 21/07/2007 @ 17:20:24 in Lettera E, visto n. 1632 volte)
L'enfisema è una patologia che interessa i polmoni, caratterizzata dalla dilatazione degli spazi aerei a valle dei bronchioli terminali, la distruzione delle loro pareti, l'assenza di evidente fibrosi. Si possono distinguere 4 tipi di enfisema: centroacinoso, panacinoso, parasettale e irregolare. La genesi delle due forme principali di enfisema (centroacinoso e panacinoso) non è ancora ben chiara ma l'ipotesi più accreditata sembra essere il meccanismo proteasi-antiproteasi. In base a questa teoria, la distruzione delle pareti degli alveoli sarebbe il risultato di uno squilibrio a livello polmonare tra il sistema di proteasi (in particolare l'elastasi) e quello delle antiproteasi. Se vi sono bassi livelli di alfa1-antitripsina e se i neutrofili sono presenti in numero aumentato (in seguito ad infezioni, fumo di sigaretta, inalazione di inquinanti ambientali) il processo di distruzione del tessuto elastico diventa inarrestabile e si instaura l'enfisema. Di solito il primo sintomo è la dispnea, che inizia in modo insidioso, ma progressivo. In alcuni pazienti, il disturbo principale è la tosse o il respiro sibilante, interpretati come asma. Frequente è la perdita di peso, a volte così grave da far pensare alla presenza di una neoplasia maligna nascosta. L'unico indizio sicuro e presente in maniera costante è un rallentamento dell'espirazione forzata. Il fumo riveste un ruolo fondamentale nell'insorgere dell'enfisema e se il paziente non smette di fumare, la sua speranza di vita dalla comparsa dei sintomi non supera i dieci anni.
 
Di dr.psico (del 21/07/2007 @ 17:18:29 in Lettera P, visto n. 4201 volte)
Tumore benigno che si presenta come un'escrescenza carnosa sulla mucosa o nelle cavità degli organi.
L'adenoma o polipo adenomatoso è una formazione displastica e polipoide che costituisce, nel 90% dei casi, un precursore del carcinoma del colon-retto (CRC). Tale cancro è il terzo per diffusione e la seconda causa di morte per neoplasie in molti paesi industrializzati.
Questa neoplasia può essere curata efficacemente se viene diagnosticata in tempo, quando la formazione maligna non ha ancora oltrepassato le pareti del tubo digerente e non ha ancora aggredito con metastasi i linfonodi.
Il polipo (un termine clinico senza alcun significato patologico), è una qualunque massa di tessuto che origina dalla parete intestinale e che protrude nel lume. Possono essere sessili o peduncolati e sono di dimensioni molto variabili. Queste lesioni vengono classificate istologicamente come adenomi tubulari, adenomi tubulovillosi (polipi villoghiandolari), adenomi villosi (papillari), polipi iperplastici, amartomi, polipi giovanili, carcinomi polipoidi, pseudopolipi, lipomi, leiomiomi o altri tumori più rari.
L'incidenza varia dal 7 al 50%; il dato più elevato comprende anche i polipi molto piccoli (solitamente polipi iperplastici o adenomi) osservati all'autopsia. Vengono osservati in circa il 5% dei pazienti attraverso un clisma opaco eseguito di routine e, con frequenza maggiore, attraverso la sigmoidoscopia e la colonscopia flessibile a fibre ottiche o con il clisma a doppio contrasto. I polipi sono spesso multipli, sono più comuni nel retto e nel sigma e diminuiscono di frequenza andando verso il ceco. Circa il 25% dei pazienti con un cancro del grosso intestino presenta anche polipi adenomatosi satelliti.
Il rischio di cancerizzazione di un adenoma tubulare è controverso, ma c'è una forte evidenza a proposito della trasformazione maligna. Il rischio di malignità è correlato alle dimensioni; un adenoma tubulare di 1,5 cm presenta un rischio del 2%. Con l'aumento delle dimensioni, le ghiandole diventano villose. Quando più del 50% delle ghiandole è villoso, viene chiamato polipo villoghiandolare; la sua malignità potenziale è ancora simile a quella di un adenoma tubulare. Quando più dell'80% delle ghiandole diventa villoso, il polipo viene considerato un adenoma villoso, maligno in circa il 35% dei casi. Un adenoma villoso ha un maggior rischio di malignità rispetto a un adenoma tubulare delle stesse dimensioni.

Sintomi, segni e diagnosi
La maggior parte dei polipi è asintomatica. La rettorragia è il disturbo più frequente. I crampi, il dolore addominale o l'ostruzione possono essere segni di una lesione di grosse dimensioni. Occasionalmente un polipo con un lungo peduncolo può prolassare attraverso l'ano. Gli adenomi villosi di grosse dimensioni possono causare, raramente, una diarrea acquosa con una conseguente ipokaliemia.
I polipi rettali possono essere palpabili o meno all'esplorazione rettale, ma di solito sono identificati all'endoscopia. Poiché i polipi sono spesso multipli e possono coesistere con un cancro, è indispensabile una pancolonscopia, anche quando la lesione è identificata alla sigmoidoscopia flessibile. Al clisma opaco, un polipo appare come un difetto di riempimento rotondeggiante. Un esame a doppio contrasto (pneumocolon) è utile, ma la colonscopia a fibre ottiche è più affidabile.

Terapia
I polipi devono essere rimossi completamente con un laccio o con una pinza bioptica elettrochirurgica dopo una pancolonscopia; l'elettrocoagulazione (escissione mediante laccio galvanico o cauterizzazione) non deve essere eseguita in un intestino non preparato a causa del rischio di esplosioni dell'idrogeno e del metano prodotti dai batteri del colon. Se la rimozione endoscopica è inefficace, deve essere presa in considerazione la laparotomia. Gli adenomi villosi di grosse dimensioni hanno un elevato potenziale maligno e devono essere escissi completamente.
Il trattamento dei polipi cancerizzati dipende dalla profondità dell'invasione dell'epitelio anaplastico nel peduncolo del polipo, dalla vicinanza della linea di sezione endoscopica e dal grado di differenziazione del tessuto maligno. Se l'epitelio anaplastico è confinato al di sopra della muscolaris mucosae, la linea di sezione nel peduncolo del polipo è netta e la lesione è ben differenziata, sono sufficienti l'escissione endoscopica e uno stretto follow-up endoscopico. L'invasione della muscolaris mucosae determina l'accesso ai linfatici e aumenta il rischio di metastasi linfonodali. Nel caso dell'escissione di un polipo senza una netta linea di sezione o di una scarsa differenziazione della lesione, si deve procedere alla resezione segmentaria del colon.
La programmazione dei controlli al follow-up dopo la polipectomia è controversa. La maggior parte degli studiosi raccomanda due esami annuali dell'intero colon con la colonscopia (o con un clisma opaco se l'endoscopia è impossibile) e la rimozione di qualunque nuova lesione. Dopo 2 anni di esami negativi per nuove lesioni, l'esecuzione della colonscopia o del clisma opaco è raccomandata ogni 2 o 3 anni.

Poliposi familiare
È una malattia autosomica dominante eterozigote del colon in cui 100 o più polipi adenomatosi tappezzano la mucosa del colon e del retto.
Una mutazione del gene dominante (FAP) sul braccio lungo del cromosoma 5 ne è la causa. Una neoplasia maligna si sviluppa prima dei 40 anni in quasi tutti i pazienti non trattati. La proctocolectomia totale elimina il rischio di cancro, ma i polipi rettali spesso regrediscono dopo una colectomia e un'anastomosi ileorettale, che sono quindi preferite all'inizio da molti esperti. Nel caso di una colectomia subtotale è necessario controllare il moncone rettale q 3-6 mesi; gli eventuali nuovi polipi devono essere escissi o folgorati. Se si formano troppo rapidamente o troppo numerosi, il retto deve essere asportato e deve essere fatta un'ileostomia permanente. Sono essenziali il follow-up del paziente e un controllo familiare e genetico.
La sindrome di Gardner è una variante della poliposi familiare associata a tumori desmoidi, osteomi del cranio o della mandibola e a cisti sebacee. Altre varianti più rare presentano adenomi multipli del colon in associazione a lesioni di altro tipo.
La sindrome di Peutz-Jeghers è una malattia congenita autosomica dominante con polipi multipli nello stomaco, nel tenue e nel colon. I sintomi comprendono una pigmentazione melanotica della cute e delle mucose, specialmente a livello delle labbra e delle gengive.

Altri polipi
I polipi giovanili di solito non sono neoplastici, spesso crescono eccessivamente rispetto alla loro vascolarizzazione e quindi si autoamputano alla pubertà. È necessario il trattamento solo se si verifica un'emorragia o un'invaginazione. I polipi iperplastici, anch'essi non neoplastici, sono comuni nel colon e nel retto. I polipi infiammatori e gli pseudopolipi si verificano nella colite ulcerosa cronica e nel morbo di Crohn del colon.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:18:21 in Lettera C, visto n. 111 volte)
Farmaco antitumorale. Derivato chimico del platino, agisce legandosi al DNA e danneggiandolo irreversibilmente. Viene attualmente impiegato per via endovenosa e perlopiù in associazione ad altri farmaci antitumorali. La sua efficacia terapeutica è stata evidenziata principalmente nei carcinomi del testicolo e dell'ovaio e nei tumori a piccole cellule del polmone (microcitomi). Il cisplàtino viene impiegato anche nella terapia dei tumori della vescica, del collo dell'utero, della testa e del collo, nei sarcomi dei tessuti molli. La tossicità più importante è a carico del rene: per limitare il più possibile l'eventuale danno renale il farmaco viene comunemente somministrato con elevate dosi di liquidi per via endovenosa allo scopo di favorire l'eliminazione rapida dall'organismo. Sono altresì possibili effetti sfavorevoli sull'orecchio e sul sistema nervoso. Il cisplàtino rappresenta, comunque, una delle più importanti scoperte della chemioterapia oncologica degli ultimi decenni.Vedi chemioterapia oncologica.
 
Di riccardo (del 13/03/2014 @ 17:18:16 in Lettera E, visto n. 121 volte)
Sostanze naturali simili ai cannabinoidi presenti nella marjuana, che vengono prodotte dai neuroni del corpo umano. Servono a controllare le secrezioni intestinali. Gli endocannabinoidi rappresentano una classe di lipidi bioattivi ed hanno in comune la capacità di legarsi ai recettori cannabinoidi, gli stessi con cui interagiscono i fitocannabinoidi. Il primo endocannabinoide ad essere stato identificato, nel 1992, è l'anandamide (AEA), seguito dal 2-arachidonoilglicerolo (2-AG). Più recentemente sono stati identificati almeno altri tre cannabinoidi endogeni: il 2-arachidonil-gliceril-etere (noladin, 2-AGE), un analogo strutturale del 2-AG, la virodamina e la N-arachidonoildopamina (NADA). L'ultimo è la palmitoiletanolamina (PEA). Tali mediatori lipidici, insieme con i recettori dei cannabinoidi e i correlati processi di sintesi, trasporto e degradazione, formano il cosiddetto sistema endocannabinoide.Il sistema degli endocannabinoidi costituisce un è in grado di regolare l'eccitabilità neuronale, attraverso l'inibizione della comunicazione tramite giunzioni serrate o mediante interazioni con le trasmissioni GABA-ergica, serotonergica, glutamatergica e dopaminergica. Per conoscere in modo compiuto il ruolo fisio-patologico degli endocannabinoidi bisogna approfondire ulteriormente gli studi sull'argomento. Sulla base di ciò che è già noto si può comunque ipotizzare un ruolo centrale in numerose funzioni. In particolare, è stato almeno in parte chiarito che le proprietà antiemetiche dei cannabinoidi sono da collegare al ruolo del sistema cannabinoide endogeno nella regolazione dei circuiti cerebrali del vomito. Il coinvolgimento del sistema endocannabinoide nei meccanismi che regolano l'appetito è stato evidenziato di recente da un significativo aumento dei livelli di endocannabinoidi in tre differenti modelli animali di obesità. È stato evidenziato un coinvolgimento del sistema endocannabinoide endogeno nella modulazione della spasticità associata alla sclerosi multipla. Sempre più numerose evidenze provano l'attività analgesica degli endocannabinoidi e le loro interazioni sinergiche con il sistema degli oppioidi endogeni. Di recente è stato ancora evidenziato il ruolo del sistema endocannabinoide nei processi che regolano la memoria con particolare attenzione alla fase di estinzione di memorie aversive. Un recente studio ha inoltre approfondito le proprietà anticonvulsivanti degli endocannabinoidi. In particolar modo l'anandamide si è rivelata efficace in un modello animale di epilessia, indicando che probabilmente l'attività convulsiva è modulata dal tono del sistema cannabinoide endogeno. L'azione vasodilatatoria e ipotensiva degli endocannabinoidi è stata chiamata in causa nella genesi della ipotensione associata a shock emorragico e endotossinico ma il loro esatto ruolo fisiopatologico deve essere ancora approfondito. Esistono prove a sostegno di un ruolo degli endocannabinoidi nella regolazione dei processi riproduttivi: in particolare l'anandamide sembra avere un ruolo cruciale nella regolazione della fertilità, nel processo di attecchimento dell'embrione oltre che nella progressione della gestazione. Gli endocannabinoidi sembrano avere un ruolo nel regolare la risposta immunitaria e potrebbero avere un ruolo terapeutico nelle malattie infiammatorie croniche intestinali. È possibile ipotizzare per tali molecole una funzione "anti-stress" simile e complementare a quella esercitata dalle endorfine sia a livello centrale che periferico. Una menzione particolare merita poi il ruolo del sistema cannabinoide nella regolazione dei processi di proliferazione cellulare alla base della crescita dei tumori
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 17:17:24 in Lettera C, visto n. 114 volte)
Il tumore al cervello è il più diffuso tra i tumori solidi del bambino. Sono frequenti anche i meningiomi e gli adenomi ipofisari. I gliomi a bassa malignità, come gli astrocitomi, sono più frequenti nel giovane, mentre quelli ad alta malignità, come l'astrocitoma anaplastico, sono prevalenti nell'anziano. L'esposizione a radiazioni ionizzanti è l'unico fattore di rischio ambientale noto per i tumori cerebrali. Ne sono interessati i pazienti trattati con alte dosi radianti per tumori intra o extracranici, inclusa l'irradiazione cranica profilattica per la leucemia. Alcune malattie ereditarie predispongono allo sviluppo di tumori cerebrali. Tra queste la neurofibromatosi, che comporta la comparsa di gliomi in oltre il 10% dei pazienti. Tumori cerebrali anche di piccole dimensioni possono causare sintomi particolari a causa dello spazio ristretto e non deformabile dell'encefalo, che permette solo minime variazioni quantitative del proprio contenuto, e della straordinaria sensibilità delle strutture nervose. I sintomi più comuni dei tumori cerebrali sono la cefalea, le convulsioni, il vomito accompagnato o meno da nausea, alterazioni mentali e del comportamento, alterazioni motorie o sensitive. Un segno tipico è l'edema della papilla ottica. La RMN (risonanza magnetica nucleare) è diagnostica. La terapia dei tumori cerebrali benigni è chirurgica. Opzioni terapeutiche diverse vengono seguite per i tumori maligni: chirurgia, radioterapia, corticosteroidi. La chemioterapia è generalmente poco efficace.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:17:20 in Lettera C, visto n. 108 volte)
Farmaco procinetico, cioè utile per migliorare lo svuotamento gastrico e la peristalsi intestinale. A causa di alcuni effetti collaterali di tipo cardiologico, al farmaco sono stati posti dei limiti prescrittivi.
 
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 17:17:18 in Lettera R, visto n. 98 volte)
Esame di laboratorio con cui si misura il tempo necessario a ottenere la diminuzione di volume (retrazione) della rete di piastrine e fibrina formatasi in seguito al processo di coagulazione del sangue. In condizioni normali inizia entro 60-90 secondi. La mancanza di retrazione del coagulo dopo 6 ore a 37 °C oppure dopo 24 ore a temperatura ambiente è un sintomo della presenza di una piastrinopenia.
 
Di Viola Sinismagli (del 28/03/2011 @ 17:17:11 in Lettera F, visto n. 355 volte)
Malattia infettiva tropicale, provocata da un batterio spirocheta, il Treponema pertenue, che viene trasmessa per contatto diretto tra il soggetto ammalato e quello sano o per mezzo di vettori (mosche). La framboesia è così chiamata perché caratterizzata dalla comparsa di lesioni cutanee nodulari che paiono simili a lamponi. Essa ha analogie con la sifilide in quanto la sua evoluzione consta di tre fasi distinte. Dapprima si ha lo sviluppo di una lesione cutanea nel punto di inoculazione del germe. Questa ha il carattere di una papula che poi si ulcera, ed è di solito localizzata alle parti scoperte degli arti o sul volto. La lesione primitiva è seguita poi da lesioni secondarie in altre aree della pelle: esse tendono a scomparire completamente, e dopo un periodo di molti anni in cui la malattia rimane silente si sviluppano lesioni nodulari simili a quelle della sifilide terziaria. L'accertamento diagnostico si effettua con esame microscopico in campo oscuro per l'identificazione dell'agente nell'essudato. La terapia consiste di antibiotici, in particolare penicillina.
 
Di riccardo (del 17/03/2014 @ 17:16:36 in Lettera E, visto n. 459 volte)
Tumore derivante dalle cellule epiteliali che tappezzano i ventricoli cerebrali (ependima) e dagli astrociti della nevroglia. Considerata la sede, vengono dati in modo precoce i segni dell'ipertensione endocranica. Gli ependimomi maligni sono chiamati ependimoblastomi. Questo tipo di tumore può manifestarsi ad ogni età, ma presenta due picchi caratteristici, uno da zero a 10 anni ed un altro tra i 40 e i 50 anni. Le lesioni intracraniche (in genere presenti nella fossa cranica posteriore) sono più comuni nella prima fascia di età mentre quelle spinali nella seconda. Si tratta di tumori piuttosto rari, sia tra le neoplasie del sistema nervoso (2,3%), sia tra i gliomi (5,6%). Vengono distinte in lesioni di basso grado (I e II della scala WHO) e lesioni anaplastiche (III della scala WHO). In particolare il subependimoma e l' ependimoma mixopapillare appartengono al grado I,l' ependimoma al grado II, l' ependimoma anaplastico al grado III. La terapia per gli ependimomi di basso grado nella spina dorsale resecabili è solamente chirurgica. Mentre l'utilità della radioterapia postchirurgica per gli ependimomi intracranici di basso grado rimane dubbia, i tumori anaplastici o quelli di basso grado non completamente escissi vengono normalmente curati proprio con la radioterapia. Studi clinici hanno evidenziato come gli ependimomi rispondano ai regimi chemioterapici, in particolar modo a quelli basati sul platino. Riguardo alla prognosi, gli ependimomi di grado II presentano una sopravvivenza libera da malattia a 6 anni del 66% ed una sopravvivenza globale dell'87%; per gli ependimomi anaplastici invece questi valori scendono rispettivamente al 29% e al 37%. Quando il tumore si trova nel midollo spinale, genera inevitabilmente compressione nervosa. Se l'ependimoma è situato al livello delle vertebre cervicali, i disturbi neurologici possono riguardare tutto il corpo, presentando problemi di sensibilità, formicolio, anchilosi, disturbi motori, sino alla paralisi totale (tetraplegia). Se invece il tumore si trova al livello delle vertebre lombari (è il caso più frequente), i sintomi saranno poi minori, ma non meno dolorosi:debolezza muscolare delle gambe fino alla paralisi (paraplegia), disturbi urinari, disturbi della sensibilità e dolore che si irradia dal bacino fino a piedi. L' Ependimoma Extraspinale (EEP), noto anche come ependimoma extradurale, rappresenta in genere un'insolita forma di teratoma oppure può essere confuso con un teratoma sacrococcigeo. Gli ependimoni possono a volte causare siringomielia e talvolta sono associati con neurofibromatosi di tipo II. L'unica terapia, difficile, considerata la sede, è chirurgica.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:16:06 in Lettera C, visto n. 169 volte)
Malattia caratterizzata da ittero ostruttivo cronico. La causa è sconosciuta, spesso associata a disordini autoimmuni. Le fasi iniziali comprendono un'infiammazione cronica dei dotti biliari intraepatici con la formazione di granulomi: man mano che avanza la distruzione dei dotti biliari, l'infiammazione si estende al parenchima epatico. Questo processo induce una proliferazione disordinata dei dotti biliari e una fibrosi riparativa epatica. Seguono una progressiva cicatrizzazione, diminuzione dell'infiammazione fino alla cirrosi. Colpisce più spesso le donne dai 35 ai 60 anni di età: inizia con prurito, anche molti mesi prima dell'ittero; frequentemente si ha pigmentazione scura della cute ed epatosplenomegalia. Altri segni sono gli xantomi cutanei, gli xantelasmi, la steatorrea, l'osteomalacia e l'osteoporosi. Con il progredire della malattia possono comparire tutte le caratteristiche complicazioni della cirrosi. Gli esami ematologici rivelano colestasi, con aumento della fosfatasi alcalina, della gamma-GT, della bilirubina, del colesterolo e dei sali biliari. Successivamente si ha danno epatocitario con aumento delle transaminasi. Le globuline sono in genere aumentate, e le IgM raggiungono spesso valori molto alti. Nel 90% dei casi sono presenti anticorpi contro un componente dei mitocondri (anticorpi antimitocondrio). La diagnosi viene fatta con la biopsia. La terapia è diretta al controllo dei sintomi: il prurito viene trattato con la colestiramina; l'insufficienza dei sali biliari associata alla steatorrea richiede un trattamento di supporto con vitamine A, D e K per prevenire il deficit; l'osteomalacia trova beneficio con la somministrazione di calcio. Utile è anche l'uso terapeutico dell'acido ursodesossicolico. Negli stadi avanzati trova indicazione il trapianto di fegato. Il lento progredire della malattia è compatibile con una lunga sopravvivenza.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:15:41 in Lettera R, visto n. 620 volte)
Il riso è una pianta erbacea annuale (Oryza sativa) proveniente dall'Asia occidentale, la cui coltivazione è praticata nelle regioni con clima temperato e caldo. Dopo il frumento è il cereale più diffuso. I frutti sono cariossidi, dure e oblunghe, cui aderiscono le glumette (cariosside rivestita). La prima risaia di cui si hanno notizie risale al 3500 a. C. (Thailandia), anche se in Indonesia ci sono reperti che attestano la coltivazione del riso almeno dal 7000 a. C. Furono gli arabi a introdurlo nell'area mediterranea, mentre in Italia fu coltivato massicciamente dal Settecento in poi. La risicoltura italiana è praticata specialmente nella pianura padana (province di Milano, Novara, Pavia e Vercelli). Le varietà italiane più coltivate sono l'originario, il padano, il ribe, il Roma e il sant'Andrea, l'arborio, il baldo, il vialone nano e il Carnaroli; fra quelle straniere da ricordare il basmati, il patna, il thai-red e il Venere. Il riso greggio (risone) viene raccolto da fine settembre a fine ottobre, viene essiccato e sbramato (viene tolta cioè la parte ruvida esterna, la lolla). Dal riso così ottenuto (integrale) si procede con la sbiancatura con la quale si tolgono la pula, il germe e il farinaccio, cioè gli strati più grassi facilmente ossidabili. Il riso brillato si ottiene terminando la lavorazione cospargendo il chicco con glucosio oleato che dà la classica brillantezza. Si arriva a scartare i chicchi macchiati utilizzando speciali cellule fotoelettriche. Il riso parboiled è un tipo di riso trattato in modo da resistere maggiormente alla cottura. Più ricco di vitamine e sali minerali (che durante la lavorazione passano dagli strati esterni del chicco grezzo a quelli interni), durante la cottura assorbe una minore quantità di grassi e di acqua. Il parboiled è ottenuto con l'azione del vapore acqueo sotto pressione sul chicco che assume la caratteristica colorazione ambrata. Già i babilonesi e gli ittiti usavano il riso dopo averlo messo a bagno nell'acqua, avendo osservato una miglior conservazione e resistenza alla cottura. Oggi, migliorando ulteriormente le tecniche, si ottengono anche chicchi di riso già conditi (al tartufo, ai funghi, al pomodoro ecc.). Il riso selvaggio è invece un cereale della famiglia delle Graminacee (detto anche riso degli indiani) tipico delle zone paludose dell'America settentrionale. Ha chicchi neri, lunghi 1,5 cm ca., viene raccolto a mano ed è tipico della cucina creola. Riso o pasta? Nonostante la pasta sia il piatto italico per eccellenza, il riso non è da meno, anzi vanta alcune caratteristiche che possono farlo preferire. Innanzitutto è più digeribile poiché l'amido di riso ha granuli più piccoli di quello degli altri cereali ed è più ricco di amilosio. Pur avendo un contenuto proteico inferiore alla pasta, il quadro delle proteine del riso è più completo; inoltre il riso può essere usato dai celiaci, non contenendo glutine. L'uso del riso parboiled è poi interessante perché in genere consente un risparmio calorico dovuto al minor assorbimento dei grassi. INFO AL. - Carboidrati: 79; proteine: 7; grassi: 1; acqua: 13; calorie: 354.
 
Di riccardo (del 13/03/2014 @ 17:15:04 in Lettera E, visto n. 296 volte)
Processo infiammatorio della tunica intima delle arterie. Il morbo di Bürger, o tromboangioite obliterante agli stadi iniziali e l'endoarterite obliterante luetica delle arterie cerebrali sono tra le forme più diffuse.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:14:44 in Lettera R, visto n. 658 volte)
La ricotta non è un vero e proprio formaggio (che si ottiene per stagionatura dalla cagliata), perché viene ottenuta lavorando il siero di latte che si libera dalla cagliata; va dunque più correttamente considerata un latticino. Sono in commercio ricotte prodotte da latte di pecora, vacca, bufala e capra. Il termine ricotta deriva dal latino recoctus, che indica la ricottura del siero dopo la produzione del formaggio. Il siero migliore è quello intero non scremato. Durante la fase di riscaldamento del siero viene aggiunta una sostanza acidificante (l’acido lattico); il siero viene poi costantemente agitato, finché compare sulla sua superficie una fioritura bianca. Si attende quindi l’affioramento della massa solidificata che viene poi lasciata riposare. Per produrre la cosiddetta ricotta dolce si procede all’aggiunta di latte al siero prima del riscaldamento, mentre la ricotta salata (solitamente quella di pecora) si ottiene cospargendo le forme di sale secco. Le ricotte disponibili in commercio sono molte e diverse. Quella sarda fresca ha forma cilindrica, quella salata può essere grattugiata. La ricotta calabrese viene prodotta anche in Sicilia e si ottiene da latte di capra o di pecora. La ricotta romana ha forma a tronco di cono e pasta solida e asciutta. La ricotta toscana è magra, con gusto asciutto e delicato. Ci sono poi molte altre varietà di ricotta che vengono trattate con spezie o altri ingredienti: la schianta pugliese prevede l’aggiunta di sale e peperoncino piccante; la calabra condita viene essiccata in forno e insaporita con il peperoncino; l’infornata siciliana fresca viene salata e cosparsa di pepe nero macinato. La ricotta fresca va consumata subito dopo l’acquisto. Può essere utilizzata per la preparazione di dolci (famosi i cannoli siciliani) ma anche di pietanze, come i tortelloni di magro o le torte di verdura.È un cibo che deve esser presente in ogni regime alimentare (sostituendo per esempio la troppo apprezzata mozzarella) perché consente di abbinare il gusto di un buon formaggio (tipico dei formaggi stagionati) a un contenuto calorico molto basso (tipico dei formaggi light). È però un cibo dinamico, il cui contenuto nutrizionale può variare dalle 130 alle 240 kcal/100 g. Le ricotte delle marche più conosciute hanno un intervallo di variabilità meno accentuato (135-170 kcal/100 g). INFO AL. – CIBO DINAMICO - Carboidrati: 0,6; proteine: 12; grassi: 10,4; acqua: 75; calorie: 144.
 
