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Andare dal dentista può essere un rischio per la salute

Keywords | Crescina STAMINALI, trattamento anticatuta capelli

Quando ci si reca dal dentista si hanno principalmente due preoccupazioni: il dolore e il fastidio provocato dal trapano e dagli altri strumenti utilizzati e il timore di vedersi presentare un conto salato.
Ci si può magari informare sulle capacità umane e professionali e sulla manualità ed esperienza del dentista quando ci si siede sulla sua poltrona, ma ci si preoccupa poco invece delle strumentazioni usate per intervenire sui nostri denti e dei materiali e sostanze che verranno applicati nella nostra bocca. Ebbene gravi rischi per la nostra salute possono provenire proprio da lì, per cui più che cercare di conoscere il curriculum del dentista sarebbe bene informarsi senza remore sulle dotazioni di strumenti e materiali che il suo studio si trova a disporre.

I problemi sono essenzialmente di due tipi:

1) Il rischio di essere contagiati da virus e batteri delle persone che si prima di noi si sono sedute alla stessa poltrona attraverso gli strumenti utilizzati dal dentista.

2) Il rischio che vengano utilizzati materiali per le otturazioni e per gli impianti che risultino tossici o che inneschino reazioni allergiche a causa del potenziale elettrochimico dei metalli utilizzati: fenomeno noto come elettrogalvanismo e che andrebbe allargato a tutti i metalli che entrano in contatto con il nostro corpo (protesi ossee in metallo, piercing, orecchini, monete ma anche i materiali utilizzati dall’industria della conservazione alimentare fino ad arrivare alle pentole quotidianamente usate per cucinare).

Il primo rischio realistico appare realistico semplicemente perche' il 90% degli odontoiatri italiani usa macchinari vecchi o comunque non in grado di evitare il pericolo di contagio infettivo da paziente a paziente. A lanciare l'allarme sono gli esperti del Collegio dei docenti di odontoiatria, oggi a Milano per presentare l'11.mo Congresso nazionale dell'associazione, in programma a Roma dal 21 al 24 aprile. ''Il 90% dei 45 mila odontoiatri della penisola utlizza riuniti (cioe' apparecchiature alla poltrone) non al passo con gli ultimi ritrovati tecnologici'', ha spiegato l'ingegner Franco Castellini, ricercatore nel settore chimico e di igiene applicata. Strumenti non necessariamente vecchi, ma ''comunque non in grado di proteggere il cliente dai rischi infettivi''. Un recente studio internazionale, coordinato dagli specialisti italiani, ha infatti dimostrato che mascherina, guanti monouso e ferri sterili non bastano. ''Esiste un pericolo infettivologico gia' nella macchina - ha confermato il professor Giorgio Nidoli, membro del Collegio docenti odontoiatri e presidente della Commissione nazionale Corsi di laurea per igienisti - Tutti i tubi che compongono il circuito idrico dei riuniti sono contaminati da virus e batteri. E senza accorgimenti adeguati e' sufficiente l'acqua spruzzata, ad esempio quando si trapana un dente, per passare a un paziente i microbi di quello precedente''. Il trapano e' l'esempio migliore, ha continuato Nidoli. ''E' una turbina che viaggia a 300 mila giri al minuto - ha ricordato - e per raffreddarne la punta si usa uno spray ad acqua. Ma quanto la turbina si ferma si crea un risucchio, che veicola sangue e microbi dalla bocca del paziente verso i tubi e il serbatoio del riunito''. Si crea cosi' una 'riserva' di materiale infetto, per lo piu' virus dell'epatite C, pronto a contagiare il cliente successivo magari a mesi o anni di distanza. Per impedire le cosiddette 'infezioni crociate', ha ripreso Castellini, servono apparecchi di nuova generazione, in grado di sterilizzare l'intero circuito tra una seduta e l'altra. Che costano 20-40 mila euro e che ''la maggior parte dei dentisti italiani non possiede''. Il pericolo, noto da ormai 15 anni al mondo scientifico, e' ancora poco sentito dagli operatori del settore e persino dalle istituzioni, se si pensa che ''ancora oggi non esiste una legge che imponga l'autoclave sterilizzante negli studi odontoiatrici'', ha concluso l'ingegnere. Quanto ai pazienti, da un'indagine Doxa condotta su un campione di over 15 rappresentativo di 49,2 milioni di italiani risulta che la maggior parte (70%) e' consapevole del rischio infezioni dal dentista; rimane pero' un 30% che lo ignora. Il 90% dei cittadini riferisce poi che il suo odontoiatra usa i guanti 'usa e getta' obbligatori per legge dal 1990, mentre il 3% dice di non averglieli mai visti indossare. In generale il 71% dei concittadini promuove il dentista di fiducia dal punto di vista sia etico sia tecnico. Il 15% lo 'boccia' invece come medico e il 13% come tecnico.

