L'acqua del rubinetto riduce il rischio d'infarto (17/01/2004)
 
Alle ricerche che sempre più spesso invitano a fare attenzione alle acque minerali se ne aggiungono altre che rivalutano l’acqua del rubinetto, a torto ritenuta meno sicura di quella in bottiglia.
Gli italiani sono i più grandi consumatori al mondo di acque minerali, con 172 litri pro capite in un anno e una spesa media per famiglia di 260 euro.
E' anche per questo eclatante successo presso le nostre tavole che l'acqua minerale è sempre di più oggetto di attenzione e di studio, e si moltiplicano le opinioni e le ricerche sulla salubrità e sul business che intorno ad essa gira, oltre che fenomeni al confine tra morbosità consumistica e mitomania come quello dell'acqua contaminata dalle siringhe, ma anche l'interesse delle procure: quelle di Bari e Torino, poi estese al territorio nazionale, hanno accertato che 112 su 149 marche controllate sono contaminate.
Nonostante tutto questo gran parlare, le famiglie italiane, oltre che confermare al supermercato la preferenza per l'acqua minerale, ritengono, in un caso su due, l'acqua in bottiglia più sicura di quella del rubinetto.
Oltre alle critiche e ai dubbi sollevati dall'acqua minerale, sempre più spesso si levano le voci volte a rivalutare la vecchia cara acqua di rubinetto, secondo molti a torto bandita dalle nostre tavole.
Nel suo libro, dal titolo "Qualcuno vuol darcela a bere", Giuseppe Altamore sostiene anzi che l'acqua minerale può essere meno sicura dell'acqua di rubinetto. A sostegno di questo tipo Altamore porta vari fatti:
Per l'acqua minerale e quella di rubinetto esistono due normative diverse e vengonofissati dei parametri più generosi per la minerale e più restrittivi per l'acqua di rubinetto. In Italia ad esempio la presenza dell'arsenico nelle acque potabili è tollerata fino a 50 microgrammi/litro, mentre nelle acque minerali raggiunge un valore 4 volte superiore.
Un altro problema dell'acqua minerale è che a torto essa vine definita
come acqua "potabile". In realta essa è un acqua terapeutica e come tale ha indicazioni e controindicazioni, peccato però che sulle bottiglie siano indicate in genere le prime ma non le seconde. Ad esempio se un'acqua "è povera di sodio" ciò appare in bella evidenza sulla bottiglia perché ciò evita la ritenzione indrica ma se al contrario la concentrazione di questo sodio è alta, non sussiste l'obbligo di indicare che non è adatta per chi soffre di malattie cardiovascolari.
Una cosa analoga accade per i nitrati. La legge consente al produttore di un'acqua minerale che contenga fino a 10 milligrammi/litro di nitrati di poter apporre sull'etichetta l'indicazione che si tratta di un'acqua "particolarmente adatta per la prima infanzia". Peccato però che nel caso in cui quel limite venga superato non è previsto l'obbligo di indicare che può far male o è nociva per i bambini.
A volte la concentrazione di nitrati risulta superiore a quanto ne possiamo trovare se beviamo dal rubinetto.
Secondo Altamore insomma è meglio bere dal rubinetto, anche se dal 1° gennaio 2004 l'Italia è tenuta ad applicare la direttiva 40 del 2003 che impone alle etichette una maggiore trasparenza circa le sostanze presenti imponendo nel contempo limiti più severi e più vicini a quelli applicati per l'acqua di rubinetto. Anche per questa normativa però c'è una sorpresa non piacevole per i consumatori: i produttori avranno tempo al 2008 per adeguarsi ai limiti imposti per il nichel e il boro, due sostanze non precisamente salutari.
La tesi è sostenuta da Pasquale Merlino, perito chimico industriale di Rionero in Vulture in provincia di Potenza, che il 2 luglio 1999 consegna alla Commissione europea la relazione finale delle sue indagini secondo la quale in base alla legislazione italiana nelle acque minerali si possono trovare (ed in effetti si trovano) sostanze nocive in misura superiore rispetto a quella del rubinetto, senza l'obbligo di dichiararlo nell'etichetta.
L'acqua di rubinetto è sicura ovunque nell'Unione europea. Tuttavia molte persone preferiscono il sapore dell'acqua minerale in bottiglia a quello dell'acqua di rubinetto. Questo perché solitamente le compagnie di erogazione dell'acqua aggiungono cloro all'acqua, per mantenerla pulita, poiché compie un lungo precorso per raggiungere le nostre case.
Un capitolo a parte merita poi il metodo di confezionamento.