Di salute (del 04/04/2009 @ 17:14:04 in Lettera M, visto n. 2213 volte)
LA masturbazione o autoerotismo, è una pratica volta al raggiungimento del piacere sessuale mediante auto-stimolazione manuale, o con sussidi strumentali, dei propri genitali o di altre zone erogene del corpo. Il piacere autoerotico è presente sin dalla prima infanzia, ma si intensifica e assume un significato diverso a partire dalla pubertà. In questo periodo, i cambiamenti fisici e ormonali e il risveglio dell’interesse sessuale forniscono un forte stimolo ad esplorare il proprio corpo e la propria sessualità, sperimentando il piacere attraverso l’autoerotismo. La maggiore frequenza di questa attività si registra infatti nell’adolescenza. La masturbazione può essere considerata una tappa dello sviluppo psicosessuale, una fase di passaggio verso la sessualità di coppia che permette all’adolescente di prendere confidenza con le risposte agli stimoli sessuali del proprio corpo e con il proprio immaginario erotico. Tutto ciò però non significa che masturbarsi sia obbligatorio e che chi non lo fa sia anormale. La masturbazione - volendo - viene praticata da tutti, anche dagli adulti, in particolare quando i rapporti sessuali sono impossibili o insoddisfacenti. La masturbazione è stata a lungo ritenuta sconveniente, immorale e addirittura dannosa alla salute. Si pensava che potesse provocare ogni genere di malattie: dalla pazzia alla sterilità, dalla cecità all’impotenza, all’epilessia. La sua condanna era soprattutto legata alla considerazione che trattandosi di una forma di auto-soddisfacimento, fosse in contraddizione con il sesso finalizzato alla riproduzione. Ad ogni modo, la masturbazione di per sé non è causa di danni fisici o mentali, non è una malattia, ma costituisce un vizio del comportamento sessuale. Solo quando assume un carattere ossessivo-compulsivo e costituisce l’unico modo di soddisfarsi sessualmente, potrebbe essere l’espressione di un problema che però può essere risolto chiedendo aiuto ad un esperto.
La stimolazione che si riceve invece da un partner, anche se si avvale delle stesse modalità va distinta dall’autoerotismo. Si parla in questo caso di masturbazione reciproca in quanto avviene una stimolazione vicendevole praticata nell’attività sessuale di coppia.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:14:03 in Lettera C, visto n. 206 volte)
Malattia del fegato caratterizzata da un grave e irreversibile sovvertimento delle cellule epatiche, legato a fenomeni ampiamente diffusi di fibrosi e formazione di noduli. I noduli sono porzioni di parenchima delimitate da tessuto connettivo, e sono formati dall'attività rigenerativa delle cellule epatiche: essi variano di volume, in relazione alla causa, da micronoduli (meno di 3 mm) a macronoduli (più di 3 mm). La cirrosi è causata da un danno cronico e irreversibile degli epatociti con necrosi diffusa, deposizione di tessuto connettivo, distorsione del letto vascolare e rigenerazione del restante parenchima epatico. La cirrosi è il risultato finale di molti tipi di danno epatico. Il quadro clinico dipende dalle alterazioni anatomopatologiche e dalla gravità del danno. Esistono molti tipi di cirrosi: alcolica, virale, biliare, cardiaca, metabolica, da farmaci, autoimmune, da causa sconosciuta. La cirrosi alcolica, detta anche cirrosi di Laennec, è la forma più comune nei paesi industrializzati: la causa principale è l'alcolismo cronico. Le tre principali manifestazioni di lesioni epatiche da etanolo comprendono la steatosi, l'epatite e la cirrosi stessa. La cirrosi virale è una complicazione dell'infezione cronica da virus dell'epatite B, C e D (vedi epatite virale). La cirrosi biliare è il risultato di una prolungata ostruzione delle vie biliari intraepatiche (come nella cirrosi biliare primitiva) o extraepatiche (come nella colangite sclerosante, nelle stenosi postoperatorie del coledoco, nella atresia delle vie biliari). La cirrosi cardiaca è causata da grande scompenso cardiaco congestizio: la stasi circolatoria a livello epatico porta a necrosi e fibrosi. La cirrosi metabolica può essere dovuta a diverse patologie, come l'emocromatosi, il morbo di Wilson, il deficit di alfa-1-antitripsina, la galattosemia, le malattie da accumulo di glicogeno e altre sindromi ereditarie. La cirrosi da farmaci può essere causata dagli stessi farmaci che causano epatite, come metildopa, isoniazide, metotrexate. Circa il 10% delle cirrosi non ha causa riconoscibile, e perciò si dicono criptogenetiche. La cirrosi è il risultato cicatriziale della normale reazione del fegato a una lesione, indipendentemente dalle cause. Le cicatrici fibrose e i noduli di rigenerazione comprimono le venule epatiche, con conseguente ostacolo all'afflusso sanguigno e aumento di pressione nella vena porta (ipertensione portale). Molte complicazioni della cirrosi dipendono dall'ipertensione portale, dato che essa comporta lo sviluppo di circoli collaterali, che collegano il sangue portale con quello della circolazione generale. La cirrosi causa alterazioni in tutte le funzioni dell'organo. In genere il danno epatico si instaura progressivamente attraverso diversi stadi di malattia e in tempi molto variabili nei diversi soggetti: la variabilità dipende, oltre che dalla reattività individuale, dall'eventuale sovrapposizione di fattori aggravanti, quali ripetute infezioni virali o sostanze tossiche. Quando viene raggiunto lo stadio della cirrosi il paziente può, per periodi anche lunghi, non avvertire ancora particolari disturbi proprio per l'andamento subdolo della malattia; solo controlli medici e l'esecuzione degli accertamenti specifici permettono di evidenziarla. Dal punto di vista clinico la cirrosi epatica può essere divisa in due stadi: cirrosi compensata e cirrosi scompensata. Nella fase di cirrosi scompensata, sia per la normale evoluzione della malattia sia per l'intervento di fattori aggravanti, si possono avere varie complicazioni; le principali sono: ritenzione idrica (la raccolta di liquidi generalmente si localizza nel peritoneo e agli arti inferiori, con ascite ed edemi, e conseguente aumento del peso corporeo); ittero determinato dalla insufficiente capacità di eliminare la bilirubina da parte del fegato; ipertensione portale; encefalopatia porto-sistemica; epatocarcinoma; disturbi della coagulazione. Infatti il fegato produce la maggior parte dei fattori della coagulazione e inoltre è fondamentale per il metabolismo della vitamina K, che svolge un ruolo chiave nel processo di coagulazione del sangue: la cirrosi perciò determina una diminuita coagulabilità del sangue con tendenza alle emorragie. Molti pazienti possono non accusare sintomi e apparire in buono stato di nutrizione: in genere però si hanno sintomi generali come astenia, anoressia, malessere, perdita di peso e della libido. Nell'alcolista spesso si ha malnutrizione con disfunzione del sistema nervoso periferico (formicolii, intorpidimento, dolore urente, deficit della sensibilità specie agli arti inferiori). Altre manifestazioni di grave epatopatia cronica sono la diminuzione della massa muscolare, l'eritema palmare, i nevi a ragno (spiders vascolari), la ginecomastia, l'ingrossamento parotideo, la perdita di peli, l'atrofia testicolare e la neuropatia periferica. Talvolta si ha la deformazione delle dita a bacchetta di tamburo, la retrazione dell'aponeurosi palmare di Dupuytren, i versamenti pleurici e la dilatazione dei circoli venosi collaterali della parete addominale e la formazione di varici esofagee. L'ipertensione portale può comportare la presenza di circoli venosi collaterali evidenti, ascite e splenomegalia. Nessuno, qualcuno o tutti i test biochimici consueti relativi alla funzione del fegato possono risultare alterati, compresi bilirubina, AST, ALT, gamma-GT e fosfatasi alcalina sierica: tuttavia il prolungamento del tempo di Quick, l'aumento delle gammaglobuline sieriche e la riduzione dell'albuminemia sono indizi di una condizione di cirrosi. L'anemia è comune ed è dovuta all'ipersplenismo, alla perdita cronica di sangue e alla carenza di acido folico. Per la diagnosi sono utili il quadro clinico, l'ultrasonografia, la scintigrafia, la laparoscopia: fondamentale è la biopsia. Le più gravi complicazioni sono conseguenti all'ipertensione portale: emorragie gastrointestinali, encefalopatia porto-sistemica, ascite, insufficienza renale. Il carcinoma epatocellulare può complicare la cirrosi, specie quella conseguente a infezione virale B e C, e a emocromatosi. Terapia e dieta La terapia si basa sull'astensione da fattori dannosi per il fegato, come l'alcol e i farmaci, sul riposo, sulla somministrazione di preparati polivitaminici (specie vitamina K). I pazienti affetti da cirrosi compensata devono seguire un regime di vita regolare, e non essere considerati invalidi; possono infatti svolgere una normale attività lavorativa, con rapporti familiari e una vita di relazione completamente nella norma. Gli epatopatici in fase di scompenso sono rigidamente soggetti a una serie di limitazioni nel loro regime di vita: il riposo è essenziale, mentre la dieta si deve attenere strettamente alle norme fissate dallo specialista; inoltre, nel caso che le condizioni del paziente non permettano il trattamento a domicilio, è necessario il ricovero in ospedale. Nelle malattie di fegato acute o croniche la dieta è importante per il benessere generale del paziente: la cosiddetta "dieta in bianco", oltre che poco appetibile (e quindi difficile da seguire per lungo tempo) è anche dannosa, perché priva il fegato delle materie prime (proteine e grassi) indispensabili al suo equilibrio biochimico e a quello di tutto l'organismo. Gli ammalati cronici di fegato in fase di compenso necessitano di una dieta equilibrata quantitativamente (2000-3000 calorie al giorno) e qualitativamente, cioè con un giusto apporto di grassi, proteine e zuccheri: fra i grassi va data la preferenza a quelli vegetali (olio di oliva, di semi); i fritti possono essere consumati in modesta quantità; anche le uova non sono vietate, né cotte in umido né fritte. Il malato di fegato può tollerare male alcuni cibi che causano meteorismo: legumi, broccoli, verze, rape, frutta secca oleosa e a guscio (noci, nocciole, datteri), castagne, cocco ecc.; gli aromi possono essere usati liberamente, come pure il pomodoro e il formaggio grana. Fondamentale è l'astensione assoluta dall'alcol. Nei casi di cirrosi in fase di scompenso la dieta diventa il cardine della terapia: nella cirrosi con ritenzione idrica (ascite, edemi) l'alimentazione deve essere povera di sale ed escludere quindi dadi per brodo, alimenti conservati sotto sale, alimenti essiccati e affumicati, formaggi, burro e margarina. Nella cirrosi con ittero è necessario limitare l'introduzione dei grassi alimentari a 40 g giornalieri. Nella cirrosi con encefalopatia si consiglia una dieta povera di proteine.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:13:54 in Lettera T, visto n. 94 volte)
Esame diagnostico eseguito per accertare la presenza di batteri patogeni, o potenzialmente tali responsabili di processi infettivi a carico della vagina oppure della cervice uterina; in quest'ultimo caso si dovrebbe parlare più correttamente di tampone cervicale. Tramite un tampone in dacron si esegue una raccolta della secrezione vaginale, una parte di essa viene posta su un vetrino, fissata con alcol metilico e inviata al laboratorio deputato alla sua analisi, un'altra parte invece viene posta in appositi contenitori e sarà utilizzata per effettuare il cosiddetto esame colturale, necessario per evidenziare l'eventuale crescita di batteri o miceti. Il tampone vaginale viene generalmente richiesto quando si vuole accertare l'eventuale presenza di processi infettivi a carico del tratto vaginale (uretriti, vaginiti ecc.); solitamente si ricorre a tale esame dopo che la paziente ha segnalato disturbi locali quali prurito e bruciore, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), problemi urinari. L'esame del tampone vaginale L'esame del tampone vaginale consta di più fasi: in prima battuta si deve verificare il pH vaginale; solitamente, in condizioni normali il pH vaginale è di circa 4 (un pH acido previene la formazione di processi infettivi). La fase successiva è quella che viene definita la colorazione di Gram, una procedura che permette di verificare: se vi è la presenza della giusta quantità di cellule e di lattobacilli (in certe quantità la presenza di lattobacilli è fisiologica e non patologica) l'eventuale presenza di leucociti (segnale di un processo infettivo in corso) l'eventuale alterazione della flora batterica l'eventuale presenza di funghi l'eventuale presenza di Trichomonas vaginalis (un protozoo responsabile di numerosi processi infettivi). L'esame colturale deve verificare l'eventuale presenza di agenti infettivi quali: Streptococcus agalactiae Streptococco beta-emolitico del gruppo D Stafilococco Gardnerella vaginalis Candida. Per la ricerca dell'eventuale presenza di Neisseria gonorrhoee, Chlamydia Trachomatis, micoplasmi, Human Papilloma Virus è più indicata l'esecuzione di un tampone cervicale.
 
Di dermatologia (del 11/02/2012 @ 17:13:05 in Lettera M, visto n. 593 volte)

Le malattie rare della pelle si presentano in meno di 5 individui ogni 10000 abitanti, ma se considerate nel loro insieme, si raggiungono numeri di malati rari anche molto alti, dal momento che nel mondo vi sono migliaia di malattie cosiddette rare. Per alcune di queste patologie, sono note una o più mutazioni genetiche e in questo caso si parla di genodermatosi. Quando in una malattia rara si osservano manifestazioni cutanee, va ricercato il possibile interessamento di altri apparati, mediante un approccio multidisciplinare. In Italia vi sono diversi presidi ospedalieri accreditati per la sorveglianza e la cura di queste patologie.

 
Di riccardo (del 20/02/2014 @ 17:12:10 in Lettera S, visto n. 112 volte)
Disfunzione delle ghiandole sebacee, le quali secernono quantità eccessive di sebo. Il sintomo principale consiste nella concrezione di quest'ultimo in scaglie untuose sulla cute. I diversi caratteri della secrezione e i molteplici aspetti della concrezione danno vita anche a diverse forme cliniche: seborrea furfuracea quando il sebo si presenta secco e le scaglie assumono l'aspetto di forfora; seborrea grassa se il sebo è fluido, più frequente negli adolescenti, con sedi privilegiate su cuoio capelluto, fronte, naso, mento, spalle, torace ecc.; seborrea eczematoide quando è associata a un processo infiammatorio di tipo eczematoso. La seborrea in genere porta all'acne volgare. L'eccesso di sebo può anche dare alla pelle un aspetto secco e ruvido al tatto. In questo caso, si può parlare di pelle asfittica, problema che si verifica quando l'eccesso di sebo non trova sbocco all'esterno dei follicoli e, rimanendo al loro interno, porta alla formazione di comedoni.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 04/01/2011 @ 17:11:16 in Lettera L, visto n. 411 volte)
È l'insieme delle strutture, ghiandole e vie lacrimali, deputate alla produzione, secrezione e all'eliminazione delle lacrime. Le ghiandole lacrimali sono piccole e situate nella cavità orbitaria, nella parte superiore laterale, sotto la palpebra superiore. L’apparato lacrimale può essere sede di diversi processi patologici, quali malformazioni congenite (per es. assenza della ghiandola, stenosi o atresie del canale naso-lacrimale ecc.), processi infiammatori acuti o cronici della ghiandola o del sacco lacrimale, ed anche tumori benigni o maligni. La perdita della funzione protettiva esercitata dalle lacrime nei confronti della congiuntiva e della cornea può causare forme di cheratiti e di congiuntiviti. Le manifestazioni patologiche delle ghiandole lacrimali possono interessare sia le ghiandole principali sia quelle di deflusso. Le prime causano tumefazioni della parte supero-laterale del contorno orbitario, le seconde, invece, della parte interna, in prossimità della radice del naso.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 17:10:04 in Lettera C, visto n. 110 volte)
Sottili sporgenze tortuose di forma e dimensioni varie, delimitate da solchi e scissure, presenti sulle superfici degli emisferi cerebrali. Particolarmente numerose e sviluppate nel cervello umano, permettono un considerevole aumento della superficie della corteccia cerebrale. Le circonvoluzioni cerebrali sono sede di importanti attività fisiologiche e si ritiene che il loro numero sia in diretto rapporto con le capacità intellettive dell'individuo. Prendono, in genere, il nome dal lobo cui appartengono (per esempio, prima circonvoluzione), dalla disposizione (per esempio, circonvoluzione frontale ascendente), dalle scissure o dai solchi prossimali che le delimitano (per esempio, circonvoluzione prerolandica) oppure dal nome dell'anatomista che ne studiò struttura e funzioni (per esempio, circonvoluzione di Broca).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 17/01/2011 @ 17:10:03 in Lettera L, visto n. 1597 volte)
Insieme dei processi di proliferazione e di differenziazione cellulare che portano allo sviluppo del tessuto linfatico e alla formazione dei linfociti.
 
Di dr.psico (del 06/09/2007 @ 17:08:41 in Lettera A, visto n. 547 volte)
E'una malattia infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente le articolazioni ma può riguardare anche il sistema nervoso, l’apparato respiratorio, l’apparato cardiocircolatorio e il sangue. Non si conosce la causa della malattia: si ritiene possa essere provocata da un virus che colpisce un soggetto predisposto geneticamente a sviluppare questo tipo di patologia. È caratterizzata dalla presenza nel sangue di immunocomplessi (complessi antigene-anticorpo) e del fattore reumatoide (anticorpo che lega una porzione di altri anticorpi). Queste sostanze si accumulano soprattutto a livello delle articolazioni, dove scatenano il processo infiammatorio, responsabile del dolore e della rigidità dell’articolazione interessata. I sintomi in questione si manifestano soprattutto al mattino e tendono a diminuire con il movimento. Le articolazioni più colpite sono quelle delle dita della mano, del polso, delle ginocchia, delle spalle, dei gomiti. La terapia si basa sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori insieme a norme di comportamento indirizzate a risparmiare i danni alle articolazioni: ginnastica, fisioterapia, uso di supporti che tengano in posizioni corrette le articolazioni durante la notte ecc.
 
Di salute (del 25/11/2011 @ 17:07:33 in Lettera M, visto n. 266 volte)
proprietà di un corpo di procurare un campo magnetico e il complesso dei fenomeni che conseguono dai campi magnetici.
 
Di riccardo (del 17/02/2014 @ 17:07:30 in Lettera S, visto n. 88 volte)
Termine con cui in campo medico viene indicato il processo di lenta e progressiva distruzione di tessuti oppure organi che, divenuti rigidi e fibrosi, perdono la loro funzionalità. Le cause sono innumerevoli, ma solitamente la sclerosi è originata da un rimpiazzo del normale parenchima dell'organo con tessuto connettivo. Viene utilizzato in medicina anche come suffisso.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 25/01/2011 @ 17:07:03 in Lettera I, visto n. 338 volte)
O flogosi, è il processo patologico con cui l'organismo reagisce all'azione di molti agenti nocivi per i tessuti, costituisce quindi uno dei meccanismi fondamentali di difesa degli organismi superiori. Il processo infiammatorio si attua attraverso una serie di di modificazioni che si svolgono particolarmente nel connettivo circostante i vasi sanguigni della zona interessata. In linea di massima si verifica sempre un aumento del flusso di sangue nella zona infiammata, in un aumento della permeabilità della parete dei vasi capillari, e nel passaggio di plasma e di cellule dal sangue nel tessuto (essudazione). Le manifestazioni cliniche dell'infiammazione sono: l'arrossamento della regione colpita, il gonfiore, il calore, dovuto all'aumentata vascolarizzazione, e il dolore. Le cause dell'infiammazione sono numerosissime e comprendono tutti gli agenti in grado di recare danno ai tessuti degli organismi. A seconda del decorso le infiammazioni si distinguono in acute e croniche. Le prime presentano un periodo d'incremento e uno di decremento, separati da una fase di stato; le croniche, hanno lunga durata con oscillazioni irregolari d'intensità o con periodo di acutizzazione.
 
Di Viola Sinismagli (del 18/03/2011 @ 17:06:31 in Lettera F, visto n. 339 volte)
Processo enzimatico che consiste nella dissoluzione della fibrina (formata dal fibrinogeno durante il processo di coagulazione del sangue) ad opera della plasmina o fibrinolisina. Questo enzima si trova nel sangue in forma inattiva (plasminogeno) e viene attivato da diversi fattori presenti sia nel plasma che nei tessuti. In determinate situazioni patologiche si può avere una rapida liberazione di fattore attivante il plasminogeno nella circolazione generale, con formazione di plasmina che non può venir inattivata dalle antiplasmine. Questa condizione predispone fortemente alle emorragie e può aversi, ad esempio, in seguito ad interventi chirurgici, in particolar modo sul polmone e sulla prostata, in casi di tumori maligni o in patologia ostetrica.
 
Di riccardo (del 23/05/2014 @ 17:05:49 in Lettera H, visto n. 108 volte)
Aids (Acronimo di Acquired Immuno Deficiency Syndrome, Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita). Malattia di tipo virale di recente scoperta (San Francisco, 1981). Il virus responsabile dell'aids fu isolato per la prima volta nel 1984 dal francese Montagnier e oggi è chiamato universalmente HIV, acronimo di Human Immunodeficiency Virus. Questo virus gradatamente provoca la distruzione degli anticorpi, predisponendo così l'organismo a infezioni e tumori del sistema linfatico. Si manifesta con infezioni frequenti, gravi anche se causate da agenti non particolarmente patogeni per individui sani. Il quadro clinico contempla linfoadenopatia, febbre, calo di peso. L'infezione da virus si trasmette tramite sangue, sperma e secreto vaginale. Entro qualche mese dal contagio si verifica la sieroconversione, cioè la comparsa di anticorpi inizialmente rivolti verso antigeni del pericapside e poi contro quelli interni. Fa seguito un lungo periodo di tempo che può arrivare anche a molti anni in cui l'individuo sieropositivo rimane del tutto asintomatico, dopodiché a causa dell'attivazione delle cellule che contengono il DNA virale si passa allo stadio di malattia conclamata. Quando un soggetto arriva a questa fase purtroppo non ha speranza, perché non è ancora stata individuata una cura che ne determini la guarigione. Si suppone che il ceppo del virus sia di origine centroafricana. Nel 1998 le persone infette, sieropositivi compresi, erano 30.000.000 ca., con sei contagi al minuto e quattro decessi al minuto. La zona più colpita era l'Africa subsahariana con il 70% degli infetti del mondo (nello Zimbabwe infatti nel 1999 il 25,9% della popolazione era sieropositivo). Nel 1998 in Italia vi erano 14.000 malati, 76.000 sieropositivi (contro gli 890.000 negli USA), con un'età media di trentadue anni. La profilassi tende a eliminare i fattori di rischio, cioè i rapporti anali, la promiscuità, le emotrasfusioni ripetute, lo scambio di siringhe soprattutto tra tossicodipendenti ecc. Il trattamento può essere sintomatico delle complicanze a carico dei vari organi; chemioantibiotico delle infezioni da agenti opportunisti; immunoterapico per cercare di correggere l'immunodeficienza acquisita cellulare e chemioterapico nei casi di neoplasie. Un notevole miglioramento si è registrato nel 1996 con il cocktail di farmaci che viene dosato individualmente utilizzando vari tipi di sostanze. Nel 1998 ha cominciato a essere sperimentato un vaccino su medici volontari statunitensi, mentre altre le ricerche sono svolte nei campi più diversi, dalla terapia genica a nuove sperimentazioni farmacologiche.
 
Di riccardo (del 06/05/2014 @ 17:05:28 in Lettera R, visto n. 79 volte)
Test sierologico che consente di individuare con diverse metodiche i fattori reumatoidi eventualmente presenti in circolo. Il Reuma test si avvale di una reazione di agglutinazione che utilizza una sospensione di particelle di lattice sensibilizzate con IgG umane. Se il siero del paziente contiene RF IgM, questo si legherà alle IgG provocando l'agglutinazione delle particelle di lattice. Il Reuma test consente sia la determinazione qualitativa (senza diluizione del campione) che quantitativa su vetrino dei fattori reumatoidi: Metodo qualitativo: la presenza di agglutinazione indica un contenuto di fattore reumatoide nel campione. Metodo quantitativo: il titolo è dato dall'ultima agglutinazione evidente usando diluizioni seriali (con soluzione fisiologica) del campione di siero. Il Reuma test è standardizzabile ed automatizzabile (a differenza della reazione di Waaler Rose, ormai quasi in disuso). Inoltre, è molto sensibile e diventa positivo più precocemente, ma è meno specifico: Sensibilità diagnostica: 75-80%, fortemente influenzata da parametri come durata e fase clinica della malattia. Specificità bassa: positivo anche in altre condizioni patologiche e in circa il 15% dei soggetti sani oltre i 60 anni. Possibili interferenze con emoglobina, bilirubina e lipidi. Interpretazione dei risultati. I valori del reuma-test sono espressi secondo l'unità di misura internazionale (U.I.) per ml. Se avviene l'agglutinazione, il risultato è indicato come positivo. In questo caso, è possibile procedere con una titolazione quantitativa come approfondimento e conferma. In generale, il Reuma test consente di evidenziare valori aumentati per il fattore reumatoide nella maggior parte dei soggetti affetti da artrite reumatoide (i valori variano a seconda del cut-off e del protocollo utilizzato dai vari laboratori). Valori normali: Negativo o in genere <20 U.I./ml per l'analisi qualitativa e indicativamente <1:40 per la determinazione del titolo (metodo di agglutinazione con diluizione seriale). Reuma test positivo: Artrite reumatoide (80%); Sindrome di Sjögren (95%); Lupus Eritromatoso Sistemico (50%); Sclerodermia (50%); In percentuale inferiore al 30%: neoplasie, connettiviti, in soggetti anziani, paraproteinemie, disglobulinemie, epatopatie croniche attive, infezioni batteriche e virali acute o croniche, parassitosi, sarcoidosi, fibrosi polmonare, diabete ecc.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 24/01/2011 @ 17:04:27 in Lettera I, visto n. 348 volte)
Processo mediante il quale viene indotta una condizione di immunità in un organismo. Quindi si istruisce l'organismo a resistere all'attacco di determinati agenti infettivi. Si parla di immunizzazione passiva quando si iniettano nell’organismo anticorpi preformati. Se invece si introducono microrganismi uccisi o attenuati (o loro prodotti) in modo da stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici verso le sostanze introdotte, si parla di immunizzazione attiva.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 04/02/2011 @ 17:04:15 in Lettera B, visto n. 872 volte)
Processo patologico infiammatorio dei bronchi e degli alveoli polmonari. Si presenta, oltre ai sintomi classici delle bronchiti, l'edema della parte alveolare con rischio di crisi ipossiche.
 
Hpv
Di riccardo (del 23/05/2014 @ 17:03:31 in Lettera H, visto n. 76 volte)
Papilloma virus. E' responsabile della formazione delle verruche cutanee e genitali e dei condilomi acuminati. Si ritiene responsabile anche del cancro alla cervice uterina e dei tumori dell'utero. na volta che l'HPV è entrato dentro la cellula fa sintetizzare alla cellula infettata due proteine chiamate E6 e E7, che si legano e inibiscono la RB protein (una proteina che serve a regolare le mitosi cellulare), il che causa divisioni cellulari incontrollate. Si pensa che questi cambiamenti fisiologici che vengono dati alle cellule infettate servano al virus per diffondersi meglio. Gli HPV si contraggono tramite contatto diretto (sessuale, orale e cutaneo) o in luoghi poco puliti (ad esempio bagni pubblici non disinfettati a norma). Non sono presenti in liquidi biologici quali sangue o sperma. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni). Il virus è più frequentemente trovato tra le popolazioni promiscue e in condizioni precarie di igiene. L'uso del profilattico non pare avere azione protettiva completa in quanto l'infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e del perineo. L'infezione da HPV è asintomatica nella maggior parte dei casi. In alcuni casi, si può invece manifestare con condilomi acuminati in sede genitale (pene e vulva, perineo). Le lesioni da HPV del collo uterino possono essere riconosciute mediante il Pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare, e le lesioni del pene mediante la penescopia. Come in molte infezioni virali, la terapia dell'HPV è spesso problematica. Poiché tuttavia la maggior parte delle infezioni da HPV regredisce spontaneamente, solo una minoranza dei casi richiederà un trattamento. Nei casi di infezione persistente del collo uterino, non esistono attualmente trattamenti non invasivi di elevata efficacia. Nel caso l'infezione sia associata a modificazioni precancerose dell'epitelio, possono essere prese in considerazione la laserterapia o la conizzazione, ossia la resezione di una piccola parte della cervice uterina per asportare una lesione che potrebbe essere maligna o che già lo è ma di dimensioni ridotte. Per la rimozione dei condilomi acuminati della vulva, pene o perineo si può ricorrere al laser, all'elettrocoaugulazione, alla crioterapia o ad applicazioni di podofillina. Ogni anno, in Italia, sono circa 3.500 le donne che si ammalano di cancro del collo dell’utero. Quasi la metà muore. Nel mondo ogni anno 400.000 donne si ammalano e la metà di loro muore. Si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita. Recentemente è stata scoperta una molecola che permette il trattamento del virus HPV, anche nella sua forma cutanea esterna (Verruca). Il farmaco prodotto si chiama Cidofovir, ed è un potente antivirale a largo spettro, maggiormente efficace perfino dell'Aciclovir. Il Cidofovir viene utilizzato principalmente in soggetti con problemi al sistema immunitario (come persone affette da HIV) nella formulazione liquida per via endovenosa, ma sono in produzione anche formulazioni per uso topico esterno (pomate) che non sono purtroppo ancora diffuse in Italia. Nel caso dell'HPV ci sono due strategie vaccinative: preventiva e terapeutica. La prima ha lo scopo di prevenire l'insorgenza delle infezioni, la seconda (ancora a un livello sperimentale) di curarle quando sono già in atto. Per quanto riguarda la prima strategia è già presente sul mercato, e viene distribuito gratuitamente alle ragazze di età inferiore ai 12 anni (in alcune Regioni, come la Basilicata, anche in altre fasce di età), un vaccino transgenico contenente due proteine del capside virale degli HPV 16 e 18 (responsabili del 70% dei tumori al collo dell'utero); si tratta quindi di involucri proteici (L1 e L2) detti PLV (particles like viruses), ossia particelle simili ai virus. Il vaccino è sicuro e completamente privo di virus veri e propri; ha un'efficacia pressoché totale nell'impedire l'infezione di HPV 16 e 18. Esso è inefficace solo nel curare le eventuali infezioni già in atto dei suddetti virus, perché le proteine L1 e L2 sono prodotte solo in una piccola frazione di tempo dell'infezione (quando il virus passa da una cellula uccisa all'altra). I vaccini disponibili sono il Cervarix e il Gardasil. Per fare invece un vaccino terapeutico, cioè che curi le infezioni già in atto, si devono produrre delle proteine che vengono sintetizzate durante tutto il ciclo vitale del virus, come per esempio E6 ed E7. A questo scopo si stanno producendo e sperimentando piante transgeniche che producono questi due antigeni (ovviamente con delle mutazioni che li rendono assolutamente sicuri per la salute umana).
 
Di riccardo (del 02/05/2014 @ 17:02:11 in Lettera E, visto n. 73 volte)
Processo infiammatorio acuto o cronico a carico dell'esofago. L'esofagite catarrale per diffusione di flogosi dalle vie respiratorie superiori e dalla faringe ma anche per ingestione di sostanze e cibi irritanti ma anche cibi e bevande bollenti (per esempio te e riso nelle popolazioni asiatiche) sono le manifestazioni acute piu frequenti. In questi casi l'esofagite presenta un decorso cronico con arrossamento della mucosa e ipersecrezione di muco tra le complicanze; l'esofagite suppurativo-flemmonosa con formazione di ascessi o di infiltrati purulenti diffusi e possibile propagazione al mediastino. Le esofagiti dovute all'ingestione accidentale o suicidaria di sostanze chimiche acide o basiche sono forme alquanto gravi. Tra le cause frequenti di esofagite troviamo l'ernia iatale che comporta un reflusso gastro-esofageo responsabile di irritazione cronica della mucosa esofagea dovuta ai succhi gastrici acidi. Nelle esofagiti croniche si manifesta un ispessimento della tonaca mucosa con possibile formazione di aree di leucoplasia; esofagite cronica idiopatica ed infiammazioni croniche esofagee si possono avere anche in corso di lue terziaria tubercolosi sclerodermia e sarcoidosi. Sono Frequenti le esofagiti in corso di AIDS su base infettiva virale da herpes simplex virus e virus della varicella-zoster micotica da candida. I sintomi principali sono costituiti da dolori retrosternali e da deglutizione dolorosa ai quali si aggiunge la febbre, soprattutto nelle esofagiti acute. Emorragie e perforazioni sono le complicazioni nelle forme acute mentre nelle esofagiti croniche possono manifestarsi stenosi acalasie secondarie e tumori maligni da metaplasia gastrica dell' epitelio di rivestimento della porzione pre-cardiale dell'esofago. La diagnosi avviene per via endoscopica con prelievi bioptici multipli mentre la radiologia puo essere d aiuto nelle forme acalasiche e nel caso si sospettino degenerazioni neoplastiche. La terapia è diretta contro i microrganismi causali nelle forme infettive acute o croniche mentre si basa sulla somministrazione di cortisonici e di altri antinfiammatori nelle esofagiti in corso di malattie del collagene.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 17:00:40 in Lettera E, visto n. 92 volte)
La seconda vertebra cervicale denominata anche asse e caratterizzata da una particolare apofisi dente dell'epistrofeo, articolata con la prima vertebra atlante rendendo così possibili i movimenti di rotazione del capo. La caratteristica fondamentale, grazie alla quale viene distinta dalle altre vertebre cervicali, è la presenza di un rilievo osseo dalla forma cilindrica, connessa alla faccia superiore del corpo atraverso una larga base, da cui si forma, superiormente un collo stretto, un corpo piuttosto voluminoso, terminante con un apice smusso. Il dente o processo odontoideo dell'epistrofeo corrisponde, a livello filogenetico, al corpo dell'atlante, che ne è privo, fuso con quello dell'epistrofeo. Il processo odontoideo costituisce infatti l'asse attorno al quale l'atlante è in grado di girare, nei movimenti di rotazione della testa. Pertanto sono presenti due faccette articolari convesse rivestite di cartilagine ialina sul dente: una anteriore, articolata con la fossetta per il dente dell'epistrofeo presente nell'arco anteriore dell'atlante, e una posteriore, che si articola con il legamento trasverso dell'atlante, e sorregge il dente nella posizione eretta. L'articolazione dell'epistrofeo con l'atlante costituisce un ginglimo laterale, responsabile dei movimenti di rotazione del cranio rispetto all'asse del corpo. Altra peculiarità consiste nella mancanza di una incisura vertebrale superiore sulla faccia superiore, la quale nelle altre vertebre è sovrapposta all'incisura vertebrale inferiore della vertebra soprastante, così da formare il foro intervertebrale (o foro di coniugazione). Tuttavia, dietro alla faccetta articolare superiore, è localizzato un solco che consente il passaggio del secondo nervo spinale. Le fratture a carico del dente dell'epistrofeo sono di tre tipi: I frattura dell'apice del dente; II frattura della base del dente; III frattura del corpo di C2.
 
Di medicina (del 03/01/2012 @ 16:59:34 in Lettera D, visto n. 10305 volte)
I distacchi epifisari sono lesioni traumatiche tipiche dell’infanzia e dell’ adolescenza, che coinvolgono le cartilagini di coniugazione epifisarie ed apofisarie; tale patologia rappresenta il 15% di tutte le fratture dell’infanzia. La cartilagine di coniugazione o di accrescimento è quella struttura compresa tra l’epifisi e la diafisi, deputata all’accrescimento e al rimodellamento delle ossa fino alla maturità scheletrica. I distacchi epifisari possono coinvolgere tutte le ossa dello scheletro. La sede maggiormente interessata è il gomito (40%), a cui segue il polso (30%) e la caviglia (15%). Il distacco epifisario di caviglia, il più frequente di tutto l’arto inferiore, interessa maggiormente gli adolescenti di sesso maschile tra i 12-16 aa, specialmente soggetti in sovrappeso e con disfunzioni endocrino-metaboliche. Gli obiettivi fondamentali nel trattamento dei distacchi epifisari sono: sia conseguire una riduzione soddisfacente e quanto più anatomica possibile, sia evitare la compromissione strutturale e vascolare della cartilagine di coniugazione, al fine di minimizzare i rischi di epifisiodesi, deformità angolare varo-valgo, arresto della crescita, eterometrie degli arti, e, nel caso di coinvolgimento articolare, artrosi precoce con rigidità.

Eziopatogenesi
I distacchi epifisari, come le fratture, sono dovuti ad episodi traumatici di tipo diretto o indiretto. Nel primo caso la cartilagine di accrescimento viene interessata direttamente dalla forza traumatica; nel secondo caso il distacco si verifica in seguito a trasmissione delle sollecitazioni meccaniche da un distretto anatomico contiguo. In particolare, i distacchi epifisari dell’epifisi distale di tibia si presentano in seguito a trauma contusivo-distorsivo di caviglia, con meccanismo analogo a quello delle fratture malleolari, dove è presente un esagerata sollecitazione del piede in varismo-adduzione-supinazione, o in valgismo-abduzione-pronazione. Questo distacco è generalmente di tipo misto, con interessamento del nucleo epifisario, e si associa a frattura sovramalleolare del perone.