L’altro rischio è quello legato ai materiali applicati sui denti, o in generale nella bocca.
E’ ormai di dominio pubblico che i materiali per anni usati per le ricostruzioni dentali contengono sostanze potenzialmente tossiche. Il mercurio in particolare è la sostanza forse più tossica in natura ed una volta in bocca nell’amalgama si ha l’emissione di vapori sia durante la masticazione, lo spazzolamento dei denti e l'assunzione di bevande calde e soprattutto nelle fasi di sua rimozione o della sua lavorazione. Reagendo a questa situazione, la tecnologia delle protesi dentarie ha avuto una forte accelerazione nella ricerca di materiali e sistemi fortemente innovativi e la parola d’ordine è “metal-free”.
Nel dicembre 2002 a Milano in nome del "rispetto biologico" nella cura dei denti nasceva l'A.I.O.B., (Accademia Internazionale di Odontoiatria Biologica). Per bocca del presidente, il dottor Raimondo Pische, l'A.I.O.B. pur basandosi sugli imprescindibili principi dell'odontoiatria classica, propone nuovi concetti per una odontoiatria più rispettosa del paziente e degli operatori.
Fra i materiali usati finora c’è il titanio, utilizzato per la formazione delle leghe metalliche, utili per fare protesi, gioielli ed altro. Il titanio, nonostante il pregio di avere costi bassi, forma delle leghe di bassa qualità, altamente ossidanti e non garantisce quindi la perfetta biocompatibilità.
Fra i materiali alternativi proposti di recente c’è lo zirconio, definito 'fratello maggiore' del titanio, o meglio l'ossido di zirconio (o zirconia) con il quale si ottengono strutture di notevole robustezza che, messe al posto del servono per sorreggere la struttura ceramica. Secondo i fautori di questo materiale esso costituisce un notevole miglioramento in termini di biocompatibilità, durezza ed estetica.

Con l’uso di questo nuovo materiale proposto si può dire che non ci siano effetti sulla salute?