Secondo Giorgio Calabrese, docente di Dietetica, alimentazione e nutrizione umana a Piacenza e Torino, nonché visiting professor alla Boston University, è il referente italiano dell'Autority europea per la sicurezza alimentare, le bottiglie di plastica pu essendo molto più pratiche ed economiche, possono rilasciare sostanze nocive. Il Pvc è stato ritirato dal mercato proprio perché cancerogeno. Il Pet è abbastanza sicuro, purché non venga esposto alle fonti di calore e non sia immagazzinato a contatto di muffe e polveri.
A sostegno dell'acqua del rubinetto arriva ora un'ulteriore conferma. Anne Kousa a capo dei ricercatori del Geographical Survey of Finland ha condotto una ricerca pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health secondo la quale la composizione in minerali dell'acqua bevuta potrebbe influenzare in positivo la salute del cuore.
Bere l'acqua dura, infatti, com'e' spesso quella del rubinetto, sembra proteggere il cuore da arresti cardiaci. Alla conclusione i ricercatori sono arrivati dopo un'indagine su 19 mila individui tra i 35 ed i 74 anni che avevano avuto un attacco di cuore.
Per ogni unita' in piu' di durezza dell'acqua (misura della quantita' di minerali disciolti) la probabilita' di un infarto diminuisce dell'1%, e potrebbe essere questa la soluzione all'enigma della disomogenea distribuzione regionale degli attacchi cardiaci non spiegabile solo chiamando in causa differenze nello stile di vita delle persone.
In tutte le regioni esaminate infatti la scienziata ha trovato disparita' fino al 40% nella diffusione di questi problemi per la salute del cuore.
La ricercatrice ha diviso le regioni di provenienza dei partecipanti all'indagine in griglie territoriali in base alla durezza dell'acqua disponibile in ciascun luogo. Ha misurato quasi 12500 campioni d'acqua da ciascun territorio tenendo conto della concentrazione di vari minerali disciolti in essa, calcio, magnesio, fluoro, ferro, rame, zinco, nitrati e alluminio. Oltre ad evidenziare l'associazione tra durezza dell'acqua e cardio-protezione la Kousa ha pero' anche concentrato l'attenzione sui singoli minerali, mostrando ad esempio che per ogni milligrammo di fluoro per litro d'acqua del rubinetto diminuisce del 3% il rischio di arresto cardiaco. Inoltre che per ogni microgrammo di ferro in piu' per litro d'acqua il rischio sale mediamente del 4%. Infine che per un'analoga quantita' di rame il rischio aumenta del 10%.
Anche se lo studio dimostra questi legami tra minerali nell'acqua e salute del cuore, sottolinea la Kousa in conclusione, non bisogna dimenticare che ci sono fattori di rischio sicuramente piu' importanti come una dieta scorretta, la sedentarieta', il fumo e l'alcol.
Un piatto di fagioli contro il colesterolo
Allarmati dai risultati delle analisi post-natalizie? Nessun problema, basta introdurre nella nostra alimentazione una buona percentuale di legumi. È la tesi sostenuta da due ricerche proposte dalla NFI, Nutrition Foundation of Italy, Centro Studi sull'Alimentazione, che segnalano gli effetti benefici dei legumi sul colesterolo. La prima ricerca, pubblicata sul British Journal of Nutrition, ha preso in esame l'influenza di alimenti quali ...Continua
INTOLLERANZE
Riconoscere i segnali meno noti della celiachia
Un fastidioso gonfiore persistente dopo ogni pasto, un disturbo gastrointestinale che non vuole andare via: sono questi i segnali più conosciuti della celiachia, l’intolleranza permanente al glutine che determina un’infiammazione cronica e il progressivo danneggiamento della mucosa intestinale. In Italia sanno di esserlo 75.000 persone, ma circa 500.000 aspettano ancora la giusta diagnosi: l’iter diagnostico dei pazienti parte quasi sempre dal ...Continua
Schiavi del cioccolato
Il cioccolato come l'alcool o la droga. Il nostro organismo costretto a subire crisi di astinenza paragonabili con quelle provocate dalla rinuncia al vino o all'eroina. A stabilire un possibile parallelo interviene uno studio della Boston University School of Medicine in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma. I ricercatori americani, coordinati dagli italiani Pietro Cottone e Valentina Sabino, sono arrivati alla conclusione che ...Continua
Redazione e negozio TEL. 06 33.33.437 FAX 1786064458 Via A.
Serra 81/b (Fleming), 00191 Roma Negozio e Centro medico TEL. 06 200.61.24, via F.Conti 66,
00133 Roma
Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono
l'intervento del medico curante. Nessuna responsabilità è assunta
riguardo ai liberi commenti inseriti dai visitatori del sito.