Classificazione dei distacchi epifisari
I distacchi epifisari vengono classificati in puri e misti a seconda che la soluzione di continuo interessi il solo piatto epifisario o anche la metafisi o il nucleo epifisario. La prima classificazione dei distacchi epifisari fu proposta da FOUCHER nel 1863. Nel 1898 POLAND propose una classificazione che divideva i distacchi in 4 tipi, mentre AITKEN, nel 1965, divise questa tipologia di fratture in tre tipi. La classificazione di SALTER- HARRIS, presentata nel 1963, è quella ad oggi quella più usata nella pratica clinica. Questa classificazione, oltre a prendere in esame il meccanismo traumatico e la porzione epifisaria interessata, fornisce informazioni sulla prognosi e sui possibili disturbi dell’accrescimento, che possono svilupparsi in seguito a tale patologia. Tale classificazione si suddivide in 5 tipi:
Distacco del I tipo: è un distacco puro e completo a livello dello strato ipertrofico della cartilagine di accrescimento, molto spesso con scarso spostamento ed associato a scollamento del periostio; la consolidazione è rapida e non vi sono disturbi di crescita; - Distacco del II tipo: è la forma più frequente, interessa longitudinalmente lo strato ipertrofico della cartilagine di accrescimento e la metafisi obliquamente; tale forma è frequente nei bambini sopra i 10 anni; la prognosi è buona. - Distacchi del III tipo: raro, interessa longitudinalmente la cartilagine di accrescimento ed obliquamente l’epifisi; si verifica maggiormente per sollecitazione in torsione; la prognosi è discreta. - Distacchi del IV tipo: la frattura interessa longitudinalmente e obliquamente l’epifisi, la cartilagine di accrescimento e la metafisi, coinvolgendo il nucleo epifisario ed interrompendo il periostio; tale forma presenta una prognosi cattiva. - Distacchi del V tipo: consiste in uno schiacciamento dello strato basale della cartilagine di accrescimento, con scarso o assente sposatamento, tale da rendere la diagnosi è difficile e molto spesso errata; la prognosi è cattiva. Rang ha aggiunto un VI TIPO alla classificazione di Salter-Harris, considerando la possibile avulsione della zona periferica della epifisi. Weber ha aggiunto le definizioni di intrarticolare ed extrarticolare alla classificazione di Salter-Harris. La prognosi dei distacchi epifisari è legata a diversi fattori: il tipo di distacco; l’età del paziente, più piccolo è maggiore sarà il potentiale di crescita e le conseguenze in seguito ad una eventuale epifisiodesi; la presenza di lesioni vascolari associate; la qualità della riduzione ottenuta; la modalità di trattamento; l’eventuale presenza di infezione del focolaio di frattura. Se tempestivamente ed adeguatamente trattati, i distacchi epifisari guariscono spesso senza esiti, soprattutto quelli del I, II e II tipo; invece la prognosi per quelli di IV e V tipo è, molto spesso, cattiva ed associata a deformità. Le due principali possibili complicanze dei distacchi epifisari sono: l’epifisiodesi, a cui segue l’arresto della crescita con accorciamento o la deformità in varo/valgo, e la necrosi ischemica dell’epifisi interessata.

Trattamento
Il trattamento dei distacchi epifisario dell’epifisi distale di tibia va differenziato in base al tipo di lesione riscontrata. Le fratture I e II di Salter-Harris hanno una bassa incidenza di complicanze e vengono generalmente trattate in modo analogo. Le fratture del tipo I costituiscono il 15% circa delle fratture tibiali distali, e generalmente alterano la fisi attraverso la zona ipertrofica della cartilagine di coniugazione. Le fratture II di Salter-Harris costituiscono il 40% circa delle fratture tibiali distali. In quest’ultimo tipo, la linea della frattura si estende lungo la zona di ipertrofia, ma esce poi attraverso la metafisi, creando un frammento triangolare di Thurston-Holland. Il periostio è tipicamente leso dal lato opposto rispetto al frammento di Thurston-Holland e può essere interposto nella sede di frattura. Il paziente viene sedato in modo adeguato, ed il distacco deve essere ridotto quanto più anatomicamente possibile, in modo tale da ridurre al minimo le complicanze. Il trattamento prevede il confezionamento di un apparecchio gessato per 4-6 settimane, con divieto di carico per almeno 4 settimane. Se la riduzione a cielo chiuso non risulta soddisfacente, si deve ricorrere alla riduzione a cielo aperto. Il fallimento della riduzione chiusa è spesso dovuto all’interposizione dei tessuti molli, quali il periostio, le strutture ligamentose e tendinee. Raramente è necessario ricorrere alla sintesi interna; quest’ultima evenienza si rende indispensabile in presenza di fratture instabili o altamente scomposte, e richiede l’utlizzo di viti cannulate o fili non filettati. Dopo tale trattamento, il bambino deve essere controllato periodicamente sia per valutare la guarigione e l’eventuale perdita della riduzione, sia, seppure più raramente, per il riscontro di possibili complicanze. La presenza di eterometrie e la deformità sul piano sagittale o coronale si evidenziano sia all’esame clinico che mediante esame radiografico degli arti inferiori. Un arresto completo della crescita porterà a una discrepanza nella lunghezza degli arti inferiori; tale dismetria, se il bambino ha raggiunto una quasi completa maturità scheletrica, può non richiedere un intervento chirurgico correttivo. Invece, un arresto parziale porta, oltre a una dicrepanza nella lunghezza degli arti, anche ad una progressiva deformità angolare, e richiede, in genere, un intervento chirurgico. Nel caso specifico della caviglia, l’arresto di crescita parziale mediale provoca un’angolazione in varo ed una corrispondente crescita eccessiva del perone, con conseguente conflitto laterale. L’arresto di crescita completo della porzione tibiale distale non provoca una deformità angolare, ma una eterometria dell’arto, dove la corrispondente crescita eccessiva del perone ed il conflitto laterale sono conseguenze possibili. Le fratture di III tipo secondo Salter-Harris costituiscono il 25% circa delle fratture della porzione tibiale distale. Poiché queste fratture attraversano la cartilagine di accrescimento ed escono dall’epifisi, vi è spesso uno scalino intra-articolare. Questi reperti si osservano comunemente con le fratture del malleolo mediale e con le fratture di Tillaux. Le fratture del malleolo mediale hanno di frequente una larga componente cartilaginea, e pertanto il frammento della frattura è spesso molto più ampio rispetto alla porzione evidenziata radiograficamente. I rischi, a seguito delle fratture III di Salter-Harris, sono, oltre la possibile alterazione della crescita, l’incongruenza articolare. Si può inizialmente tentare, con il paziente sedato, una riduzione chiusa seguita da apparecchio gessato, cercando di riallineare lo scalino articolare. La riduzione a cielo aperto con sintesi interna si raccomanda per tutte le fratture di questo tipo dove si riscontra una scomposizione residua. Se possibile, i mezzi di sintesi dovrebbero essere posizionati parallelamente alla fisi, evitando il coinvolgimento della cartilagine di coniugazione. È preferibile la sintesi con viti, ma è possibile utilizzare anche i fili smussi. Se questi vengono inseriti parallelamente alla fisi, i due fili non dovrebbero essere esattamente paralleli tra loro in tutti i piani, poiché, dopo la sintesi, si può verificare una scomposizione postoperatoria o a breve tempo. I fili lisci, se necessario, possono attraversare una fisi per la sintesi di una frattura. I fili posti attraverso la fisi dovrebbero essere rimossi quando la frattura diviene stabile, in genere nell’arco di 4 settimane. Le fratture di Tillaux sono fratture Salter-Harris di tipo III, che interessano la porzione anterolaterale della parte distale della tibia, e derivano da un’avulsione epifisaria in corrispondenza dell’ attacco del legamento tibio-peroneale infero-anteriore. Le fratture di Tillaux costituiscono il 3-5% delle fratture pediatriche della caviglia. Queste fratture si osservano più comunemente nei bambini prossimi alla maturità scheletrica, in genere dai 12 ai 14 anni, in cui la fisi tibiale distale si sta chiudendo. La localizzazione anterolaterale è dovuta all’ordine di chiusura della fisi tibiale distale: centrale, mediale ed, infine, laterale. A seconda della gravità del trauma, vi può essere una frattura peroneale distale associata. Il meccanismo di lesione è tipicamente dato dalla supinazione associato a rotazione esterna. Il trattamento mira al conseguimento e al mantenimento della riduzione dello scalino intra-articolare. Le fratture composte vengono immobilizzate con un gesso femoro-podalico a ginocchio flesso per 4 settimane, seguito ,eventualmente, da un gesso tipo gambaletto per altre 2 settimane. In presenza di un dubbio diagnostico radiografico sull’entità dell’incogruenza articolare, si può ricorrere alla tomografia computerizzata. I pazienti con fratture scomposte vengono inizialmente trattati con riduzione chiusa sotto sedazione, nel tentativo di correggere lo scalino, applicando una compressione diretta al frammento anterolaterale, manovra opposta rispetto al meccanismo di lesione (supinazione-rotazione esterna), e stabilizzando, eventualmente, mediante una sintesi percutanea. Dopo la riduzione, le radiografie standard ed una eventuale TC possono confermare l’adeguatezza della stessa. Se la scomposizione residua a livello intra-articolare è ancora consistente, è opportuna la riduzione a celo aperto con sintesi interna, attraverso un approccio anterolaterale alla caviglia, così da ottenere una visualizzazione diretta dei frammenti di frattura e della superficie articolare. Schlesinger e Wedge hanno descritto una manipolazione percutanea di una frattura di Tillaux scomposta, con un chiodo di Steinmann, seguita da una sintesi percutanea della frattura. La sintesi della frattura può attraversare la fisi, in un paziente prossimo alla maturità scheletrica, poiché la fisi tibiale distale è in via di chiusura e, pertanto, il fatto di attraversarla con fili o con altri mezzi di sintesi non comporta un arresto della crescita clinicamente importante. Per il bambino per il quale si presuppone ancora un accrescimento considerevole, la fisi, dove possibile, non dovrebbe essere attraversata da viti. Le fratture di IV tipo secondo Salter-Harris attraversano la metafisi, la fisi e l’epifisi, e costituiscano fino al 25% delle fratture distali della tibia. Le fratture di tipo IV si manifestano con le fratture triplanari e con le lesioni di taglio a livello del malleolo mediale. I pazienti con fratture composte dovrebbero essere trattati con un gesso femoro-podalico senza carico per 4 settimane, che può essere seguito da uno stivaletto da carico per altre 2 settimane. Se vi è una scomposizione residua, il trattamento consiste nella riduzione a cielo aperto con sintesi interna, per minimizzare l’incongruità articolare e il rischio di deformità e fenomeni artrosici secondari. Per garantire una riduzione anatomica si dovrebbero visualizzare la frattura e la superficie articolare della porzione distale della tibia. L’anello pericondrale non dovrebbe essere sollevato dalla fisi e la sintesi con viti dovrebbe essere parallela alla cartilagine di accrescimento. Le fratture del perone associate alle fratture Salter-Harris IV della porzione distale della tibia sono più comunemente lesioni Salter-Harris di tipo I e II. La frattura del perone di solito è stabile dopo la riduzione della frattura tibiale. Se il perone resta instabile, dopo la riduzione della frattura tibiale, è indicata la sintesi interna, spesso mediante fili Kirschner endomidollari. Le fratture triplanari sono distacchi di tipo IV cecondo Salter-Harris, che hanno componenti sui piani sagittale, coronale e trasversale, e possono essere a due, tre o quattro frammenti; tali distacchi costituiscono il 5-7% delle fratture pediatriche della caviglia. Queste fratture sono considerate anche fratture di transizione, ma possono verificarsi in bambini più piccoli, rispetto alle fratture di Tillaux. L’età media dei pazienti con fratture triplanari è di 13 anni, sebbene siano state riferite anche in soggetti di 10 anni. Esse interessano sia un frammento metafisario, posteriormente, sia un frammento epifisario, in genere laterale. Le fratture triplanari mediali si distinguono da quelle laterali sia per la localizzazione più mediale delle rime di fratture epifisaria e metafisaria, sia per il fatto chè la frattura metafisaria si dispone sul piano sagittale nelle fratture triplanari mediali, e su quello coronale in quelle triplanari laterali. La variante laterale è più comune rispetto a quella mediale. Le fratture laterali sembrano radiograficamente simili alle fratture di Tillaux nelle proiezioni anteroposteriori della caviglia, ma si possono distinguere da quest’ultime sulla base del riscontro di una linea di frattura di II o IV tipo di Salter-Harris nella proiezione laterale. Il frammento epifisario è in genere connesso a quello metafisario, ma possono anche essere frammenti separati. Nelle fratture triplanari laterali a due frammenti un frammento è costituito dalla porzione anterolaterale e posteriore dell’epifisi, unite al frammento metafisario posteriore. L’altro frammento consiste dell’epifisi anteromediale, connessa al frammento restante della porzione distale della tibia. Le fratture laterali a tre frammenti differiscono da quelle laterali a due frammenti per il fatto che un’ulteriore linea di frattura separa il frammento epifisario anterolaterale dal frammento contenente il frammento metafisario posteriore e la parte posteriore dell’epifisi. La distinzione tra le fratture a tre e a quattro frammenti spesso può essere dimostrata solo mediante la TC. Come per le fratture di Tillaux, le fratture triplanari composte possono essere trattate con l’immobilizzazione in un gesso femoro-podalico per 4 settimane, seguita da uno stivaletto da carico per altre 2 settimane. Inoltre, come per le fratture di Tillaux, la TC è essenziale per valutare l’allineamento della frattura, in caso di situazioni dubbie. La riduzione chiusa delle fratture triplanari a due frammenti (con la rotazione interna del frammento distale per le fratture triplanari laterali e l’eversione dello stesso per le fratture triplanari mediali), eseguita con il paziente sotto sedazione, può avere esito positivo. Questo tipo di riduttiva ha più raramente successo con le fratture a tre e a quattro frammenti. Ertl et al. hanno mostrato che una scomposizione intra-articolare residua di 2 mm o più compromette i risultati del trattamento. La scomposizione intra-articolare di 2 mm o più, ovvero la scomposizione al livello della fisi superiore ai 2 mm, in un bambino che ha ancora più di 2 anni di crescita, rendono obbligatorio il ricorso alla riduzione a cielo aperto con sintesi interna. La riduzione a cielo aperto si esegue in genere attraverso un approccio anterolaterale per le fratture laterali oppure un approccio anteromediale per quelle mediali, così da visualizzare i frammenti di frattura e la superficie articolare. A seconda della configurazione della frattura e della scelta del chirurgo, si può fissare per primo il frammento metafisario oppure quello epifisario. Si deve ripristinare la congruità articolare per massimizzare l’esito del paziente. Le fratture triplanari possono portare a un’alterazione della crescita clinicamente importante se si verificano in bambini che hanno almeno altri 2 anni di crescita. L’alterazione della crescita sembra verificarsi in una percentuale di pazienti inferiore al 10% dopo le fratture triplanari, sebbene Cooperman et al. abbiano riferito questa complicanza in 3 pazienti (21%) su 14. Se restano ancora 2 anni di crescita, si dovrebbe evitare, se possibile, la sintesi attraverso la fisi. I sistemi con viti cannulate riducono al minimo il danno a carico della cartilagine di accrescimento. La sintesi può essere necessaria quando una lesione ad alta energia provoca una frattura comminuta del perone con probabilità di accorciamento. Le fratture peroneali con rima prossimale alla fisi sono più comuni nei bambini prossimi alla maturità scheletrica. Tali fratture sono spesso spiroidi e non sono stabili dopo la riduzione della tibia. Ertl et al. hanno riferito un significativo peggioramento nei risultati del trattamento delle fratture triplanari, nel periodo di follow-up tra i 3 e i 13 anni, rispetto ai risultati del periodo di 1,5-3 anni. Questo deterioramento è stato riscontrato anche nei pazienti che erano stati sottoposti a un’accurata riduzione a cielo aperto con sintesi interna. Le lesioni di tipo V di Salter-Harris costituiscono l’1% delle lesioni fisarie della porzione distale della tibia e comportano una forza di compressione attraverso lo strato germinale della fisi; la scomposizione dell’epifisi è rara. Tuttavia, tali fratture vengono in genere classificate di tipo V quando si nota che un paziente presenta una discrepanza nella lunghezza delle gambe o una deformità angolare, mesi o anni dopo una sospetta lesione fisaria di tipo I. La prognosi di tale lesione è sfavorevole, per le sequele dell’arresto dell’accrescimento. Con la diagnosi tardiva, il trattamento è diretto alla correzione della discrepanza della lunghezza degli arti o della deformità angolare. Il trattamento dei distacchi dell’epifisi distale del perone va differenziato sia in base al tipo di lesione riscontrata radiograficamente, come nel caso della tibia, sia in base alla presenza o meno di un coinvolgimento distale della tibia. Le lesioni di Salter-Harris di tipo I e II costituiscono il 90% circa delle fratture isolate della porzione distale del perone e derivano spesso da un trauma a bassa energia. Una frattura isolata Salter-Harris I si può distinguere da una distorsione laterale della caviglia per la presenza di sensibilità dolorosa locale in corrispondenza della fisi distale del perone, anziché in corrispondenza dei legamenti peroneo-astragalico anteriore, peroneo-calcaneale e peroneo-astragalico posteriore. Queste lesioni isolate generalmente guariscono bene in 3 settimane, con uno stivaletto da carico. Le lesioni Salter-Harris di tipo III e IV sono rare e devono essere distinte da un centro di ossificazione accessorio (os fibulare). La riduzione è raramente necessaria, ma può esserlo per le rare fratture Salter-Harris III o IV della porzione distale del perone. L’avulsione dei centri accessori di ossificazione della porzione distale del perone può essere sintomatica. Odgen e Lee hanno notato che queste fratture da avulsione sono analoghe alle fratture Salter-Harris di tipo II, se il centro accessorio di ossificazione viene considerato un’epifisi. Questi autori hanno raccomandato l’immobilizzazione in uno stivaletto da carico per 2-3 settimane. Inoltre, hanno riferito che a volte il trattamento incruento fallisce, rendendo necessario il trattamento chirurgico, benché tale eventualità sembri piuttosto rara. Le fratture peroneali associate a fratture della porzione distale della tibia vengono ridotte di routine con la riduzione della frattura tibiale. Tali fratture peroneali tendono a essere stabili dopo la riduzione e raramente richiedono una sintesi nel soggetto con scheletro immaturo. La sintesi può essere indicata per il bambino prossimo alla maturità scheletrica, con una frattura gravemente comminuta a rischio di accorciamento.

Dott. Evola FR, Dott. Pietropaolo A, Dott. Pitino D, Dott. Cannavò S
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 20/12/2010 @ 16:59:27 in Lettera A, visto n. 324 volte)
È l'acronimo inglese per indicare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è un disturbo del comportamento dell'età evolutiva. Si stima che ne soffra tra il 3 e il 5% della popolazione in età scolare, con maggiore incidenza nei maschi. Il disturbo si manifesta con un quadro sintomatologico complesso caratterizzato da scarsa adattabilità alle regole sociali, carenza di attenzione, iperattività, impulsività, difficoltà con la parola e con i limiti di spazio e tempo. La diagnosi di ADHD avviene attraverso un’anamnesi di tipo neuropsicologico e alcune indagini cliniche sul sistema nervoso. La terapia si basa principalmente sull’approccio multimodale, in cui cioè sono coinvolti, la famiglia, la scuola ed il bambino stesso. Gli interventi riguardano gli aspetti psico-sociali. Sono stati messi a punto programmi comportamentali e cognitivi per intervenire nella risoluzione di questo disturbo. Nei casi più gravi si ricorre anche all’utilizzo di farmaci a base di dopamina e noradrenalina.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 04/02/2011 @ 16:59:13 in Lettera B, visto n. 407 volte)
Raccolta delle secrezioni bronchiali a scopo terapeutico e/o diagnostico che viene eseguita introducendo con il broncoscopio un sottile tubo metallico connesso con un aspiratore ad aria o ad acqua. Dall'analisi del secreto bronchiale si possono evidenziare eventuali processi patologici a carico della mucosa.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 16:59:12 in Lettera C, visto n. 131 volte)
Progressivo scolorimento dei capelli e dei peli, che assumono tonalità bianco-argentea. Il processo inizia alla base del pelo aderente alla cute per poi interessarlo completamente. La canizie è un fenomeno fisiologico, insorge verso i 40 anni alle regioni temporali coinvolgendo poi l'intera capigliatura e gli altri peli del corpo. Esiste anche una canizie precoce, che compare in età giovanile ed è dovuta ad alterazioni disendocrine, costituzionali, psicosomatiche. La canizie congenita, presente sin dalla nascita, si osserva nei soggetti affetti da albinismo. La canizie emotiva insorge improvvisamente dopo violente emozioni o gravi traumi psichici. La canizie può manifestarsi anche in corso di malattie infettive, tossiche, metaboliche.
 
Di riccardo (del 08/10/2013 @ 16:58:46 in Lettera N, visto n. 144 volte)
L'insieme delle manifestazioni neurologiche della sifilide quali: - sifilide meningo-vascolare, in cui il processo infiammatorio luetico colpisce prevalentemente le meningi e i vasi cerebrali (vasculite), caratterizzata da sintomi molto vari; - sifilide parenchimatosa, che comprende a sua volta la paralisi progressiva e la tabe dorsale. La prima, con un periodo di incubazione di circa 15 anni, è caratterizzata da disturbi neurologici (alterazioni delle pupille, disturbi della parola e della scrittura, sintomi motori, tremori e attacchi epilettici e apoplettiformi) e da disturbi psichici molto vari, che conducono però sempre a un grave decadimento demenziale; si tratta, in pratica, di una meningoencefalite diffusa, con grave atrofia cerebrale. La tabe dorsale è causata da una lesione demielinizzante delle radici posteriori del midollo e, secondariamente, dei cordoni posteriori. Si manifesta 10-20 mesi dopo l'avvenuta infezione luetica, con disturbi della sensibilità, atassia, disturbi trofici e sintomi oculari (per esempio, segno di Argyll-Robertson). Le indagini batteriologiche specifiche sul liquor sono sempre positive per la paralisi progressiva, ma non sempre per la tabe. Le forme curate hanno una prognosi abbastanza buona. La terapia è a base di penicillina a dosi giornaliere elevate e cicli ripetuti.
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 16:57:51 in Lettera O, visto n. 132 volte)
Tipo di tumore maligno dell'osso. Colpisce più spesso soggetti di sesso maschile con due picchi di incidenza: tra i 10 e i 30 anni e negli anziani, le sedi più frequenti sono le metafisi delle ossa lunghe, soprattutto attorno al ginocchio: il femore, specie in zona diafisaria distale e la metafisi prossimale della tibia, e l’omero prossimale. Si manifesta con dolore intenso, tumefazione, cute calda, spesso con evidente reticolo venoso. Ne esistono due varietà: quella centrale e quella periferica. La varietà centrale a sua volta può essere osteolitica (provoca la distruzione del tessuto osseo circostante e, all’esame radiografico, dà un’immagine di osso ‘scoppiato’) o osteoblastica (determina la produzione di osso, spesso sotto forma di lamelle perpendicolari alla superficie dell’osso: all’esame ai raggi X può risultare un’immagine a pettine o a raggi di sole). La varietà periferica a sua volta si suddivide in parostale e periostea a seconda che il tessuto osseo maligno cresca superficialmente al periostio oppure tra il periostio e la corticale dell'osso interessato dalla neoplasia. Le varietà centrali hanno un comportamento molto aggressivo in quanto crescono rapidamente e presentano una spiccata tendenza a dare metastasi ai polmoni e ad altri organi. Le varietà periferiche sono invece generalmente meno aggressive. Nelle forme centrali la terapia si basa sulla combinazione di chirurgia e sulla somministrazione di combinazioni di farmaci antineoplastici ad alte dosi - polichemioterapia prima e dopo l'intervento chirurgico. A questi due approcci terapeutici si associa eventualmente la radioterapia qualora l'intervento chirurgico dovesse risultare intralesionale o contaminato. Nelle forme periferiche, data la minore aggressività e tendenza alla disseminazione metastatica, in genere il trattamento mira unicamente ad una chirurgia a margini ampi o radicali.
 
Di medicinasalute (del 23/05/2012 @ 16:57:35 in Lettera M, visto n. 364 volte)
si tratta di una sindrome infiammatoria che interessa le radici nervose e le meningi del midollo spinale: è caratterizzata da dolori generalizzati alla colonna vertebrale, dolori lancinanti nelle regioni che sono sede del processo, rigidità della nuca. Se colpite le radici anteriori si ha paralisi atrofiche degenerative: nei muscoli degli arti superiori o degli arti inferiori, a seconda che il processo si ha a livello del rigonfiamento cervicale o di quello lombosacrale.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:55:31 in Lettera O, visto n. 138 volte)
Processo infiammatorio del testicolo, a decorso acuto o cronico consistente nell'ingrossamento acuto o cronico di uno o di entrambi i testicoli, parte dell'apparato genitale maschile. Le cause più frequenti di orchite sono di origine batterica, da germi provenienti dalle vie urinarie (talvolta per manovre quali il cateterismo) o dal circolo ematico generale. Una tipica forma di orchite è quella che segue la parotite e che, in soggetti adulti, può provocare sterilità. I sintomi dell'infiammazione sono un forte dolore locale associato in genere all'aumento di volume e di consistenza dello scroto, tumefazione testicolare, edema e arrossamento dello scroto, febbre tra i 37 e 38°. Talvolta compare un lieve sanguinamento delle urine ed una atrofia testicolare con un calo della produzione degli spermatozoi. La terapia si basa essenzialmente sulla somministrazione di antibiotici e cortisonici; si può ricorrere a interventi chirurgici per svuotare eventuali raccolte purulente e diminuire la tensione all'interno della borsa scrotale.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 03/01/2011 @ 16:54:59 in Lettera E, visto n. 642 volte)
Infiammazione dei tendini dell'avambraccio al loro punto di inserzione sull'epicondilo (estremo distale dell'omero). Viene detta inserzionale perché interessa appunto l’inserzione dei muscoli sull'osso. Questi muscoli, estensori dell’avambraccio, consentono il sollevamento della mano e del polso e il piegamento all’indietro delle dita. A seconda dei muscoli interessati, poi, si parla di epicondilite laterale, mediale o posteriore. È dovuta ad azione meccanica (movimenti eccessivamente ripetuti o effettuati con troppa intensità), è frequente in coloro che giocano intensamente a tennis, per questo spesso anche chiamata “gomito del tennista”. Spesso la radiografia delle parti interessate è negativa; talora si osservano microcalcificazioni. La terapia si basa sul riposo del braccio interessato, sull'applicazione locale di ghiaccio o impacchi freddi, sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori, o su infiltrazioni locali con cortisonici. Utile anche la fisioterapia e l'uso di tutori ortopedici. Un trattamento medico e fisioterapico ben condotto è in grado di risolvere nel 90% dei casi la situazione dolorosa. Accanto a terapie fisiche antalgiche, tipo laser, ultrasuoni, ipertermia, un’opzione relativamente recente è la terapia del dolore che riguarda il trattamento con cicli di onde d’urto extra-corporee a bassa energia (ESWT). Nei casi che non traggono beneficio da questi trattamenti si rende necessario l'intervento chirurgico, eseguibile anche in artroscopia, con lo scopo di asportare il tessuto tendineo degenerato, o di sezionare i muscoli coinvolti.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 30/12/2010 @ 16:54:56 in Lettera G, visto n. 362 volte)
Serie di fasci muscolari, situati nella parete laterale del torace, che dai processi spinosi delle ultime 2 vertebre dorsali e delle prime 3 lombari si portano alle ultime 4 coste.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 27/12/2010 @ 16:54:25 in Lettera G, visto n. 409 volte)
Processo di riparazione del sistema nervoso che consegue ad una lesione; consiste nella proliferazione degli astrociti in aree danneggiate con formazione di una cicatrice gliale. La glia si trasforma in glia fibrillare (con prolungamenti sottili e apparato fibrillare sviluppato) e si organizza in un tessuto sostitutivo.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 25/01/2011 @ 16:54:18 in Lettera I, visto n. 292 volte)
Condizione della donna che comporta incapacità a portare avanti una gravidanza per un tempo sufficiente a permettere la nascita di un feto vitale. È quindi un'alterazione della funzione riproduttiva. Tale condizione può dipendere da varie cause quali malformazioni congenite o insufficiente sviluppo dell’apparato genitale, disturbi che comportino alterazioni ormonali, processi patologici a carico della parete uterina (per es. tumori benigni), anomalie di posizione dell’utero. Il termine infertilità è usato anche come sinonimo di sterilità maschile o alla coppia considerata nel suo insieme, particolarmente quando entrambi i partner siano portatori di condizioni patologiche che impediscono la procreazione.
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 16:54:02 in Lettera T, visto n. 123 volte)
Intervento chirur­gico per il trattamento delle emorragie nasali, praticato in caso di epistassi di forte entità. Può essere anteriore o posteriore, a seconda della sede dell'emorragia. Normalmente il tamponamento anteriore viene eseguito in anestesia locale da personale competente dopo aver pulito ed aspirato per bene le fosse nasali applicando poi per per qualche minuto nella fossa nasale sanguinante una cialdina di cotone imbevuto di anestetico locale per procedere al tamponamento vero e proprio che avviene con una garza impregnata di una polvere antisettica (garza iodroformica) e a seconda delle tecniche, può consistere nella introduzione tramite le narici di strisce di garza con l'ausilio di pinzette apposite per farle scorrere lungo il pavimento nasale, per spingerle delicatamente verso l'alto e grazie ad alcuni passaggi queste si stratificano sino a riempire completamente la fossa nasale ottenendo come risultato un tamponamento più o meno profondo a seconda della necessità. Il tamponamento nasale posteriore invece si esegue nelle epistassi che hanno origine dalla parte più alta e posteriore delle fosse nasali, nel quale il professionista partendo con la preparazione di garza apposita dalla dimensione della falange del pollice, che viene introdotta tramite un apposito strumento di gomma nella fossa nasale attraverso attraverso la narice da tamponare che si vuole tamponare per poi recuperarlo dalla bocca al quale viene collegato il tampone che una volta ritirato si posizionerà al suo posto e tenuto in trazione dal tiramento del filo. Mentre il sanguinamento anteriore si può monitorare facilmente, un'insufficiente controllo del tamponamento posteriore sfugge facilmente e un continuo sanguinamento, specie notturno, deve essere tenuto in considerazione.
 
Di riccardo (del 07/03/2014 @ 16:53:52 in Lettera E, visto n. 160 volte)
Perdita di sangue che costituisce una complicazione del 10-20% delle ulcere duodenali e reppresenta circa il 20% delle emorragie del tubo digerente. Il sanguinamento può essere percettibile macroscopicamente: in questo caso possono essere persi più di 100 ml di sangue in breve tempo, con presenza di ematemesi (vomito ematico rosso vivo o nerastro coagulato), melena (sangue digerito nelle feci che prendono un colore carbone, un aspetto caratteristicamente untuoso e un odore intenso), spesso di dolore epigastrico e a volte di anemia acuta con lipotimia improvvisa; nei casi in cui l'emorragia è particolarmente copiosa, il paziente può andare in stato di shock ipovolemico. La perdita di sangue può rappresentare, al contrario, uno stillicidio persistente, che porta in tempi relativamente brevi a un'anemia da carenza di ferro. La terapia, nelle forme gravi, prevede la ripresa della volemia attraverso infusione di soluzione fisiologica o plasma-expanders e la somministrazione di antistaminici anti-H2 o somatostatina (o di glipressina) per via endovenosa, con contemporanea sospensione dell'alimentazione orale sostituita da alimentazione mediante un sondino naso-gastrico; nei casi più gravi si ricorre anche alle trasfusioni di sangue, oppure a interventi di chiusura della fonte di sanguinamento per via endoscopica, a patto che il sanguinamento non sia tanto abbondante da impedire la visualizzazione della mucosa duodenale stessa e quindi della sede del sanguinamento (in questo caso bisogna eseguire anche un esame angiografico). Più raramente bisogna procedere a un intervento chirurgico addominale. Di fronte ad anemie inspiegabili o a ricerche di sangue occulto nelle feci positive, in pazienti con o senza una sintomatologia di tipo ulceroso, bisogna eseguire un'esofagogastroduodenoscopia per ricercare ulcere o neoplasie responsabili. Nel caso di emorragìa da ùlcera duodenale di lieve entità verranno somministrati gli stessi farmaci utilizzati per la terapia dell'ulcera peptica, oltre a ferro se il quadro clinico lo richiede.
 
Di Viola Sinismagli (del 29/03/2011 @ 16:53:42 in Lettera V, visto n. 847 volte)
Si riferisce ai processi dell'organismo per la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi nel fegato.
 