C’è chi non è d’accordo. In prima fila c’è, Rosario Muto, che è fondatore della A.I.P.O. (Associazione Italiana Periti Odontotecnici) e fa parte dell' Albo Consulenti Tecnici dei Giudici Civili del Tribunale di Prato oltre che del Collegio Periti Esperti e Consulenti Tecnici della Toscana. Muto, ha messo a punto un metodo che permette di stabilizzare le leghe e dunque di impedire la inevitabile ossidazione della stragrande maggioranza dei materiali utilizzati dai dentisti ma anche dagli orefici. L’ossidazione - racconta Muto - avviene perché i metalli hanno una loro carica elettrochimica, un potenziale che nella lavorazione per la formazione della lega va tenuto sotto controllo. Le aziende che producono i metalli per le protesi dentarie cercano di stabilizzare il più possibile la lega, cosa che non accade nel settore orafo. Il risultato però è praticamente lo stesso, dal passaggio di stato solido-liquido-solido per fare la lega, non si ottiene mai il giusto rapporto di scambio di elettroni quindi si formano i così detti radicali liberi e quindi c’è ossidazione.
I radicali liberi restano quindi nella lega e continuano il processo di ossidazione reagendo con il potenziale elettrico che naturalmente possiede il nostro corpo, con i risultati che conosciamo: formazione della placca - che è anche una delle cause delle malattie del cuore - afte, stomatiti, allergie, eczemi, arrossamenti, prurito, annerimenti della pelle, fino alle microlesioni - recentemente segnalate da studi del cnr - che in futuro potrebbero trasformarsi in tumori.
Muto esclude l’innocuità sia del titanio che della zirconia. Il titanio non è inerte, non è biocompatibile, e la causa di ciò è del tutto naturale, e il potenziale elettrochimico dinamico di questi materiali non può essere disattivato e questa è la causa di tutte le patologie, mentre lo zirconio, la zirconia è radioattiva.
La questione metal-free era finora relegata ai forum sulla rete internet e a qualche articolo giornalistico, nonostante l’impegno di Muto e i suoi riscontri a livello mondiale. Con una trasmissione andata in onda lo scorso 25 novembre su Canale 5 la questione ha cominciato a diventare di dominio pubblico con l’intervista proprio al dottor Pische, Presidente dell'A.I.O.B., che pur sottolineando la comprovata scientifica tossicità dei metalli pesanti e le patologiche ripercussioni di tecniche e materiali, propone lo zirconio come materiale avendo esso una “microdurezza che supera di gran lunga quella di qualsiasi altro materiale, ha caratteristiche di resistenza superiori al titanio e non è citotossico”, mentre l’unica precisazione che sull’ossido di zirconio, per essere biocompatibile, deve essere privo di impurità e preparato con una precisa tecnica (dalla raccolta alla decontaminazione). Il dottor Pische dunque sostiene la tesi del “passaggio dal titanio allo zirconio” e cita pareri di ricercatori che sostengono la tesi della validità ed innocuità dell'ossido di zirconio purissimo.
La risposta di Muto è altrettanto decisa e, nel diffonderla attraverso Italiasalute, si appella all’opinione pubblica sapendo che nel settore professionale solo coloro che sono dotati di uno spiccato senso di onestà, sensibilità ed onestà può recepire quanto da lui affermato.
Muto riferendo di sue ricerche bibliografiche espone accuratamente la sua tesi: la zirconia è altamente radioattiva, dice Muto ed in presenza di elementi metallici ha una alta capacità di attivare processi elettrogalvanici, oltre a creare altre situazioni degenerative patologiche.
In chimica lo Zirconio è definito un elemento metallico, e come tale possiamo trovarlo in diverse composizioni in 50 tipi diversi di leghe con la stessa base: lo Zirconio. Al massimo due di queste leghe sono conosciute, e si tratta di materiali che per le proprietà possedute (è un ottimo conduttore e carburante nucleare, un ottimo catalizzatore organico, ed ha un altissimo punto di fusione) sono molto utilizzati in ricerche ed applicazioni nel settore nucleare, militare. In campo industriale e artigianale lo ritroviamo sotto un'altra forma, composizione e nome diverso. Secondo Muto non è un materiale puro e dunque viene utilizzato sotto forma di ossidi di Zirconio (zirconia), ricavati da raffinazioni e processi di lavorazione molto complessi. In composizione con altri elementi ed è molto utilizzato nelle industrie delle ceramiche alimentari, di rivestimento (piastrelle per pavimentazione), nell'alta tecnologia elettronica di nuova generazione, nei forni e negli altiforni, nella tecnologia per la preparazione alimentare etc.
La cosa che Muto tiene in particolar modo a sottolineare è che troppo spesso quando si valutano gli effetti sul nostro organismo di un materiale si dimentica che le caratteristiche da valutare non sono solo quelle del materiale in quanto tale, ma anche dell'energia che ne determina la struttura, anche nelle forme di vita vegetale o animale, e ne determina quindi anche le funzioni e reazioni vitali metaboliche e difensive.
Proprio per le particolari caratteristiche gli ossidi di Zirconio hanno un'alta capacità di sintesi, un contenuto elettrodinamico molto attivo per cui, in presenza elettrolitica organica, oltre a variarne le proprie caratteristiche, possono generare una dissociazione dei propri elementi impuri sotto forma di sali ionici (definiti radicali liberi), alterazioni biogenetiche, autoimmune etc.
La potenzialità elettrodinamica degli ossidi di zirconio in vicinanza di altri oggetti o dispositivi protesici metallici (otturazioni e protesi ) può attivare l'elettrodinamicità di quest'ultimi con la conseguente dissociazione ionica.
Muto chiede di riflettere su quanto accade in Giappone.
Nel paese orientale si produce tecnologia e materiali a base di ossidi di Zirconia per il mercato mondiale, ma è stata la stessa Sanità giapponese a vietarne l'utilizzo almeno a scopo sanitario nel proprio Paese. In Europa il materiale, con i suoi affini, è di gran lunga commercializzato, sia nel settore odontotecnico produttivo nel quale è utilizzato senza preoccuparsi per la biocompatibilità, sia nel settore industriale, a rischio sia degli operatori, sia inverosimilmente del Consumatore oltre che per i pazienti che devono convivere a lungo termine con patologie.
Il materiale ha destato tanto sospetto che non ha ancora la completa approvazione dalla Comunità Europea, almeno fino ad oggi, tanto che risultano evidenti dubbi e i rischi anche per gli investimenti fatti dagli operatori.
Muto conclude esponendo il suo grave dubbio: ”Siamo sicuri che questi materiali dopo essere stati utilizzati in campo nucleare, smaltiti come tali, raffinati e riciclati dalle industrie non vengano poi immessi sul mercato a scopo sanitario?”
Muto precisa che queste sue dichiarazioni si basano su informazioni tratte da Pubblicazioni scientifiche Universitarie, sono contenute anche in motori di ricerca biografica e dunque di pubblico dominio.
Ed è per questo che non necessitano né di scuse, né di ulteriori precisazioni.
Evidente è il riferimento alla polemica con il dottor Pische che invitava Muto a citare le fonti in base alle quali poteva fare le sue affermazioni.
Muto polemicamente risponde che chiunque voglia avere la disponibilità delle fonti dovrà cercarsele a proprie spese. In altre parole Muto invita Pische a documentarsi.
Muto ricorda come tutte le leghe metalliche forse anche di più, gli ossidi sono responsabili di diversi effetti sull’organismo.
Gli ioni metallici liberati dalla corrosione elettrochimica si diffondono nei tessuti duri, nei tessuti molli e nei liquidi: dalla saliva al tubo digerente, alla diffusione nell'organismo, con accumulo e/o secrezione. Gli effetti locali o generali nell'organismo corrispondono all'azione dei metalli liberati;
si tratta di un campo molto vasto e comunque i sintomi si riferiscono alle correnti indotte sia a livello locale che generale. Gli effetti locali determinati dalle correnti e dalla diffusione di ioni metallici sono:

