Questi proiettili che colpiscono direttamente le cellule tumorali stanno diventando una realtà. Non solo per le neoplasie del sangue, dove il loro impiego è molto diffuso, ma anche per le altre forme di tumore.
La loro dote migliore è la grande specificità, perché attaccano il cancro evitando le cellule sane, concentrando la loro azione distruttiva grazie alla capacità di legarsi solo a quelle cellule che sono “impazzite”.
La storia di queste armi “intelligenti”comincia nel 1975, quando sulla rivista Nature appare una ricerca di Cesar Milstein. Lavorando sui topi lo studioso americano aveva prodotto il primo anticorpo monoclonale, chiamato ibridoma, “fondendo” alcuni linfociti con cellule di mieloma. La nuova cellula creata poteva crescere e riprodursi a grande velocità perché aveva nel suo patrimonio genetico le caratteristiche dell’unità tumorale, ma al contempo conservava la ...(Continua) leggi la 2°pagina...

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