Di medicinasalute (del 14/05/2012 @ 16:52:47 in Lettera M, visto n. 461 volte)
Si tratta di una condizione patologica in cui si ha una scarsa efficacia dei processi di digestione e assorbimento degli alimenti. Può essere dovuta a carenza o ad una non corretta attività degli enzimi digestivi; ciò si verifica durante la gastriti atrofiche (per l’assenza di pepsina e acido cloridrico), nelle pancreatiti croniche o mucoviscidosi(assenza di enzimi pancreatici), difetti negli enzimi delle cellule dell'intestino tenue, in presenza di deficit di lattasi, nelle malattie epatiche croniche con colestasi, e in assenza di sali biliari e quindi una cattiva digestione dei lipidi. La cura: assunzione per via orale di enzimi digestivi oppure come nel caso di deficit di lattasi, ovvero l’enzima che scinde il lattosio in zucchero e latte, è meglio evitare l’assunzione del latte.
 
Di riccardo (del 17/02/2014 @ 16:52:20 in Lettera S, visto n. 93 volte)
Patologia che consiste in un processo di atrofia degenerativa della sclera dell'occhio, che si presenta flaccida e può subire perforazione. La sede elettiva è la regione ciliare. Le conseguenze sono assottigliamento e distruzione del tessuto sclerale con formazione di aree di deiscenza. Nei casi di perforazione già avvenuta oppure imminente la terapia prevede la chiusura della deiscenza con un intervento chirurgico. L'evoluzione della malattia dipende dall'estensione dell'area interessata, tuttavia non è favorevole. In terapia, è controindicata la somministrazione di corticosteroidi. La scleromalacia si manifesta in modo frequente nella poliartrite cronica primaria.
 
Di dr.AlisaManca (del 28/09/2007 @ 16:52:19 in Lettera E, visto n. 5297 volte)
È un’emorragia nasale. La zona che è maggiormente sede di epistassi è il LOCUS VALSAVAE,una zona situata davanti al setto nasale ed è frequente sede di epistassi perché è proprio qui che è più evidente l’anastomosi tra i rami della carotide interna e i rami della carotide esterna; in particolare a questo livello si ha l’anastomosi tra i rami dell’arteria facciale e mascellare(che derivano dalla carotide esterna) e le arterie etmoidale anteriore,posteriore e sfeno-palatina(che derivano dalla carotide interna);spesso sono proprio queste a dare origine a della varici che poi sanguinano,dando epistassi. Altre cause di epistassi possono essere: -ulcera cronica del setto(che può essere provocata dal ripetuto toccarsi il naso,malattie autoimmuni,persone che sniffano); -polipo sanguinante del setto; -fibroma del rinofaringe; -malattia di Rendu Osler Weber(detta anche teleangectasia emorragica ereditaria). Inoltre le cause di epistassi possono suddividersi in: -cause locali(traumatiche;iatrogene:derivanti da interventi di chirurgia maxillo facciale o interventi di otorinolaringoiatria;tumorali;infiammatorie:riniti o sinusiti). –cause generali(vasculiti:Rendu Osler Weber, Von Willembrand,granulomatosi di Wagner; alterazioni della coagulazione: per assunzione di farmaci,porpora trombocitopenica) Il paziente con epistassi bisogna metterlo seduto,per diminuire la pressione delle zone alte; non si mette il paziente a testa indietro perché c’è rischio di inalare il sangue e questo è pericoloso per vari motivi: non riusciamo a sapere l’esatta quantità di sangue perso; si possono formare coaguli che rendono difficile la respirazione; il sangue può provocare il vomito,perché è un potente emetizzante. Quindi,mettiamo il paziente seduto per far diminuire la pressione sanguigna; possiamo utilizzare un tamponino che,una volta infilato nel naso,stringiamo le narici. Davanti ad episodi di epistassi più gravi esistono altri tipi di trattamenti:1) tamponamento anteriore:si esegue per epistassi anteriori come,per esempio,quelle che derivano dal locus valsavae; utilizziamo tamponcini tipo il merocel,tabotamp,clauden; 2) tamponamento posteriore se l’epistassi deriva posteriormente come,per esempio,da un fibroma o tumore del rinofaringe,sanguinamento della sfenopalatina; 3) tamponamento antero-posteriore:viene effettuata attraverso una cannula dotata di due palloncini; questa cannula viene infilata sgonfia e una volta entrati viene gonfiata d’acqua;in questo modo si riempiono i due palloncini di cui uno situato a livello del rinofaringe e uno a livello della cavità nasale; in questo modo i palloncini gonfiati premono contro le pareti,bloccando l’emorragia; 4)cauterizzazione o causticazione: viene eseguita con una pinza bipolare sotto controllo endoscopico; 5) embolizzazione selettiva: si esegue prima un’arteriografia con mezzo di contrasto,in modo da individuare la sede dell’epistassi. Si iniettano delle sostanze che che andranno ad embolizzare l’arteria responsabile.
 
Di dr.psico (del 06/09/2007 @ 16:52:18 in Lettera P, visto n. 602 volte)
Membrana sierosa sottile e trasparente, composta di due foglietti che si continuano uno con l’altro: uno parietale (peritoneo parietale), che riveste la faccia interna delle pareti della cavità addominale; l’altro viscerale (peritoneo viscerale), che riveste i visceri che si trovano nella cavità, fissandoli alle pareti addominali mediante pieghe (i legamenti peritoneali dei visceri). Altre ripiegature (mesi) avvolgono le formazioni neurovascolari proprie dei vari organi, contribuendo a mantenere i visceri nella loro posizione naturale. Tra i due foglietti peritoneali esiste uno spazio virtuale (cavo o cavità peritoneale), che contiene una piccola quantità di liquido sieroso, grazie al quale i due foglietti stessi possono scorrere l’uno sull’altro, rendendo facili i movimenti attivi e passivi degli organi addominali. In seguito a processi infiammatori degli organi endoaddominali, si possono formare talvolta aderenze peritoneali responsabili di disturbi della motilità intestinale.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 16:52:06 in Lettera E, visto n. 81 volte)
Reazione nociva indesiderata nei confronti dei farmaci, prodotta fortuitamente alle dosi utilizzate per fini profilattici, diagnostici o terapeutici. Nessun farmaco ne è totalmente privo: tutti determinano in modo più o meno grave, insieme agli effetti terapeutici, anche un certo numero di effetti indesiderati. In genere vengono indicati nel foglietto illustrativo delle specialità medicinali. Possono rappresentare la conseguenza di processi diversi: reazioni immunoallergiche, dipendenza fisica o psichica, tolleranza ecc.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 04/01/2011 @ 16:51:41 in Lettera L, visto n. 380 volte)
Prodotto di secrezione delle ghiandole lacrimali, che ha lo scopo di detergere ed mantenere umide la congiuntiva e e la cornea. Le lacrime sono al 98% acqua in cui sono disciolte proporzioni variabili di bicarbonati, cloruri, potassio, sodio, proteine e glucosio. Inoltre, in tracce, acido citrico, acido ascorbico e lisozima, un enzima di difesa contro le aggressioni batteriche e virali, che si ritrova anche nella saliva. Il velo di lacrime che ricopre le congiuntive e la cornea ha le caratteristiche di un film sottilissimo. Le sue funzioni sono molteplici, principalmente di difesa da agenti esterni, lubrificante dei movimenti palpebrali e ottica. Inoltre, le lacrime hanno un fondamentale effetto nutritivo sull’epitelio. Il film lacrimale è composto da tre strati: strato mucoso, o profondo velo acquoso, o intermedio strato lipidico, o superficiale. La secrezione delle lacrime avviene con un meccanismo nervoso riflesso, tramite fibre simpatiche, provenienti dal ganglio cervicale superiore, e fibre parasimpatiche, decorrenti con il nervo facciale. Le lacrime si raccolgono nella congiuntiva per poi defluire nei canali lacrimali e nel sacco lacrimale. Dal sacco lacrimale il secreto passa infine nelle fosse nasali, scendendo per gravità lungo il condotto naso-lacrimale. Oltre che durante il pianto una forte produzione di lacrime può essere dovuta alla chiusura del dotto naso-lacrimale conseguente a processi infiammatori della mucosa nasale, nelle infezioni del sacco lacrimale e ancora, nei neonati, per insufficienza del sistema di drenaggio canalicolare.
 
Di riccardo (del 17/04/2014 @ 16:51:04 in Lettera E, visto n. 78 volte)
Malattia che si manifesta con un eritema generalizzato e persistente, accompagnato da una piu o meno intensa desquamazione della pelle. Investa quasi tutti i distretti cutanei oltre alle mucose, in particolar modo quelle orali. La patologia puo manifestarsi nello stesso paziente ora con un aspetto soprattutto secco con desquamazione abbondante continua e con riduzione delle secrezioni sebacee e della sudorazione ora con un iniziale componente eritemato-essudativa seguito da desquamazione. Attualmente l'eritrodermia è considerata come l'evoluzione secondaria di una già presente dermatosi, psoriasi, eczema lichen ruber planus pemfigo, dermatosi da farmaci piodermite ecc. . In genere si manifestano prurito di intensita variabile e sensazione di bruciore. Anche gli annessi cutanei possono subire alterazioni, unghie ispessite, fragili, perdita di capelli e peli, alopecia, atrofia delle ghiandole sebacee e sudoripare. I sintomi generali sono astenia, dimagramento e gravi squilibri della regolazione termica, ipotermia o ipertermia . La malattia evolve in un arco di tempo molto lungo e il decorso è spesso complicato da processi infettivi. La terapia consiste nella somministrazione di antistaminici e cortisonici.
 
Di medicinasalute (del 14/05/2012 @ 16:51:02 in Lettera M, visto n. 212 volte)
Situazione in la forma, la struttura o la funzione di un organismo o di una sua componente sono alterate, si manifesta come un processo evolutivo che può poratre alla guarigione oppure condurre alla morte.
 
Di riccardo (del 17/04/2014 @ 16:50:03 in Lettera G, visto n. 400 volte)
Detta anche eritrocitosi da stress o policitemia relativa ed eritrocitosi spuria, è una malattia che colpisce solitamente gli uomini sedentari e forti mangiatori. E' caratterizzata da sintomi come ipertensione arteriosa grave, rilevante poliglobulia, congestione della mucosa gastrica con ipercloridria, iperglicemia, ipercolesterolemia, iperproteinemia iperuricemia. La fine della malattia si ha dopo qualche anno a causa di sopravvenuta insufficienza cardiaca o incidenti vascolari cerebrali. Costituisce una falsa poliglobulia da emoconcentrazione.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:49:20 in Lettera O, visto n. 391 volte)
Processo infiammatorio,più spesso di natura infettiva, acuto o cronico che interessa testicolo ed epididimo. Può essere unilaterale oppure colpire entrambi i testicoli contemporaneamente. La patologia, a parte la differente estensione anatomica, presenta molte analogie con l'orchite. Una forma particolare di orchiepididimite è quella tubercolare, oggi meno frequente; essa spesso inizia come epididimite isolata, poi si estende al testicolo, ed è quasi costantemente associata a interessamento delle vie urinarie. Può avere molteplici cause: infezione della prostata, dell’uretra o della vescica, complicanza di un adenoma prostatico, tubercolosi ecc. Si manifesta con aumento di volume di una borsa scrotale, molto doloroso, accompagnato da febbre e bruciore alla minzione. L’infezione può procedere fino alla formazione di un vero e proprio ascesso, che di solito si apre spontaneamente sulla cute dello scroto, senza rendere necessaria l’incisione chirurgica. L’esame citobatteriologico delle urine conferma la presenza di germi (nella maggior parte dei casi colibacilli) e pus, oltre a permettere di effettuare un antibiogramma al fine di determinare l’antibiotico più adatto. Il trattamento consiste nella prescrizione di antibiotici e antinfiammatori, e nel riposo a letto durante la fase acuta dell’infiammazione. Se trascurata o non adeguatamente trattata, l’orchiepididimite può diventare cronica e provocare la comparsa di noduli nell’epididimo, responsabili di sterilità in caso di localizzazione bilaterale.
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 16:49:15 in Lettera O, visto n. 129 volte)
Processo flogistico che interessa sia l'osso sia il periostio, cioè la membrana connettivale che lo avvolge. Può essere di natura microbica, e instaurarsi quindi nel corso di malattie infettive generali (tifo, sifilide), micotica (actinomicosi, sporotricosi ecc.) o tossica (intossicazioni da mercurio, fosforo, arsenico). In genere l'infezione del periostio è secondaria alla flogosi dell’osso.Si manifesta con dolore intenso, gonfiore della zona interessata e febbre accompagnata da brividi.
 
Di medicinasalute (del 16/05/2012 @ 16:49:06 in Lettera M, visto n. 360 volte)
Infiammazione dell'apofisi mastoide, causata da infezione batterica. L’infiammazione localizzata all’orecchio medio alla mucosa e alle strutture ossee della mastoide può essere agevolata dalla virulenza dei germi, da una riduzione delle capacità di difesa dell’individuo, o anche dalla particolare conformazione anatomica dell’osso. La terapia è antibiotica ad alte dosi e chirurgica (mastoidectomia), semplice o radicale, secondo l'estensione del processo. Le complicanze di questa infiammazione possono essere molto gravi: il processo suppurativo può espandersi alla cavità cranica e può determinare un ascesso extradurale, o provocare una trombosi dei seni venosi o diffondersi allo spazio subaracnoideo, dando luogo a meningiti, o portare allo sviluppo di un ascesso cerebrale. Nella mastoidite acuta si ha edema e dolore in regione mastoidea, cefalea e malessere generale. La mastoidite cronica è quasi sempre una complicazione di otite media cronica a perforazione postero-superiore del condotto uditivo esterno; si ha cefalea sorda temporo-parietale con ricorrenti esacerbazioni, otorrea fetida, con fistolizzazioni retroauricolari o nel condotto uditivo; può complicarsi con sindromi di vertigine e paresi del nervo facciale.
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 16:47:53 in Lettera P, visto n. 111 volte)
Sinonimo di gengivopatia è un processo patologico a carico della gengiva, anche detta parodontopatia marginale. Può colpire solo la papilla (papillite), il margine libero (gengivite marginale), il complesso gengivale (pangengivite) o essere di tipo produttivo iperplastico, localizzata a un settore ben delimitato e circoscritto dell'arcata alveolo-dentaria (epulide).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 17/01/2011 @ 16:47:50 in Lettera L, visto n. 854 volte)
Termine che può indicare sia le cellule progenitrici di linfociti, con sede ne midollo osseo, sia linfociti di grandi dimensioni, derivati dalla trasformazione dei piccoli linfociti presenti nei tessuti linfatici. Questa trasformazione è indotta da alcune sostanze dotate di potere antigene che conferiscono al linfocito la capacità di proliferare e di intervenire direttamente nei processi di difesa dell’organismo. Il lifoblasto è detto anche immunoblasto.
 
Di medicinasalute (del 12/12/2011 @ 16:47:24 in Lettera C, visto n. 275 volte)
Talassemia maggiore, diffusa nel bacino mediterraneo (Italia e Grecia).Si tratta di una forma grave di anemia microcitica ipocromica in cui si ha una ridotta sintesi delle catene emoglobiniche polipeptidiche beta e trasmessa come carattere ereditario omozigote.
 
Di medicinasalute (del 14/05/2012 @ 16:47:12 in Lettera M, visto n. 257 volte)
Si tratta di patologie che si mostrano con sintomi dolorosi che interessano tendini, legamenti e muscoli. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di patologie benigne di facile ripresa, ma ci sono anche reumopatie che necessitano di lunghe cure e controlli periodici. Le patologie reumatiche si possono classificare in infiammatorie come l’artrite reumatoide, la gotta, il lupus, e non infiammatorie come artrosi e la fibromialgia. Alcune patologie reumatiche interessano non solo l’apparato osteomuscolare, ma anche organi interni come cuore, reni, polmoni, cervello, pelle, occhi, ciò è dovuto all’attivazione di processi di tipo autoimmunitario che possono interessare qualunque organo. Il paziente colpito da patologie reumatiche croniche va informato del tipo di malattia; spesso è necessario convivere con la patologia e quindi è frequente anche dover andare incontro a sindrome depressive legate alla limitazione funzionale che questa comporta. Le principali patologie reumatiche sono: arterite temporale, artrite reumatoide, artrosi, malattia reumatica, polimiosite, sclerodermia, sindrome di Reiter, spondilite anchilosante, vasculiti.
 
Di riccardo (del 17/03/2014 @ 16:46:42 in Lettera E, visto n. 105 volte)
Sinonimo di epatocarcinoma. Detto anche carcinoma epatocellulare, è un tumore maligno primitivo del fegato. Alle nostre latitudini, l'epatoma è molto meno comune rispetto alla patologia metastatica del fegato: è invece molto diffuso in alcune zone dell'Africa e del Sud-Est asiatico. Tutte le epatopatie croniche possono teoricamente subire una degenerazione, ma è un fatto che in quasi la metà dei casi di epatoma è associata una cirrosi: tutte le cirrosi - infatti - ma soprattutto quella virale (tipo B ed, in particolar modo, tipo C), quella alcolica e quella emocromatosica tendono alla trasformazione maligna. La sintomatologia non è specifica ed è costituita, inizialmente, da dolore addominale, perdita di peso, deterioramento delle condizioni generali, epatomegalia, presenza di una massa addominale, febbre. Successivamente possono presentarsi ittero ingravescente e tutti i segni classici dell'insufficienza epatica. I test biochimici sono solitamente di scarso aiuto, ad eccezione dell'aumento di alfa-fetoproteina nel siero (dato, questo, che suggerisce la diagnosi ma non sempre può affermarla con assoluta certezza). Utili ai fini della diagnosi sono l'ecografia, la scintigrafia, la TAC, la risonanza magnetica, l'arteriografia epatica e la biopsia. L'andamento della malattia diviene rapidamente progressivo, spesso nonostante gli approcci terapeutici. Questi prevedono fondamentalmente la resezione chirurgica (quando possibile), l'embolizzazione dell'arteria epatica con chemioterapia (chemoembolizzazione), l'ablazione del tumore con infusione percutanea eco-guidata di alcol (alcolizzazione) e - in fase sperimentale - immunoterapia e terapia genica.
 
Di riccardo (del 08/10/2013 @ 16:46:31 in Lettera N, visto n. 139 volte)
Processo degenerativo non infiammatorio del labirinto membranoso, esteso anche alle cellule del ganglio spirale del Corti (struttura nervosa dell'organo dell'udito) o di quello vestibolare dello Scarpa (struttura nervosa dell'organo dell'equilibrio).
 
Di riccardo (del 17/04/2014 @ 16:46:27 in Lettera E, visto n. 366 volte)
Detta anche sindrome di Gaisbock, o policitemia relativa ed eritrocitosi spuria, è una malattia che colpisce solitamente gli uomini sedentari e forti mangiatori. E' caratterizzata da sintomi come ipertensione arteriosa grave, rilevante poliglobulia, congestione della mucosa gastrica con ipercloridria, iperglicemia, ipercolesterolemia, iperproteinemia iperuricemia. La fine della malattia si ha dopo qualche anno a causa di sopravvenuta insufficienza cardiaca o incidenti vascolari cerebrali. Costituisce una falsa poliglobulia da emoconcentrazione.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:46:25 in Lettera O, visto n. 187 volte)
Asportazione chirurgica di uno o entrambi i testicoli. Viene eseguita per processi neoplastici, per tubercolosi del didimo o dell’epididimo, per necrosi ischemica conseguente a torsione acuta del funicolo spermatico, sulla quale non si sia intervenuti tempestivamente. L'indicazione principale è rappresentata dai tumori del testicolo primitivi maligni (seminomi, corionepiteliomi). Un'orchiectomia bilaterale fa parte del programma terapeutico del cancro della prostata, la cui crescita è dipendente dalla secrezione di ormoni sessuali maschili (testosterone). L'intervento si esegue per via scrotale o inguinale, previa legatura dei deferenti e dei vasi e la resezione dell’epididimo.
 
Di riccardo (del 01/10/2013 @ 16:45:43 in Lettera Z, visto n. 140 volte)
Si riferisce a quelle malattie che colpiscono sia gli animali sia gli uomini, con possibilità di reciproco contagio. Per questo motivo alcuni autori preferiscono definire le zoonosi come antropozoonosi. Zoonosi sono le brucellosi, il carbonchio, la lebbra, la peste, la tubercolosi bovina, alcune salmonellosi ecc.
 
Di riccardo (del 24/01/2014 @ 16:45:16 in Lettera S, visto n. 112 volte)
Detto di formazione anatomica o processo riguardante l'osso sacro e i lombi oppure il rachide lombare; il muscolo sacrolombare è coincidente con il muscolo ileocostale.
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 16:45:03 in Lettera P, visto n. 127 volte)
Detta anche paradentite, o periodontite, è un processo infiammatorio a carico del paradonto profondo. La parodontite semplice è la più frequente: decorre in forma cronica, di solito a partire da una gengivite marginale non curata, formando una tasca patologica con riassorbimento dell'osso alveolare; le gengive sono tumefatte e facilmente sanguinanti; in seguito si ha il riassorbimento osseo e, se non curata, la distruzione del supporto parodontale e il vacillamento dei denti interessati. La parodontite complessa è caratterizzata da distruzione ossea verticale e profonde tasche; la sintomatologia è tipicamente infiammatoria, e spesso sono presenti ascessi gengivali; la terapia tende a eliminare le tasche patologiche e a ripristinare la morfologia e la funzionalità del parodonto. Le parodontiti apicali sono invece processi di tipo distrofico o infiammatorio a carico dei tessuti intorno all'apice della radice. Si distinguono una parodontite apicale acuta (sierosa o purulenta) e una parodontite apicale cronica (essudativa o granulativa); la terapia di queste forme è medica, mediante somministrazione di antibiotici, oppure chirurgica, mediante apicectomia.
 
Di riccardo (del 11/03/2014 @ 16:44:49 in Lettera T, visto n. 101 volte)
Detto anche ileotifo, o febbre tifoide, è una malattia infettiva causata dal batterio Salmonella typhi, diffuso soprattutto nelle zone a clima caldo e in condizioni igienico-sanitarie scadenti, dove la malattia è presente allo stato endemico. Nell'uomo il contagio avviene bevendo l'acqua contaminata dalle feci di persone già contagiate e in cui è annidata la salmonella o consumando frutti di mare coltivati in zone vicine agli scarichi urbani, o verdure crude irrigate con acqua contaminata. Una volta che i bacilli del tifo addominale penetrano nell'organismo si diffondono per via linfatica per poi passare nel circolo sanguigno, localizzandosi in breve nei follicoli linfatici dell'intestino (placche del Payer). Dopo un periodo di incubazione di 7-10 giorni insorgono cefalea, dolori muscolari, astenia, seguiti da febbre elevata, meteorismo, stitichezza ostinata, torpore psichico, confusione mentale. La diagnosi viene formulata mediante indagini sierologiche (sieroagglutinazione di Widal) e coprocoltura. La terapia si basa sull'impiego di antibiotici. Fondamentale è la prevenzione, che deve agire sia sui malati, con l'isolamento e la disinfezione della biancheria e degli effetti personali, sia sui portatori, serbatoi e sorgenti dell'infezione, che devono essere curati e allontanati, fino alla guarigione, dall'ambito professionale, in cui possono diffondere la malattia (preparazione degli alimenti, servizi idrici). Importantissime sono, inoltre, la bonifica dell'ambiente e la vaccinazione dei soggetti a rischio (vedi antitifica, vaccinazione).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 20/12/2010 @ 16:44:02 in Lettera A, visto n. 938 volte)
Consiste nell'asportazione chirurgica di un linfonodo, spesso allo scopo di effettuare una diagnosi istologica, nel caso in cui non sia possibile o sufficiente procedere alla biopsia.
 
Di riccardo (del 24/01/2014 @ 16:43:39 in Lettera S, visto n. 83 volte)
Detto di struttura anatomica in relazione con l'osso sacro e il coccige (per esempio, articolazione sacrococcìgeo, legamento sacrococcìgeo).
 
Di riccardo (del 12/05/2014 @ 16:43:13 in Lettera E, visto n. 51 volte)
Organismo formato da cellule con nucleo provvisto di membrana. La loro riproduzione avviene per mitosi. Rappresentano il livello più alto della classificazione scientifica in cui vengono divisi gli esseri viventi. Il criterio con cui vengono distinti dai procarioti, è la presenza di nucleo interno ben definito e isolato dal resto della cellula tramite l'involucro nucleare, che racchiude la maggior parte del materiale genetico, il DNA (una parte è contenuta nei mitocondri). Le dellule dei procarioti invece sono prive di nucleo ben differenziato.
 
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 16:42:32 in Lettera R, visto n. 84 volte)
Insieme di processi metabolici attraverso i quali i sistemi enzimatici delle cellule assorbono e fissano l'ossigeno con ossidazione delle sostanze su cui agiscono.
 
Di dr.psico (del 06/09/2007 @ 16:42:31 in Lettera L, visto n. 1312 volte)
E' la fuoriuscita di secrezioni vaginali, comunemente chiamate fluor o più semplicemente perdite bianche. Perdite fluide, simili a muco possono verificarsi in situazioni fisiologiche quali l’adolescenza, la menopausa, la gravidanza, in coincidenza con l’ovulazione e in donne che assumono contraccettivi. Se il secreto ha un colore giallastro si parla di leucoxantorrea, in genere espressione di un processo infiammatorio (vaginite) e accompagnata da prurito e bruciore ai genitali esterni.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 16:42:13 in Lettera E, visto n. 79 volte)
Dilatazione chirurgica dell'ostio vulvovaginale con incisione più o meno vasta del perineo che permette e favorisce il passaggio del feto nel corso del parto prevenendo la rottura traumatica del perineo. L'incisione può essere obliqua o verticale ed essere quindi effettuata lungo la linea mediana, ovvero dall'estremità inferiore della vulva verso l'ano, oppure con un certo angolo rispetto ad essa. E' praticata sotto anestesia locale e suturata ben stretta in seguito al parto. L'episiotomia rappresenta ancora oggi una delle più comuni procedure mediche a cui vengono sottoposte le donne e, benché un suo utilizzo di routine nei parti sia nettamente diminuito negli ultimi decenni, viene ancora molto praticata in America Latina. L'intervento a volte può riservare sgradevoli effetti collaterali sia subito dopo il parto (disagi posturali), che a lungo termine a causa della cicatrizzazione del taglio (dolori durante il rapporto sessuale). Alcuni studi hanno anche dimostrato una scarsa efficacia della metodica che, insieme agli effetti collaterali, la sta ormai relegando a isolate situazioni d'urgenza. Per alleviare il dolore ed il fastidio è sufficiente usare i seguenti accorgimenti: evitare di stare a lungo in piedi o sedute; fare lavande con acqua fredda; tamponare la ferita con dei cubetti di ghiaccio; applicare (solo sotto indicazione medica) creme o spray anestetizzanti. Molti medici praticano l'episiotomia poichè credono che riduca l'incidenza di traumi perineali, minimizzi l'insorgere della disfunzione post-partum del pavimento pelvico alleviando il danno al muscolo dello sfintere anale, riduca la perdita di sangue durante parto, e protegga il neonato da traumi. In molti casi, però, la stessa episiotomia è causa di tutti questi problemi. Studi hanno dimostrato infatti che le lacerazioni naturali sono in genere meno gravi. L'episiotomia risulta invece indicata nei seguenti casi: se c'è un qualche sospetto di sofferenza fetale mentre il bambino è nel canale del parto; se il parto avviene in modo troppo, senza dare il tempo alla vagina di dilatarsi naturalmente; se la testa del bambino è troppo grande per passare attraverso l'apertura; se le spalle del bambino sono bloccate; nel caso di parto podalico o si rende necessario l'uso del forcipe.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 27/12/2010 @ 16:42:08 in Lettera G, visto n. 366 volte)
I gliomi sono i più comuni tumori maligni cerebrali. Il glioma ha origine neuro-ectodermica, e viene classificato, in base al tipo e alla morfologia delle cellule dai quali deriva, in: astrocitoma, oligodendroglioma, ependimoma, glioblastoma multiforme, spongioblastoma. I gliomi si distinguono ulteriormente gradi di malignità, vengono cioè distinti in base alla capacità di dare metastasi e recidive. Sono particolarmente difficili da trattare a causa della loro elevata malignità ed invasività, angiogenesi, inibizione delle risposte immunitarie e mancanza di una terapia efficace.
 
Di riccardo (del 02/01/2014 @ 16:42:06 in Lettera R, visto n. 371 volte)
Infiammazione, circoscritta o diffusa, delle radici dei nervi spinali. La sintomatologia può essere varia e comprendere sintomi sensitivi di carattere irritativo come ad esempio dolori incrementati a causa di tutte le condizioni che provocano un aumento della pressione liquorale: colpi di tosse, contrazione addominali ecc.) e di tipo deficitario (anestesia dei muscoli, deficit motori e abolizione dei riflessi). Tutti i simntomi descritti hanno una distribuzione metamerica, ossia riproducono l'innervazione delle radici spinali, a bande orizzontali al tronco e verticali agli arti: ne conseguono radicoliti cervico-brachiali alte e basse, dorsali, lombosacrali. Le radicoliti circoscritte sono generate da compressione causata di tumori, malattie vertebrali e, specialmente da ernie del disco intervertebrale. Le radicoliti diffuse hanno le stesse cause delle polineuropatie: per questo, la sindrome di Guillain-Barré si può definire con più esattezza come poliradicoloneuropatia. Le radicoliti sono frequentemente associate ad alterazioni liquorali: ne è un esempio la dissociazione albuminocitologica (vedi Guillain-Barré, sindrome di). Diverso è il discorso per le lesioni della cauda equina, fascio appiattito di fibre che comprende l'ultima radice lombare e le radici sacrococcigee, che si prolunga oltrepassando la parte inferiore del midollo ed occupa da sola, sotto la seconda vertebra lombare, il canale vertebrale. La sindrome della cauda equina (causata da ernie discali, tumori, aracnoiditi, fratture vertebrali, ferite locali) è contraddistinta da dolori lombosacrali, che si propagano agli arti inferiori, al perineo, alla vescica e al retto, oltre che da da anestesia e handicap motorio con diffusione diversa in basa alle radici coinvolte (un esempio è l'anestesia "a sella"), da affezione dello sfintere, impotenza e turbe trofiche.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 16:42:04 in Lettera C, visto n. 115 volte)
Sistema che ha la funzione di trasportare agli organi e ai tessuti l'ossigeno, le sostanze nutritive, l'acqua, i sali, i prodotti intermedi del metabolismo, gli ormoni e di raccogliere anidride carbonica, sali, acqua e prodotti finali del metabolismo dell'azoto. La composizione del sangue refluo dai vari organi è varia: la circolazione svolge un'azione livellatrice e garantisce un'identica composizione al sangue che affluisce agli organi, creando nell'organismo un ambiente omogeneo. La respirazione polmonare si avvale di due correnti circolatorie: una tra il cuore e i polmoni, detta piccola circolazione o circolazione polmonare, e una tra il cuore e tutto il corpo, detta grande circolazione o circolazione generale. L'apparato circolatorio è costituito dal cuore, dalle arterie, dalle vene e dai capillari. L'organo centrale della circolazione del sangue è il cuore che, mediante le sue contrazioni ritmiche, coadiuvato dall'elasticità e dalla contrattilità delle pareti dei vasi, determina in tutto il sistema vascolare le differenze di pressione che obbligano il sangue a un movimento incessante. Dal ventricolo sinistro si diparte l'arteria aorta, dal ventricolo destro l'arteria polmonare. A ogni atrio affluiscono delle vene: a quello sinistro le vene polmonari e a quello destro le vene proprie del cuore e le vene cave superiore e inferiore. A partire dall'atrio sinistro il sangue ha carattere arterioso: l'emoglobina è legata con l'ossigeno (ossiemoglobina) e il plasma contiene le sostanze nutritizie, provenienti dall'apparato digerente, e le sostanze di rifiuto che derivano dai processi catabolici dei tessuti, destinate a essere inattivate o eliminate dagli organi emuntori (fegato, rene). Il sangue arterioso, dopo aver percorso le ramificazioni dell'aorta, giunge ai capillari; qui l'ossiemoglobina cede una parte del suo ossigeno alle cellule e riceve le scorie del ricambio dei tessuti, tra cui l'anidride carbonica, e le sostanze secrete dagli organi endocrini. Il sangue, divenuto così venoso, arricchito dalle sostanze assorbite dal tratto digerente (confluite mediante il sistema della vena porta) e dalle scorie eliminate dai vari tessuti, passa nelle vene che sboccano nell'atrio destro, quindi nel ventricolo destro e nell'arteria polmonare che ramificandosi fa capo alla rete capillare dei polmoni; qui, attraverso le pareti dei capillari e il sottile epitelio degli alveoli, l'emoglobina ridotta riceve ossigeno dall'aria contenuta negli alveoli, trasformandosi in ossiemoglobina, mentre la maggior parte dell'anidride carbonica passa dal plasma nell'aria alveolare (vedi respirazione). Da venoso il sangue diventa arterioso e come tale viene condotto all'atrio sinistro, da dove scende nel ventricolo sinistro.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 08/02/2011 @ 16:41:47 in Lettera R, visto n. 344 volte)
Alterazione della voce che diviene roca, dovuta di solito a processi infiammatori che determinano una modificazione del margine libero delle corde vocali. Può essere determinata anche da neoformazioni come polipi, noduli o tumori, e ancora da disturbi della motilità vocale dovuti a paralisi nervose o muscolari.
 