.Sensazione di bruciore
.Discromia dentale
.Dolore galvanico
.Pulpite dentale "shok elettrico pulpare"
.Modificazione del pH, alterazione della mielasi (digestione primaria)
.Aumento della temperatura corporea e irritazione cronica dei tessuti
.Acufeni ed emicranie
.Cariogenesi
.Sapore metallico (rilevato al mattino durante il risveglio, e fastidiose sensazioni lungo l'arco della giornata)
.Alitosi
.Xerostomia
.Maggiore o minore salivazione
.Maggiore formazione di placca
.Glossite
.Eritema allergico, stomatite, erosione
.Ulcerazione della lingua e della mucosa orale
.Dolori nevralgici lungo le branche del trigemino
.Correlazioni e interferenze elettro-nervose
.Interferenze muscolari, osteo posturali
.Lichen planus
.Leucoplachia
.Cheilite, boccarola
.Fratture radicolari
.Tatuaggi, retrazione gengivali
.Patologie parodontali
.Corrosione degli elementi dentari
.Perimplantite
.Iperplasie poliformi
.Neoplasie maligne o benigne

Gli effetti generali degli ioni metallici nell'organismo attraverso la saliva.

.Intestino, sangue, pelle
.Allergie, Riniti faringiti
.Eczema alle mani, Eczema generalizzato
.Dermatite eczematosa
.Problemi Otorinolaringologici
.Problemi Gastroenterologici
.Problemi Neurologici
.Alterazioni valori biologici ematici etc.

“In determinate condizioni ambientali, qualsiasi materiale carico della sua energia dinamica, come ad esempio in questo caso le leghe metalliche, in presenza di alcune sostanze possono attivare processi di deterioramento e causare tutta una serie di manifestazioni, anche se sono indispensabili e di largo uso consumo nelle più disparate applicazioni.”
L’elenco, in effetti, è abbastanza lungo e preoccupante. E’ per questo che chiediamo a Muto cosa praticamente deve fare una persona che si reca dal dentista e si affida a lui, magari dimenticando che è nelle mani della sua professionalità non solo l’intervento all’interno della nostra bocca ma anche la scelta dei materiali. Tale scelta viene fatta in base a cosa al dentista viene proposto dal mercato o in base alla qualità dei materiali e quindi la biocompatibilità degli stessi? L’impressione è che tocca ancora al paziente darsi da fare: deve informarsi e recarsi dal proprio dentista con la ferma intenzione di chiedere che venga adottato il materiale giusto. Opera difficile però se l’informazione non c’è e se la comunità scientifica e le autorità sanitarie nel mondo non sono concordi sui reali effetti dei materiali sulla salute, tanto meno sui provvedimenti da adottare. L’altra impressione avuta è che nell’ambiente degli odontoiatri si distingue tra i materiali che è economicamente, e pragmaticamente, possibile adottare, secondo anche gli interessi in gioco nell’ambito del mercato, e ciò che la ricerca, quella che opera in scienza e coscienza, richiederebbe come ottimale per la salute.

Rivela Muto: “ In questi ultimi anni, sempre di più si avvertono situazioni di disagio e lamentele da parte di persone affette da reazioni sistemiche indotte da sostanze o per convivenza a lungo termine con oggetti o protesi metalliche.”
Ricorda quindi la sua personale soluzione problema: “Illuminato da una riflessione e accompagnato dalla mia esperienza professionale, senza tralasciare la vivace determinazione, ho elaborato e di seguito brevettato un protocollo e una sostanza che applicata su oggetti metallici in lega soltanto a base aurea durante il percorso di realizzo, muta quella presenza elettrodinamica in una forma statica; questa sistematica non solo inibisce la classica attività elettrogalvanica con la conseguente dissociazione ionica dei metalli verso i tessuti e i liquidi etc. ma, avvalora in modo eccezionale le caratteristiche tecniche-qualitative, estetiche e biologiche. Il sistema è TTS.VGEL (trattamento termico protetto sotto strato vetroso). Questa e' stata oggetto di diverse ricerche scientifiche internazionali, e quindi approvato come sistema preventivo nell'utilizzo delle leghe metallico in ambito protesico Odontoiatrico.”
Per maggiori informazioni sulla metodica:
http://www.italiasalute.it/Servizi/dental.asp

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