Di riccardo (del 08/10/2013 @ 16:41:11 in Lettera N, visto n. 149 volte)
Specializzazione chirurgica che si occupa degli interventi operatori sul sistema nervoso riferiti a lesioni traumatiche, degenerative, malformative, ascessuali e neoplastiche delle strutture nervose centrali e periferiche, oggi più facilmente individuabili con le moderne tecniche d'indagine (angiografia, TAC, risonanza magnetica nucleare).
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:40:43 in Lettera O, visto n. 143 volte)
E'ad oggi il principale trattamento del criptorchidismo. L'intervento chirurgico consiste nel fissare un testicolo, ritenuto in cavità addominale o nel canale inguinale, nella sua sede nello scroto. Poichè la ritenzione testicolare potrebbe condurre alla degenerazione neoplastica della gonade ed all'arresto della spermatogenesi è utile eseguire precocemente questo tipo di intervento, generalmente entro il secondo anno di vita. Tale procedura dovrebbe essere eseguita dopo il dodicesimo mese di vita, periodo durante il quale il testicolo potrebbe ancora concludere la sua discesa fisiologica nello scroto. Esistono diversi interventi chirurgici per la correzione del criptorchidismo, che differiscono fra loro generalmente solo per la tecnica di fissaggio del testicolo nello scroto. Si procede generalmente con una incisione inguinale tramite la quale si localizza il testicolo e al posizionamento di quest'ultimo nella sacca scrotale tramite una seconda incisione. Alcune volte la lunghezza del dotto deferente dei vasi è sufficiente e consente di riportare il testicolo nell'emiscroto senza eccessiva tensione. Se, invece, i vasi spermatici non hanno una lunghezza tale da consentire un tale intervento, è possibile optare per un intervento in due tempi, lasciando il testicolo in una posizione intermedia ed operando nuovamente il paziente in un secondo momento; in alternativa, infine, si può procedere alla sezione dei vasi spermatici interni e nel posizionamento del testicolo nell'emiscroto, affidando il suo apporto arterioso alle altre arterie minori. Infine, nel caso di testicolo localizzato in sede intraddominale, molto utile può essere il ricorso alla laparoscopia.
 
Di riccardo (del 24/01/2014 @ 16:40:37 in Lettera S, visto n. 116 volte)
Processo di unione completa o incompleta monolaterale o bilaterale delle apofisi trasverse della quinta vertebra lombare con le ali dell'osso sacro o con le creste iliache. Può verificarsi in concomitanza con una sindrome dolorosa (lombalgia e sciatalgia) da compressione della quinta radice lombare, causata però dall'ossificazione dei legamenti sacrali più che dalla sacralizzazione.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 16:40:12 in Lettera C, visto n. 133 volte)
Patologia costituita dall'associazione fra cirrosi epatica e cancro primitivo del fegato. La cirrosi rappresenterebbe la lesione primitiva, cui seguirebbe la forma cancerosa.È caratterizzata dalla presenza di granulazioni neoplastiche fini e diffuse.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 03/01/2011 @ 16:39:12 in Lettera G, visto n. 1249 volte)
Ghiandole situate nella parete mucosa dello stomaco, possono essere semplici o ramificate. Sono molto numerose (circa 5 milioni, pari a 100-150 per mm2), vengono distinte in ghiandole gastriche propriamente dette, ghiandole cardiali e ghiandole piloriche (in base alla localizzazione). Le ghiandole cardiali (presenti per pochi centimetri dall’orifizio cardiale) sono del tipo tubulare composto; le cellule dei tubuli ghiandolari secernono glicoproteine neutre. Il secreto spinge il nucleo nel terzo basale delle cellule. Le ghiandole gastriche propriamente dette si trovano nella mucosa del fondo e del corpo dello stomaco. Sono del tipo tubulare semplice. Si aprono nei fondi delle fossette gastriche dove si trovano cellule indifferenziate, che provvedono al rimpiazzo delle cellule dell’epitelio di rivestimento e dei tubuli ghiandolari. Le ghiandole piloriche sono del tipo tubulare composto e secernono glicoproteine neutre; tra esse si trovano cellule endocrine del tipo G secernenti gastrina e enterocromaffini secernenti serotonina. La gastrina ha soprattutto la funzione di stimolare la secrezione di HCl da parte delle cellule delomorfe delle ghiandole gastriche propriamente dette.
 
Di riccardo (del 17/03/2014 @ 16:39:08 in Lettera E, visto n. 105 volte)
Sinonimo di epatoma. Detto anche carcinoma epatocellulare, è un tumore maligno primitivo del fegato. Alle nostre latitudini, l'epatoma è molto meno comune rispetto alla patologia metastatica del fegato: è invece molto diffuso in alcune zone dell'Africa e del Sud-Est asiatico. Tutte le epatopatie croniche possono teoricamente subire una degenerazione, ma è un fatto che in quasi la metà dei casi di epatoma è associata una cirrosi: tutte le cirrosi - infatti - ma soprattutto quella virale (tipo B ed, in particolar modo, tipo C), quella alcolica e quella emocromatosica tendono alla trasformazione maligna. La sintomatologia non è specifica ed è costituita, inizialmente, da dolore addominale, perdita di peso, deterioramento delle condizioni generali, epatomegalia, presenza di una massa addominale, febbre. Successivamente possono presentarsi ittero ingravescente e tutti i segni classici dell'insufficienza epatica. I test biochimici sono solitamente di scarso aiuto, ad eccezione dell'aumento di alfa-fetoproteina nel siero (dato, questo, che suggerisce la diagnosi ma non sempre può affermarla con assoluta certezza). Utili ai fini della diagnosi sono l'ecografia, la scintigrafia, la TAC, la risonanza magnetica, l'arteriografia epatica e la biopsia. L'andamento della malattia diviene rapidamente progressivo, spesso nonostante gli approcci terapeutici. Questi prevedono fondamentalmente la resezione chirurgica (quando possibile), l'embolizzazione dell'arteria epatica con chemioterapia (chemoembolizzazione), l'ablazione del tumore con infusione percutanea eco-guidata di alcol (alcolizzazione) e - in fase sperimentale - immunoterapia e terapia genica.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 16/02/2011 @ 16:39:07 in Lettera D, visto n. 313 volte)
O deformazione, è l'alterazione permanente della morfologia di una parte del corpo o del suo insieme. Questa condizione può essere conseguenza di processi patologici come rachitismo, osteomalacia o malattie osteoarticolari. Molte deformità sono congenite, presenti già al momento della nascita, e vengono più comunemente dette malformazioni dovute a cause genetiche o come conseguenza di malattie contratte in gravidanza che hanno portato a problemi di sviluppo del feto.
 
Di riccardo (del 02/05/2014 @ 16:38:48 in Lettera E, visto n. 65 volte)
Processo di sfaldamento a grossi lembi degli strati piu esterni della pelle, riscontrato per esempio nella necrolisi epidermica tossica e nella eritrodermia esfoliativa.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 14/02/2011 @ 16:37:14 in Lettera R, visto n. 777 volte)
Porzione dell'osso temporale che partecipa alla formazione della base cranica. Nel suo interno è il labirinto osseo, attraversato da canali in cui passano formazioni vascolari e nervose. La rocca petrosa spesso contiene piccole cavità dette cellule petrose, comunicanti con le cavità del processo mastoideo dell'osso temporale.
 
Di riccardo (del 17/02/2014 @ 16:36:44 in Lettera S, visto n. 87 volte)
Infiammazione che interessa la sclera e la coroide. Quando è limitata alle parti anteriori della sclera (sclerocoroidite anteriore), genera la formazione di uno stafiloma (ossia una dilatazione di un tratto della parete oculare con protusione del contenuto, simile a un chicco d'uva) in sede anteriore; se invece è localizzata nella parte posteriore (sclerocoroidite posteriore), come nel caso della miopia progressiva, lo stafiloma si manifesta nella regione del disco ottico. La sclerocoroidite è causa dell'atrofia delle due membrane.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 16:35:22 in Lettera C, visto n. 134 volte)
Cancerogeno è l'agente chimico, fisico o biologico che causa, promuove o propaga il cancro, per azione diretta sul materiale genetico, o per inferenza sui processi metabolici volti alla regolazione della morte cellulare programmata. I cancerogeni sono classificati da appositi organismi internazionali.
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:34:18 in Lettera O, visto n. 268 volte)
Muscolo anulare che origina dalla parte nasale dell'osso frontale, dal processo frontale della mascella davanti al solco lacrimale dell'osso omonimo, e dalla superficie anteriore e dai bordi di una breve banda fibrosa, il legamento palpebrale mediale. Dalla sua origine, le fibre si dirigono lateralmente, a formare un'ampia e sottile superficie, che occupa la palpebra, attorno alla circonferenza dell'orbita, e si porta oltre la tempia e in basso sulla guancia. La porzione palpebrale del muscolo è sottile e pallida; esse origina dalla biforcazione del legamento palpebrale mediale, forma una serie di curve concentriche, e si inserisce sul rafe laterale della palpebra. La porzione orbitale è invece più spessa e di un colore rosso; le sue fibre formano una ellisse completa senza interruzione sulla commessura laterale della palpebra; le fibre superiori di questa porzione si uniscono con il frontale e con il corrugatore. La parte lacrimale (tensor tarsi) è un piccolo e sottile muscolo, di circa 6 mm di larghezza e 12 mm di lunghezza, situato sotto il legamento palpebrale mediale e al sacco lacrimale. Esso origina dalla cresta posteriore e dalla parte adiacente della superficie orbitale dell'osso lacrimale, e passando dietro il sacco lacrimale, si divide in due fasci, il superiore e l'inferiore, che sono inseriti al punto lacrimale; occasionalmente è assai indistinto. Azione[modifica | modifica sorgente] L'azione del muscolo è di chiudere l'occhio ed è l'unico muscolo capace di fare questo. La sua perdita funzionale per qualsiasi ragione risulta in una incapacità di chiudere l'occhio, necessitando di un collirio per la pulizia dell'occhio nei casi estremi. L'orbicolare dell'occhio è inoltre il muscolo sfintere delle palpebre. La porzione palpebrale ha un'azione involontaria, chiudendo le palpebre delicatamente, come nel dormire o nell'ammiccamento; la porzione orbitale è invece soggetta alla volontà. Quando l'intero muscolo è in azione, la pelle della fronte, delle tempie e delle guance è tirata verso l'angolo mediale dell'orbita, e le palpebre sono chiuse fortemente, come nella fotofobia. La pelle perciò è tirata verso l'alto a formare delle pieghe, che si evidenziano particolarmente dagli angoli laterali della palpebre; queste pieghe divengono invece permanenti in età avanzata. L'elevatore della palpebra superiore è il diretto antagonista di questo muscolo; esso innalza la palpebra superiore e scopre il bulbo oculare. Ogni volta che le palpebre sono chiuse grazie all'azione dell'orbicolare, il legamento palpebrale mediale è teso, la parete del sacco lacrimale è perciò tesa lateralmente e in avanti, in modo che si possa creare uno spazio vuoto e le lacrime siano risucchiate in esso lungo il canale lacrimale. La parte lacrimale dell'orbicolare dell'occhio tira le palpebre e le parti terminali dei canali lacrimali in direzione mediale e le comprime contro la superficie del globo dell'occhio, perciò le posiziona nella situazione più favorevole possibile per ricevere le lacrime. Inoltre, l'orbicolare comprime il sacco lacrimale.
 
Di bob (del 19/01/2012 @ 16:34:12 in Lettera M, visto n. 286 volte)
Recettori nervosi sensibili a stimolazioni elettriche. La stimolazione è data dalla sua deformazione spaziale e la risposta può essere esterocettiva, interocettiva, propriocettiva.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 16:33:10 in Lettera C, visto n. 138 volte)
Processo che trasforma cellule normali in cellule cancerose. Può essere innescato da fattori di natura chimica, fisica o biologica (cancerogeni).Gli studi sperimentali hanno fornito un modello della cancerogènesi concepita come un processo costituito da fasi distinte. La prima, detta "iniziazione", è un passaggio rapido e irreversibile, dovuto a profonde modificazioni indotte dal fattore cancerogeno sul DNA della cellula. La seconda fase, denominata "promozione", innescabile anche da sostanze non cancerogene (e fra queste moltissimi fattori ambientali), consiste in un processo lento, ripetitivo, reversibile, che in un certo senso risveglia dal letargo la cellula "iniziata" alla prima fase. Il periodo di tempo compreso fra il primo contatto con l'agente cancerogeno "iniziante" e le manifestazioni tangibili della neoplasia viene definito periodo di latenza, e può variare da qualche settimana a molti anni. Alla promozione segue poi la fase di "progressione" tumorale durante la quale le cellule, ormai neoplastiche, acquistano caratteri sempre più evidenti di malignità (vedi tumore). Nella prima fase di progressione si ha in genere lo sviluppo di lesioni precancerose con aumento del numero (iperplasia) o variazione di forma, dimensione, organizzazione (displasia) delle cellule dell'organismo colpito. In ciascuna delle fasi descritte l'organismo può però intervenire con i propri meccanismi difensivi per arrestare la crescita neoplastica: anche le lesioni precancerose possono perciò regredire o comunque rimanere stazionarie, e soltanto in una percentuale molto più esigua di casi evolvere in senso francamente maligno.
 
Di riccardo (del 13/01/2014 @ 16:32:08 in Lettera R, visto n. 195 volte)
Funzione fondamentale della vita che, attraverso assunzione di ossigeno dall'ambiente esterno, permette la liberazione, dalle sostanze nutritizie, dell'energia necessaria ai processi vitali. È definito respirazione anche il meccanismo attraveros il quale avvengono gli scambi gassosi tra cellule e tessuti con i liquidi circolanti nell'organismo (respirazione cellulare) o tra ambiente esterno e organismo (respirazione esterna). Il percorso dell'aria L'aria che entra attraverso le narici nella parte alta dell'apparato respiratorio (rinofaringe) viene filtrata grazie alla presenza di un epitelio ciliato in grado di fissare e di trattenere i corpi estranei. A tale livello l'aria viene quindi modificata, riscaldata, purificata e soprattutto umidificata. Attraverso la trachea, i grossi bronchi e i bronchioli, l'aria arriva ai polmoni diffondendosi negli alveoli. La parte dell'albero bronchiale che arriva ai bronchioli respiratori svolge la funzione di trasporto; la parte dei dotti alveolari è per il 50% addetta agli scambi gassosi; man mano che ci si addentra nel polmone la funzione di scambio prevale su quella di trasporto. A livello degli alveoli la muscolatura liscia scompare, in modo tale che essi acquisiscono una struttura molto semplice: epitelio, capillari sanguigni e fibre elastiche. Nei punti di maggior contatto tra epitelio e capillari le loro membrane basali si fondono, per cui la barriera aria-sangue nell'alveolo diventa sottilissima. Tra la membrana alveolare e quella del capillare è poi interposto un sottile strato di liquido interstiziale. Il meccanismo della respirazione polmonare Dal punto di vista meccanico la respirazione polmonare può essere paragonata al funzionamento di una pompa ad aria; i due movimenti respiratori che garantiscono l'assunzione di aria dall'ambiente esterno e l'eliminazione dell'anidride carbonica sono il movimento inspiratorio e quello espiratorio. Inspirazione ed espirazione sono dovute a movimenti della gabbia toracica e del diaframma, mentre il punto di appoggio è costituito dalla colonna vertebrale, dotata di una relativa fissità. Un aumento di capacità della gabbia toracica porta come conseguenza immediata l'aumento di capacità del polmone, che segue passivamente i movimenti toracici. Ciò è quanto si verifica nell'inspirazione, mentre nell'espirazione si verifica il fenomeno opposto. Durante l'inspirazione si ha il sollevamento delle costole e una loro lieve rotazione verso l'esterno; si ha così un aumento del diametro antero-posteriore della gabbia toracica. I movimenti del diaframma si ripercuotono invece sull'asse longitudinale. L'inspirazione è un processo attivo, nel quale entrano in gioco, oltre al diaframma, i muscoli intercostali esterni e i sollevatori delle costole. Di norma l'espirazione è un processo passivo. Nell'espirazione forzata è comunque necessario l'intervento dei muscoli. I polmoni sono separati dalla parete toracica e dal diaframma mediante il cavo pleurico: si tratta di una cavità virtuale, in quanto tra il foglietto viscerale e quello parietale della pleura è interposto solo un velo di liquido. Alla nascita il primo atto respiratorio distende la gabbia toracica e la pleura parietale che a essa aderisce. Inoltre, per l'inespansibilità del liquido di separazione, viene distesa anche la pleura viscerale aderente al polmone. Questo di conseguenza si espande e l'abbassamento di pressione nel suo interno richiama aria dall'esterno. La pressione misurabile all'interno dell'albero tracheobronchiale (pressione intrapolmonare) presenta lievi oscillazioni di 2-3 mmHg rispetto ai valori della pressione atmosferica. L'attività dei muscoli respiratori adegua la ventilazione ai bisogni dell'organismo, in modo che la quantità di anidride carbonica eliminata è uguale a quella prodotta dai tessuti e, allo stesso tempo, la quantità di ossigeno introdotta è pari a quella consumata. Il controllo nervoso della respirazione è organizzato come un arco riflesso, nel quale si distinguono: afferenze, centri nervosi e vie efferenti, che ordinano ai muscoli respiratori i movimenti adeguati. Le afferenze di varia natura influenzano l'attività dei centri respiratori, dai quali nascono impulsi che, attraverso le vie efferenti, giungono ai motoneuroni spinali: questi agiscono poi sui muscoli respiratori. I centri respiratori sono localizzati nel bulbo e nel ponte di Varolio; a livello bulbare si riconoscono un centro inspiratorio e un centro espiratorio. All'attività coordinata di questi centri sono dovute la ritmicità e l'adeguata frequenza della respirazione.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 12/01/2011 @ 16:31:57 in Lettera L, visto n. 688 volte)
Tumore benigno della muscolatura liscia, derivato dalla proliferazione di fibrocellule. Colpisce l'utero, associato a una componente variabile di tessuto fibroso (fibroleiomia). Si riscontra più di frequenti in donne sopra i 30 anni. Si distinguono tre tipi di leiomioma: sottosieroso (sviluppato sulla superficie esterna dell'utero), intramurale (contenuto nella parete uterina), sottomucoso (proiettato nella cavità uterina). La terapia prevede l'asportazione chirurgica della massa tumorale che può raggiungere anche dimensioni molto voluminose.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 27/12/2010 @ 16:31:50 in Lettera G, visto n. 420 volte)
Tumore maligno cerebrale derivante dai tessuti della glia, a rapida crescita e prognosi infausta. È il più frequente fra i tumori intracranici e colpisce preferenzialmente il sesso maschile intorno ai 50 anni. Fa parte della categoria dei cosiddetti gliomi, i tumori primari del cervello che si manifestano più frequentemente. Ha uno sviluppo infiltrante, tende a dare metastasi per via liquorale e ha spiccate caratteristiche recidivanti. Si localizza di solito nei lobi frontali, temporali e parietali. I sintomi sono ipertensione endocranica (cefalea, vomito, papilla da stasi), disturbi psichici e crisi epilettiche. La sopravvivenza media è molto limitata (da sei mesi a due anni). La terapia prevede antiedemigeni, per combattere l'ipertensione endocranica, e terapia radiante, data la costanza di recidive dopo l'asportazione chirurgica. Il glioblastoma può essere di tipo primitivo, può cioè manifestarsi ex-novo, o come trasformazione di altri tumori cerebrali (per esempio gli astrocitomi).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 13/01/2011 @ 16:31:36 in Lettera L, visto n. 329 volte)
Difetto congenito nel metabolismo delle purine, a causa di un deficit dell’enzima HPRT. L’anormalità dell’enzima è causata da mutazioni in un gene localizzato sul braccio lungo del cromosoma X. Il difetto dell’enzima causa un accumulo di acido urico nel neonato che si manifesta come “sabbia arancione” nel pannolino dei neonati. I pazienti con questa sindrome non sono in grado di camminare e col tempo si raggiunge il quadro neurologico di spasticità. Caratteristiche di questa sindrome sono alcune anormalità comportamentali come il comportamento compulsivo, aggressivo e l’autolesionismo tramite i morsi. La diagnosi definitiva richiede un dosaggio dell’enzima HPRT negli eritrociti.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 16:31:05 in Lettera O, visto n. 119 volte)
(o oftalmite), denominazione comune di alcune affezioni oculari, in particolare l'oftalmìa dei neonati, l'oftalmìa traumatica, l'oftalmìa simpatica. Quest'ultima, molto grave, interessa l'uvea di un occhio e consegue a lesioni traumatiche dell'altro occhio, anche dopo 6-7 settimane; la prognosi è sempre riservata, perché spesso il processo evolve fino a portare a completa cecità, se non si provvede tempestivamente all'enucleazione dell'occhio simpatizzante, cioè dell'occhio traumatizzato che ha causato l'oftalmìa all'altro occhio, detto simpatizzato. Se l'enucleazione è tardiva, viene perso anche l'occhio simpatizzato. Con il termine oftalmìa vengono anche definite forme di congiuntivite e cheratocongiuntivite.
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 16:30:42 in Lettera E, visto n. 263 volte)
L'eccipiente è una sostanza ausiliaria nella produzione di una forma farmaceutica e per definizione include qualsiasi materiale si trovi nel farmaco finito che non costituisca principio attivo ma alcuni materiali usati nella preparazione dei farmaci possono modificare il rilascio del principio attivo dalla forma farmaceutica. Gli eccipienti vengono elencati nelle Farmacopee Ufficiali, in seguito a controlli sulla sicurezza. Gli eccipienti non possiedono azione terapeutica, e vengono unite ai farmaci in varie forme farmaceutiche (ad esempio compresse, pastiglie, polveri, unguenti, suppositori, sciroppi ecc.) con il fine sia di renderle meglio accette al paziente, sia di favorire la preparazione del prodotto. Gli eccipienti possono essere classificati in diversi modi è molto pratico suddividerli in base al ruolo svolto nella preparazione della forma farmaceutica finita: i diluenti,ad esempio sono sostanze che vengono aggiunte quando la massa del principio attivo non basta alla preparazione del farmaco; gli assorbenti costituiscono materiali aggiunti alle preparazioni con lo scopo di assorbire l'umidità prevenendo il deterioramento del principio attivo; gli adsorbenti sono sostanze capaci di trattenere notevoli quantità di liquidi, destinati ad essere inseriti in formulazioni solide (per esempio compresse); lubrificanti, suddivisi in: lubrificanti veri e propri, capaci di impedire alle polveri di aderire a parti meccaniche nel corso del processo produttivo, antiaderenti, glidanti che migliorano le proprietà di flusso delle polveri;leganti, ossia sostanze che aumentano la coesione delle polveri; disgreganti, materiali che facilitano la disgregazione delle forme farmaceutiche solide, accrescendo la superficie di contatto con i liquidi biologici; tensioattivi, utilizzati sia nelle preparazioni solide in cui incrementano la bagnabilità del prodotto e quindi la sua disgregazione, sia a forme farmaceutiche liquide, che vengono così stabilizzate; coloranti, impiegati per migliorare la presentazione di alcune forme farmaceutiche (come ad esempio le capsule), per riconoscere i prodotti nel processo di produzione o, ancora, per classificarli in base alla categoria terapeutica di appartenenza; edulcoranti - aromatizzanti, aggiunti col fine di migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, soprattutto quelli solidi e aumentare la compliance; antiossidanti - antimicrobici, uniti per aumentare il periodo di conservazione del prodotto;polimeri per modificare il tempo o il sito di rilascio del principio attivo (preparazioni a rilascio prolungato o gastro-resistenti). Gli eccipienti utilizzati più comunemente per diluire le polveri di principio attivo sono:lattosio, glucosio, saccarosio, mannite, caolino, talco,talco-mento-canforato (1% di mentolo, 1% di canfora e 98% di talco), talco-mento-salicilico (1% di mentolo, 1% di acido salicilico e 98% di talco), bentonite, biossido di titanio.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:30:15 in Lettera I, visto n. 1342 volte)
L'ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia che colpisce la prostata, una ghiandola che si trova sotto la vescica maschile e che ha la funzione di produrre un componente del liquido seminale. In particolare, si tratta di un ingrossamento della prostata che di solito colpisce gli uomini dopo i cinquant'anni. Non si sa quali siano le cause esatte di questa malattia, benché probabilmente vi sia un'associazione con l'andropausa. L'ingrossamento della prostata provoca una compressione dell'uretra, il cui calibro viene conseguentemente ridotto. La riduzione delle funzionalità dell'uretra provoca difficoltà a urinare; si fa fatica a urinare, si ha la sensazione che non tutta l'urina sia stata espulsa e si può anche arrivare a un blocco completo della funzione, con l'obbligo di utilizzare un catetere per svuotare la vescica. La prevenzione - Per tutti coloro che hanno superato i 40 anni è consigliabile tenere sotto controllo il PSA (Prostatic Specific Antigen). L'antigene prostatico specifico è una glicoproteina (peso molecolare 34.000 dalton) presente nel sangue e nel tessuto prostatico normale, sia ipertrofico sia neoplastico. L'esame non deve essere effettuato dopo massaggi prostatici, esplorazioni rettali o procedure strumentali endoscopiche. In associazione con altri esami strumentali viene utilizzato come test di conferma l'ipertrofia prostatica e per i tumori alla prostata. Il valore di normalità è inferiore a 4 ng/ml. Per chiarire se trattasi di ipertrofia o di tumore, si ricorre ultimamente alla frazione di PSA libero (rispetto a quello totale). In genere quanto più bassa è la percentuale di PSA libero tanto la diagnosi di tumore è più probabile (il PSA libero dovrebbe essere superiore al 20%). Un uomo su sei è colpito da cancro alla prostata, ma solo uno su 32 muore per questa causa (perché il tumore ha un'evoluzione molto lenta e il soggetto muore prima per esempio per un attacco di cuore). Le ultime dalla ricerca - Alcuni ricercatori americani (Catalona, 2003) sostengono che il livello di attenzione del PSA dovrebbe essere abbassato a 2,5 ng/ml. Ciò comporterebbe la necessità di un numero maggiore di inutili biopsie, ma sarebbe in grado di rilevare una percentuale praticamente vicina al 100% di tumori, soprattutto nella popolazione più giovane. La diagnosi e la cura - La visita medica consente di determinare la presenza di un'ipertrofia benigna o di altre patologie (calcoli della vescica, prostatiti, tumori). A seconda dei risultati della visita e degli esami (per esempio biopsia), il medico indicherà l'appropriata soluzione farmacologica o chirurgica. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, si può ricorrere agli alfa-bloccanti, che rilassano i muscoli dell'area interessata favorendo il passaggio dell'urina, o alla finasteride, che agisce bloccando la trasformazione del testosterone nel metabolita DHT, responsabile dell'ingrossamento della prostata. All'intervento chirurgico si arriva nel caso in cui le terapie farmacologiche non abbiano dato esito positivo. L'intervento più frequente è la resezione prostatica transuretrale (TURP), con cui si ottiene l'eliminazione della parte ipertrofica interna alla prostata; anche la termoterapia agisce in modo analogo, ma è meno efficace. Nei casi più gravi si procede all'asportazione mediante incisione del basso addome. Si possono comunque adottare alcuni accorgimenti che a volte consentono almeno di tenere sotto controllo i sintomi di questa patologia: cercare di bere poco la sera per evitare di doversi alzare a urinare durante la notte, cercare di svuotare completamente la vescica (ad esempio urinando stando seduti), evitare gli alcolici (che possono causare una congestione della prostata), svolgere attività fisica (la sedentarietà provoca ritenzione urinaria).
 
Di riccardo (del 09/05/2014 @ 16:29:53 in Lettera E, visto n. 84 volte)
Detta anche avulsione dentaria, è l'asportazione di un dente praticata nel momento in cui tutti i trattamenti di conservazione dello stesso, compromesso dalla carie o eccessivamente mobile per parodontopatia, si dimostrano insufficienti. Si rende necessaria, a volte, anche per l'applicazione di protesi o per motivi ortodontici ecc. In pazienti diabetici, in soggetti affetti da alterazioni cardiovascolari o che abbiano come gli emofiliaci disturbi della coagulazione ecc. l'estrazione dentaria può portare a complicazioni piuttosto serie e quindi è indispensabile orientarsi correttamente verso la premedicazione piu opportuna utilizzando calmanti antibiotici o farmaci specifici per i vari disturbi o per decidere eventualmente di rinunciare all'intervento. L'estrazione dentaria puo essere di due tipi: semplice o chirurgica. Nel primo caso si seziona con l'aiuto di uno specifico strumento sindesmotomo il legamento che collega il dente al suo alveolo quindi con apposite leve variabili a seconda del dente da estrarre si scolla la radice e infine con movimenti laterali di ampiezza crescente il dente serrato da pinze o tenaglie da estrazione viene estratto dal proprio alveolo. Per denti con una sola radice, invece, possono essere sufficienti piccoli movimenti di rotazione sul loro asse, per completare il distacco dei legamenti. L'estrazione dentaria chirurgica viene adottata quando non è possibile procedere effettuando quella semplice, ad esempio quando le radici sono fratturate. In questo caso viene praticata un'alveolectomia o per i denti del giudizio inferiori inclusi (in questo caso l'estrazione dentaria può talvolta presentarsi piuttosto difficoltosa e richiedere la trapanazione dell'osso lungo il fianco esterno del dente e a volte la spezzettatura del dente stesso) o per i denti del giudizio superiori inclusi o per i canini superiori inclusi.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 22/12/2010 @ 16:29:23 in Lettera G, visto n. 1683 volte)
È una sindrome che colpisce in genere uomini sedentari e forti mangiatori. È detta anche policitemia relativa, o eritrocitosi spuria o da stress. Si manifesta con ipertensione arteriosa grave, rilevante poliglobulia, congestione della mucosa gastrica con ipercloridria, iperglicemia, ipercolesterolemia, iperproteinemia, iperuricemia. In genere la malattia si conclude entro pochi anni in quanto sopraggiunge insufficienza cardiaca o si hanno incidenti vascolari cerebrali. Si tratta di una falsa poliglobulia, da emoconcentrazione.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 26/11/2013 @ 16:28:36 in Lettera B, visto n. 204 volte)
Acronimo che indica un insieme di pratiche relazionali e/o preferenze sessuali basate sulla dominazione e la sottomissione: Bondage & Disciplina (B&D); Dominazione & Sottomissione (D&S o DS); Sadismo & Masochismo (S&M o SM). Queste pratiche, che fuori da un contesto di piena consensualità sono comunemente assimilate alla violenza sessuale, diventano, all'interno del BDSM, fonte di soddisfazione reciproca nonché stimolo per la costruzione di un più profondo rapporto interpersonale. Nel BDSM il "sottomesso" accetta di essere tale; inoltre, i limiti e le regole del rapporto sono definite sulla base di un accordo paritario accettato da ambo le parti in maniera consapevole e consensuale. Anche nel caso di un rapporto TPE, in cui il dominante ha il totale controllo sul sottomesso, sussiste la possibilità, per il sottomesso, di ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento. In mancanza di tali requisiti qualsiasi pratica SM è da considerarsi un grave abuso ed è illegale. Lo scopo è un'interazione bidirezionale positiva per entrambi. Non necessariamente tuttavia questa soddisfazione deve essere intesa come pari opportunità di raggiungere il piacere sessuale: in alcune tipologie di rapporti BDSM (in particolare relazioni 24/7) il piacere sessuale di un partner è limitato in funzione del piacere dell'altro, in questo caso la soddisfazione del partner sottomesso è soprattutto di natura psicologica. l piacere tratto da un rapporto BDSM è legato alla dinamica del potere che intercorre fra sottomesso e dominante. L'umiliazione e la libertà di disporre del sottomesso esalta e gratifica il senso di potere del dominante, mentre il sottomesso è gratificato dall'assenza di potere (al quale è associato una certa quota di stress, come ad esempio quella legata all'azione e al dover prendere decisioni) e dalla sensazione di impotenza dinanzi al partner supervalutato, sottolineata e amplificata dall'essere inerme di fronte agli stimoli che il dominante infligge o elargisce agendo da soggetto attivo. In un rapporto BDSM non mancano mai però momenti di grande tenerezza, in cui non c'è né dolore né tensione emotiva, ma solo grande rilassamento per entrambi i partner. Solitamente al termine di un rapporto BDSM il partner dominante pratica l'aftercare nei confronti del sottomesso, ovvero si dedica con affettuosa attenzione alla sua cura elargendogli spesso anche dei "premi". Nei rapporti non continuativi è la "riappacificazione" alla fine di un gioco di dominazione, mentre nei rapporti 24/7 questi momenti possono essere più casuali e non collegati a qualche specifica situazione. Una ricerca basata sulla somministrazione di questionari psicologici sia a soggetti praticanti il BDSM che ai non praticanti, ha evidenziato che gli amanti del BDSM risultano più estroversi, più aperti a nuove esperienze, più coscienti di sé e meno nevrotici rispetto ai cosiddetti "normali".[2] Secondo i ricercatori, gli appassionati di BDSM avrebbero una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e desideri sessuali, con la conseguente diminuzione della frustrazione nelle relazioni fisiche ed emotive che tutto ciò implica. Il sesso nella sua forma tradizionale è presente in misura minoritaria nel rapporto BDSM, se non addirittura completamente sublimato, ciò nonostante i normali rapporti di coppia sono chiamati con il termine anglosassone vanilla (vaniglia, appunto, dal gusto piacevole ma non particolarmente saporita) a sottolineare la minore intensità emotiva rispetto ai rapporti BDSM.
 
Di dr.AlisaManca (del 18/09/2007 @ 16:28:33 in Lettera E, visto n. 9989 volte)
E’ un’ostruzione dell’albero arterioso polmonare da materiale proveniente dalle vene sistemiche o dal cuore destro. Gli emboli possono essere liquidi,solidi o gassosi. L’80% delle embolie polmonari sono provocate da materiale solido,da frammenti di trombi che partono da flebo trombosi profonde degli arti inferiori ( soprattutto dalla safena). E’ possibile che si sviluppi embolia polmonare anche in seguito al distacco di frammenti neoplastici,traumi,fratture. Ci sono dei fattori che favoriscono la formazione dei trombi venosi;tre sono quelli principali e costituiscono la TRIADE DI WIRCHOW: 1) stasi circolatoria (dovuta ad allettamento,per es.) 2)lesione endoteliale 3) ipercoagulabilità. La SINTOMATOLOGIA dipende dal numero e dalle dimensioni degli emboli che possono essere singoli,multipli,grandi o piccoli. Se gli emboli sono piccoli e occludono un’arteria profonda distale,l’embolia polmonare non darà una sintomatologia clinica. In questo caso il trombo verrà eliminato dal sistema fibrinolitico. Se non c’è un embolo molto grosso la sintomatologia non compare grazie all’intervento di due principali meccanismi: 1) il polmone è ampiamente anastomizzato con la rete sistemica bronchiale,per cui l’irrorazione verrà fornita non dall’arteria stenotica,ma dal sistema arterioso generale; 2) il parenchima polmonare è direttamente ossigenato dalla ventilazione alveolare. Normalmente non si ha una sintomatologia clinica,ma può instaurarsi un’ipertensione polmonare;quest’ultima viene innescata da meccanismi, di tipo nervoso e umorale,che determinano vasocostrizione. Si avrà liberazione di serotonina e prostaglandine,da parte delle piastrine del trombo,che determinano broncospasmo diffuso. Quindi,in definitiva,la sintomatologia dipenderà dal numero e dalle dimensioni del trombo, ma anche dai meccanismi di compenso che vengono messi in atto. Nel caso di grossi trombi,comparirà sintomatologia,dovuta a fenomeni che si innescano sia a valle,sia a monte del trombo. A valle del trombo: si ha insufficienza del riempimento ventricolare sinistro,che porta ad una diminuzione della portata cardiaca ed ad una conseguente ipoperfusione periferica di tutti i distretti. I meccanismi di compenso che si attivano,che danno origine alla sintomatologia ,sono:-vasocostrizione cutanea (pallore),che fa si che possano essere irrorati altri distretti che ne hanno più bisogno; - stimolazione cardiaca da parte del sistema simpatica(tachicardia),che è un meccanismo di compenso alla diminuzione della gittata. Se questi due meccanismi non si attivano si andrà incontro a sincope e a morte improvvisa. A monte del trombo : si ha ipertensione del ventricolo destro,che si propaga all’atrio destro e da qui al sistema venoso. Si avrà,quindi,turgore delle giugulari,fegato da stasi,edema agli arti inferiori,oliguria. A livello dell’apparato respiratorio:-negli alveoli non irrorati: si ha ipoossigenazione alveolare che provoca una costrizione dei bronchioli:questo è un meccanismo di compenso per non ventilare gli alveoli che non vengono per fusi a causa dell’embolia; si ha un arresto della produzione di surfactante con conseguente collasso degli alveoli. Nel parenchima sano si ha un tentativo di mantenere costante gli scambi gassosi tramite iperpnea e tachipnea. Se non è sufficiente questo meccanismo si avrà ipossia e una ridotta saturazione di ossigeno nel sangue del circolo arterioso sistemico. Se il paziente supera le prime ore si attivano meccanismi di recupero che sono di due tipi: 1) meccanici:-ipertensione polmonare che spinge gli alveoli nei settori più periferici; -si aprono i rami arteriosi di riserva; -si aprono anastomosi con le arterie bronchiali. 2)fibrinolisi: è il processo più importante che distrugge gli emboli. La DIAGNOSI viene effettuata:- D-dimero:è un prodotto di degradazione del fibrinogeno. –scintigrafia polmonare con tecnezio 99m in vena –TAC multistrato del torace,AngioTAC:si esegue per avere una diagnosi di certezza; -arteriografia dell’arteria polmonare; -ECG:può dare indicazioni diagnostiche;in particolar modo,nell’embolia polmonare ci può essere un’alterazione dell’onda P che diventa più alta,più larga e,a volte,isodifasica (onda P polmonare); -Ecocardio:può mettere in evidenza un aumento del diametro traverso del ventricolo destro,un’inversione della normale convessità del setto interventricolare per la presenza di una ipertensione del ventricolo destro rispetto al ventricolo sinistro,un’inversione del setto interatriale. TERAPIA:anche solo in caso di sospetto di embolia polmonare,senza diagnosi certa,si inizia una terapia eparinica. In caso di vago sospetto si utilizza eparina per via endovenosa. Se l’embolia è stata provocata da una flebotrombosi degli arti inferiori,la terapia anticoagulante deve essere continuata nel tempo;non si somministra più eparina ma dicumarolici per os. La terapia anticoagulante per os ha numerose controindicazioni:si può andare incontro a emorragie,ha bisogno di continuo monitoraggio,ci può essere un’alterazione dell’assorbimento per la contemporanea assunzione di alcuni cibi e bevande e farmaci con conseguente accumulo nell’organismo. Per questo sono controindicati nei soggetti anziani,con ipertensione,in pazienti con storia di ulcera duodenale;in questi casi si può somministrare eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea. In fine,si può praticare una terapia chirurgica utilizzando filtri cavali,soprattutto in soggetti che non possono far uso di terapia anticoagulante
 
Di riccardo (del 01/04/2014 @ 16:28:16 in Lettera T, visto n. 113 volte)
Endoscopia specifica per l’esplorazione del cavo pleurico, attuata mediante introduzione, attraverso la parete toracica, di un toracoscopio che consente di esaminare la superficie polmonare o quella interna del torace e anche (facendo in questo caso uso di uno speciale toracoscopio operatore) di eseguire prelievi bioptici e interventi. Il toracoscopio è costituito essenzialmente di un tubo ottico introdotto in altro tubo metallico, munito a un estremo di lente e sorgente luminosa; il toracoscopio operatore, di calibro maggiore, è munito anche di ansa per elettrocoagulazione.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:27:14 in Lettera L, visto n. 1941 volte)
Le patologie della schiena riguardano soprattutto le degenerazioni della colonna vertebrale. La colonna vertebrale è il complesso di ossa che forniscono il sostegno mediano e posteriore del corpo. È divisa in colonna cervicale (sette vertebre), dorsale (dodici vertebre), lombare (cinque vertebre), sacrale (cinque vertebre) e coccige. Nel canale vertebrale, situato al suo interno, scorre il midollo spinale. Fra le vertebre sono presenti strutture elastiche (dischi) che permettono alla colonna di sopportare carichi notevoli. La colonna vertebrale ha quattro deviazioni fisiologiche (cervicale, dorsale, lombare e sacro-coccigea) che consentono carichi dieci volte superiori rispetto a una struttura rettilinea. Il disco intervertebrale è formato da un nucleo polposo (molto ricco d'acqua, quasi il 90%) e da un anello fibroso esterno che contiene il nucleo. La struttura del disco funziona da ammortizzatore. La pressione subita dai dischi dipende ovviamente dalla posizione: è minima in posizione orizzontale, intermedia in posizione verticale e massima quando si è seduti o si è piegati in avanti con un peso in mano che sposta ulteriormente il baricentro. I dischi sono praticamente privi di innervazione; ciò se da un lato consente di muoversi senza provare dolore, dall'altro non permette di accorgersi delle degenerazioni discali se non quando il quadro è diventato sufficientemente grave. Con l'età il disco s'impoverisce d'acqua (l'abbassamento di statura con l'invecchiamento è dovuto in gran parte alla diminuzione di volume dei dischi) a seguito di processi degenerativi che colpiscono i mucopolissaccaridi che hanno il compito di trattenere l'acqua assicurando l'elasticità della struttura. Il processo degenerativo che colpisce i dischi è detto condrosi, mentre si parla di osteocondrosi quando sono coinvolte anche le vertebre. L'osteocondrosi agisce anche sul sistema nervoso spinale provocando dolore (il 10% ca. dei pazienti presenta una grave invalidità). Il processo degenerativo può produrre anche altre patologie (la spondiloartrosi, cioè la degenerazione delle articolazioni intervertebrali poste dietro ai dischi). L'ernia del disco è la patologia classica dei dischi intervertebrali. A seguito della diminuzione del contenuto acquoso del disco (a settant'anni ci può essere una riduzione anche del 10% della quantità d'acqua), le vertebre si avvicinano (il disco è meno elastico); per rispondere alla nuova situazione il disco cerca di trattenere più acqua e si gonfia (protrusione discale), pur non avendo più le strutture perfettamente integre per contenerla. Se il nucleo polposo si rompe l'ernia non si verifica, ma se è invece l'anello che si crepa a seguito della pressione del nucleo interno, si verifica il prolasso, cioè l'ernia costituita dai materiali generati dalla rottura. Quando questi materiali toccano le innervazioni il paziente prova dolore. L'ernia del disco è molto frequente nella regione lombare, meno nella cervicale, rara nella dorsale.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:26:36 in Lettera O, visto n. 918 volte)
È una malattia che consiste nella degenerazione delle ossa causata dalla prevalenza dei processi di rottura su quelli di formazione. Colpisce in particolar modo le vertebre, le ossa della mano e il collo del femore, con conseguente pericolo di cifoscoliosi e fratture. L'osteoporosi può essere originata da varie malattie, da carenze alimentari, da scompensi ormonali, da ereditarietà e dalla sistematica somministrazione di alcuni farmaci. La forma più comune è quella senile, causata dalla rarefazione ossea che inizia dopo i 40-50 anni. I soggetti femminili possono essere colpiti più precocemente a causa degli squilibri ormonali conseguenti alla menopausa. Alcuni farmaci (corticosteroidi e anticonvulsivanti) possono favorirla. Anche se non esiste una cura capace di farla regredire, è tuttavia possibile rallentare l'osteoporosi mediante somministrazione di calcio, estrogeni, androgeni, calcitonina e fluoruri. I sintomi della patologia si manifestano quando l'osteoporosi è ormai troppo grave per essere prevenuta. La prevenzione si basa sul consumo di alimenti ricchi di calcio e vitamina D (latte e derivati, uova, pesce, frutta, verdura ecc.), la pratica di attività fisica (il carico sulle ossa costituisce uno stimolo al loro rafforzamento), l'astinenza dall'alcol, dal fumo e dall'uso indiscriminato di farmaci (antiacidi). Il calcio - Il calcio è uno dei pochi minerali il cui fabbisogno può non essere coperto dalla dieta, soprattutto quando non si apprezzano il latte e i formaggi. Infatti la quantità di calcio assunta tramite gli altri alimenti non è sufficiente. I cibi più ricchi di calcio sono latte, formaggi, tuorlo d'uovo e verdure. L'assorbimento avviene nell'intestino tenue sotto forma di sali solubili; se il calcio transita nell'intestino sotto forma di sale insolubile viene eliminato. L'importanza della prevenzione dell'osteoporosi (malattia che causa una fragilità ossea responsabile di molte fratture nell'età avanzata; il 90% delle persone colpite è di sesso femminile) è fondamentale se si tiene conto che circa per il 75% della popolazione la dose giornaliera di calcio è inferiore a quella consigliata (1 g nell'adulto). Si è dimostrato che: l'attività fisica aiuta nella prevenzione dell'invecchiamento dell'apparato scheletrico, ma anche che nelle donne un'attività fisica intensa che riduce notevolmente la massa corporea e produce amenorrea secondaria predispone all'osteoporosi in tarda età. Ciò si spiega con la sospensione della produzione di estrogeni che agiscono come protezione nei confronti della demineralizzazione ossea. Non è infrequente che le atlete siano più vulnerabili agli stimoli meccanici. Sembra pertanto giustificata un'integrazione di calcio (per esempio citrato di calcio) con la dieta anche perché basta portare la razione giornaliera a 1,5 g per ridurre significativamente i rischi di osteoporosi. L'integrazione di 0,5 g corrisponde a circa tre bicchieri di latte (circa 200 calorie) ed è di difficile sostituzione visto l'elevato apporto calorico degli alimenti contenenti calcio. L'integrazione è anche consigliata per tutti quegli atleti maschi che superano gli 80 km settimanali. Come integrare - Molti integratori di calcio contengono anche vitamina D. In realtà l'assunzione di questa vitamina dovrebbe essere motivata da una reale carenza e non semplicemente dal desiderio che migliori l'assorbimento di calcio (questo è sicuramente il caso dei fondisti in cui è il calcio che viene a mancare per usura e non la vitamina D). Infatti la vitamina D è liposolubile e un suo accumulo può provocare sgradevoli effetti collaterali (diarrea, nausea, perdita di peso, danni renali). In genere la dose di vitamina D contenuta in un multivitaminico e quella assunta con l'alimentazione sono più che sufficienti per garantire che l'assunzione del solo calcio sia efficace. Il farmaco che rigenera l'osso - Si chiama teriparatide e aumenta il numero e l'attività degli osteoblasti. È stato ottenuto grazie all'ingegneria genetica ed in pratica non è che una parte del paratormone, l'ormone che l'organismo utilizza per stimolare la produzione di osso. L'efficacia è tale che ha permesso di ridurre la comparsa di nuove fratture di circa due terzi, di ridurre del 77% quelle multiple e del 90% quelle molto gravi. Viene somministrato con iniezioni quotidiane per circa 18 mesi, al termine dei quali i pazienti più a rischio devono continuare con i farmaci tradizionali (disfosfonati).
 
Di Viola Sinismagli (del 23/03/2011 @ 16:26:35 in Lettera S, visto n. 288 volte)
La fabbricazione di una sostanza attraverso un processo biochimico che ne coinvolge altre.
 
Di Viola Sinismagli (del 08/03/2011 @ 16:26:15 in Lettera F, visto n. 403 volte)
Gruppo di disturbi neurocutanei riferibili a lesioni avvenute durante lo sviluppo del sistema nervoso in cui disturbi neurologici si associano a difetti della retina e della pelle. La forma più comune è la neurofibromatosi di cui si riconoscono due forme entrambe a trasmissione genetica autosomica dominante. La malattia si presenta con neurofibromi a macchie cutanee color caffè latte e a lesioni dei nervi o del sistema nervoso centrale.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 16:25:14 in Lettera M, visto n. 7904 volte)
Il magnesio è un elemento chimico responsabile di molti processi metabolici essenziali, come la formazione dell’urea, la trasmissione degli impulsi muscolari, la trasmissione nervosa e la stabilità elettrica cellulare. La razione raccomandata è di 350 mg al giorno per gli uomini e 300 per le donne, che può aumentare fino a 400 durante la gravidanza e l'allattamento. La carenza di magnesio può provocare nausea, vomito, diarrea, ipertensione, insufficienza cardiaca, debolezza e perdita della coordinazione. In alimentazione, il magnesio può essere assunto tramite i cereali, le noci, la verdura e i prodotti derivati dal latte. La cottura dei cibi diminuisce in maniera sensibile la percentuale di magnesio nell'alimento.
 
Di Viola Sinismagli (del 08/03/2011 @ 16:25:10 in Lettera F, visto n. 330 volte)
Tendenza di banali processi infettivi e infiammatori a carico della cute o delle mucose a degenerare in processi ulcerativi e distruttivi.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 26/11/2013 @ 16:25:02 in Lettera P, visto n. 223 volte)
Pratiche sessuali il cui fine differisce dal congiungimento dei genitali (il classico coito). Si lega più strettamente al concetto di parafilia solamente quando scaturiscono condizioni patologiche.[1] Secondo Sigmund Freud la perversione è la tensione al puro godimento, liberando questo termine dalla sua accezione puramente negativa. Secondo alcuni psicologi c'è perversione quando un atteggiamento o un comportamento sono volti esclusivamente a fare del male a qualcuno: perverso è chi trovandosi in una situazione di superiorità approfitta del suo status per infliggere umiliazioni al più debole. Perverso è chi approfitta della debolezza dell'altro per farlo intenzionalmente soffrire. Ribaltando il concetto perverso è chi, in situazione di debolezza ed essendo oggetto di umiliazione o violenza, ne gode. Estendendo il concetto, perverso è chi accetta una situazione perversa senza intervenire, potendo farlo e senza che questo gli procuri un danno o di chi l'accetta su sé stesso non riconoscendone gli effetti negativi, anzi pensando di esserne esente. Molti casi di atteggiamenti o azioni perverse sono solitamente condannati dalla legge: è il caso ad esempio del "bullismo", del "nonnismo", dello "stalking", della "violenza sessuale" in tutte le sue forme, della "violazione della privacy", del "mobbing". La gravità è proporzionale alla misura, intesa come intensità, frequenza, dal numero delle persone coinvolte e dal fatto che la vittima non riceva aiuti in merito, primo fra tutti il riconoscimento a lui o lei dell'abuso perpetrato nei suoi riguardi. Molto spesso atteggiamenti perversi non sono riconosciuti, legalmente o no, perché la vittima non riesce ad esprimere adeguatamente quanto gli sta accadendo, anche perché spesso incolpa se stessa di quanto gli sta accadendo oppure perché essere oggetto di una perversione il più delle volte provoca disturbi psichici, quali perdita dell'autostima, depressione, fino a disturbi più gravi che talvolta possono portare al suicidio. Le vittime di abusi di questo tipo possono avere la vita distrutta e condizionata in modo indelebile, in particolare quando non viene mai riconosciuto loro che sono state vittime di un abuso e che sono loro ad essere nel giusto. Il risarcimento, sotto forma di verità, in particolare se riconosciuta da chi ha commesso l'abuso, è un primo passo verso la loro guarigione. La condanna di chi ha perpetrato l'abuso e il risarcimento conseguente nei riguardi della vittima, sono un'ulteriore compensazione al danno subito, sia in termini fisici che psicologici. Ci sono casi estremi di perversione che hanno coinvolto società intere, quali i regimi totalitari di nazismo e stalinismo: Auschwitz o i Gulag ne erano la loro manifestazione evidente. Storicamente, ad esempio, la "santa inquisizione", a dimostrazione che la perversione si può nascondere ovunque. Anche oggi ci sono esempi estremi simili, quali i casi di tortura che ogni giorno vengono scoperti in qualsiasi altra parte del mondo. Esistono associazioni che si occupano di evidenziare casi eclatanti di perversione e di abuso, quali Amnesty International. La perversione comunque si manifesta in situazioni in cui c'è un evidente uso del potere in senso distruttivo: il più forte tende a distruggere il più debole e prova piacere in questo o non prova nessun sentimento né senso di colpa, in particolare quando tale atteggiamento è condiviso da altre persone se non addirittura da società intere (fascismo, comunismo e simili), atteggiamento condannato non solo dalle leggi degli stati democratici, ma anche da quelle dell'etica, della morale e religiose. Ci sono casi in cui le pulsioni perverse vengono controllate tramite il gioco: in questo caso soggetti adulti e consenzienti mettono in atto giochi che simulano situazioni più o meno realistiche in cui vengono espresse le loro perversioni. Tali situazioni sono più o meno accettate a seconda delle culture: le culture considerate più evolute e tolleranti accettano tali giochi nel privato in quanto solitamente non nocive al comportamento sociale. Oppure tramite lo sport. Anche le arti spesso sono state usate per veicolare questo tipo di pulsioni in modo non lesivo. Molto più cospicui sono gli studi più recenti sulla correlazione fra perversione, devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi [2][3]. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline.[4][5]. Una delle cause emotive ricorrenti risulta il senso di colpa.[6][7][8] Nella lingua francese il termine perversione viene tradotto con due parole dal significato differente: "perversion", che indica la perversione a sfondo sessuale e, a seconda dei casi, non ha un significato pregiudizialmente negativo; "perversité", che al contrario indica un atteggiamento o atti decisamente negativi non necessariamente legati alla sfera sessuale.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 16:25:00 in Lettera O, visto n. 119 volte)
Affezioni oculari, in particolare l'oftalmìa dei neonati, l'oftalmìa traumatica, l'oftalmìa simpatica. Quest'ultima, molto grave, interessa l'uvea di un occhio e consegue a lesioni traumatiche dell'altro occhio, anche dopo 6-7 settimane; la prognosi è sempre riservata, perché spesso il processo evolve fino a portare a completa cecità, se non si provvede tempestivamente all'enucleazione dell'occhio simpatizzante, cioè dell'occhio traumatizzato che ha causato l'oftalmìa all'altro occhio, detto simpatizzato. Se l'enucleazione è tardiva, viene perso anche l'occhio simpatizzato. Con il termine oftalmìa vengono anche definite forme di congiuntivite e cheratocongiuntivite.
 
Di riccardo (del 22/10/2013 @ 16:23:27 in Lettera C, visto n. 110 volte)
Antibiotico appartenente alle cefalosporine di terza generazione ad ampio spettro, attivo anche su produttori di betalattamasi. Indicato nel trattamento di infezioni da germi resistenti nei confronti di molteplici farmaci antibiotici, e quindi non più trattabili con preparati di primo impiego, nonché nel trattamento di infezioni miste e polimicrobiche che interessano le vie respiratorie, urinarie, il tratto gastroenterico, l'apparato genitale, ossa, articolazioni, e di infezioni in pazienti immunodepressi. Può determinare diarrea, superinfezioni da enterococco, intolleranza all'alcol, alterazione della coagulazione del sangue.
 
Di riccardo (del 20/05/2014 @ 16:23:16 in Lettera U, visto n. 71 volte)
Diverticolo dell'uretra presente sin dalla nascita. Il termine indica anche la sporgenza dell'uretra dilatata nella vagina sotto forma di una cupola della grandezza di una noce.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 16/02/2011 @ 16:22:59 in Lettera D, visto n. 1691 volte)
Infiammazione acuta o cronica a carico del canale deferente. Di solito origina per diffusione di processi infiammatori della parete posteriore dell’uretra o dell'epididimo. L'agente infettivo è spesso il gonococco, ma anche lo stafilococco e il colibacillo, ed il bacillo tubercolare. La patologia può portare a occlusioni cicatriziali del dotto che impediscono il passaggio dello sperma. Nelle forme acute i sintomi sono dolore e febbre, nelle forme acute questi sono meno evidenti. Può inoltre presentarsi un edema con essudazione purulenta. La terapia è a base di antibiotici, antinfiammatori e disinfettanti.
 
Di Viola Sinismagli (del 23/03/2011 @ 16:22:58 in Lettera S, visto n. 317 volte)
Il processo in cui una sostanza è rilasciata da un tessuto o da un organo del corpo.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/01/2011 @ 16:21:59 in Lettera L, visto n. 717 volte)
Organulo presente all'interno delle cellule, nel citoplasma. I lisosomi contengono enzimi che idrolizzano quasi tutte le macromolecole biologiche. I lisosomi primari derivano direttamente dall'apparato del Golgi e si fondono con altre formazioni vescicolari per formare lisosomi secondari, i quali contengono anche materiale derivato dall'ambiente extracellulare o da processi di autodigestione cellulare. L'alterazione del normale funzionamento dei lisosomi è il meccanismo all'origine di alcuni stati patologici caratterizzati da un accumulo abnorme di materiale all'interno delle cellule. Si tratta in genere di alterazioni metaboliche congenite, trasmesse per via ereditaria, con deficit degli enzimi localizzati sui lisosomi.
 
Di bob (del 19/01/2012 @ 16:21:40 in Lettera H, visto n. 340 volte)
Sindrome caratterizzata dall’associazione tra mastocitosi cutanea, bassa statura, microcefalia, ipoacusia di conduzione e dismorfismi. Osservata solo in due femmine: una con sviluppo mentale normale, nata da genitori consanguinei e l'altra con grave ritardo psicomotorio da genitori non consanguinei. La trasmissione è probabilmente autosomica recessiva.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 10/02/2011 @ 16:20:59 in Lettera R, visto n. 1324 volte)
Processo patologico della retina che si sdoppia in due foglietti. Può essere un fenomeno primitivo oppure causato da disturbi nutrizionali per infiammazione della coroide. Può portare a distacco della retina.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 16:20:36 in Lettera T, visto n. 116 volte)
Tecniche psicoterapeutiche che si basano sui principi teorici del comportamentismo e in modo particolare sulla sua concezione dell'apprendimento. Si occupa esclusivamente del comportamento che - secondo il punto di vista dei terapeuti comportamentisti - è stato appreso all'interno del proprio ambiente o nel corso di particolari esperienze di vita. Piuttosto che analizzare le cause inconsce che motivano il comportamento dell'individuo, il terapeuta comportamentale vuole aiutare il paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici. La terapia comportamentale origina dagli studi di psicologia sperimentale sul condizionamento classico di Ivan Pavlov (1849-1936) e sul condizionamento operante di Burrhus Skinner (1904-1990); ad essi si aggiunsero i contributi di Joseph Wolpe (1915-1997) sulla desensibilizzazione e di Hans Eysenck (1916-1997) sulla "Teoria dei Tratti" (primo ponte funzionale verso l'integrazione tra approcci comportamentisti e del primo cognitivismo). Dagli anni '70, si parla appunto di neocomportamentismo per definire la rielaborazione operativa degli originari contributi teorici di Pavlov e Skinner in un'ottica specificatamente clinica. Dopo una prima fase di sviluppo avvenuta prevalentemente negli Stati Uniti (tra gli anni '60 ed i primi anni '80), si è poi diffusa progressivamente anche in Europa e nel resto del mondo. Lo scopo delle terapie comportamentali è il rafforzamento dei comportamenti adattivi e la diminuzione di quelli disadattivi. Le tecniche fondamentali sono: - desensibilizzazione sistematica (J. Wolpe, 1954); - terapia implosiva (H. Leitenberg, 1976); - training assertivo (A. Lazarus, 1966) e la sua variante denominata "addestramento alla libertà emotiva". - condizionamento/decondizionamento (finalizzato all'estinzione o rimodulazione di risposte comportamentali e psicofisiologiche); - flooding; - tecniche di stop del pensiero e diversione dell'attenzione; - tecniche di rilassamento (come il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, le tecniche di controllo della respirazione o il training autogeno); - Biofeedback (BFB). In ambito riabilitativo, si avvale di tecniche quali la "Token Economy".
 
Di riccardo (del 11/04/2014 @ 16:18:49 in Lettera E, visto n. 96 volte)
Aumento dei globuli rossi nel sangue rispetto ai valori normali. Vengono distinte una eritrocitosi relativa causata da perdita di volume plasmatico, grave disidratazione, ustioni che non costituisce un aumento reale della massa eritrocitaria e una eritrocitosi assoluta caratterizzata da un aumento assoluto della massa eritrocitaria. Quest' ultima forma è causata da policitemia vera o malattia di Vaquez-Osler e quella secondaria a tumori secernenti,eritropoietina, emangioma cerebellare, ipernefroma, situazioni di ipossiemia cronica, altitudine elevata, malattie polmonari croniche, eccesso di carbossiemoglobina fumatori . L' iperviscosità ematica con ridotta cessione di ossigeno dà origine a rischio trombotico e possibili lesioni ischemiche diffuse. Se l'ematocrito risulta maggiore del 55 è possibile dover ricorrere ai salassi.
 
Di Admin (del 28/02/2011 @ 16:18:29 in Lettera M, visto n. 564 volte)
È il muscolo che unisce la superficie interna, chiamata anche faccia pelvica, dell'osso sacro al femore, classificandosi pertanto come muscolo esterno dell'anca. Il muscolo piriforme (musculus piriformis) Origina dalla faccia pelvica dell'osso sacro, nella regione posta a lato del secondo, terzo e quarto foro sacrale anteriore, e dal margine della grande incisura ischiatica. Dopo essere uscito dalle piccole pelvi attraverso il grande foro ischiatico (delimitato dal legamento sacrotuberoso e, sull'osso coxale dal margine osseo compreso tra la spina iliaca postero-inferiore e la spina ischiatica), si inserisce all'estremità superiore della superficie interna del grande trocantere del femore. Si tratta di un abduttore dell'anca. La sua azione è massima a 60° di flessione di anca quando perde le sue componenti di rotazione che sono: rotazione esterna prima dei 60°, rotazione interna dopo i 60° di flessione. Facendo punto fisso sul femore inclina controlateralmente il bacino e lo porta in retroversione.
 
Di medicinasalute (del 07/04/2012 @ 16:18:10 in Lettera O, visto n. 963 volte)
è quel tipo di occlusione in cui i denti sono in massimo contatto reciproco e si ha quando la mandibola è in posizione centrale rispetto ai riferimenti usuali
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:18:07 in Lettera E, visto n. 1339 volte)
L'encefalite è un processo infiammatorio dell'encefalo, spesso associato a quello di midollo e meningi. Può essere di natura virale (primitive o secondarie) o non virali (secondarie). All'interno del gruppo di encefaliti primitive troviamo: 1) acute (es. virus della rabbia, enterovirus); 2) subacute (virus del morbillo, malattia di Creutzfeldt-Jakob cioè il morbo della mucca pazza, Kuru); 3) presumibilmente virali (encefalite letargica, encefalite nella malattia di Behcet). Le encefaliti virali sono le più frequenti e presentano inizialmente sintmi di tipo influenzale per lasciare il posto, dopo un breve periodo di regressione dei sintomi a segni neurologici (perchè il virus si sposta nel sistema nervoso). I sintomi comuni a tutte le encefaliti sono torpore o eccitamento, segni di focolaio, espressione cioè di lesioni circoscritte (aprassia, afasia, agnosia, crisi epilettiche generalizzate o parziali), variabili disturbi della motilità e visivi, vertigini, segni neurovegetativi, segni cerebellari, extrapiramidali, meningei e midollari. La diagnosi viene effettuata esaminando il liquor che presenta alterazioni relative alla concomitante meningite, ma può anche risultare normale (soprattutto nei casi di origine virale o immunologica), mentre le analisi del sangue mostrano uno stato infettivo in corso. Non c'è una terapia efficace e quelli a virus lento hanno una prognosi negativa.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 08/02/2011 @ 16:18:07 in Lettera R, visto n. 293 volte)
Atomi o molecole che vengono liberati nel corso di reazioni chimiche, contenti uno o più elettroni spaiati. Sono in grado di produrre lesioni alle membrane cellulari attraverso ossidando i costituenti lipidici. Sono responsabili dei processi di invecchiamento. Per difendersi dai radicali liberi l'organismo usa antiossidanti come le vitamine A ed E.
 
Di Viola Sinismagli (del 01/03/2011 @ 16:17:13 in Lettera N, visto n. 441 volte)
Asportazione chirurgica di un rene. Si pratica nel caso in cui l’organo sia compromesso in modo irreversibile per traumi o processi patologici distruttivi. In genere l’asportazione di un rene è ben tollerata dall’organismo, la sua funzione viene infatti in gran parte svolta dall’altro rene che, se sano, ingrandisce la sua massa per compensare la mancanza dell'altro. La chirurgia conservativa invece, chiamata enucleoresezione renale, consiste nell'asportazione di piccole lesioni e mira a conservare, almeno in parte, la funzionalità dell'organo.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 10/02/2011 @ 16:16:51 in Lettera R, visto n. 680 volte)
Processo patologico a carico della retina che si instaura nell'anziano, è causato da una sclerotizzazione dell'arteria centrale della retina e delle sue sue branche maggiori. Gli incroci arterovenosi patologici sono un segno caratteristico di arteriosclerosi. L’arteriosclerosi retinica, tra l'altro, riflette abbastanza fedelmente lo stato della circolazione cerebrale, ma meno quello di altri distretti come quello cardiaco.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 28/01/2011 @ 16:14:47 in Lettera B, visto n. 305 volte)
Recettore presente nei vasi sanguigni che viene stimolato dall'incremento della pressione del sangue e che ha il compito di regolarne il livello per via riflessa. L'attivazione del recettore è dovuta a una distensione del vaso. Il termine barocettore identifica anche gli elementi nervosi deputati alla ricezione degli stimoli pressori cutanei, noti con il nome di corpuscoli di Pacini.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:14:17 in Lettera P, visto n. 1708 volte)
È un gruppo di rare malattie autoimmuni che colpiscono la cute e le mucose, probabilmente di causa ereditaria. Il sistema immunitario ha tra i suoi compiti quello di produrre anticorpi per difendere l'organismo ed eliminare le infezioni causate da batteri, da virus o da altri microrganismi. Nel caso di una malattia autoimmune, il sistema immunitario attacca erroneamente l'organismo, producendo anticorpi che colpiscono in varia misura le cellule, i tessuti e gli organi del proprio corpo. Questi anticorpi che attaccano il proprio organismo vengono chiamati autoanticorpi. Le cellule dell'epidermide sono attaccate l'une alle altre per mezzo dei desmosomi, strutture di ancoraggio costituite da particolari proteine, le più importanti delle quali si chiamano desmogleine. Il loro legame previene il distacco tra le cellule dell'epidermide e mantiene la cute intatta. Il pemfigo insorge quando il sistema immunitario percepisce come estranee le desmogleine epidermiche e produce autoanticorpi per attaccarle causando la rottura dei legami tra le cellule, che si separano l'une dalle altre, scollandosi letteralmente. Questo evento causa la formazione di erosioni o di vere e proprie bolle piene di liquido, che possono a volte ricoprire gran parte del corpo ed interessare le mucose del cavo orale, o meno frequentemente del naso, dei genitali, degli occhi. Il pemfigo non è contagioso, non è trasmissibile per contatto interpersonale o sessuale né attraverso il sangue. È una malattia rara: il numero di nuovi casi diagnosticati nelle varie popolazioni ogni anno è molto basso. Esistono tre forme principali di pemfigo: volgare, foliaceo. paraneoplastico.Tali forme si differenziano in base al tipo di desmogleina attaccata dagli autoanticorpi e dallo strato dell'epidermide che è sede di formazione della bolla. Il pemfigo volgare, o comune, rappresenta la forma più frequente, ed è causato da autoanticorpi diretti contro la desmogleina, con o senza la contemporanea presenza degli autoanticorpi. Il legame dell'autoanticorpo causa la separazione delle celle nella porzione bassa dell'epidermide, a livello dello strato spinoso, con conseguente formazione di bolle a livello delle membrane mucose e della cute. Spesso le mucose sono colpite per prime, sotto forma di ulcerazioni dolorose, mentre a livello cutaneo le bolle possono somigliare a quelle delle ustioni di secondo grado, sebbene non mostrino tendenza spontanea alla guarigione. Nel pemfigo foliaceo sono presenti solo autoanticorpi diretti contro la desmogleina, e ciò fa si che le mucose non vengano colpite e che nella cute il danno sia solo a carico degli strati più superficiali dell'epidermide, cosicché la formazione di vere e proprie bolle intatte è un evento raro, mentre sono comuni le lesioni erosive spesso pruriginose. Il pemfigo paraneoplastico è una forma estremamente rara, ma la più grave. In essa il processo autoimmune provoca la formazione di autoanticorpi diretti sia contro le desmogleine che contro altre varie molecole presenti sulla cute e sulle membrane mucose.È una patologia associata sempre alla presenza di una neoplasia, spesso maligna, a volte già nota ma in alcuni casi svelata solo dall'insorgenza di questa complicanza. Si manifesta con ampie zone di scollamento della cute e delle membrane mucose e può, a differenza delle altre forme, associarsi ad interessamento delle vie aeree inferiori. Il pemfigo si diagnostica.attraverso una accurata anamnesi e un attento esame obiettivo, poiché spesso l'aspetto e la localizzazione delle lesioni sono spesso sufficienti per sospettare la diagnosi, eseguendo una biopsia lesionale con esame istologico, il quale riesce a visualizzare l'epidermide con le cellule separate tra di loro in maniera tipica perché ormai prive di legami ed eseguendo un'immunofluorescenza diretta su biopsia cutanea. Tale metodica è in grado di identificare la presenza degli autoanticorpi diretti contro le desmogleine, localizzati tra le cellule dell'epidermide, direttamente sulla cute del soggetto.Il cortisone è tuttora il farmaco principale per bloccare la reazione autoimmune e diminuito fino all'utilizzo di piccole dosi di mantenimento. Si associano al cortisone varie altre molecole immunosoppressive, il cui impiego è giustificato dall'esigenza di abbreviare il decorso della malattia e al contempo dalla necessità di combattere le complicanze legate all'impiego di forti dosaggi di cortisone per lungo periodo. Tra i vari farmaci immunosoppressori impiegati si utilizzano l'azatioprina, la ciclofosfamide, il micofenolato mofetile, il metotressato, la ciclosporina, il dapsone, i sali d'oro, le immunoglobuline endovena, l'idrossiclorochina.
 
Di riccardo (del 29/01/2014 @ 16:14:12 in Lettera S, visto n. 88 volte)
Farmaco utilizzato come cheratolitico per uso locale. Se applicato su aree della pelle in cui si manifesti un processo patologico con eccessiva proliferazione dello strato corneo (discheratosi, psoriasi, pitiriasi, eczema),causa l'ammorbidimento dell'epitelio corneificato e una facile desquamazione. Generalmente viene associato ad antisettici e antibiotici.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 29/12/2010 @ 16:14:05 in Lettera G, visto n. 306 volte)
Organulo della cellula, che prende il nome dal suo scopritore, Camillo Golgi. È costituito da un complesso di cisterne membranose appiattite impilate una sull'altra. Interviene nella fase finale del processo di sintesi e secrezione delle proteine, ha un ruolo fondamentale nella sintesi dei polisaccaridi complessi, nella produzione dei lisosomi e nei processi di assorbimento dei lipidi.
 
Di riccardo (del 12/05/2014 @ 16:13:30 in Lettera E, visto n. 60 volte)
VP-16 è un farmaco antitumorale semisintetico che appartiene a un gruppo di sostanze estratte dal vegetale Podophyllum peltatum epidofillotossine. Ancora non è del tutto chiaro il suo meccanismo d'azione, ritenuto comunque connesso al blocco di strutture o meccanismi implicati nella divisione cellulare attraverso l'interazione con l' enzima topoisomerasi II. L 'etoposide specialmente quando è in associazione ad altri agenti antitumorali polichemioterapia si è dimostrato attivo in alcuni tumori del testicolo non seminomi e nel microcitoma polmonare. Gli effetti collaterali consistono in disturbi gastrointestinali, depressione del midollo osseo, caduta dei capelli.
 
Di riccardo (del 18/04/2014 @ 16:13:22 in Lettera E, visto n. 84 volte)
Fuoriuscita del nucleo polposo di un disco intervertebrale nella parte alta della colonna. Tra le cause principali, c'è quasi sempre una predisposizione geneticofamiliare. A causare la fuoriuscita del disco possono essere diversi fattori: un trauma, una postura errata per lungo tempo, carichi eccessivi sulle spalle. I sintomi sono pricipalmente dolore al collo e alle braccia e anche alle gambe nei casi più gravi, formicolii, riduzione dei movimenti, mal di testa e senso di vertigine. La diagnosi fondamentale è rappresentata dall' esame clinico eseguita da un fisiatra, un ortopedico o un neurochirurgo. Qualora sia necessario, vengono eseguite risonanza o elettromiografia. Nella maggior parte dei casi l'ernia si risolve da sola, in quanto il nucleo polposo si disidrata nell'arco di alcuni mesi rideucendosi nelle dimensioni e rientrando nel disco. Per lenire il dolore possono essere somministrati farmaci antinfiammatori, cortisonici, antidolorifici. in questo senso possono essere di aiuto anche esercizi fisioterapici per la stabilizzazione della muscolatura cervicale . Vengono invece sconsigliate le manipolazioni delle vertebre che possono causare traumi anche pericolosi. Si ricorre alla terapia chirurgica solo quando le tecniche conservative falliscono. Si ricorre ad approcci chirurgici differenti a seconda che la posizione dell ernia sia laterale o mediana. Una delle tecniche impiegate è la microdiscectomia: attraverso il microscopio operatorio, l'ernia viene eliminata dividendola in frammenti. E' comunque il neurochirurgo a decidere caso per caso la tecnica più idonea in relazione al paziente.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 16:13:13 in Lettera O, visto n. 100 volte)
Emissione dolorosa della voce; si può riscontrare in corso di processi tumorali ulcerati.
 
Di medicina (del 17/09/2007 @ 16:13:12 in Lettera O, visto n. 9160 volte)
L'ornitina è un amminoacido non codificato nel DNA e pertanto non coinvolto in maniera diretta nel processo di sintesi proteica, mentre lo è in quello dell'urea, perché consente l'eliminazione dell'azoto in eccesso. I suoi effetti sono simili a quelli dell'arginina, anche se pare abbia un'efficacia raddoppiata. È valido come disintossicante dell'ammoniaca e stimola la cicatrizzazione delle ferite.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 16:11:46 in Lettera C, visto n. 113 volte)
Detta anche calotta mesencefalica è la porzione del mesencefalo situata sopra i peduncoli cerebrali, dai quali è separata dalla sostanza nera (locus niger); in essa si trovano le origini dei nervi oculomotore comune (III paio di nervi cranici) e trocleare (IV paio di nervi cranici).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 20/01/2011 @ 16:11:41 in Lettera H, visto n. 321 volte)
Sostanza psicotropa derivata dalle infiorescenze femminili non fecondate di Cannabis. Viene preparato in piccoli blocchi in polvere. Il suo principio attivo è il tetraidrocannabinolo (THC), che viene assorbito attraverso i polmoni se l’hashish viene fumato o attraverso l’apparato gastro intestinale se ingerito. La concentrazione di THC è di 8 volte superiore rispetto a quello della matijuana. Tra gli effetti dell'hashish, che iniziano qualche minuto dopo l’assunzione e durano qualche ora, vi sono: una sensazione di benessere, disinibizione, tendenza a parlare molto, appetito, occhi rossi, difficoltà a coordinare i movimenti e sonnolenza. Dosi elevate possono falsare la percezione spazio-temporale e provocare stati di confusione e panico.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:11:15 in Lettera A, visto n. 680 volte)
L'influenza aviaria viene comunemente indicata con il termine piuttosto impreciso di virus dei polli, termine che si riferisce all'agente di una patologia influenzale che si trasmette all'uomo da uccelli (pollame in particolare). In realtà di virus dei polli ce ne sono parecchi, ma il più temuto è l'H5N1, isolato per la prima volta ad Hong Kong nel 1997. L'attuale influenza aviaria risale alla fine del 2003 (Cambogia, Cina, Indonesia, Giappone, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam); non vi sono prove sicure di una trasmissione da uomo a uomo e, per ora, si può considerare una patologia che colpisce uccelli selvatici (che non si ammalano) e domestici. Purtroppo nel contagio da animali selvatici a volatili domestici il virus aumenta la sua efficacia e crea vere e proprie epidemie. Il virus è sensibile al calore, ma può sopravvivere a basse temperature nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi; da qui l'ovvio consiglio di cucinare bene la carne. Nonostante siano passati otto anni, il virus non ha ancora scatenato una tanto temuta pandemia (cioè un'epidemia a livello mondiale); infatti il virus passa all'uomo dai volatili, senza passaggi intermedi da altri animali, ma (tranne un caso segnalato) non passa ancora da uomo a uomo. È questo mancato passaggio che, per ora, contiene la diffusione della patologia (una cinquantina di decessi in tutto il mondo). Secondo gli esperti però sarebbe solo questione di tempo e alcuni modelli statistici basati sulle epidemie del passato prevedono per l'Italia 16 milioni di malati, due milioni dei quali ricoverati in ospedale con circa 150.000 morti. Dati decisamente preoccupanti che vanno interpretati. Se da un lato le stime sul passato possono generare false proiezioni (il livello di salute medio attuale della popolazione è sicuramente superiore rispetto a quello del 1958, anno di una famigerata asiatica, causata dal ceppo H2N2, o rispetto a quello del 1967, anno dell'epidemia di Hong Kong, causata dal ceppo H3N2; ricordiamo inoltre che allarmi come quello sulla SARS sono poi rientrati), dall'altro è pur vero che le armi a disposizione non sono risolutive. Tre sono i tipi di virus influenzali, contraddistinti dalle lettere A, B e C. I virus dell'influenza A sono poi classificati secondo le loro proteine di superficie, l'emoagglutinina (Ha) e la neuramminidasi (Na): dalle combinazioni di tali proteine derivano le sigle che definiscono i ceppi di ogni epidemia, per esempio H3N2. L'uomo viene infettato dai sottotipi dell'influenza A, che infettano anche gli animali selvatici che però non si ammalano. Con un processo detto drift antigenico, il virus dell'influenza A muta in modo continuo con piccoli mutamenti genetici; ciò rende inutili gli anticorpi A sviluppati in precedenza e la persona si ammala nuovamente di influenza. Lo shift antigenico è invece un processo più temibile perché con una ricombinazione delle proteine N e H genera un nuovo sottotipo: se la popolazione non è in grado di rispondere immunologicamente al nuovo virus si ha un'epidemia. Il virus H5N1 uccise già sei persone a Hong Kong nel 1997, propagandosi dal pollame all'uomo. L'eliminazione dei polli nell'area infetta bloccò il diffondersi del contagio. Il tasso di mortalità di H5N1 è del 70%, ma la stima è fatta su piccoli numeri e può non essere significativa. Il virus produce gravi forme di polmonite, ma per fortuna non si ambienta bene nelle cellule umane. Gli scienziati sono divisi sul futuro di H5N1. Sicuramente dalla paura di una pandemia traggono per ora profitto le multinazionali del farmaco. Innanzitutto è necessario non spaventarsi per qualunque forma influenzale. Il medico di base e i reparti ospedalieri sono in grado di identificare casi sospetti; con un semplice esame (Pcr) in tre ore è possibile individuare l'eventuale contagio da virus dei polli. Nel caso di epidemia le autorità (sanità pubblica, Protezione civile, sanità militare) contrasterebbero la diffusione del virus con farmaci antivirali (oseltamivir, somministrato alle prime avvisaglie della patologia e a chi è in contatto con il malato; Tamiflu è il nome commerciale. Oppure zanamivir, nome commerciale Relenza) ed eventualmente con vaccini. Si stima che occorrano 2,5 milioni di dosi per proteggere la percentuale della popolazione a rischio (5%).
 
Di riccardo (del 24/04/2014 @ 16:09:40 in Lettera E, visto n. 91 volte)
Detta anche dentizione, è il processo di sviluppo e collocazione dei denti nel cavo orale degli animali vertebrati. I denti formati in modo parziale nel corso dell'odontogenesi crescono in verticale sviluppando le proprie radici in virtù del processo di cementogenesi, fino a comparire in arcata. nello stesso tempo cresce anche l'osso alveolare, sul quale è impiantato ogni dente, contribuendo al suo sollevamento verso la superficie della cavità orale; in modo contrario, la cresta alveolare sovrastante i germi dentali si abbassa, e favorisce la fuoriuscita del dente. La dentizione ha termine con il combaciamento degli antagonisti e la completa maturazione del dente. Nell’uomo, come negli altri mammiferi, vengono distinti due tipi di dentizione, una primaria, detta decidua, e una secondaria, definita permanente.
 
Di riccardo (del 03/12/2013 @ 16:08:01 in Lettera P, visto n. 121 volte)
Osso del neurocranio, pari e simmetrico, contribuisce a formare la volta cranica. Di forma quadrilatera incurvata a concavità rivolta in basso e medialmente; superiormente viene a contatto diretto con il parietale controlaterale, articolandosi nella sutura sagittale o interparietale, anteriormente con l'osso frontale e posteriormente con quello occipitale.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:07:56 in Lettera T, visto n. 602 volte)
La toxoplasmosi è un'infestione, ovvero una malattia trasmessa da un microscopico parassita, il protozoo Toxoplasma Gondii. Esso alberga nell'intestino di molti animali (circa 200 specie), tra i quali molti domestici, come i gatti, i bovini, gli ovini, gli equini; nei tessuti degli animali infetti si generano le oocisti, altamente infettive. Il contagio con l'uomo può avvenire per ingestione di carne contaminata e poco cotta, in cui sopravvivono le oocisti, o per contatto con feci dei gatti (gli unici a espellere le oocisti nelle feci) o terreno infetto. Nell'uomo il protozoo si riproduce al di fuori dell'intestino, ma il corpo umano è in grado di produrre gli anticorpi. La malattia nell'uomo è generalmente asintomatica e non produce danni, mentre nelle donne in gravidanza è altamente pericolosa, in quanto, se contratta durante la gravidanza, può essere trasmessa al feto e provocare gravi malformazioni agli occhi e al cervello del nascituro (idrocefalo, calcificazioni endocraniche e corioretinite). Per questo motivo uno dei test di routine della gravidanza (Toxo Test) mira a rilevare la presenza degli anticorpi nel sangue della gestante. Se sono presenti gli anticorpi significa che la madre ha gia contratto in passato la malattia e il rischio per il nascituro è nullo. La prevenzione - Nel caso di assenza di anticorpi, la madre si trova completamente indifesa nei confronti dell'infezione e deve pertanto attuare le strategie di prevenzione per evitare il contagio: 1) mangiare carne ben cotta (almeno a 70ºC); 2) lavare molto bene frutta e verdura ed evitare nei ristoranti verdura cruda; 2) nel caso di insaccati, evitare quelli artigianali (quelli industriali sono molto controllati); 3) indossare guanti se si viene a contatto con le feci dei gatti (o il terreno circostante); 4) maneggiare la carne cruda e le verdure, fiori e piante con i guanti 4) impedire che i gatti di casa si alimentino andando a caccia e alimentarli sempre con carne cotta. Nel caso di test negativo, esso deve essere ripetuto ogni mese della gravidanza per identificare con assoluta tempestività il possibile contagio e ridurre al minimo i danno per il feto.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 17/01/2011 @ 16:07:34 in Lettera L, visto n. 315 volte)
Intervento chirurgico atto a ripristinare il drenaggio della linfa dai tessuti, nel caso in cui questo sia andato perduto in seguito a processi patologici o ad interventi chirurgici (ad es.linfedema dell'arto superiore dopo linfadenectomia ascellare).
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 13/01/2011 @ 16:07:27 in Lettera L, visto n. 339 volte)
Agente eziologico della leptospirosi. È un batterio della famiglia delle Spirochetacee, a forma di filamento elicoidale, gram-negativo, asporigeno, aerobio, mobile.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 27/12/2010 @ 16:07:16 in Lettera G, visto n. 310 volte)
Polisaccaride che rappresenta la fonte di deposito e di riserva di glucosio dell'organismo: si trova in tutte le cellule (soprattutto nel fegato e nei muscoli). È composto da molecole di glucosio e possiede una struttura altamente ramificata e compatta, derivante dall'avvolgimento a spirale delle catene polisaccaridiche. Il glicogeno può essere mobilitato all'occorrenza attraverso il processo della glicogenolisi.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 07/02/2011 @ 16:07:09 in Lettera B, visto n. 388 volte)
Antidepressivo eterociclico di seconda generazione. Questo farmaco ha una azione dopaminergica, in quanto inibisce la ricaptazione della dopamina a livello delle sinapsi nel sistema nervoso centrale. Non ha effetti collaterali di sedazione o antimuscarinici e presenta minore tossicità da sovradosaggio rispetto agli antidepressivi triciclici.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 26/11/2013 @ 16:06:47 in Lettera P, visto n. 304 volte)
Il papilloma virus è responsabile della formazione delle verruche cutanee e genitali e dei condilomi acuminati. Si ritiene responsabile anche del cancro alla cervice uterina e dei tumori dell'utero. na volta che l'HPV è entrato dentro la cellula fa sintetizzare alla cellula infettata due proteine chiamate E6 e E7, che si legano e inibiscono la RB protein (una proteina che serve a regolare le mitosi cellulare), il che causa divisioni cellulari incontrollate. Si pensa che questi cambiamenti fisiologici che vengono dati alle cellule infettate servano al virus per diffondersi meglio. Gli HPV si contraggono tramite contatto diretto (sessuale, orale e cutaneo) o in luoghi poco puliti (ad esempio bagni pubblici non disinfettati a norma). Non sono presenti in liquidi biologici quali sangue o sperma. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni). Il virus è più frequentemente trovato tra le popolazioni promiscue e in condizioni precarie di igiene. L'uso del profilattico non pare avere azione protettiva completa in quanto l'infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e del perineo. L'infezione da HPV è asintomatica nella maggior parte dei casi. In alcuni casi, si può invece manifestare con condilomi acuminati in sede genitale (pene e vulva, perineo). Le lesioni da HPV del collo uterino possono essere riconosciute mediante il Pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare, e le lesioni del pene mediante la penescopia. Come in molte infezioni virali, la terapia dell'HPV è spesso problematica. Poiché tuttavia la maggior parte delle infezioni da HPV regredisce spontaneamente, solo una minoranza dei casi richiederà un trattamento. Nei casi di infezione persistente del collo uterino, non esistono attualmente trattamenti non invasivi di elevata efficacia. Nel caso l'infezione sia associata a modificazioni precancerose dell'epitelio, possono essere prese in considerazione la laserterapia o la conizzazione, ossia la resezione di una piccola parte della cervice uterina per asportare una lesione che potrebbe essere maligna o che già lo è ma di dimensioni ridotte. Per la rimozione dei condilomi acuminati della vulva, pene o perineo si può ricorrere al laser, all'elettrocoaugulazione, alla crioterapia o ad applicazioni di podofillina. Ogni anno, in Italia, sono circa 3.500 le donne che si ammalano di cancro del collo dell’utero. Quasi la metà muore. Nel mondo ogni anno 400.000 donne si ammalano e la metà di loro muore. Si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita. Recentemente è stata scoperta una molecola che permette il trattamento del virus HPV, anche nella sua forma cutanea esterna (Verruca). Il farmaco prodotto si chiama Cidofovir, ed è un potente antivirale a largo spettro, maggiormente efficace perfino dell'Aciclovir. Il Cidofovir viene utilizzato principalmente in soggetti con problemi al sistema immunitario (come persone affette da HIV) nella formulazione liquida per via endovenosa, ma sono in produzione anche formulazioni per uso topico esterno (pomate) che non sono purtroppo ancora diffuse in Italia. Nel caso dell'HPV ci sono due strategie vaccinative: preventiva e terapeutica. La prima ha lo scopo di prevenire l'insorgenza delle infezioni, la seconda (ancora a un livello sperimentale) di curarle quando sono già in atto. Per quanto riguarda la prima strategia è già presente sul mercato, e viene distribuito gratuitamente alle ragazze di età inferiore ai 12 anni (in alcune Regioni, come la Basilicata, anche in altre fasce di età), un vaccino transgenico contenente due proteine del capside virale degli HPV 16 e 18 (responsabili del 70% dei tumori al collo dell'utero); si tratta quindi di involucri proteici (L1 e L2) detti PLV (particles like viruses), ossia particelle simili ai virus. Il vaccino è sicuro e completamente privo di virus veri e propri; ha un'efficacia pressoché totale nell'impedire l'infezione di HPV 16 e 18. Esso è inefficace solo nel curare le eventuali infezioni già in atto dei suddetti virus, perché le proteine L1 e L2 sono prodotte solo in una piccola frazione di tempo dell'infezione (quando il virus passa da una cellula uccisa all'altra). I vaccini disponibili sono il Cervarix e il Gardasil. Per fare invece un vaccino terapeutico, cioè che curi le infezioni già in atto, si devono produrre delle proteine che vengono sintetizzate durante tutto il ciclo vitale del virus, come per esempio E6 ed E7. A questo scopo si stanno producendo e sperimentando piante transgeniche che producono questi due antigeni (ovviamente con delle mutazioni che li rendono assolutamente sicuri per la salute umana).
 
Di riccardo (del 02/01/2014 @ 16:06:28 in Lettera R, visto n. 156 volte)
Emissione e diffusione di energia sotto forma di onde elettromagnetiche e di particelle elementari. La classificazione delle radiazioni elettromagnetiche avviene in base alla loro lunghezza d'onda. Le radiazioni con una lunghezza d'onda uguale o superiore agli ultravioletti e le particelle elementari elettricamente cariche vengono dette radiazioni ionizzanti, poiché capaci di caricare elettricamente gli atomi (ionizzazione) incontrati; una volta penetrate nei tessuti dell'organismo modificano l'equilibrio elettrochimico delle cellule, con conseguenti gravi danni. Le radiazioni di interesse primario in campo biomedico sono le radiazioni (dette raggi) X, gamma, alfa, beta. I raggi X vengono impiegati nella diagnostica medica in quanto altamente penetranti. Inoltre, essendo maggiormente assorbiti dalle ossa, rispetto agli altri tessuti, permettono di ottenere immagini ben definite. Dal momento che si tratta di radiazioni ionizzanti, sono utilizzati in radioterapia dei tumori per dissolvere le cellule tumorali. I raggi gamma hanno energia maggiore rispetto ai raggi X, e si distinguono da essi specialmente per il loro meccanismo di produzione: i raggi gamma vengono emessi da sostanze radioattive in decadimento (vedi radioterapia; teleisotopoterapia). Sia le radiazioni X che le radiazioni gamma possiedono un potere di penetrazione molto elevato: sono in grado di fermarle soltanto spessori di centimetri di piombo o di decine di centimetri di calcestruzzo. Le radiazioni alfa e le radiazioni beta vengono generate da sostanze in decadimento radioattivo ma, per le loro caratteristiche, possono essere assorbite anche da piccoli spessori di materiali:questo perché il loro potere di penetrazione è molto basso. Rispetto alle radiazioni alfa, le radiazioni beta sono 100 volte più penetranti e per questo sono impiegate nella radioterapia dei tumori di tessuti superficiali (vedi betaterapia).
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 18/02/2014 @ 16:06:27 in Lettera P, visto n. 136 volte)
Il fluor fluido secreto nel canale della vagina ha principalmente la funzione di mantenere lubrificate le pareti vaginali allo scopo di prevenire le infiammazioni da sfregamento che potrebbero essere causate dai normali movimenti quotidiani. In condizioni normali il liquido vaginale non fuoriesce, ma vi sono determinate condizioni che, pur non assumendo connotazioni di tipo patologico, possono provocare il fastidioso fenomeno delle perdite vaginali. Tali perdite possono avere connotazioni fisiologiche o patologiche. Le perdite vaginali come per esempio nell'adolescenza (si parla infatti di leucorrea delle adolescenti)possono essere provocate dall'instabilità ormonale. Sono da considerarsi normali anche le perdite vaginali che si verificano per qualche giorno dopo il termine del ciclo mestruale (leucorrea post-mestruale) a causa di un ritardo nella ricostruzione del tessuto dell'endometrio. Il fenomeno si osserva anche nel periodo ovulatorio (leucorrea ovulatoria)ed è dovuto alla fluidificazione del muco cervicale provocata dalla notevole concentrazione ematica di estrogeni. Anche la carenza di estrogeni,tipica delle donne anziane,causando un assottigliamento della mucosa vaginale lascia filtrare più liquidi del normale. In altri casi le cause di perdite vaginali sono un effetto collaterale dei contraccettivi orali estroprogestinici, l'utilizzo troppo frequente di irrigazioni vaginali, di alcuni deodoranti intimi o prodotti con azione spermicida o a seguito dell'utilizzo abituale di assorbenti interni. In linea generale, le perdite vaginali fisiologiche, al di là dei fastidi provocati dallo sporcare gli indumenti intimi e dalla sensazione di bagnato, sono asintomatiche e non necessitano di particolari trattamenti, se non una blanda terapia a base di estrogeni in quei casi in cui il fenomeno diventa penalizzante da un punto di vista della qualità della vita. Le perdite vaginali possono essere provocate da processi patologici. L'elemento fondamentale che generalmente permette una prima discriminazione fra perdite vaginali fisiologiche e perdite vaginali patologiche è la mancanza o meno di sintomi. Le perdite vaginali di tipo patologico sono in genere associate a prurito, bruciore, irritazione vaginale, irritazione genitale esterna, cattivo odore e dispareunia (dolorabilità a livello dell'area vaginale durante e/o dopo un rapporto sessuale). Al contrario delle perdite vaginali fisiologiche, che oltre che essere asintomatiche, sono caratterizzate dalla loro semitrasparenza; le perdite vaginali patologiche invece assumono caratteristiche molto diverse che dipendono dal processo patologico che le ha provocate. Sono molte le patologie che sono alla base di perdite vaginali alterate; fra le più ricorrenti ricordiamo: Atrofia vaginale Cancro della vagina Candidosi Cervicite Clamidia Fibroma Fistole retto-vaginali Gonorrea Herpes genitale Infezione da papilloma virus umano Malattia infiammatoria pelvica Tumore alla cervice uterina Vaginite Vaginosi batterica Verruche genitali. Vediamo adesso come possono presentarsi le perdite vaginali di origine patologica. Perdite vaginali giallo-grigiastre - Potrebbero essere provocate da clamidia, una patologia infettiva che si trasmette per via sessuale e che colpisce la mucosa vaginale. Il trattamento è di tipo antibiotico e dovrà essere seguito anche dal partner. La clamidia è una patologia da non trascurare perché può essere fonte di seri problemi a carico di utero e ovaie. Perdite vaginali muco-purulente – Potrebbero essere causate da clamidia o da Ureaplasma urealyticum, un batterio che, in bassissime concentrazioni, è riscontrabile nella microflora vaginale, ma una cui crescita eccessiva è causa di infezioni vaginali. Perdite vaginali bianche, maleodoranti e schiumose – Potrebbero essere causate da vaginosi batterica o da Gardnerella vaginalis, una patologia infettiva che non deve essere assolutamente sottovalutata perché potrebbe causare seri problemi all'apparato genitale. Spesso le perdite vaginali sono accompagnate da bruciore e da dolore, soprattutto dopo i rapporti sessuali. Il trattamento è di tipo antibiotico, sia per via orale che tramite l'applicazione di pomate od ovuli. Perdite vaginali, grumose, il cui aspetto ricorda quello della ricotta – Sono provocate da infezioni da funghi del genere Candida (candidiasi). Le perdite vaginali sono generalmente associate a bruciori, prurito, dolore sia nell'urinare sia durante i rapporti sessuali. È un'infezione trasmissibile sessualmente e anche il partner dovrà seguire la terapia antifungina. Perdite vaginali schiumose giallo-verdastre e maleodoranti – Sono provocate da Trichomonas vaginalis, un'infezione sessualmente trasmissibile. Talvolta sono associate a bruciore e dolore. Il trattamento può essere locale o sistemico. Perdite vaginali di colore giallognolo e consistenza cremosa – Potrebbero essere provocate da gonorrea, un'infezione dovuta ad un batterio Gram-negativo, la Neisseria gonorrhoeae. La gonorrea è curata con antibiotici, quali penicillina, tetracicline ed eritromicina. I soggetti colpiti devono astenersi da rapporti sessuali fino alla completa guarigione. Perdite vaginali ematiche – Le perdite vaginali di sangue, escludendo quelle provocate dal ciclo mestruale, potrebbero avere come origine un fibroma oppure polipi alla cervice uterina o all'endometrio oppure essere causate da malattia infiammatoria pelvica. In caso di perdite vaginali con tracce di sangue è necessario sottoporsi a una visita ginecologica che ne individui l'origine.
 
Di riccardo (del 20/05/2014 @ 16:06:14 in Lettera U, visto n. 64 volte)
Infiammazione dell'uretra a decorso acuto o cronico dovuta a vari agenti patogeni gonococchi, colibacilli, stafilococchi, micoplasmi, clamidie. I microrganismi si localizzano nell'uretra provenendo dall'esterno per via ascendente o dalla vescica nel corso di cistiti acute o croniche. Le forme cliniche più importanti vengono classificate in base all'agente causale. L'uretrite blenorragica o gonococcica e sostenuta da Neisseria gonorrhoeae si manifesta con prurito, dolore, bruciore all'emissione dell'urina, nella quale si trovano sangue e pus. Dopo 3-4 settimane l'infezione si propaga all'uretra posteriore e alla vescica provocando un uretrocistite e cronicizzandosi. Possibile complicazione nell'uomo è l'infezione della prostata, dell'epididimo e del testicolo. Nella donna si riscontrano infezioni della vulva, della vagina, della cervice uterina, dell'utero, dell ovaio e dell'ano. L'uretrite erpetica, da virus erpetico, si accompagna di solito all'herpes genitalis. L'uretrite traumatica è dovuta, invece, a traumi locali e si manifesta con dolori e fuoriuscita di sangue. Può complicarsi a causa di infezioni da parte di microrganismi locali; lascia spesso cicatrici retraenti con chiusura del canale uretrale. Le uretriti asettiche sono caratterizzate dall'assenza di agenti patogeni e da secrezione mucosa.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:04:44 in Lettera S, visto n. 569 volte)
La sifilide è una malattia infettiva a trasmissione sessuale diffusa in tutto il mondo. Secondo la tradizione, fu introdotta in Europa dai marinai di Cristoforo Colombo di ritorno dall'America e, in Italia, dalle armate dei soldati di Carlo VIII nel '400 che causarono un'epidemia.L'infezione è causata dall'agente Treponema pallidum, una spirocheta (dal greco speira, spirale) lunga 6-15 m, ovvero un batterio dalla caratteristica forma di bastoncino ricurvo elicoidale. Nel 2001 è stata completata l'intera sequenza del genoma di questo batterio. Si contrae quando c'è un'erosione cutanea o di mucosa, quasi sempre attraverso il rapporto sessuale, ma anche tramite l'utilizzo di oggetti contagiati, come bicchieri, rasoi ecc., mediante trasfusione di sangue o plasma infetto e per via transplacentare. La malattia evolve in tre fasi distinte: nella prima compare sui genitali (sul prepuzio negli uomini o sulle grandi labbra nelle donne) un nodulo duro e indolore (sifiloma), localizzato sul rivestimento cutaneo o mucoso, in corrispondenza del punto d'ingresso del treponema. Tale lacerazione va presto incontro a ulcerazione e si ha anche un'adenopatia a carico delle linfoghiandole della regione. L'inequivocabilità dei sintomi di questa prima fase permette di intervenire terapeuticamente, prima che inizi il periodo secondario. In seguito compare la febbre e un'eruzione cutanea generalizzata, con il gonfiore che interessa le ghiandole linfatiche. La malattia a questo punto può evolvere in modo benigno, in un terzo dei casi, con la guarigione spontanea, oppure rimanere latente (il test al Treponema risulta sempre positivo) o, nell'ipotesi infausta, evolvere verso la fase terziaria (dopo pochi mesi o anche molti anni, fino a 25), quando le lesioni attaccano le valvole cardiache, il cervello e il midollo spinale e potenzialmente tutti gli organi del corpo. Se la sifilide non viene curata adeguatamente nelle prime fasi, la malattia diventa letale. Le gomme luetiche sono le caratteristiche espressioni anatomopatologiche di questo periodo e consistono in noduli duri di diverse dimensioni e a lento ritmo di accrescimento che con il tempo possono rammollirsi, riempirsi di un liquido gommoso pieno di spirochete e ulcerarsi. L'infiltrazione di queste gomme nel sistema nervoso centrale, nelle viscere e nelle ossa porta a lesioni la cui gravità varia in relazione all'organo colpito. Dal momento che il batterio è in grado di passare la placenta e infettare il feto, si parla anche di sifilide congenita, che si osserva nel neonato, figlio di una madre affetta da sifilide, ed è piuttosto simile alla sifilide secondaria. Può avere manifestazioni precoci e tardive. Tra quelle precoci, già presenti al momento della nascita o nei primi mesi di vita, vi sono le manifestazioni cutanee, cartilaginee, viscerali e una caratteristica infiammazione della mucosa nasale. Tra le alterazioni tardive invece vi sono lesioni nervose, gravissime alterazioni sensoriali e malformazioni ossee. Se la malattia è contratta in gravidanza, può portare all'aborto e alla morte del feto. Un tempo malattia pericolosissima e molto spesso letale, è studiata con successo dal 1905, anno in cui due ricercatori tedeschi Schaudinn e Hoffman individuarono il batterio. Nel 1910 Wassermann introdusse il test seriologico che porta il suo nome per la ricerca del Treponema nel corpo umano. La sifilide è curata adeguatamente con la scoperta della penicillina (1943) a opera di Fleming, Abraham e Chain. In particolare la terapia prevede la somministrazione di benzilpenicillina con la completa remissione della malattia e la negativizzazione dei test seriologici. La terapia non permette però di rimediare eventuali danni a carico degli organi eventualmente già in atto. Per questo motivo è importante la prevenzione, evitando rapporti con partner infetti e utilizzando sempre il profilattico e, nel caso di infezione, un tempestivo intervento per la profilassi antibiotica.
 
Di medicina (del 26/10/2009 @ 16:03:27 in Lettera M, visto n. 18228 volte)
Trasformazione diretta di un tessuto in un altro formato da cellule con caratteri morfologici, fisici e chimici differenti. Non è considerata cancerogena. E' reversibile e spesso deriva da una infiammazione cronica. Va comunque tenuta sotto controllo, perchè a lungo termine può peggiorare.
A livello del collo dell’ utero la metaplasia è il processo mediante il quale l’ epitelio cilindrico (o ghiandolare) di un ectropion viene sostituito da epitelio pavimentoso (o squamoso). La metaplasia non ha un significato patologico.
Due tipi di metaplasia sono frequenti nella gastrite cronica non erosiva: quella a ghiandole mucose e quella intestinale. La metaplasia a ghiandole mucose (metaplasia pseudopilorica) si verifica nelle situazioni di grave atrofia delle ghiandole gastriche, che vengono progressivamente sostituite dalle ghiandole mucose (mucosa antrale), specialmente lungo la piccola curva. Le ulcere gastriche si verificano più frequentemente a livello della mucosa della giunzione tra antro e corpo, anche se non è chiaro se siano la causa o la conseguenza dell'antrificazione. La metaplasia intestinale si verifica in risposta a una lesione mucosa cronica. La mucosa gastrica può assomigliare alla mucosa del piccolo intestino, con cellule sferiche, cellule endocrine (enterocromaffini o enterocromaffino-simili) e villi rudimentali e ne può anche assumere le caratteristiche funzionali (di assorbimento). La metaplasia intestinale inizia nell'antro e si può estendere al corpo. È classificata istologicamente come completa (più frequente) o incompleta. Nella metaplasia completa, la mucosa gastrica viene completamente trasformata in mucosa del piccolo intestino, sia istologicamente che funzionalmente, con la capacità di assorbire le sostanze nutrienti e secernere i peptidi. Nella metaplasia incompleta, l'epitelio assume un aspetto istologico simile a quello dell'intestino crasso e frequentemente mostra una displasia. La metaplasia intestinale è associata al cancro dello stomaco.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:03:19 in Lettera R, visto n. 1141 volte)
È una malattia virale a dovuta a virus neurotropo, ad esito letale, trasmessa all'uomo mediante la saliva degli animali infetti domestici (cani, gatti, ecc.) o più facilmente selvatici. L'incubazione può durare da 15 giorni a 3-4 mesi a seconda della vastità della ferita e della sua localizzazione (più o meno vicina ai centri nervosi). I primi sintomi si avvertono dopo 2-8 giorni con formicolii, dolori, iperestesia e anestesia in sede di morsicatura e poi depressione psichica con insonnia, malumore, malinconia, apatia a cui segue un cosiddetto periodo d'eccitazione con cefalee, grande irrequietezza, spasmi dolorosi, deglutizione con senso di strozzamento anche alla vista dell'acqua (idrofobia) poi spasmi dei muscoli respiratori e arti, con forte arsura, salivazione, fotofobia, delirio, convulsioni e paralisi muscolare che conduce a una prognosi infausta. La terapia immediata è la vaccinazione con siero antirabbia e immunoglobuline umane specifiche. Non esistono cure specifiche ma soltanto sintomatologiche (sedativi, oppiacei, miorilassanti) per alleviare le sofferenze. Nei casi sospetti in animali domestici, questi non vanno soppressi ma tenuti in osservazione per 5-10 giorni e se non manifestano segni di rabbia non si deve procedere alla vaccinazione. Nel caso si abbia la morte dell'animale è indispensabile eseguire la vaccinazione antirabbica per i soggetti che abbiano subito morsicature e la testa dell'animale infetto deve essere inviata ai laboratori preposti per l'accertamento diagnostico.È obbligatoria la denuncia alle autorità.
 
Di riccardo (del 29/10/2013 @ 16:01:07 in Lettera C, visto n. 123 volte)
Antibiotico fluorochinolonico impiegato ampiamente nelle infezioni urinarie, broncopolmonari, prostatiche, enteriche e ossee.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:00:59 in Lettera O, visto n. 275 volte)
E' una sostanza stupefacente a effetto analgesico e narcotico. È un lattice bianco ottenuto incidendo le capsule immature del Papaver somniferum che poi viene lasciato rapprendere all'aria in una resina scura che viene impastata in pani di colore bruno, dall'odore dolciastro e dal sapore amaro. Da essa derivano, per processo chimico, gli oppiacei. L'oppio, assunto per inalazione tramite il fumo, viene consumato come droga voluttuaria, ma è stato anche a tale scopo quasi completamente sostituito dai suoi derivati, come morfina ed eroina. L'oppio è molto ricco di sostanze alcaloidi: di queste, quelle di origine fenantrenica (morfina, codeina e tebaina) sono analgesiche, costipanti ed euforizzanti, mentre quelle di origine isochinolinica (papaverina, noscapina, narceina) sono solo spasmolitiche. L'azione analgesica ed euforizzante, sfruttata in medicina e a scopo ricreativo dai tossicodipendenti, è dovuta soprattutto alla morfina. La farmacopea ufficiale italiana ammette l'uso terapeutico di oppio ma specifica che il suo contenuto di morfina deve essere compreso fra il 9,8% e il 10,2%. L'oppio viene assunto in diversi. Il più diffuso nei paesi occidentali è quello di scaldare una pallina o pietra su una stagnola e di inalarne il fumo. Per poterlo consumare nel modo tradizionale, deve essere prima preparato facendolo fermentare e aggiungendovi nella fermentazione un fungo, l'Aspergillus niger. Dopodiché è pronto per essere consumato, in genere fumato in apposite pipe: un oppiomane può fumarne da 20 a 100 grammi al giorno. In questo modo si assume il 75% della morfina e si eliminano una serie di altre sostanze presenti nell'oppio: il dross, il residuo dell'oppio fumato, è tossico ma molto ricco di morfina e viene in genere riutilizzato mescolandolo a tè o caffè per ottenere il tyl, oppure viene torrefatto per poter essere fumato di nuovo; esso viene chiamato tinks o samsching. Il mercato nero delle droghe offre varie varianti d'oppio, alcune delle quali si presentano sotto forma di polvere e possono anche essere assunte per via nasale. L'assunzione per via orale avviene masticando palline di oppio, oppure mescolato in alimenti dal sapore molto dolce, oppure con varie bevande, con piccole quantità di hashish, può essere mescolato a tabacco, a betel o a succo di tamarindo. Essendo un sedativo, l'oppio rallenta i riflessi e la vitalità del corpo aumentando contemporaneamente l'euforia, in maniera simile all'etanolo. Se fumato manifesta i suoi effetti molto prima rispetto all'ingestione. Causa inoltre secchezza delle fauci e aumento della temperatura corporea. Durante l'assunzione si può transitare dalla veglia all'inconscio e viceversa. Un uso prolungato può causare ascessi, collasso delle vene, malattie al fegato e in rari casi pneumonia, oltre ad un indebolimento del sistema immunitario.[ Il laudano (tintura di oppio) fu preparato per la prima volta da Paracelso, ma venne diffuso da Thomas Sydenham come sedativo della tosse e per calmare diarrea e dolori colici. Attualmente è stato sostituito in medicina da prodotti analoghi sintetici più specifici: la morfina e i suoi agonisti, insieme alla pentazocina, vengono usati in terapia del dolore per la loro spiccata azione analgesica; il metadone che non è un derivato dall'oppio è usato solo nello svezzamento da eroina durante la disintossicazione; la codeina e derivati si usano come sedativi della tosse, mentre il fentanyl e suoi analoghi trovano uso in anestesia come potenti analgesici.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 09/02/2011 @ 16:00:49 in Lettera R, visto n. 501 volte)
Forma di artrite cronica che insorge in seguito ad un processo infettivo a carico dell'uretra o della cervice uterina, o dopo una dissenteria epidemica. La malattia può essere complicata da disturbi agli occhi, alla cute e alle mucose. Colpisce in genere le articolazioni delle ginocchia e delle caviglie. La terapia è a base di antibiotici per curare l'infezione, antinfiammatori non steroidei, iniezioni intrarticolari di cortisonici e fisioterapia.
 
Di riccardo (del 04/04/2014 @ 15:57:51 in Lettera E, visto n. 75 volte)
Nei processi metabolici delle cellule e dell'organismo bilanciato rappresenta il rapporto tra produzione ed escrezione di sostanze alcaline e acide che si mantiene intorno a un valore di pH = 7 35. Il metabolismo cellulare provoca nell' organismo una costante produzione di sostanze acide acido lattico, anidride carbonica e altri acidi che se non tamponate spingerebbero velocemente il pH dell'organismo verso l'acidità, condizione che rappresenta un grave pericolo per la vita. La funzione delle sostanze tampone consiste nel ridurre la liberazione di ioni idrogeno da parte degli acidi in soluzione. Le principali sostanze tampone sono i bicarbonati, i fosfati e le proteine. Nella conservazione dell'equilibrio acido-base i polmoni svolgono un ruolo importante, tramite l' espirazione dell'anidride carbonica. Anche i reni hanno una funzione determinante con il riassorbimento dei bicarbonati e del sodio eliminati tramite le urine e attraverso la secrezione ed eliminazione degli ioni idrogeno.
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 15:57:38 in Lettera E, visto n. 79 volte)
Detta anche sventramento, è il venire meno della notevole protrusione di visceri attraverso gli strati interni e muscolari della parete addominale. Rappresenta una condizione patologica che essere la conseguenza di un rapido dimagramento o verificarsi in corrispondenza di una vasta cicatrice chirurgica: eventrazione postoperatoria o laparocele postoperatorio laddove si sia verificata suppurazione della ferita; paresi muscolare per sezione dei nervi cicatrizzazione per seconda intenzione a causa di drenaggio precoce; assorbimento del materiale di sutura. La terapia, quando possibile, è chirurgica e consiste in un intervento di chirurgia plastica addominale. Qualsiasi mezzo contenitivo esterno è soltanto palliativo.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 15:57:14 in Lettera T, visto n. 108 volte)
Comunemente conosciuta come elettroshock è utilizzata nella cura delle malattie nervose e mentali. L'elettroshock, sperimentato per la prima volta da Cerletti e Bini nel 1938, consiste nell'applicazione al cranio di una corrente elettrica alternata di breve durata, che provoca perdita di coscienza e spasmo muscolare a cui segue una breve fase di rilassamento muscolare e quindi una tipica crisi convulsiva generalizzata. L'esatto meccanismo di azione non è ben conosciuto e la sua efficacia è molto dibattuta. Al fine di evitare alcuni disturbi (per esempio, lussazione della mandibola, fratture ossee) viene eseguito in anestesia generale. Disturbi della memoria possono permanere dopo le applicazioni. L'elettroshock si ritiene indicato soprattutto per depressioni gravi, arresti psicomotori, schizofrenia. Il suo impiego attualmente è riservato ai casi di depressione senile o di depressione endogena con grave blocco psicomotorio.
 
Di medicinasalute (del 04/06/2012 @ 15:56:41 in Lettera M, visto n. 309 volte)
Sta ad indicare la sintesi della guaina mielinica, inizia durante la vita endouterina per concludersi dopo la nascita; gli oligodendrociti, nel sistema nervoso centrale, e le cellule di Schwann, nel sistema nervoso periferico, sono le principali cellule gliali che formano la guaina mielinica, costituita principalmente da lipidi complessi e la quale va a rivestire gli assoni.
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 15:56:19 in Lettera D, visto n. 81 volte)
Detta anche evacuazione, è l'eliminazione spontanea o indotta delle feci dall'intestino. Avviene attraverso un insieme di atti fisiologici,sia volontari che involontari. Le feci, raccolte nell'intestino crasso, vengono espulse attraverso l'ano. le feci giungono al segmento finale dell'intestino attravero movimenti di peristalsi che, in seguito al completo assorbimento di quanto utile all'organismo, spingono il materiale fecale verso l'ano. Sia nell'uomo che negli altri animali, la defecazione avviene secondo ritmi biologici periodici, ma subisce facilmente alterazioni della frequenza, con conseguente stitichezza in caso di rarefazione o interruzione delle scariche; in genere la causa è di tipo fisico-meccanica, per cui si parla di stipsi funzionale e di defecazione ostruita. La mancanza totale di defecazione genera il cosiddetto blocco intestinale, che può anche portare alla morte. Anche prima di arrivare al blocco, però, la condensazione e l'indurimento delle feci (oppure la formazione di un vero e proprio fecaloma), causate da protratta ritenzione, possono provocare gravi lacerazioni della membrana del retto durante l'espulsione. La defecazione è volontaria solo in modo parziale. Tutti i mammiferi possiedono infatti uno sfintere anale lche ha la funzione di impedire per periodi ragionevoli il rilascio casuale delle feci (ritenzione tonica) trattenendolo nel tratto finale dell'intestino. La volontarietà adulti si limita quindi alla continenza, dal momento che l'individuo non è in grado id agire sullo stimolo,ma ne può solo ritardare (entro certi limiti) gli effetti. I meccanismi di continenza non sono invece ancora ben sviluppati nei neonati.La defecazione nell'uomo è quindi prodotta dalla peristalsi (azione vermiculare) propria del colon sigmoideo, che ha la funzione di spingere il materiale fecale verso il retto. All'ingresso di questo segmento, che si distende fino a formare la ampulla recti o ampolla rettale, avviene la stimolazione delle terminazioni sensoriali del muscolo del retto, le quali attraverso il nervo pudendo inviano il segnale di necessità di evacuazione, che causa il noto riflesso (riflesso intrinseco). Questi riflessi possono essere condizionati da fenomeni come irritazioni, infiammazioni e processi patologici, come ad esempio nella dissenteria, caratterizzata dalla ripetizione involontaria delle azioni riflesse di espulsione e da feci voluminose ed acquose. I fattori primari che influenzano la fisiologizzazione della peristalsi sono l'assunzione di acqua e il movimento fisico. Ad influire in modo perlopiù indiretto sulla peristalsi sono invece altri fattori come ad esempio l'età, l'alimentazione e l'assunzione di liquidi.
 
Di riccardo (del 16/05/2014 @ 15:56:01 in Lettera E, visto n. 74 volte)
Detta anche defecazione, è l'eliminazione spontanea o indotta delle feci dall'intestino. Avviene attraverso un insieme di atti fisiologici,sia volontari che involontari. Le feci, raccolte nell'intestino crasso, vengono espulse attraverso l'ano. le feci giungono al segmento finale dell'intestino attravero movimenti di peristalsi che, in seguito al completo assorbimento di quanto utile all'organismo, spingono il materiale fecale verso l'ano. Sia nell'uomo che negli altri animali, la defecazione avviene secondo ritmi biologici periodici, ma subisce facilmente alterazioni della frequenza, con conseguente stitichezza in caso di rarefazione o interruzione delle scariche; in genere la causa è di tipo fisico-meccanica, per cui si parla di stipsi funzionale e di defecazione ostruita. La mancanza totale di defecazione genera il cosiddetto blocco intestinale, che può anche portare alla morte. Anche prima di arrivare al blocco, però, la condensazione e l'indurimento delle feci (oppure la formazione di un vero e proprio fecaloma), causate da protratta ritenzione, possono provocare gravi lacerazioni della membrana del retto durante l'espulsione. La defecazione è volontaria solo in modo parziale. Tutti i mammiferi possiedono infatti uno sfintere anale lche ha la funzione di impedire per periodi ragionevoli il rilascio casuale delle feci (ritenzione tonica) trattenendolo nel tratto finale dell'intestino. La volontarietà adulti si limita quindi alla continenza, dal momento che l'individuo non è in grado id agire sullo stimolo,ma ne può solo ritardare (entro certi limiti) gli effetti. I meccanismi di continenza non sono invece ancora ben sviluppati nei neonati.La defecazione nell'uomo è quindi prodotta dalla peristalsi (azione vermiculare) propria del colon sigmoideo, che ha la funzione di spingere il materiale fecale verso il retto. All'ingresso di questo segmento, che si distende fino a formare la ampulla recti o ampolla rettale, avviene la stimolazione delle terminazioni sensoriali del muscolo del retto, le quali attraverso il nervo pudendo inviano il segnale di necessità di evacuazione, che causa il noto riflesso (riflesso intrinseco). Questi riflessi possono essere condizionati da fenomeni come irritazioni, infiammazioni e processi patologici, come ad esempio nella dissenteria, caratterizzata dalla ripetizione involontaria delle azioni riflesse di espulsione e da feci voluminose ed acquose. I fattori primari che influenzano la fisiologizzazione della peristalsi sono l'assunzione di acqua e il movimento fisico. Ad influire in modo perlopiù indiretto sulla peristalsi sono invece altri fattori come ad esempio l'età, l'alimentazione e l'assunzione di liquidi.
 
Di riccardo (del 05/03/2014 @ 15:55:58 in Lettera E, visto n. 113 volte)
Versamento emorragico tra i due foglietti (pia madre e aracnoide) della leptomeninge. Le cause possono essere diverse: processi sistemici di tipo vascolare (ipertensione maligna, arteriosclerosi), tossico, dismetabolico, infettivo; traumi cranici, spesso con perdita di coscienza prolungata; anomalie dei vasi cerebrali, come angiomi, aneurismi congeniti o acquisiti (vedi aneurismi congeniti), malformazioni artero-venose; tumori endocranici molto vascolarizzati. Le cause più frequenti consistono in rotture di aneurismi. In un terzo dei casi, l'evento scatenante può essere ricondotto a uno sforzo fisico, alla tosse, a un rapporto sessuale, alla defecazione oppure alla esposizione prolungata al sole. In altri casi il sanguinamento è del tutto spontaneo, senza prodromi significativi. L'emorragia subaracnoidea può presentarsi pura, oppure accompagnarsi a lesioni cerebrali: in questo caso si parla di forma meningo-cerebrale, se la lesione cerebrale è secondaria, e di forma cerebro-meningea, se è primitiva l'emorragia cerebrale. La sintomatologia è in ogni caso acuta e drammatica: cefalea molto intensa, dolore alla nuca e tra le scapole ("colpo di pugnale rachideo"), vertigine, vomito, fotofobia, segni di sofferenza meningea (in particolare rigidità nucale) e molto rapidamente obnubilamento che in casi rari arriva al coma. Di solito il malato geme, si agita e porta le mani alla testa. Possono comparire in seguito febbre, da riassorbimento dell'emorragia, torpore o agitazione, talora paralisi del III o VI nervo cranico, emiparesi con o senza afasia e alterazioni del fondo oculare (all'esame il fondo dell'occhio può presentare congestione della papilla, eventuali emorragie pericapillari e talora edema papillare). La puntura lombare oggigiorno non è più praticata sistematicamente, poiché la diagnosi viene rapidamente confermata, nella maggioranza dei casi, dalla tomodensitometria (TAC), che mostra lo spandimento ematico come una iperdensità degli spazi leptomeningei. Tuttavia, la puntura lombare rimane indispensabile per la diagnosi di quel 20% di casi in cui la TAC è normale, in quanto dimostra la presenza di sangue nel liquor. L'angiografia cerebrale è fondamentale per riconoscere la causa dell'emorragia e per impostarne la cura. Va tuttavia ricordato che l'aneurisma, subito dopo la rottura, può - in una minoranza di casi - non essere visibile, per trombosi del sacco aneurismatico o per spasmo arterioso. La morte è frequente, soprattutto quella immediata (fino al 36% nelle prime 76 ore). Il rischio di recidiva dell'emorragia (più grave, addirittura, del primo sanguinamento), qualora venga superata la fase iniziale, è elevato ma tende a diminuire lentamente nel corso delle settimane. A un anno di distanza è tuttavia ancora stimabile intorno all'11%. La prognosi è migliore se lo spandimento emorragico è ridotto, senza grave compromissione del tessuto nervoso. L'unico trattamento possibile è neurochirurgico, ma presenta notevoli difficoltà.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 04/02/2011 @ 15:55:12 in Lettera B, visto n. 715 volte)
Malattia infettiva che insorge qualora si instauri un processo infiammatorio a carico dei bronchioli. Diffusa nei bambini al disotto dell’anno d’età. É causata da un virus respiratorio sinciziale nella maggior parte dei casi ma può essere anche dovuta a Clamidia. I sintomi inizialmente sono tosse e febbre e poi degenerano in dispnea. Il decorso della bronchiolite è drammatico, ma breve (3 o 4 giorni), è sempre necessario il ricovero in ospedale. La terapia si avvale della somministrazione di ossigeno umidificato, utilizzando apposite tende per ossigenoterapia o culle termiche. Si rende inoltre necessaria l'alimentazione per via venosa. Si somministrano anche antibiotici e broncodilatatori per migliorare la respirazione.
 
Di dr.psico (del 06/09/2007 @ 15:55:03 in Lettera M, visto n. 4235 volte)
E' la tunica muscolare dell’utero ed è formata da fasci di fibrocellule muscolari lisce che costituiscono una robusta parete. Queste fibre muscolari sono capaci di una grande distensione e aumentano di numero in corso di gravidanza per contenere il feto in via di sviluppo. Durante il travaglio, le fibre muscolari oltre a contrarsi si retraggono: questo porta all'accorciamento e alla dilatazione della cervice e infine alla espulsione del feto.
 
Di bentalina (del 15/09/2007 @ 15:54:24 in Lettera L, visto n. 761 volte)
La laringe è un condotto che inizia facendo seguito al faringe, e si continua con la trachea. Si trova al di sotto dell'osso ioide, e la sua proiezione posteriore corrisponde al tratto compreso tra la quarta e la sesta vertebra cervicale. Essa permette il passaggio dell'aria inspirata ed espirata ed è l'organo della fonazione. Ha la forma di una piramide triangolare, ed è formata da vari pezzi cartilaginei: la cartilagine tiroide, a forma di scudo, costituita da due lamine che costituscono la parte superiore e laterale della laringe; la cricoide, in forma di anello, posta sotto la catilagine tiroide, subito al di sopra della trachea; le cartilagini aritenoidi, situate al di sopra della cricoide; l'epiglottide, in forma di foglia, che sovrasta l'apertura superiore della laringe. Nella cavità laringea troviamo le pieghe ventricolari e le corde vocali. Le corde vocali contengono, nel loro tratto anteriore, il legamento vocale, mentre il tratto posteriore è costituito dal processo vocale delle cartilagini artenoidi, e delimitano la rima della glottide.La vibrazione delle corde vocali prodotta dall'emissione di aria espiratoria in quantità e a pressione regolata, produce suoni che vengono amplificati dalla cavità orale e faringea, le quali funzionano come apparato di risonanza, e resi così udibili. Lo stato di tensione delle corde vocali e l'ampiezza della rima glottidea hanno un ruolo molo importante nel deteminare il tipo di suono emesso, che poi viene ulteriormente modifcato per azione dei muscoli orofaringei e dal movimento della lingua.
 
Di dr.AlisaManca (del 24/08/2007 @ 15:54:18 in Lettera M, visto n. 9563 volte)
La malattia da graffio del gatto(Cat Scratch Disease - CSD) è una zoonosi classificata tra le Bartonellosi.;può essere definita come una "linforeticolosi da inoculazione, caratterizzata da forme locali (cutanee e linfonodali anche a carattere suppurativo), solitamente benigna, talora complicata da forme sistemiche a carattere granulomatoso particolarmente severe in pazienti immunocompromessi". Alla Bartonella henselae vengono oggi attribuiti la maggior parte dei casi di CSD,mentre Afipia felis sembra svolgere un ruolo molto marginale nella eziologia dell’infezione. Bartonella henselae ed Afipia felis sono piccoli bacilli gram negativi biochimicamente inerti con caratteristiche di crescita molto particolari sia nella morfologia (caratteristico dimorfismo delle colonie) che per i lunghi tempi di crescita (fino a 1 mese). Bartonella clarridgeiae è moderatamente diffusa sia nei gatti che nell’uomo. Bartonella koehlera non risulta ad oggi correlata ad infezione o malattia nell’uomo. La trasmissione della malattia all’uomo avviene attraverso il graffio o il morso del gatto. (specialmente gattini fino a 6 mesi) e viene diffusa tra i gatti dalle pulci. La malattia da graffio di gatto (CSD) viene considerata la causa più comune di adenopatia cronica, benigna, in bambini e giovani adulti. Da 3 a 10 giorni dopo il contatto con l'animale, nel punto di inoculazione compare una lesione cutanea pustolosa, papulosa o vescicolosa, che può persistere per giorni o settimane, guarendo senza lasciare cicatrici. Il sintomo dominante è l'adenopatia di un singolo linfonodo o regionale, che compare di solito entro 2 settimane dal graffio. La maggior parte dei linfonodi interessati sono localizzati al capo, al collo ed agli arti inferiori con regressione nell’arco di 2-6 mesi;in rari casi vanno incontro a processi suppurativi. I linfonodi interessati hanno un diametro di 1-5 centimetri ed appaiono arrossati e dolenti. Febbricola, malessere, cefalea, anoressia, mal di gola ed artralgie possono far confondere tale malattia con la mononucleosi infettiva. Il 10% dei casi sono caratterizzati dalla sindrome oculoglandulare di Parinaud, che consiste in una congiuntivite granulomatosa autolimitantesi associata ad una linfoadenopatia ipsilaterale, per lo più preauricolare. Talora il decorso è grave con encefalopatia, anomalie ematologiche, artrite ed eritema nodoso, mielite trasversa, paralisi del VII, neuroretinite, coinvolgimento di milza, polmoni, fegato e cute. La diagnosi è principalmente clinica e si fonda sulla presenza dell’adenopatia e della lesione primaria da inoculo sulle estremità, sul collo o sul capo, in concomitanza con un contatto recente con gatti. La diagnosi di laboratorio si basa essenzialmente sull’esame diretto del materiale bioptico linfonodale (con il metodo dell’impregnazione argentica di Warthin-Starry), sull’emocoltura, sui test sierologici, come EIA (enzyme immunoassay) e IFA (immunofluorescence assay) e sui metodi molecolari, come la PCR. Prevenzione:i gatti maggiormente a rischio sono quelli che vivono all'esterno o che possono accedervi.Una volta infetto il gatto è difficilmente curabile. La migliore prevenzione consiste nell'evitare che il gatto venga a contatto con randagi e nel praticare trattamenti regolari contro le pulci. Tramite un prelievo di sangue del gatto è possibile valutare se è portatore di malattia.
 
Di riccardo (del 20/05/2014 @ 15:53:28 in Lettera U, visto n. 64 volte)
Infiammazione della pelvi renale e dell'uretere. Frequente nella prima infanzia, nell'età media specie nel sesso femminile l'ureteropielite da deflorazione, l'ureteropielite gravidica e nella vecchiaia ureteropielite dei soggetti prostatici. La causa di solito è infettiva da Escherichia coli salmonella Proteus vulgaris. I sintomi riguardano dolore lombare gravativo e trafittivo con irradiazione verso le cosce, febbre elevata con brividi, presenza di batteri e di pus nell'urina. Il decorso può essere acuto o cronico di lunga durata con riacutizzazione e può complicarsi con la diffusione del processo infettivo alla vescica, ai bacinetti renali, al rene e al tessuto perirenale.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 25/01/2011 @ 15:53:02 in Lettera I, visto n. 299 volte)
Espressione che indica un processo biologico riprodotto in laboratorio al di fuori dell'organismo vivente. In contrapposizione a in vivo.
 
Di riccardo (del 28/02/2014 @ 15:52:23 in Lettera E, visto n. 65 volte)
Detto di preparazione farmaceutica, sotto forma di granulato o compressa, che al contatto con l'acqua si scioglie generando anidride carbonica, la quale crea effervescenza e rende più veloce il processo di assorbimento.
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 15:51:45 in Lettera T, visto n. 87 volte)
Intervento neurochirurgico sul talamo, proposto come intervento psicochirurgico, nella terapia del dolore e nel trattamento delle sindromi extrapiramidali. La tecnica di esecuzione è quella stereotassica, che a seconda dei casi consiste nella interruzione delle vie talamo-corticali o nella distruzione di uno o più dei suoi